Parole, parole, parole

binghilla

La mente è un paracadute: funziona solo se si apre
Da me si chiama
Arbion (Arbiöi plurale)
Questo è il nome in dialetto dei piselli nel mio paese (alto Novarese).
Non saprei da quale delle tanti dominazione è arrivato questo termine.

Avete idee?
Da me i piselli si chiamano la ruvié, al femminile.

C'è una vecchia barzelletta con un ferrarese e un americano.
L'americano fa lo "sgrandone" dice che da lui è tutto più grande, le case sono più grandi, le strade sono a più corsie e quindi più grandi, i ponti sono più grandi, ecc
Il ferrarese ascolta ascolta ascolta pazientemente ma a un certo punto passa un camion di angurie e allora il ferrarese indicando il camion dice all'americano "lo vedi quello? Quella è ruvié sgranata" (piselli tirati fuori dai baccelli)
 
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gamine2612

Together for ever
Da me si chiama

Da me i piselli si chiamano la rubié, al femminile.

C'è una vecchia barzelletta con un ferrarese e un americano.
L'americano fa lo "sgrandone" dice che da lui è tutto più grande, le case sono più grandi, le strade sono a più corsie e quindi più grandi, i ponti sono più grandi, ecc
Il ferrarese ascolta ascolta ascolta pazientemente ma a un certo punto passa un camion di angurie e allora il ferrarese indicando il camion dice all'americano "lo vedi quello? Quella è rubié sgranata" (piselli tirati fuori dai baccelli)
:) in provincia diciamo "ruvié"
 

Carcarlo

Well-known member
Veramente me li ero tenuti per la fine, ma siccome siete frettolosi, passiamo subito ai Piselli.

In portoghese si dice ervilhas che deriva dal latino volgare o tardo latino ervilia (o erviliona), che indicava la veccia, la cicerchia o simili leguminose selvatiche. A sua volta, ervilia è un diminutivo o derivato di ervum (veccia). Nel corso dei secoli, il passaggio fonetico e semantico nei dialetti dell'Italia settentrionale ed evidentemente pure in portoghese, ha trasformato la radice in erbion / arbion, specializzandone il significato nell'uso contadino per indicare i piselli.

In spagnolo si dice guisantes e la storia è complessa e interessante:
1. tutto parte dalla radice latina (pisum sapĭdum), che significa letteralmente "pisello saporito".
2. da lì si passa al mozarabe (la lingua di origine latina dei cristiani assoggettati dai musulmani durante l'alto medioevo) che accorciò l'espressione latina nella parola biššáuṭ.
3. a questo punto intervenne il del verbo guisar (cucinare): quando il termine passò al castillano medievale, la parola venne alterata per attrazione e assonanza con il verbo spagnolo guisar (che significa "cucinare", "stufare") e con il termine aragonese guixa (la cicerchia). La popolazione associò foneticamente il nome del legume al modo in cui veniva consumato (cioè cucinato/stufato), trasformando definitivamente il vocabolo in guisante.

In catalano, occitano, francese e genovese si dice rispettivamente pèsols, peses, pois e pöisci (pronunciato puisci) che derivano da pisum in latino, che a sua volta deriva da pison in greco.
In alto novarese e altri dialetti del nord Italia, si dice arbion, che ha lo stesso origine del portoghese ervilhas.
In ferrarese si dice ruviè (e le varianti emiliano-romagnole come ruviòt, arvèja o arvaja) che derivano direttamente dal latino ervilia (o ervilla)
Grazie per i dati forniti! :)

In veneto si dice bisi, in sardo pisu, in romanesco piselli anche se nel Lazio si direbbe arvéja, in napoletano pesielle, in pugliese piseddu, in calabrese pisidru e in siciliano piseddu, che do per scontato derivare da pisum.

