76° Poeticforum - Le poesie che amiamo

alessandra

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Apro il nuovo Poeticforum, coraggio, dai, vogliamo dargli un po' di sprint?

Iniziamo a proporre ... facciamo due poesie a testa, tanto siamo sempre in due o al massimo in tre.
 
D

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Guest
SI AVVICINA LA SERA

Si avvicina la sera.
È bene lasciare la tenda
prendere la sacca con le cose.
Poche per fragili spalle.
Addentrarsi nel bosco
raccogliere un petalo di fungo
l’odore di foglie marcite
le piume lievi di un pettirosso.
Sfiora un cavallo al galoppo senza orme.
La coccinella vuole arrivare in città.
Pesante è ora la sacca.
All’orizzonte nessuno compare.
Troppo lungo il cammino:
la sacca è piena
puoi rimanere qui per tutto il tempo.

Laura Rainieri


Fonte: https://lapresenzadierato.com/2018/...stanze-ed-cofine-2018-nota-di-maurizio-rossi/

laurarainieriweb.jpg
 
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Guest
CONVERSAZIONE TELEFONICA

Il prezzo sembrava ragionevole, il posto

poco importava. La padrona di casa giurava

di abitare altrove. Non rimaneva

che auto-confessarsi. «Signora», la misi in guardia,

«Detesto fare viaggi a vuoto: sono africano».

Silenzio. Comunicazione silenziata

dalla pressione della buona educazione. La voce, quando

[giunse,

ricoperta di rossetto, la sigaretta nel bocchino

d’oro laminato, pigolava. Fui colto ignobilmente alla

[sprovvista.

«QUANTO È SCURO?»... Non avevo sentito male...

[«È CHIARO

O È MOLTO SCURO?» Tasto B, tasto A. Tanfo

d’aria rancida di nascondiglio telefonico pubblico.

Cabina rossa. Cassetta rossa per le lettere. Autobus rosso a

[due piani

calpestapece. Diceva sul serio! Imbarazzato

dal silenzio scortese, m’arresi

stupito e chiesi un chiarimento.

Garbata lo era senz’altro: spostò l’enfasi.

«È SCURO? O MOLTO CHIARO?». Sopraggiunse la

[rivelazione.

«Intende dire, come cioccolato fondente o al latte?».

L’assenso fu clinico, schiacciante nella sua leggerezza

impersonale. Con rapidità, trovata la lunghezza d’onda, mi

decisi. «Seppiato africa-occidentale»; poi, quasi

[ripensandoci,

«Come nel passaporto». Silenzio, volo spettroscopico

Dell’immaginazione, finché l’accento della verità non

[risuonò

chiaro e metallico nella cornetta. «CIOÈ?«, che

[sottintendeva:

«NON HO IDEA DI COSA VOGLIA DIRE». «Moro, più

[o meno».

«ALLORA È SCURO, NO?» «Non del tutto.

In viso, sono moro; però, signora, dovrebbe vedere

il resto. Il palmo della mano, le piante dei piedi,

sono di un biondo ossigenato. Lo sfregamento,

[causato

– che assurdità, signora – dallo stare seduto, mi ha

[reso il

fondoschiena nero corvino... Un momento, signora!»,

[sentii

il ricevitore pronto a tuonarmi

sulle orecchie. «Signora», chiesi, «non preferirebbe

[accertarsi di persona?»


Poesia di Wole Soyinka (Premio Nobel 1986)
Fonte: http://semicerchio.bytenet.it/articolo.asp?id=1379


2010-parma-poesia-wole-soyinka-writer-nigerian-poet-and-playwright-he-won-the-nobel-prize-in.jpg

 

alessandra

Lunatic Mod
Membro dello Staff
La tua luce mi avvolge
anche se non mi appartiene
la rincorro, cerco di rubarla
mi sfugge
e ogni bagliore aggiunge un po'di veleno
luce e buio
ombra e luce
lascia che ne afferri solo un frammento
che diventi mia
e che io possa spanderla

