È un articolo impressionante. I numeri sono tali per cui non avrei mai immaginato una cosa del genere. Io dovrei sentirmi in colpa per tutti i modi in cui "raggiro il sistema", comprando nuovi forse 1 o 2 libri all'anno.
Ok faccio mea culpa:
- ho comprato un Kindle usato, con già dentro una libreria di 97 pagine su vinted, totale quasi 700 titoli scelti da un'altra persona, è come aver comprato un'intera bancarella di libri usati a 40 euro; fra parentesi è anche interessante vedere i gusti della signora che me lo ha venduto
- altri li compro e li vendo on-line in formato cartaceo, usati
- con il pnrr nel mio paese stanno restaurando un edificio storico creando un centro multiservizi e io vorrei organizzarvi all'interno un punto di book sharing perché le due biblioteche più vicine sono in due comuni diversi dal mio e comunque a 15 minuti di auto.
Ogni volta che esce un articolo sulla "morte dell'editoria italiana" o sul calo delle vendite, mi chiedo: ma chi legge una ventina o più di libri all'anno, usando e-book, mercatini dell'usato o librerie ereditate, deve davvero sentirsi in colpa per non comprare solo novità a prezzo pieno in libreria?
La mia risposta è assolutamente no. Da lettori non siamo responsabili del bilancio delle case editrici, e il nostro unico "dovere" è far circolare la cultura e le storie.
Se l'editoria soffre, le cause sono strutturali e le soluzioni dovrebbero arrivare dal sistema, non dai sensi di colpa di chi già legge molto.
Bisognerebbe invece:
1) Frenare la sovrapproduzione: in Italia si stampano decine di migliaia di titoli all'anno, molti dei quali restano sugli scaffali tre settimane prima di finire al macero. Se si pubblicasse meno ma con più qualità e cura, ogni libro avrebbe davvero il tempo di incontrare il suo pubblico. La bolla speculativa delle case editrici mi ricorda quella delle case discografiche che fanno fare i concerti ai giovani cantanti emergenti ma poi non riempiono gli spazi o non sviluppano la hit sperata e vengono abbandonati.
2) Creare nuovi lettori fin dalla scuola: Il problema non è dove o come acquista chi legge già, ma il fatto che in Italia si legge in generale troppo poco. Servono biblioteche scolastiche vive, progetti di lettura seri ed educazione ai libri fin da piccoli. Aumentando la base dei lettori, la torta cresce per tutti. In tutte le scuole dovrebbero attuare progetti di frequentazione delle biblioteche comunali o di implementazione delle biblioteche scolastiche, progetti come "io leggo perché", incontri con gli scrittori, club di lettura pomeridiani
3) Potenziare le biblioteche pubbliche: come avviene nel Nord Europa o negli USA, le biblioteche dovrebbero essere sostenute dal pubblico per acquistare grandi volumi di novità dagli editori e renderle accessibili a tutti.
4) Tutelare i luoghi della cultura: le librerie indipendenti vanno protette con politiche fiscali e di prezzo giuste, trasformandole sempre più in presidi culturali sul territorio e punti di aggregazione.
5) Il valore del passaparola e del riuso: comprare usato dà nuova vita ai libri (ed è ecologico!), mentre il digitale fa comunque parte del mercato legale. E quando un lettore ama un libro, lo consiglia, ne parla, lo regala e crea quell'effetto "passaparola" che per un autore vale più di mille inserzioni pubblicitarie. E questo indubbiamente lo facciamo tutti noi in questo forum, dedicando parte del nostro tempo a recensire, a discutere, a diffondere idee.
I libri esistono per essere letti, non per fare la muffa o finire al macero. Che siano cartacei usati, presi in prestito o sfogliati su un e-reader di seconda mano, la vera ricchezza è il tempo che dedichiamo loro.
A dimostrazione di quanto questo sistema sia arrivato al limite, basta guardare a iniziative come quelle di Andrea Nicola Pesce (che seguo da qualche anno) per "salvare i libri dal macero". È un paradosso surreale: da un lato l'industria produce a ritmi industriali tonnellate di carta stampata destinate alla distruzione fisica dopo poche settimane di scaffale per motivi di magazzino; dall'altro ci sono lettori disposti a rispolverare file e-book dimenticati, mercatini dell'usato o banconi del recupero pur di dare una seconda possibilità a quelle storie. Lui con la sua casa editrice indipendente, se non ho capito male, mette insieme le due cose vendendo i libri che lui scrive o che lui decide di produrre, insieme a libri recuperati/salvati. Per cui ad esempio tu lettore compri un libro ma te ne arrivano a casa altri 5.
Forse la vera rivoluzione per salvare l'editoria non è chiedere alle persone di comprare di più e a scatola chiusa, ma imparare di nuovo a rispettare la vita di un libro: stampare con più criterio, curare di più i titoli in catalogo e ricordarsi che un’opera intellettuale non scade come uno yogurt dopo un mese dall'uscita.