In rumeno invece, si dice mazăre che ha un'etimologia affascinante e complessa: fa parte del sostrato preromanzo della lingua rumena, ovvero quel gruppo di termini ereditati dalle antiche popolazioni autoctone dei Daci o dei Traci. Non si tratta quindi di un vocabolo di origine latina o slava. Le principali teorie linguistiche ne tracciano l'origine come segue:
1. l'ipotesi traco-dacica: secondo i principali dizionari etimologici rumeni (come il DEX - Dicționarul explicativ al limbii române) e storici della lingua, la parola deriverebbe dal tracio *mazela o *mazala, a sua volta riconducibile alla radice proto-indoeuropea *meh₂ǵʰ-elo col significato di "piccolo fagiolo" o "legume".
2. La connessione con l'albanese: esiste una forte correlazione linguistica con la parola albanese modhullë (che indica il "veccione" o la "cicerchia", piante della stessa famiglia dei legumi). Questa parentela è tipica dei termini del sostrato balcanico, che accomuna il rumeno e l'albanese prima della romanizzazione della regione.
3. Varianti regionali: nel dialetto aromeno (la variante del rumeno parlata a sud del Danubio), la parola si ritrova in una forma molto simile: madzãri.
In sintesi, mazăre è una delle circa 100-160 parole del rumeno moderno che i linguisti considerano sopravvissute all'assimilazione latina, testimoniando la lingua parlata nei Balcani prima dell'arrivo dei Romani.

Devo dire che questa volta gli etimologi e le etimologhe si sono comportate bene dicendo cose sensate e raccontandoci cose carine come per lo spagnolo e il rumeno, non come quella volta che mi hanno fatto arrabbiare davvero con perro, gos e dog (cane in spagnolo, catalano/valenciano e inglese).

Secondo me, il pisello, essendo un po' dolce, è un legume un po' sui generis e sta alla pasta all'uovo, come i ceci alla pasta di Gragnano: insomma, per me è un po' troppo dolce e saporito di suo, perciò va a coprire i gusti che gli aggiungeresti.
Oltre le lande desolate del Tartaro, laddove l'Appennino scende mesto tra la foschia, la nebbia, la brina e la galaverna, i piselli vengono spesso trasformati in creme con l'aggiunta di latte e burro, mentre oltr'Alpe, le voci narrano addirittura dell'aggiunta di panna per fare le suppen.
Nelle terre della navigazione, della filosofia e dell'olio d'oliva invece, olio, aglio (alito profumato) e si vedrà.
In Spagna li passano in aglio, cipolla tritata fine fine, olio e cubetti di prosciutto crudo.
Se uno è un goloso, ci può strapazzare dentro il bianco dell'uovo e poi lasciarci intiepidire sopra il rosso e finire il tutto con una leggera grattuggiata di pepe nero o bianco che è pure più aromatico.
Se qualcuna è vegetariana, potrebbe provare a sostituire i cubetti di prosciutto con cubetti di zucca o yuca tostati o fritti (in modo che crocchino un pochino).

Per concludere, i piselli sono avvolti da un mistero indecifrabile, e cioè: perchè se in latta costano sì e no tra i 2 e i 3€/Kh, quando sono freschi ne costano tra gli 8 e i 12, e una volta sgusciati, se va bene, si arriva tra i 20 e i 30€/Kg, cioè più cari del filetto di banchiere svizzero?
 
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Carcarlo

Well-known member
Allora, andiamo avanti.

Il Cecio.

In portoghese si dice grão-de-bico, letteralmente grano col becco, e una parola così bella è talmente commovente da meritare un applauso.
👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏
Cioè, ma davvero, ma vi immaginate che in una famiglia di contadini, nel secolo VI, senza luce, senza gas, senza acqua corrente, senza istruzione, i genitori fanno vedere un cecio ai bambini e gli dicono questo è un chicco col becco? E poi questi bambini lo ripetono ai loro fino a quando diventa di uso comune
Quanta poesia.
E' così che si devono fare le parole!

In spagnolo si dice garbanzo e non si sa perchè, ma per una volta non è uscito un fenomeno a dirci che è perchè hanno preso a chiamarli così. La teoria più fondata vuole che sia una parola preromana di origine indoeuropea e mediterranea, il problema è che in Spagna, prima dei romani, c'erano iberi, tartesi e celti, e i primi due non erano indoeuropei e l'ultimo non ha mai visto il Mediterraneo! C'erano anche tante colonie pre-elleniche, fenice e cartaginesi, ma mica erano indoeuropei! I greci allora? In greco mi ricordo 🤣 che si diceva ἐρέβινθος (erébinthos): può essere? In tal caso, secondo l'Ipotesi di Carcarlo, la prima r diventa gar per assonanza con grano; bin diventa ban (ma poteva diventare bun); e thos diventa zos. Dico io, poi non so, tanto ne sparano di quelle che vanno bene anche le mie.

