Diritti umani e pena di morte

qweedy

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Avvenire ha rilanciato la proposta di Eugenio Mazzarella, docente di Filosofia alla Federico II di Napoli, di candidare i bambini di Gaza al premio Nobel per la pace.

La candidatura non è solo un atto simbolico, ma un appello morale per riconoscere la sofferenza innocente dei bambini di Gaza e chiamare la comunità internazionale alla responsabilità collettiva verso chi non si può difendere.

«I bambini di Gaza sono i testimoni silenziosi del bisogno di pace, un diritto essenziale negato a chi ha dovuto sopportare mancanze, dolori, perdite devastanti», scrive ad Avvenire il frate francescano Ibrahim Faltas, direttore delle scuole della Custodia di Terra Santa. «Riconoscere ai bambini di Gaza il premio Nobel per la pace significa dare ancora valore alla parola pace, significa fermare nella storia i diritto alla memoria per i bambini che non potranno diventare adulti e il diritto a un futuro di pace per chi è sopravvissuto all’orrore e all’odio».

La proposta ha avuto circolazione soprattutto sui social e ha suscitato molto interesse, tanto da essere sottoscritta da centinaia di persone.

Non ci sono solo i bambini di Gaza tra le vittime innocenti delle guerre: ci sono i bambini israeliani uccisi nel raid sanguinario di Hamas del 7 ottobre 2023 e quelli che sono morti successivamente nelle prigioni dei terroristi. Sono i bambini ucraini e quelli russi, sono i piccoli iraniani e sudanesi. L’infanzia in guerra, tutta e di tutti i tempi, si può riconoscere nella candidatura al Nobel. Perché quello che è vero a Gaza – la sofferenza innocente, il diritto di ogni bambino di essere amato e protetto e di non diventare bersaglio inerme dell’odio e della violenza degli adulti -, vale ovunque nel mondo e in qualunque epoca storica.
Ci sono i 300 bambini e adolescenti palestinesi morti in 300 giorni di tregua, uno al giorno, a cui si possono aggiungere i 21mila che hanno perso la vita a causa dei bombardamenti e delle azioni militari israeliani successive al 7 ottobre 2023. E le decine di migliaia di bambini feriti, mutilati, sfollati, resi orfani. Anche sui mattoni del loro dolore dovrò nascere la consapevolezza che la guerra non risolve nulla, la pace tutto.

 

binghilla

La mente è un paracadute: funziona solo se si apre
Sì è vero: non ci sono solo i bambini di Gaza fra le vittime innocenti delle guerre.
Ma conferire proprio a queste particolari vittime il Nobel per la pace non solo avrebbe un immenso valore morale ma avrebbe soprattutto un godurioso significato politico.
Insomma non dimentichiamo chi desidera con tutto il suo cuore di pietra il Nobel per la pace.
Per questo motivo questa proposta mi piace molto.
 
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binghilla

La mente è un paracadute: funziona solo se si apre
E anche il sionista con le orecchie da Dumbo ci rimarrebbe male. Sarebbe fantastico
 

qweedy

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Christa Pike
Nel Tennessee una donna condannata a morte per un omicidio del 1995 è sopravvissuta a due iniezioni letali.

Ora è in ospedale, la curano e poi riprovano a giustiziarla.
Ma che senso ha?
Il senso è che la persona deve essere consapevole e cosciente di essere messa a morte.
Così come in caso di disabilità intellettiva la persona non può essere giustiziata (Atkins v. Virginia del 2002 ha stabilito l'incostituzionalità dell'esecuzione per i soggetti con disabilità intellettiva, sebbene l'applicazione pratica e la valutazione soggettiva del quoziente intellettivo QI abbiano spesso generato lunghi contenziosi nei tribunali dei singoli Stati) così se la persona fosse in coma, o non cosciente, prima la curano in ospedale, e poi riprogrammano una nuova data di esecuzione.



Da Riccardo Noury, Amnesty International:

"Quelle che avrebbero dovuto essere le ultime ore di vita di Christa Pike sono state un’atroce replica della sofferenza che aveva vissuto da piccola. Per 40 minuti, due volte, gli addetti all’esecuzione dello stato del Tennessee hanno provato a iniettarle per vena i farmaci dell’iniezione letale, senza successo: chi ha assistito parla di una scena macabra.

