Bau bau, caì caì
Mi ricordo di una volta, tanti anni fa, che ero a cena in casa di Umberto Eco.
Voleva fare bella figura con me e con Alessandro Barbero, perciò ci cucinò i rabatòn e il pollo alla Marengo, le specialità della cucina alessandrina, che devo dire, erano buoni.
Alessandro invece, portò dell’ottimo vino da Alba e Castelnuovo Don Bosco.
Io ci misi i miei liquorini e dei sigari che mi aveva regalato Raùl Castro per l’anniversario della
Revoluciòn che tenevo per Alessandro che è un comunistone peggio di Peppone della Bassa.
Parlammo di un sacco di cose, tra cui dei cani.
Adesso, passati tanti anni e bevuto tanto vino, i ricordi sono un po’ confusi, ma più o meno ricordo che mi spiegarono che gli indoeuropei chiamavano i cani
kwon- (o
ḱwṓ).
- Quelli che andarono verso il Gange e si misero a parlare il sanscrito, da
kwon passarono a
śvā́ – disse Umberto
- È affine! – fece notare Alessandro.
- Se lo dici tu – pensai io mentre mi scolavo la malvasia rimasta.
- Nel protogotico – riprese Alessandro – che poi dà origine alle lingue dei miei cari barbari, divenne
hund-jund -
- I progenitori dei popoli ellenici invece – collegò Umberto – lo tramutarono in
kýon (κύων)
- Genitivo
kynòs fece notare – Alessandro
- Giusto! – sottolineai io che ho sempre avuto una passione per il vino greco.
- E dal greco
kýon , venne fuori
canis in latino –
- Da cui
cane in italiano e
can in genovese – rimpolpai io aprendo una bottiglia di freisa.
Poi la conversazione andò avanti, anche il vino, e ricordo che venne fuori che:
- In gallego, lingua romanza del nord-ovest della Spagna e che fino al 1400 circa si è evoluta insieme al portoghese, si dice can, e va bene.
- In portoghese invece, si dice cão per i maschi (e ci sta) e cadela per le femmine, che immagino derivi da cão
- In Brasile invece, dicono cachorro che in spagnolo significa cucciolo, e va bene anche quello.
- In vasco si dice txakur che deriva sempre dal vasco zakur la cui origine è oscura e forse legata ai rettiliani, perché quale legame abbiamo con gli esseri umani, nessuno lo ha ancora capito, ma insomma, ce lo aspettavamo.
- Il bello è che in spagnolo si dice perro. Perché? Non lo sa nessuno, anzi, è uno dei maggiori misteri della lingua spagnola e la Hypòtesis de Corominas dice che forse deriva da come i pastori aizzavano il gregge, il che ha senso perché se qui diciamo a cuccia o pussa via, loro magari dicevano Per! Per! da cui perro. Non fa una piega, anche perché in questo modo spieghi tutto, ma va bene.
- In catalano e in valenciano invece, si dice gos, e anche in questo caso nessuno sa perché e rappresenta uno dei maggiori misteri delle due lingue. La teoria più probabile è sempre quella di Joan Coromines secondo cui i pastori erano usi urlare ¡gós! ¡gós! da cui gos.
- Mi dispiace che a cena non ci fosse anche Joan con una cassa di cava catalano per spiegarmi perché da una parte dell’Ebro i pastori urlavano Per! Per! e dall’altra Gos! Gos! perché così avrei capito tanto della vita, ma mi consolai aprendo una bottiglia di moscato. Spero solo che il giorno che l'Agenzia delle Entrate mi fa una verifica fiscale, possa venire con me e sembri credibile mentre gli fa una supercazzola.
A questo punto ricordo che Umberto raccontò una barzelletta sconcia del Boccaccio, Alessandro la tradusse al latino, Umberto al greco classico e io al fenicio, e ridemmo, ridemmo come ragazzi.
- in francese, sardo, veneto e pugliese si dice rispettivamente chien, cane o canu (che i sardi se non mettono la u anche nel caffè non son contenti), can tra le calli, e cane o quane con le cime di rapa.
- chiudendo l’arco romanzo, in rumeno si dice Câine. Come mai? Per via del substrato dacio che avrebbe marcato pesantemente una parola di uso comune. Io non capisco in cosa, visto che tra Câine e canis non è che ci sia poi questa differenza, ma vabbè, lasciamoli parlare.