Anonimo
 

alessandra

Lunatic Mod
Membro dello Staff
Apriamo le danze! Speriamo si aggiunga almeno @Shoshin ...
Prima proposta...
SI AVVICINA LA SERA

Si avvicina la sera.
È bene lasciare la tenda
prendere la sacca con le cose.
Poche per fragili spalle.
Addentrarsi nel bosco
raccogliere un petalo di fungo
l’odore di foglie marcite
le piume lievi di un pettirosso.
Sfiora un cavallo al galoppo senza orme.
La coccinella vuole arrivare in città.
Pesante è ora la sacca.
All’orizzonte nessuno compare.
Troppo lungo il cammino:
la sacca è piena
puoi rimanere qui per tutto il tempo.

Laura Rainieri


Fonte: https://lapresenzadierato.com/2018/...stanze-ed-cofine-2018-nota-di-maurizio-rossi/

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D

Deleted member 11371

Guest
Quando ho scelto questa poesia non mi era ben chiaro il motivo, e nemmeno adesso sono sicura di averla capita, ammesso che sia possibile entrare nella soggettività di un'altra persona.
Però posso dire che dall'intera lirica emana un sentore di qualcosa che mi è vagamente familiare.
Il mondo naturale vissuto con un misto di confidenza e di mistero. Ma anche eletto a simbolo di un percorso esistenziale in cui le cose da portare con sé sono piene di significati arcani.
E poi, cos'è quell'attesa di qualcuno che potrebbe (dovrebbe?) apparire all'orizzonte?
Qualcuno con cui condividere i tesori raccolti nella sacca ormai pesante?
Se la sacca è l'esperienza umana, e non c'è nessuno con cui godere dei tesori raccolti lungo il cammino, forse davvero il bagaglio è troppo pesante e conviene fermarsi.
Però sostare può avere molti significati. Per me, ma sottolineo per me, può significare che il luogo prescelto - luogo fisico ma anche luogo dell'anima - era quello a cui si tendeva fin dall'inizio, fin dalla partenza. Quindi il senso di un compimento.
Ma qui, si capisce, sto proiettando alla grande quelli che sono i miei contenuti.
E va tutto bene, una poesia esiste anche per questo.
*
Aggiungo un'ultima considerazione. In questa scrittura c'è molta fisicità: il peso della sacca sulle spalle, l'odore delle foglie, il colore della piuma di pettirosso, il rumore del galoppo..
Anche questo è un aspetto che sento molto mio.
 

alessandra

Lunatic Mod
Membro dello Staff
Anch'io trovo la poesia estremamente criptica, la leggo e la rileggo ma non la capisco. Ma la poesia deve necessariamente essere compresa da un punto di vista razionale? Non credo, deve essere interpretata,"sentita"; deve aprire orizzonti, scatenare domande. Però, forse per la mia maggiore attitudine a leggere romanzi, provo più soddisfazione quando riesco ad afferrarne il significato. Qui dapprincipio ho pensato che la coccinella si stesse preparando per il suo ultimissimo viaggio, ma questa interpretazione viene smentita dall'ultimo verso. Forse allora ha un obiettivo che inizialmente sembra facile da raggiungere, poi il carico di sofferenze da tollerare per cercare di raggiungerlo diventa pesante e la coccinella decide di fermarsi. Una resa senza troppi rimpianti? Non saprei, comunque le immagini fisiche descritte mi hanno raggiunto e in me le domande sono state scatenate.
 

alessandra

Lunatic Mod
Membro dello Staff
Prossimo step...prossima poesia

CONVERSAZIONE TELEFONICA

Il prezzo sembrava ragionevole, il posto

poco importava. La padrona di casa giurava

di abitare altrove. Non rimaneva

che auto-confessarsi. «Signora», la misi in guardia,

«Detesto fare viaggi a vuoto: sono africano».

Silenzio. Comunicazione silenziata

dalla pressione della buona educazione. La voce, quando

[giunse,

ricoperta di rossetto, la sigaretta nel bocchino

d’oro laminato, pigolava. Fui colto ignobilmente alla

[sprovvista.

