87° Poeticforum - Le poesie che amiamo

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J'apprécie l'effort, mon ami, mais tu peux faire encore mieux. :love:
Bonne nuit, à demain.🙋‍♀️
 
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E intanto aspettiamo che si affacci @Pnin la bella stacanovista
che - o lavora troppo - o bisogna cercarla a "Chi l'ha vista":)
 
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Guest
Rien ne vais plus de moi ma chere je suis esaurì, neurons cerrè pour les vacati9ns
Ego te absolvo.
Al limite mi vendico scrivendo ottomila cartelle di commento, o la riscrivo a modo io (questo è l'influsso nefasto di Borges!😨)
Solo che oggi non posso, sono troppo allegra e non voglio sciupare il momento con le lagne di uno psicopatico..o_O
 
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sono troppo allegra e non voglio sciupare il momento con le lagne di uno psicopatico..o_O
Almeno in ferie si potrà usare un linguaggio psychological scorrett, 😁è una liberazione dopo undici mesi....
 
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Torno seria, e mi scuso con Monna Poesia per il lessico becero della precedente esternazione.
Ora mi tocca farmi carico di un po' di angoscia, perché difficilmente si può leggere una poesia come quella di Panero senza farsi un po' contaminare.
Il caro collega @MaxCogre (detto così suona come il nostro comune amico, se l'accostamento non è troppo irriverente ;)), dicevo, max ha sottolineato giustamente le varie forme retoriche, ma poi ha affermato ironicamente che lo scritto di Panero è in gran parte un flusso di coscienza con gli "a capo".
Ma che cosa distingue un flusso di coscienza da una composizione poetica?
Non sono un'esegeta, ma secondo me ciò che caratterizza una poesia è, tra l'altro, l'uso di immagini che non descrivono, non analizzano, ma permettono al lettore una comprensione immediata. Una comprensione che a volte può essere anche somatizzata come percezione degli stati fisici dell'autore, ma che comunque arriva direttamente al nostro cervello emozionale, ovvero alla parte di cervello che alabora le emozioni ancor prima che diventino concetti o affermazioni.
Per me questi versi, ad esempio,
Nel posacenere ci sono
idee e poesie e voci
di amici che non ho. Ed ho
la bocca piena di sangue,
e sangue che esce dalle crepe del mio cranio
e tutta la mia anima sa di sangue

non sono flusso di coscienza, sono espressione della sofferenza dell'autore, e un'anima che sa di sangue è un'espressione intensamente, orribilmente disperata. Espressione non basta: c'è comunicazione di qualcosa che chi scrive prova e riesce a far arrivare direttamente al lettore attraverso le immagini.
Qualcuno mi potrebbe dire: sì, ma citare Wittgenstein non è poesia.
E allora Sanguineti, che inserisce nelle sue poesie versi in tedesco, boutade, calembour, che cos'è, un non-poeta?
Forse a questo punto la mia affermazione sulle immagini che coinvolgono il solo cervello emozionale è un'affermazione superata o quantomeno limitata.
Purtroppo, credo, se come lettori di prosa siamo tanto smaliziati da saper leggere i più stranianti romanzi contemporanei, forse come lettori di poesia siamo fermi a Montale. Ma Montale ha vinto il Nobel nel 1975, sono cinquant'anni di cambiamenti, non solo poetici, che ci siamo persi per strada, forse nelle manchevolezze di una maturità liceale ormai purtroppo obsoleta.
O forse di una pigra indifferenza per Monna Poesia, la stessa indifferenza che ha lasciato senza un solo commento "La terra desolata" di Eliot, quando ne ho postato (Bleach, volevo dire ne ho pubblicato) uno stralcio in questo settore del forum.
Eppure Eliot viene definito il padre della modernità, o no?
Continuo dopo.
 
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Nella prima parte di questo commento mi sono concentrata su cosa sia la poesia, interrogativo che non ha risposte facili né univoche.
Però ora sarebbe il caso di dire cosa suggerisce questa poesia a me.
Che questo bicchiere di vino scuro o bianco
di gin o di rum o quel che sia
- gin e birra, per esempio -
che è come l'infanzia, e non è
fuga, né evasione né sogno
ma l'unica vita reale e tutto il possibile
e afferro di nuovo la coppa come il collo della vita e racconto
a qualche essere che è probabile che sia
lì la vita degli dei