In catalano si dice ciurò o cigrò che deriva da ciceronem, diminutivo del latino cicer, cece.

In occitano si dice céser che deriva direttamente da cicer.

In francese si dice pois chiches che sta per pisello cece ed è assonante con pisello chiches, cioè pisello avaro, magari perchè i francesi, trovandolo secco, a differenza del pisello verde, non lo apprezzano molto. Poverino: a me piacciono un sacco.

In genovese si scrive çeixai e si pronuncia seishi (dolce).

In rumeno invece, si dice naut che deriva dall'ottomano nohut che deriva a sua volta dal persiano noxod.

I ceci sono particolarmente buoni nella zuppa toscana, nella farinata della Genova di Ponente che si fa in speciali forni dove la fiamma deve passare sopra alla farinata gocciolante olio che è una cosa vergognosa, e nella Penisola Iberica dove vanno dentro di chorizo, sanguinacci, lardo, prosciutto, insomma tutta la base della dieta mediterranea.
 

DaneelOlivaw

I Robot
Nel mio dialetto dovrebbe essere scicula, da non confondere con scigula che ovviamente è cipolla. :)

Usato veramente poco, lo usano di più in Liguria per fare quella specie di frittata senza uova.
 

Carcarlo

Well-known member
Nel mio dialetto dovrebbe essere scicula, da non confondere con scigula che ovviamente è cipolla. :)

Usato veramente poco, lo usano di più in Liguria per fare quella specie di frittata senza uova.
Ho guardato anche nel dizionario italiano-longobardo-latino-insubro ma non trovo nulla in proposito.
Trovo solo che scigula è cipolla e che ceci si dice scisc che deriva da cicer.
Possibile?

E negli altri dialetti?
 

DaneelOlivaw

I Robot
È possibile che sia solo un uso limitato qui in zona o che ricordi male. Molte parole ormai anche parlando dialetto vengono dette in italiano perché non si sa più come si dicevano.
 

Carcarlo

Well-known member
La Cicerchia.

La Cicerchia è un legume simile al cecio, più secco e irregolare che pare essere stato addomesticato fin dal neolitico, eppure, nonostante sia quello più ricco di proteine è andato praticamente perso :confused:.
In Spagna, addirittura, ne venne vietata la farina, dal 1944 al 2018, poi è stata liberalizzata e adesso te la puoi fumare o farci le zuppe.
Il problema è che contiene una tossina che alla lunga porta alla paralisi delle gambe.
Oggi, in Italia, si trova per lo più in Meridione.

In portoghese si chiama chicharo e deriva dal latino cicer.

In spagnolo si chiama almorta, deriva dal mozarabe almorta, che deriva dal protocastigliano morta, poichè somiglierebbe a un molare cavato da un cadavere, e infatti, in Castiglia, si chiamano anche muelas (molari) e dientes de muerto che fa venire l'acquolina in bocca! 😋

In catalano e in occitano si dice rispettivamente guixes e gèissa che avrebbe un origina indoeuropea e preromana o forse araba.
Sarà, ma a me ricorda molto guisantes (i piselli in spagnolo).

In genovese invece, si dice lême, dal termine latino lāmina (successivamente evoluto in lama), utilizzato storicamente per indicare un terreno piatto, acquitrinoso o un fossato fangoso, che rappresentava l'habitat ideale per la coltivazione o la crescita selvatica di questo tipo di legumi rustici.
Onestamente, capirei se si chiamassero così in Ciociaria, nell'Agro Pontino, ma in Liguria...terreni piatti, acquitrinosi... dove li hanno visti?
Comunque, se andiamo avanti così, dovrò prendere una tastiera per il genovese per scrivere le varie vocali con puntini, trattini e cappelletti vari che con la mia non posso fare.