«QUANTO È SCURO?»... Non avevo sentito male...

[«È CHIARO

O È MOLTO SCURO?» Tasto B, tasto A. Tanfo

d’aria rancida di nascondiglio telefonico pubblico.

Cabina rossa. Cassetta rossa per le lettere. Autobus rosso a

[due piani

calpestapece. Diceva sul serio! Imbarazzato

dal silenzio scortese, m’arresi

stupito e chiesi un chiarimento.

Garbata lo era senz’altro: spostò l’enfasi.

«È SCURO? O MOLTO CHIARO?». Sopraggiunse la

[rivelazione.

«Intende dire, come cioccolato fondente o al latte?».

L’assenso fu clinico, schiacciante nella sua leggerezza

impersonale. Con rapidità, trovata la lunghezza d’onda, mi

decisi. «Seppiato africa-occidentale»; poi, quasi

[ripensandoci,

«Come nel passaporto». Silenzio, volo spettroscopico

Dell’immaginazione, finché l’accento della verità non

[risuonò

chiaro e metallico nella cornetta. «CIOÈ?«, che

[sottintendeva:

«NON HO IDEA DI COSA VOGLIA DIRE». «Moro, più

[o meno».

«ALLORA È SCURO, NO?» «Non del tutto.

In viso, sono moro; però, signora, dovrebbe vedere

il resto. Il palmo della mano, le piante dei piedi,

sono di un biondo ossigenato. Lo sfregamento,

[causato

– che assurdità, signora – dallo stare seduto, mi ha

[reso il

fondoschiena nero corvino... Un momento, signora!»,

[sentii

il ricevitore pronto a tuonarmi

sulle orecchie. «Signora», chiesi, «non preferirebbe

[accertarsi di persona?»


Poesia di Wole Soyinka (Premio Nobel 1986)


[
 
D

Deleted member 11371

Guest
Stupenda ironia di un grande uomo, che alla spocchia razzista di una signora sciocca contrappone un guizzo di ironia elegantissima.
Se ho ben capito, alla fine la invita ad andare a controllare di persona la colorazione del suo "lato più oscuro"..
(y)
 

alessandra

Lunatic Mod
Membro dello Staff
E' meravigliosa! Vale più di tanti discorsi antirazzisti, perché l'uomo riesce a ridicolizzare la signora e a sdrammatizzare la situazione. E ci credo che ha vinto il Nobel, vorrei leggere altro di suo. Grande eleganza, ironia e profondità.
 

alessandra

Lunatic Mod
Membro dello Staff
Prossima poesia.

Quest’operazione che la costringete sempre a fare
“ridimensionare”
non è come stringere un vestito
non è indolore
si taglia la pelle del cuore.

Vivian Lamarque
 
D

Deleted member 11371

Guest
Mi sembra di intendere che la poetessa voglia difendere - al di là dei riduzionismi, delle razionalizzazioni e delle banalizzazioni - la ridondanza delle emozioni, gli arabeschi della fantasia, le ripetitive voluttà della memoria.
Non mi entusiasma l'espressione "la pelle del cuore", ma intuisco cosa voglia esprimere l'Autrice.
Invece la sua foto mi entusiasma abbastanza, sembra una ragazza simpatica. ;)

05.jpg
 

alessandra

Lunatic Mod
Membro dello Staff
Inserisco l'ultima proposta, io commenterò le ultime due insieme.

La tua luce mi avvolge
anche se non mi appartiene
la rincorro, cerco di rubarla
mi sfugge
e ogni bagliore aggiunge un po'di veleno
luce e buio
ombra e luce
lascia che ne afferri solo un frammento
che diventi mia
e che io possa spanderla

