Parole, parole, parole

binghilla

La mente è un paracadute: funziona solo se si apre
Frizzato = dicesi di chi rimane bloccato
Triggherato = da trigger uno che ci rimane male per qualcosa
Flexare = ostentare
Snicciare = fare la spia
Skippare = passare oltre
 

DaneelOlivaw

I Robot
L' ho appena letto in un romanzo che ho iniziato. Sarebbe una donna di umili origini che sposa un nobile. La famosa "Bela Rosin" prima amante e poi sposa di Re Vittorio Emanuele II credo sia la più famosa.
 

Carcarlo

Well-known member
Da quello che ho letto, in tutte le lingue, ci sono una serie di parole terra-terra legate proprio alla sopravvivenza, come mamma, papà, acqua, pappa, mio...che nascono dal rapporto mamma-bambino: voglio dire: è una cosa bella (no?) che la base del linguaggio nasca così e non in una caserma?
Poi si diventa grandi e ci sono tutta una serie di parole che derivano dal lavoro, dal saper far andare mani e testa, ciò che ci rende superiori alle bestie (io, modestia a parte, proprio per questo mi reputo superiore a una seppia), e allora c'è tutto il linguaggio dei marinai (di cui ho parlato in passato e perciò non mi sto a ripetere) costituito da migliaia di parole legate ai nodi, alla costruzione della nave, alle vele, ai venti, alle manovre, e ogni parola ha un suo perchè e spesso è di origine araba, inglese, veneziana, genovese perchè loro costituivano un mondo globalizzato già mille anni fa; ci sono tutti i termini dell'edilizia di origine latino o arabo come alcova, magazzino, fondaco, catrame, cantaro, favara... che significa che in quel periodo abbiamo imparato una tecnologia, un modo di lavorare e perciò di pensare, dagli altri; se uno sa lo spagnolo o il portoghese, scopre che tutti i tecnicismi antichi sono di origine araba (alicates, alambre, azulejo, almacèn...) e quelli più moderni, francesi (resorte, croquis, garagè, menù...) e vede un popolo che si evolve assorbendo da qui e da là; e poi ci sono anche i neologismi di origine inglese, che sì, vabbè, facciamo pure gli snob finchè vogliamo, ma insistere a chiamare il PC elaboratore elettronico è ridicolo, suvvia! e allora lo smart-phone come lo vogliamo chiamare? Telefono senza fili polifunzionale? Anche loro sono benvenuti, perchè il cervello, il nostro modo di pensare, si evolve con l'intorno circostante, se no ci estinguiamo, non ci sono storie, e probabilmente, a breve, inizieremo a importare neologismi cinesi, speriamo legati all'elettronica e non ai diritti civili, ma così sarà.
La qualità delle parole di un popolo, secondo me, ne stabilisce anche il livello, e, scusate, il diritto a esistere.
Un'esempio lampante sono i longobardi che ci hanno lasciato un'ampio vocabolario come, guerra, elmo, guardia, scherma, arraffare, spaccare, azzuffare, roba, bara... segno che nella loro testa c'era solo armarsi, ammazzare, rubare e morire. Ma dico! Secondo gli psicologi i maschi penserebbero al sesso non so quante volte all'ora e sti qui non hanno mai pensato a un bel paio di tette in tutta la loro storia? Per me era un popolo inferiore, indegno della terra, ha fatto bene a scomparire e in confronto ai bizantini che conservavano tutta la cultura pre-ellenistica, greca, romana e cristiana e decoravano i palazzi con mosaici raffiguranti donne bellissime, erano ben al di sotto degli scarafaggi stercorari che passano la vita a fare palline di cacca. Mi dispiace, lo ammetto: sono razzista verso i longobardi, li considero un popolo inferiore.
Da bambino e da ragazzo odiavo tutto quanto era legato alla grammatica.
Negli anni sono cambiato e ho scoperto che dietro a ogni parola c'è un simbolo che il nostro pensiero ha sviluppato, spesso legato a qualcosa che abbiamo inventato noi umani ed estraneo alla natura, e possono essere meravigliose.
Ora, tornando a bomba, a me sembra che invece, dietro a tutti questi neologismi, spesso non ci sia proprio nulla, anzi, forse c'è proprio il vuoto interiore, il riflesso di chi si guarda dentro e non trova niente.
Cioè, sdrumare era il verbo di chi squoteva i rami per raccogliere le noci, le pigne, le nocciole, le olive (se è scemo e vuole fare un olio cattivo) è legato al fare qualcosa di utile, ma tutto il resto è una terminologia da divano, telecomando e auricolari ed è proprio un peccato.
 
