Disclaimer: contiene dimostrazioni.
Se posso dire la mia, per come la vivo io, la matematica non si colloca perfettamente in nessuna delle due definizioni, ma la vedo più come un affascinante incrocio tra arte e artigianato.
1. L’Arte e la ricerca estetica
A tutti i livelli del pensiero matematico c'è una costante, quasi ossessiva, ricerca della bellezza. E non parlo solo di massimi sistemi: si vede già nei dettagli più piccoli, come il fastidio quasi fisico che proviamo davanti a un numero decimale preferendo di gran lunga l’eleganza pulita e compatta di una frazione. Fino ad arrivare, salendo di livello, alla meraviglia pura di certe dimostrazioni geometriche.
Ad esempio pensando alla dimostrazione di Euclide sui solidi platonici. Trovo che ci sia una poesia immensa nel fatto che in uno spazio bidimensionale possiamo creare infiniti poligoni regolari, mentre non appena aggiungiamo la terza dimensione, la geometria ci imponga un limite rigido, perfetto e insuperabile. Cinque solidi regolari, non uno di più.
La cosa meravigliosa è che Euclide lo dimostra per assurdo con un'eleganza disarmante, partendo da due sole regole pratiche: per fare il vertice di un solido servono almeno 3 facce, e la somma dei loro angoli interni deve essere inferiore a 360° (altrimenti la figura si appiattisce su un piano e non riesci a "piegarla" nello spazio).
Da qui, l'assurdo crolla da solo in pochi passaggi:
- Con i triangoli equilateri (60°) puoi unire 3, 4 o 5 facce in un vertice senza raggiungere i 360° (ed ecco il tetraedro, l'ottaedro e l'icosaedro). Se ne metti 6 fai esattamente 360° e la figura si azzera.
- Con i quadrati (90°) puoi unirne solo 3 (il cubo). Con 4 arrivi a 360°.
- Con i pentagoni (108°) puoi unirne solo 3 (il dodecaedro). Con 4 superi il limite. [A proposito, ma che figata sarebbe un rubino a forma di dodecaedro?]
- Dagli esagoni (120°) in poi, il minimo sindacale di 3 facce fa già 360° o più. Fine dei giochi.
Trovo che questa dimostrazione, pur avendo più di duemila anni, faccia ancora venire i brividi.
Questa per me non è solo logica, è estetica pura.
2. L’Artigianato e la "pigrizia intelligente".
Qui entra in gioco il lato artigianale, che si basa su una grande verità: un buon matematico è, fondamentalmente, una persona pigra. L'artigianato matematico sta tutto nel rifiuto di applicare ciecamente un processo industriale e standardizzato se esiste una via più rapida, un trucco sartoriale cucito su misura per quel problema. Prendiamo un esempio banale che abbiamo incrociato tutti a scuola: le equazioni di secondo grado. Certo, si può applicare la formula del delta sempre, meccanicamente, con la certezza matematica di arrivare al risultato. È sicuro. Ma a volte è lungo, noioso e prono a errori di calcolo stupidi. Quanto è più divertente e soddisfacente guardare il testo, riconoscere al volo un prodotto notevole o una scomposizione particolare e risolvere tutto a mente in due secondi?
Ecco, per me la matematica è questa cosa qui: lo sforzo artigianale di cercare la scorciatoia più intelligente, guidati da un profondo senso del bello dell'eleganza. È l'applicazione della logica che si rifiuta di essere una macchina.