Due ore prima dell’esecuzione, la Corte d’appello federale del sesto circuito aveva ordinato “una breve sospensione” (di durata non specificata) per esaminare il ricorso degli avvocati della detenuta sull’insufficiente considerazione, da parte della giuria del processo, delle violenze sessuali subite nell’infanzia. Poi, un ricorso in extremis aveva dato via libera all’esecuzione. Mentre scrivo, la donna si trova in ospedale, non è chiaro in quali condizioni.

Christa Pike, 18 anni quando commise un omicidio, 19 quando venne condannata a morte e 50 quando è arrivata a un passo dall’esecuzione, venne arrestata per l’omicidio, avvenuto il 12 gennaio 1995, di una studente di 19 anni. Dei due coimputati, uno fu condannato all’ergastolo perché minorenne e l’altra a sei anni con la messa in prova. Lei, difesa da un avvocato senza la minima esperienza in processi capitali, ricevette la condanna a morte.

L’infanzia e l’adolescenza di Christa Pike furono un infernale crescendo di violenza fisica e sessuale, di povertà, ignoranza e abbandono.
Lo stato lo sapeva. Lo sapeva anche l’avvocato ma lasciò perdere, decidendo all’ultimo di non chiamare a testimoniare uno psicologo che su Christa Pike aveva scritto ben tre volumi e convocando al suo posto i genitori e una zia dell’imputata, che non fecero alcun cenno ad anni di violenze.
Si capisce perché: il padre la picchiava con una cintura; la madre chiamava i propri amici a farle violenza sessuale; la sorella maggiore la bruciacchiava e una volta le schiacciò volontariamente un dito in una porta; la zia la sottoponeva a crudeltà sadiche e umiliazioni. Il compagno della nonna materna la molestò quando non aveva neanche l’età per andare a scuola, un vicino di casa la stuprò a 11 anni, uno sconosciuto a 17.

Nel 2001 un avvocato, questa volta all’altezza, chiamato a rappresentare Christa Pike in un appello, le diagnosticò un disordine bipolare e un disturbo da stress post-traumatico. Emerse un danno al lobo frontale del cervello sin dalla nascita.
Un’altra valutazione, svolta nel 2023, aveva definito “veramente estreme” le violenze subite, “qualcosa da cui è quasi impossibile recuperare”. Nella sua storia c’erano nove delle dieci Esperienze avverse dell’infanzia: “un numero insolitamente alto”, era scritto nella valutazione.

Una giudice di una Corte d’appello federale dichiarò in seguito che avrebbe annullato la condanna a morte se solo fosse stato possibile. Non era possibile perché una legge federale del 1986 aveva innalzato i limiti negli appelli alle corti federali sull’inefficacia della difesa legale.
Una sola cosa si dovrebbe fare: dopo quest’ennesima esibizione di crudeltà, la macchina della morte dovrebbe essere fermata. Una volta per tutte.

Aggiornamento: il governatore del Tennessee ha ordinato la sospensione di tutte le esecuzioni previste nel 2026 (oltre a quella di Christa Pike, ne era prevista un’altra il 3 dicembre) e disposto una revisione indipendente di quanto accaduto durante il tentativo di mettere a morte Christa Pike)."
 
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isola74

Lonely member
Tempo fa avevo letto da qualche parte che se sopravvivi a iniezione letale automaticamente sei graziato ovviamente non sei libero ma la pena di morte è trasformata in ergastolo.... l'avrò sognato?
 

qweedy

Well-known member
Tempo fa avevo letto da qualche parte che se sopravvivi a iniezione letale automaticamente sei graziato ovviamente non sei libero ma la pena di morte è trasformata in ergastolo.... l'avrò sognato?
Temo di no, a meno che gli avvocati riescano a far riconoscere come tortura il ricorso a una successiva esecuzione.
 

qweedy

Well-known member
Il Premio Nobel per la Pace 2026 viene conferito a una persona che, con eccezionale coraggio e integrità, ha aperto la strada verso un ordine giuridico globale più completo. La vincitrice di quest'anno ha svolto un ruolo fondamentale nel garantire che i crimini di guerra, i crimini contro l'umanità e il genocidio venissero perseguiti».