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binghilla

La mente è un paracadute: funziona solo se si apre
Da quello che ho letto, in tutte le lingue, ci sono una serie di parole terra-terra legate proprio alla sopravvivenza, come mamma, papà, acqua, pappa, mio...che nascono dal rapporto mamma-bambino: voglio dire: è una cosa bella (no?) che la base del linguaggio nasca così e non in una caserma?
Poi si diventa grandi e ci sono tutta una serie di parole che derivano dal lavoro, dal saper far andare mani e testa, ciò che ci rende superiori alle bestie (io, modestia a parte, proprio per questo mi reputo superiore a una seppia), e allora c'è tutto il linguaggio dei marinai (di cui ho parlato in passato e perciò non mi sto a ripetere) costituito da migliaia di parole legate ai nodi, alla costruzione della nave, alle vele, ai venti, alle manovre, e ogni parola ha un suo perchè e spesso è di origine araba, inglese, veneziana, genovese perchè loro costituivano un mondo globalizzato già mille anni fa; ci sono tutti i termini dell'edilizia di origine latino o arabo come alcova, magazzino, fondaco, catrame, cantaro, favara... che significa che in quel periodo abbiamo imparato una tecnologia, un modo di lavorare e perciò di pensare, dagli altri; se uno sa lo spagnolo o il portoghese, scopre che tutti i tecnicismi antichi sono di origine araba (alicates, alambre, azulejo, almacèn...) e quelli più moderni, francesi (resorte, croquis, garagè, menù...) e vede un popolo che si evolve assorbendo da qui e da là; e poi ci sono anche i neologismi di origine inglese, che sì, vabbè, facciamo pure gli snob finchè vogliamo, ma insistere a chiamare il PC elaboratore elettronico è ridicolo, suvvia! e allora lo smart-phone come lo vogliamo chiamare? Telefono senza fili polifunzionale? Anche loro sono benvenuti, perchè il cervello, il nostro modo di pensare, si evolve con l'intorno circostante, se no ci estinguiamo, non ci sono storie, e probabilmente, a breve, inizieremo a importare neologismi cinesi, speriamo legati all'elettronica e non ai diritti civili, ma così sarà.
La qualità delle parole di un popolo, secondo me, ne stabilisce anche il livello, e, scusate, il diritto a esistere.
Un'esempio lampante sono i longobardi che ci hanno lasciato un'ampio vocabolario come, guerra, elmo, guardia, scherma, arraffare, spaccare, azzuffare, roba, bara... segno che nella loro testa c'era solo armarsi, ammazzare, rubare e morire. Ma dico! Secondo gli psicologi i maschi penserebbero al sesso non so quante volte all'ora e sti qui non hanno mai pensato a un bel paio di tette in tutta la loro storia? Per me era un popolo inferiore, indegno della terra, ha fatto bene a scomparire e in confronto ai bizantini che conservavano tutta la cultura pre-ellenistica, greca, romana e cristiana e decoravano i palazzi con mosaici raffiguranti donne bellissime, erano ben al di sotto degli scarafaggi stercorari che passano la vita a fare palline di cacca. Mi dispiace, lo ammetto: sono razzista verso i longobardi, li considero un popolo inferiore.
Da bambino e da ragazzo odiavo tutto quanto era legato alla grammatica.
Negli anni sono cambiato e ho scoperto che dietro a ogni parola c'è un simbolo che il nostro pensiero ha sviluppato, spesso legato a qualcosa che abbiamo inventato noi umani ed estraneo alla natura, e possono essere meravigliose.
Ora, tornando a bomba, a me sembra che invece, dietro a tutti questi neologismi, spesso non ci sia dietro proprio nulla, anzi, forse c'è proprio il vuoto interiore, il riflesso di chi si guarda dentro e non trova niente.
Cioè, sdrumare era il verbo di chi squoteva i rami per raccogliere le noci, le pigne, le nocciole, le olive (se è scemo e vuole fare un olio cattivo) è legato al fare qualcosa di utile, ma tutto il resto è una terminologia da divano, telecomando e auricolari ed è proprio un peccato.
Eppure a me questo gergo giovanile piace. O meglio mi piace conoscerlo. Adoro vedere i loro occhi stupiti quando intercalo qualche parola tratta dal loro mondo. A parte che guadagno punti aura, mi piace perché calano maschere e fanno espressioni sorprese.
 

