Da quello che ho letto, in tutte le lingue, ci sono una serie di parole terra-terra legate proprio alla sopravvivenza, come mamma, papà, acqua, pappa, mio...che nascono dal rapporto mamma-bambino: voglio dire: è una cosa bella (no?) che la base del linguaggio nasca così e non in una caserma?
Poi si diventa grandi e ci sono tutta una serie di parole che derivano dal lavoro, dal saper far andare mani e testa, ciò che ci rende superiori alle bestie (io, modestia a parte, proprio per questo mi reputo superiore a una seppia), e allora c'è tutto il linguaggio dei marinai (di cui ho parlato in passato e perciò non mi sto a ripetere) costituito da migliaia di parole legate ai nodi, alla costruzione della nave, alle vele, ai venti, alle manovre, e ogni parola ha un suo perchè e spesso è di origine araba, inglese, veneziana, genovese perchè loro costituivano un mondo globalizzato già mille anni fa; ci sono tutti i termini dell'edilizia di origine latino o arabo come alcova, magazzino, fondaco, catrame, cantaro, favara... che significa che in quel periodo abbiamo imparato una tecnologia, un modo di lavorare e perciò di pensare, dagli altri; se uno sa lo spagnolo o il portoghese, scopre che tutti i tecnicismi antichi sono di origine araba (alicates, alambre, azulejo, almacèn...) e quelli più moderni, francesi (resorte, croquis, garagè, menù...) e vede un popolo che si evolve assorbendo da qui e da là; e poi ci sono anche i neologismi di origine inglese, che sì, vabbè, facciamo pure gli snob finchè vogliamo, ma insistere a chiamare il PC elaboratore elettronico è ridicolo, suvvia! e allora lo smart-phone come lo vogliamo chiamare? Telefono senza fili polifunzionale? Anche loro sono benvenuti, perchè il cervello, il nostro modo di pensare, si evolve con l'intorno circostante, se no ci estinguiamo, non ci sono storie, e probabilmente, a breve, inizieremo a importare neologismi cinesi, speriamo legati all'elettronica e non ai diritti civili, ma così sarà.
La qualità delle parole di un popolo, secondo me, ne stabilisce anche il livello, e, scusate, il diritto a esistere.
Un'esempio lampante sono i longobardi che ci hanno lasciato un'ampio vocabolario come, guerra, elmo, guardia, scherma, arraffare, spaccare, azzuffare, roba, bara... segno che nella loro testa c'era solo armarsi, ammazzare, rubare e morire. Ma dico! Secondo gli psicologi i maschi penserebbero al sesso non so quante volte all'ora e sti qui non hanno mai pensato a un bel paio di tette in tutta la loro storia? Per me era un popolo inferiore, indegno della terra, ha fatto bene a scomparire e in confronto ai bizantini che conservavano tutta la cultura pre-ellenistica, greca, romana e cristiana e decoravano i palazzi con mosaici raffiguranti donne bellissime, erano ben al di sotto degli scarafaggi stercorari che passano la vita a fare palline di cacca. Mi dispiace, lo ammetto: sono razzista verso i longobardi, li considero un popolo inferiore.
Da bambino e da ragazzo odiavo tutto quanto era legato alla grammatica.
Negli anni sono cambiato e ho scoperto che dietro a ogni parola c'è un simbolo che il nostro pensiero ha sviluppato, spesso legato a qualcosa che abbiamo inventato noi umani ed estraneo alla natura, e possono essere meravigliose.
Ora, tornando a bomba, a me sembra che invece, dietro a tutti questi neologismi, spesso non ci sia proprio nulla, anzi, forse c'è proprio il vuoto interiore, il riflesso di chi si guarda dentro e non trova niente.
Cioè, sdrumare era il verbo di chi squoteva i rami per raccogliere le noci, le pigne, le nocciole, le olive (se è scemo e vuole fare un olio cattivo) è legato al fare qualcosa di utile, ma tutto il resto è una terminologia da divano, telecomando e auricolari ed è proprio un peccato.