Sono insegnante di matematica e scienze in una scuola media.
Se rinasco voglio fare la fioraia, avere un negozio in cui tenere e vendere piante, composizioni, mazzi di fiori recisi. Mi piace disporre i fiori nei vasi. Mi piace guardare le fioriste che mettono insieme steli, gambi, verde, amalgamando sapientemente colori lunghezze e qualche nastro o spago o fogli di carta e ne esce un'opera d'arte botanica. Mi piacciono gli Ikebana, così essenziali ed eleganti.
Non mi piace ricevere fiori recisi.
Ma vedere la maestria con cui li confezionano è ipnotico.
Un giorno una classe, una classe che mi piaceva molto in realtà, mi faceva innervosire, non lavoravano come loro solito, o meglio lavoravano in modo più furbo del loro solito, cercando di chiacchierare di più per lavorare di meno.
"Basta, adesso io mollo tutto! Apro un negozio di fiori!"
Tutti zitti contemporaneamente che mi guardano. Non pensavo nemmeno di sortire in effetto così strabiliante in sole 10 parole.
Poi rincaro la dose per rendere ancora più chiaro il concetto "le piante sono brave, stanno in silenzio, producono ossigeno, non parlano come voi, danno anche soddisfazione: producono fiori profumati" non ho rincarato eccessivamente la dose confrontandole con la zaffata di umano ormonale che si percepiva varcando la soglia, ma il concetto era quello.
Rimasero tutto colpiti dalle mie parole.
Per un'ora abbiamo lavorato benissimo, la geometria sembrava finalmente aver catturato il loro interesse, mi aspettavo già una futura medaglia fields fra i miei alunni, così concentrati e laboriosi.
Dopo un po' Viola e Caterina mi dicono "prof, ha già deciso come si chiama?"
"Come si chiama cosa?"
"Il suo negozio di fiori... Se non ci ha ancora pensato noi avremmo già disegnato una bozza dell'insegna... Potrebbe chiamarsi
La radice quadrata"
Ecco se un giorno cambierò mestiere aprirò un negozio di fiori, si chiamerà "La radice quadrata" e l'insegna sarà un ramo nodoso che forma il simbolo di radice con tralci di rampicanti e fiori che formano la scritta.