Carcarlo

Well-known member
Concordo nel piacere di conoscerlo, un po' meno nel piacere in sè.

Trovo una grande differenza di peso tra il gergo dei bambini di un tempo che si inventavano loro i giochi e la relativa terminologia, o addirittura che il gioco era inventare parole che diventavano poesia (Ambarabà ciccì coccò, tre civette sul comò, che facevano l'amore con la figlia del dottore; il dottore si ammalò, ambarabà ciccì coccò!) e quello che per me è un tentativo di riempire il vuoto del mondo dei videogiochi con parole fini a se stesse.
Mi viene in mente la ricchezza di Pinocchio o de Il libro Cuore, che oggi, con l'appiattimento dei nostri figli, non potrebbero essere più nemmeno concepiti.

Sia chiaro, non gliene faccio una colpa; la colpa è dei loro genitori che non sanno offrirgli di meglio.
 

binghilla

La mente è un paracadute: funziona solo se si apre
Stai confondendo due età diverse.
Anche adesso i bambini fanno la conta magari proprio con ambarabà cicci cocco e nel frattempo si è scoperto che le civette facevano timore alla figlia del dottore, e giocano a 1,2,3 stai là.
Gli adolescenti (o adolescemi che dir si voglia) hanno sempre avuto un loro gergo: negli anni '80 i paninari dicevano zanza, sfitinza, baccagliare, fare sega (o filone o fuoco a seconda delle località),...
È tipico di quell'età cercare e creare un linguaggio che li accomuni ai coetanei e che escluda i matusa.
Ogni epoca ha i suoi pro e i suoi contro e questi discorsi alla si stava meglio quando si stava peggio o stile ai miei tempi o ancora quando c'era Lui i treni arrivavano puntuali hanno decisamente stufato. Perché sono retrogradi. Perché creano un alibi perfetto a chi con le sue politiche ci fa stare peggio adesso e farà stare ancora peggio (fra crisi climatica e economica) i giovani di oggi. E infine perché i ragazzi di oggi non se lo meritano, sono niente di meno di quello che eravamo noi e di quello che erano i nostri genitori, ci sono quelli che fanno i cretini e basta e ci sono quelli che invece ragionano, hanno spirito critico, si preparano per il futuro. Ho la fortuna di conoscerne diversi di così.
 

Carcarlo

Well-known member
Mai detto che si stava meglio quando si stava peggio, dico solo che stavano meglio e che
Sia chiaro, non gliene faccio una colpa; la colpa è dei loro genitori che non sanno offrirgli di meglio.
Comunque, come già discusso in altri treads, secondo me è proprio dagli anni 70 e soprattutto 80 in poi che è stato un disastro per i più giovani, da quando la loro età è diventato un business (mulino bianco, choco-pops, nutella, videogiochi, vestiti di marca, cartoni animati da psichiatria, sport agonistici con allenatori e genitori invece di divertirsi senza di loro...) invece della più bella e basta.

Una cosa che proprio è cambiata, è appunto il rapporto coi matusa: un tempo te li volevi levare d'intorno e andartene sul muretto a parlare con gli amici, oggi invece non ci pensano nemmeno perchè li devono portare a basket, volley, danza, calcio, flauto... dove accettano che un altro matusa fanatico gli urli pensando di farli crescere.
Un tempo c'era una ribellione contro i matusa che oggi non c'è più, tant'è che molti di loro, appena possono, votano per il vecchio che più vecchio non si può.
Lo vedi anche nella musica: nei testi, un tempo c'era ribellione, adesso sembrano dei depressi che vanno dallo psicologo a lamentarsi inconsciamente di mamma e papà.
Non sto parlando di tutti, parlo di ciò che appare, della massa.
Poi è ovvio che c'è anche chi arriva a un'età che invita gli altri compagni ad andare al gay pride (anche se non si sa bene per cosa) o a manisfestare a favore di Greta Thunberg, che io non idolatro ma apprezzo tantissimo, non tanto per quello che dice che forse è discutibile, ma perchè è l'unica giovane che ancora si ribella ai vecchi e li accusa di qualcosa, e questa è la differenza, e cioè che buona parte dei giovani di oggi non ci accusano di niente, e non ci accusano di niente, nemmeno di inquinare o lasciargli un mondo che è un disastro, perchè a loro - per colpa nostra - va bene così.
 