Anonimo
 
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Deleted member 11371

Guest
E' una poesia apparentemente semplice e lineare, ma ha un bel ritmo che rivela una passionalità amara e rugginosa.
Il tema della mancanza declinato con intensità.
Chiunque sia questo Anonimo lascia il segno.(y)
 

alessandra

Lunatic Mod
Membro dello Staff
L'Anonimo, che non è un poeta né una poetessa, si sente in grande sintonia con la Lamarque. La Lamarque che scrive come una bambina, ma ha la saggezza di un'adulta (quest'ultima cosa però forse l'Anonimo non ce l'ha). Sente sua quella voglia di lasciarsi andare a un sentimento senza pensare a dove può portare, quella tenerezza nel metterlo candidamente su carta; sente suo il rifiuto del dolore che accompagna il ridimensionamento, anche se questo rifiuto può portare, in un secondo momento, a un dolore più grande.
L'Anonimo sentiva frullare quelle parole in testa da giorni. Da qualche tempo covava nel suo animo una dolce e irrealizzabile follia. Quando però ciò che sembrava innocente - sebbene inutile - iniziò a trasformarsi in una subdola sofferenza, l'Anonima (perché si tratta di una lei) ebbe paura e pensò che forse tutto ciò poteva sciogliersi in qualcosa di positivo. Desiderò, in maniera vaga e astratta, di poter assorbire un po' di quella luce che non le apparteneva, di trasformarla in gioia, in qualcosa di costruttivo e persino di trasmetterla all'esterno. (Lo desidera ancora, anche se in maniera un po' meno esplosiva.) Ma come fare? Cominciò con lo scrivere queste strane parole, così da dare concretezza al suo pensiero. Così nacquero questi versi, i primi e probabilmente gli ultimi della sua vita, e in un momento di megalomania l'Anonima decise di condividerli qui, senza dire il suo nome in modo che eventuali commentatori commentassero liberamente. :mrgreen: L'Anonima si scusa per il temporaneo anonimato e ringrazia @Pathurnia per il suo commento, ma soprattutto per aver percepito il senso di quelle parole e le intenzioni/sentimenti che stanno dietro a esse. E anche per aver finto di non riconoscerla :mrgreen:
 

MaxCogre

Well-known member
Path mi risveglia dal letargo estivo e mi pungola che anche io esca una bella poesia. E io la esco. Mi gioco l'asso.... di cuori

Le Jardin

Des milliers et des milliers d’années
Ne sauraient suffire
Pour dire
La petite seconde d’éternité
Où tu m’as embrassé
Où je t’ai embrassèe
Un matin dans la lumière de l’hiver
Au parc Montsouris à Paris
A Paris
Sur la terre
La terre qui est un astre.

Jacques Prévert



Il giardino

Mille anni e poi mille
Non possono bastare
Per dire
La microeternità
Di quando m’hai baciato
Di quando t’ho baciata
Un mattino nella luce dell’inverno
Al Parc Montsouris a Parigi
A Parigi
Sulla terra
Sulla terra che e’ un astro.
 
Ultima modifica:
D

Deleted member 11371

Guest
@alessandra, il nostro amico è tanto generoso che vuol regalarci un viaggio nel passato.
E noi che facciamo, ci tuffiamo con lui nel 76° forum? Per me è lo stesso.
Grazie comunque a Max che ha accettato il mio invito poetico ;)
*Mille anni e poi mille è una piacevole allusione a Catullo e al suo carme quinto con il suo "Da mi basia mille", ma tanto - che siano mille i baci o gli anni - la bella illusione (che ieri t'illuse che oggi mi illude, Ermione") sfida come ad ogni nuovo amore il rischio dell'eternità.
 

MaxCogre

Well-known member
intanto mi piace molto la poesia, e anche il bel viso impertinente e intelligente della Lamarque. Quanto mi piace? mi piace tanto quanto questa:

Non potrò mai leggere tutti i libri che vorrei

Non potrò mai leggere tutti i libri che vorrei
non potrò mai essere tutte le persone che vorrei né vivere tutte le vite che vorrei
non potrò mai esercitarmi in tutti gli ambiti che vorrei
e perché dovrei volere?
Voglio vivere e sentire tutte le forme, i toni e le variazioni delle esperienze
mentali e fisiche possibili in vita
E sono così orribilmente limitata.

Sylvia Plath
 
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