In italiano, cicerchia deriva dal latino cicer.

In rumeno invece, si dice latir, sempre dal latino perchè la pianta si chiama Lathyrus Sativus.
Bravi rumeni!

A me sta cosa qui, però, della cicerchia che va a scomparire, mi dispiace. ☹️
 

Carcarlo

Well-known member
Ora andiamo un po' veloci e concludiamo che domani sarò via.

La Fava

In portoghese, spagnolo, catalano, occitano, francese e italiano si dice rispettivamente fava, hava, fava, fava, fève e fava e deriva dal latino faba.
Nelle Asturie invece, nel nord della Spagna, le fabes sono i fagioli grossi bianchi, quelli che noi chiamiamo fagioli Spagna, non le fave (che casino però eh!)

In rumeno invece, si dice bob che deriva dal paleoslavo o slavo antico bobŭ (confrontabile con il bulgaro e il serbo-croato bob).

Sono andato a vedere se c'è qualche collegamento tra il faba latino e il bob paleoslavo, scoprendo che nella lingua proto-indoeuropea si diceva *bʰabʰ- o *bʰabʰeh₂ il che, chiarisce definitivamente le cose.

In sardo si dice faa, ma molti di loro non le possono mangiare poichè affetti dal favismo, un difetto genetico che provoca la rottura dei globuli rossi, in compenso, li rende molto più resistenti alla malaria. Il favismo è comune soprattutto nelle isole, come la Sicilia o Creta.

Le fave, come i piselli, sono carissime da fresche (buonissime col salame, il formaggio e il sardo fresco) ma poi secche non le vuole nessuno.
Diciamo che secche le puoi fare in minestroni, ma insomma, per dirla tutta... sono molto peggio dei fagioli, perciò qualcuna nella minestra o nel risotto, passi,ma un piatto di fave secche è un brutto scherzo.


Le Lenticchie

Qui si fa presto poichè nelle varie lingue anzi citate, si dice lentilhas, lentejas, llentes, lentilhas, lentilles, lentigge, lenticchie e linte che derivano dal latino lentīcŭla, che è il diminutivo di lens che - secondo google - significa lenticchia o lente (cosa ne sapessero i romani delle lenti, non si sa!).
Peccato che con le lenticchie, nessuna lingua si sia sbizzarrita minimamente. 🙁
 

DaneelOlivaw

I Robot
Quattrino e Soldo
Sono un cercatore con cercametalli dilettante.
Io ed un mio amico appena vediamo un bosco abbastanza pulito o un campo arato, ma non seminato ci mettiamo alla ricerca.

Oltre ai 5 e 10 centesimi di Vittorio Emanuele II, che sembra non valessero nulla già ai tempi da quanti se ne trovano, rinveniamo spesso il quattrino del ducato di Milano o del successivo regno lombardo veneto e il soldo. Il quattrino è appunto un quarto di soldo.

Curioso come queste due monete abbiano col tempo assunto il significato di denaro.
 

binghilla

La mente è un paracadute: funziona solo se si apre
Quattrino e Soldo
Sono un cercatore con cercametalli dilettante.
Io ed un mio amico appena vediamo un bosco abbastanza pulito o un campo arato, ma non seminato ci mettiamo alla ricerca.

Oltre ai 5 e 10 centesimi di Vittorio Emanuele II, che sembra non valessero nulla già ai tempi da quanti se ne trovano, rinveniamo spesso il quattrino del ducato di Milano o del successivo regno lombardo veneto e il soldo. Il quattrino è appunto un quarto di soldo.

Curioso come queste due monete abbiano col tempo assunto il significato di denaro.
Da noi essendo stato attraversato dalla convulsa ritirata tedesca della linea gotica, col metal detector c'è il rischio di trovare ordigni inesplosi
 

DaneelOlivaw

I Robot
Da noi essendo stato attraversato dalla convulsa ritirata tedesca della linea gotica, col metal detector c'è il rischio di trovare ordigni inesplosi
Da li in su fino al Brennero è pieno di ordigni. Anche della prima guerra

Qui da me ho trovato solo un paio di 75mm da contraerea inesplosi che ho lasciato dove si trovavano.
 
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