Ho evidenziato questa parte perché mi sembra significativa: Panero secondo me è consapevole dei propri comportamenti distruttivi ma sa anche che essi sono l'unico modo per affrontare l'estremo caos che sente dentro di sè. Certo la sua situazione oggettiva non aiuta: è un narratore omosessuale, antifranchista, rifiutato dal sistema, con eredità familiare di disturbi psichici e alcoolismo.
E cosa fa? Costruisce il proprio equilibrio su un ulteriore squilibrio, beve fino ad avere la bocca e lo stomaco devastati. E' come se l'alcool fosse diventato il contenitore delle sue tragedie, la Grande Rovina che assomma in sè tutte le altre. La maxicambiale che assorbe tutte le cambiali della sua vita, le unifica e - paradossalmente - dà allo scrittore un senso, la possibilità di autodefinirsi e autoraccontarsi.
Cosa provo? Angoscia, certo, ma in fondo anche trovo sorprendente come quest'uomo disprezzato e tartassato in tutti i modi dalla vita abbia trovato il proprio modo di affermare la propria verità per quanto orrenda e degradata potesse essere.
Non è fuga né evasione né sogno ma l'unica vita reale e tutto il possibile. Lo dice lui con una stremata lucidità .
Secondo me quest'uomo ha guardato fino in fondo il proprio inferno e lo ha abbracciato.
Paradosso di un'autodistruzione per continuare ad esistere. Per questo posso dire che da un lato provo angoscia ma dall'altro lato provo una sensazione di tragica grandezza.
 

MaxCogre

Well-known member
Credo che pat ha ragione. Quei momenti di emozione, peraltro, proprio quei passaggi, li ho sentiti anche io. Però, non posso ritrattare del tutto il mio giudizio, proprio perchè è istintivo. Resto almeno qui: che la poesia di Panero contiene momenti di 'impoeticità'. Resto anche sulla ricchezza e molteplicità dei punti di vista di questa community, da cui sempre, nel complesso, esce una qualche verità sull'opera in questione. Dovrebbero pagarci come critici, e non con le tazze decorate lol (qualcuno qui dentro sa di cosa parlo/a). O quantomeno come criticoni ;-)
 
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Deleted member 11371

Guest
Grazie @MaxCogre, mi piace come ragioni. Capisco il tuo punto di vista molto lucido e coerente; è vero che i momenti di impoeticità ci sono, li vedo anch'io ma nella mia lettura ho privilegiato un approccio empatico, anche se ormai la parola empatia è talmemte abusata da essere in gran parte svuotata di significato. Allora potrei dire che il mio è stato un approccio appassionato..
..ma la passione spesso conduce (cit) a punti di vista unilaterali, e allora smorzo un po' il mio entusiasmo e celebro il poeta Panero modificando l'ultima frase: al posto di "tragica grandezza" scrivo "tragica intensità".
Ciao
3347709.gif
 
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alessandra

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La casa era tranquilla e il mondo calmo

La casa era tranquilla e il mondo calmo.
Il lettore diventava il libro; la note d’estate

era come l’essere consapevole del libro.
La casa era tranquilla e il mondo calmo.

Le parole erano dette come non ci fosse libro,
per quanto il lettore chino sulla pagina

volesse poggiarsi, volesse essere
lo scolaro per cui il libro è vero, per cui

la notte d’estate è come un pensiero perfetto.
La casa era tranquilla perché così doveva essere.

La casa era parte del significato, parte della mente:
l’accesso della pagina alla perfezione.

E il mondo era calmo. La verità in una parola tranquilla,
dove non c’è altro significato, lui stesso

è calmo, è estate e notte, è il lettore
chino che legge fino a tardi.

Wallace Stevens 8trovate più su le notizie sull'autore nel post di Pathurnia)
 

MaxCogre

Well-known member
Anche questa poesia non mi suscita poesia lol, però è una efficace descrizione di una lettura immersiva, dove viene meno la coscienza, il sè.
 

MaxCogre

Well-known member
Per questo il lettore non può poggiarsi al libro, perchè nn c è alcuna separazione tra lui e il libro e tra la realtà e il libro.
 

MaxCogre

Well-known member
É forse questo ricongiungimento col 'fuori', questa trance, sempre il sintomo di qualche esperienza di verità o perfezione.
 

MaxCogre

Well-known member
Curiosamente capita che afferriamo le cose quando ci dimentichiamo di stringerle in mano (lol questo mi ricorda un curioso metodo creativo di tesla che si addormentava cercando di risolvere un problema con un peso nella mano)
 
D

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di rispondere.
 
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