Il Comitato ha sottolineato che questo riconoscimento intende ricordare come lo Stato di diritto, a livello nazionale e internazionale, rappresenti il fondamento del sistema creato per garantire la pace e risolvere i conflitti senza ricorrere alla violenza.

Navanethem “Navi” Pillay, giurista sudafricana di 85 anni, ha svolto per tutta la sua lunga vita professionale un ruolo determinante nel garantire che i crimini di guerra, i crimini contro l'umanità e il genocidio siano perseguiti penalmente.

Navi_Pillay_June_2014.jpg


Nata nel Sudafrica dell’apartheid, non bianca, Pillay ha dedicato gran parte della propria carriera alla tutela dei diritti umani. Dopo aver lavorato come avvocata per i prigionieri politici, difensore di Nelson Mandela e di altri oppositori dell'apartheid, è diventata giudice del Tribunale penale internazionale per il Ruanda, contribuendo alla storica affermazione dello stupro come possibile atto di genocidio.

Ha ricoperto anche il ruolo di giudice della Corte penale internazionale e di Alta commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani dal 2008 al 2014.

Il suo ultimo atto ufficiale come rappresentante dell'Alta Corte dell'Onu è stata una relazione in cui definiva l'azione portata avanti da Israele contro i palestinesi di Gaza come "genocidio". “La comunità internazionale non può rimanere in silenzio di fronte alla campagna genocida di Israele contro il popolo palestinese a Gaza. Quando emergono chiari segni e prove di genocidio, non agire per porvi fine equivale a complicità”, dichiarò Pillay.


Il Comitato norvegese per il Nobel ha scelto di riconoscere il suo contributo alla giustizia internazionale, sottolineando l’importanza delle istituzioni giuridiche nella risoluzione dei conflitti.
 

qweedy

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Pete Hegseth ha annunciato che il 3 dicembre ci sarà un'esecuzione per fucilazione in diretta streaming.
Sempre più disumani. Ma dove andiamo a finire?
L'orrore di una esecuzione capitale tramite fucilazione trasmesso in diretta streaming. Se avverrà, sarà la prima esecuzione pubblica negli Usa in 90 anni.

Negli Usa, dopo la terribile storia di Christa Pike, si apre un nuovo capitolo dell’orrore: l’annunciata fucilazione, il 3 dicembre, di Nidal Hasan, condannato alla pena capitale per l’uccisione di 13 persone all’interno della base militare di Fort Hood nel 2009. Un veterano di guerra coi tipici disturbi da stress post-traumatico.

Un’esecuzione pubblica, con spettatori presenti fisicamente o da remoto, ha un duplice effetto: brutalizzante e terrorizzante. L’abbiamo visto frequentemente in passato in Cina, al termine di cortei coi condannati a morte che sfilavano a bordo di camion per le vie principali prima dell’esecuzione; in Iran, con le persone convocate in piazza a vedere un corpo penzolare da una gru; e in Afghanistan, di nuovo coi talebani, con folle acclamanti negli stadi o in altri luoghi pubblici.
Cesare Beccaria, nel 1764, si chiedeva quale fosse il senso di leggi che, per condannare l’omicidio, ne ordinano un altro. È una domanda cui ancora una manciata di Stati non sa dare una risposta se non con l’orrore e la sua esibizione.

Secondo l'Onu: "La trasmissione in diretta streaming di un'esecuzione equivale a un'esecuzione pubblica e violerebbe il divieto assoluto di tortura".

L’annuncio della fucilazione in streaming è stato dato dal Dipartimento della Difesa senza aggiungere che Hasan ha a disposizione appelli alle corti civili federali che, se accolti, potrebbero rinviare a tempo indeterminato l’esecuzione.

 

Pnin

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Come al solito sono fuori dal mondo ed ero all'oscuro di ciò.
La morte come spettacolo pubblico organizzato da un governo? A che pro? L'idea è quella di promuovere un "divertimento" come potevano essere i giochi mortali dei gladiatori?
Perché altrimenti mi sfugge la differenza coi filmati delle decapitazioni degli ostaggi divulgati dall'ISIS 🤔
 
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