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DaneelOlivaw

I Robot
Arbion (Arbiöi plurale)
Questo è il nome in dialetto dei piselli nel mio paese (alto Novarese).
Non saprei da quale delle tanti dominazione è arrivato questo termine.

Avete idee?
 

Carcarlo

Well-known member
Arbion (Arbiöi plurale)
Questo è il nome in dialetto dei piselli nel mio paese (alto Novarese).
Non saprei da quale delle tanti dominazione è arrivato questo termine.

Avete idee?
leggo che deriva dal latino ervilia che indicava un legume selvatico coltivato ai primordi dell'agricoltura:

Il vocabolo deriva dal latino volgare o tardo latino ervilia (o erviliona), che indicava la veccia, la cicerchia o simili leguminose selvatiche.
A sua volta, ervilia è un diminutivo o derivato di ervum (veccia).
Nel corso dei secoli, il passaggio fonetico e semantico nei dialetti dell'Italia settentrionale (lombardo, piemontese ed emiliano) ha trasformato la radice in erbion / arbion, specializzandone il significato nell'uso contadino per indicare i piselli.


La cicerchia invece, non si mangia quasi più perchè contengono tossine che alla lunga producono la paralisi delle gambe.
 

Carcarlo

Well-known member
A me i legumi piacciono un sacco, perciò facciamo una bella ricerca su come si chiamano in portoghese, spagnolo, catalano, occitano, francese, genovese e rumeno.

Le ho già controllate tutte, e ne vengono fuori delle belle, ma incominciamo con i Fagioli che si traduce:

1. In portoghese e spagnolo (ma solo in Sud America), rispettivamente feijoes e frijoles che deriva dal greco phaseolos, e va bene.

2. Nello spagnolo della Spagna però, si adopera anche:
a. judìa che deriverebbe dall'arabo yudiya o da judìa stessa che in spagnolo significa ebrea (perchè si vede che ne mangiavano tanti, ma mi sembra l'ennesima teoria spiega-tutto delle persone colte che non riescono proprio a dire non lo so e non lo capisco nemmeno)
b. alubia che deriva dall'arabo al-lubya.
In Spagna le fanno col chorizo (salame rosso), sanguinaccio e tanto pimentòn (peperone secco) e sono molto buone.

3. In catalano e occitano si dice mongetes (cioè piccole monache) per via della somiglianza del puntino nero su fondo bianco (ma pensa che teoria!), per il colore simile alla loro tonaca o perchè, anche loro ne mangiavano tante (ebrei e monache mangiavano tanti fagioli, i preti e i musulmani no? Ma che teorie!)
In Ctalogna le ho mangiate con uno stufato di zampette di maiale: un piatto fine, gourmet e molto buono.

4. in francese si dice Haricots che deriva dall'hericot, un ragù medievale di montone e verdure ma per quanto si sa, senza fagioli, e veramente, vorrei sapere quale cavolo di teoria possa giustificare che un domani, le sardine possano chiamarsi casseoula!

5. In genovese e rumeno si dice Faxeu e Fasole che come Fagioli, derivano dal latino faselus che a sua volta deriva da phaseolos tornando alla normalità.

Visto che ormai è evidente che gli etimologisti le possono sparare grosse quanto gli pare a loro, allora io dico che in bantù si dice aboro-boro che deriva dal termine bor-ah, che in proto-nigerocongolese indica una farfalla notturna ghiotta di polline, mentre in basco si traduce Prrrr!🌩️, Frraaaap! 🌩️🌩️o Prroooot 🌩️🌩️🌩️ma non si sa come mai. Tanto, chi può dire il contrario, no?
 
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