Dopo le prime pagine si ha proprio la sensazione di essere alle prese con un vero capolavoro: linguaggio deciso e impegnato, rivisitazione storiografica degli eventi della cristianità, personaggi intriganti e bizzarri che sembrano nascondere chissà quale mistero, sono elementi che stupiscono il lettore e incuriosiscono la lettura. Tuttavia col procedere dei capitoli la storia si fa un po statica e ripetitiva, a volte addirittura pesante e noiosa, i personaggi vengono svelati nella loro interezza, ma senza una categorizzazione ben precisa, le bizzarrie diventano elementi sovrannaturali.
La critica alla società russa è magistrale, se si riesce a leggere attentamente i particolari e ad interpretare le metafore (maestro=bulgakov, margherita=russia?).
La dialettica tra bene e male, che i critici hanno tanto osannato, sembra solo abbozzata nella parte finale, dove si inscena un bellissimo dialogo tra satana e l’apostolo matteo, ed interpretata in maniera innovativa.
In conclusione: un capolavoro, ma non è tra i miei romanzi preferiti.