- E i tedeschi? – domandai io
- E i tedeschi dicono
Hund che deriva sempre da
kwon-
- Ma va là! –
- Te lo giuro – insistette Umberto – è per via della
legge di Grimm che prevede il cambio della prima consonante passando da
*k a
*h –
- Aaah! – dissi io con tono più sereno mentre con la destra acchiappavo una bottiglia di Cari - e in inglese che fanno versi senza vocali come tutti i quegli altri? –
- Gli inglesi dicono
dog –
- E qui quale legge ci spiega il cambiamento di tutte le consonanti e vocali alla volta? – domandai io che ormai nutrivo più fiducia nell’etichetta della bottiglia di barolo chinato che tenevo nella sinistra che nelle loro spiegazioni –
Fu allora che Umberto iniziò a scompisciarsi dal ridere, e per riflesso anche Alessandro.
Avete presente quando a uno viene la ridarella che se ce la fa corre in bagno a fare la pipì, e se no deve stringere le gambe fino a scivolare dalla sedia sotto al tavolo?
Ecco, uguale. Persero anche gli occhiali e quando se li misero, confondendoli, si ripresentarono stringendosi la mano:
- Umbendro, piacere -
- Alesberto, piacere mio -
e giù a ridere come matti lasciandomi un po’ in disparte.
Dopo un po’ smisero e ne approfittai per chieder loro cosa ci fosse da ridere a proposito di
dog, e mi risposero che era uno dei maggiori misteri della filologia germanica…
- Ma vaffanbagno, dai! – risposi io che volevo essere serio!
- Sì, sì, te lo giuro – disse Alessandro con la sua voce un po’ stridula – gli inglesi, fino al medioevo, dicevano
hund, come i tedeschi, ma a un certo punto si misero tutti a dire
docga ma nessuno sa perché, nemmeno io.
- Pensa che nelle lingue celtiche come l’irlandese, il gaelico scozzese, in mannese, in gallese, in bretone e in cornico, si dice rispettivamente
cù, coo, ci e
ki che deriva dal solito
kwon, perciò, veramente, sto
dog proprio non si sa da dove arrivi e perchè – sottolineò Umberto
- Potremmo chiedere a quell’illuminato di Corominas che magari se ne salta fuori che i pastori inglesi si misero a gridare
dog! dog! – dissi io guardando nel fondo della bottiglia di barolo chinato.
- Però – osservò Alessandro – in base all’ipotesi di Corminas, le oche dovrebbero chiamarsi qua-qua, dall’Alaska alla Polinesia – e giù a ridere che era una cosa scandalosa.
Insomma, che alla fine la vicina di sotto iniziò a battere il soffitto con la scopa, noi ci guardammo negli occhi e giù a ridere come bambini che avevano combinato una marachella.
Ricordo solo che mi svegliai il giorno dopo sul divano, Alessandro sulla poltrona, ero completamente stordito e con un mal di testa che feci colazione pucciando nel nesquik gli OKI al posto dei biscotti.
Quando arrivai a casa mi spogliai e mi trovai una calza nera, lunga e di filo di scozia, e un’altra bianca, corta e di spugna, perciò mandai un sms ad Alesandro dicendogli che proprio non sapeva vestire, mi misi la tuta, le scarpe antinfortunistiche e andai in officina.
Dovevo fare il tagliando a uno Scania mentre il Giangi mi passava i pezzi.
Vedendomi mezzo rintronato, mi domandò cosa avessi fatto la notte.
- Sono stato a cena con degli intellettuali che mi hanno spiegato un sacco di cose –
- Per esempio? – domandò lui curioso che non ha mai preso la licenza media ma non sa nemmeno lui come, ti rifà la mappatura di un motore che nemmeno gli ingegneri della Bosch
- Per esempio…sai perché il filtro dell’aria lo hanno messo sopra al motore e quello dell’olio di sotto? –
- No. Perché? –
- Perché secondo Corominas i pastori dell’aria gridavano Sopra! Sopra!! e quelli dell’olio Sotto! Sotto!! –
- ??? –
- E la catena della distribuzione, sai perché è a destra? –
- No… -
- Consolati: non lo sa nessuno! E uno dei maggiori misteri dell’etimologia fiamminga –
- Mi stai prendendo in giro? – domandò lui che come tutte le persone modeste hanno una paura atavica di essere presi in giro da chi sfoggia cultura.
- No Giangi, te lo giuro: sono due onesti, perciò quando ne sanno quanto noi due, lo ammettono, non ci prendono in giro, ma hanno il vino buono e a parlar di cultura ci si diverte un sacco – poi feci una pausa e aggiunsi – magari la prossima volta vieni anche tu e gli spieghiamo perché il comando per alzare il finestrino destro lo hanno messo a destra e quello sinistro a sinistra -
Il Giangi fece una smorfia, ma poi sorridendo disse - sì, sì, se il vino è buono, vengo, ma magari porto anch'io qualcosa. Dici che una sbrisolona gli può piacere? -