Torno seria, e mi scuso con Monna Poesia per il lessico becero della precedente esternazione.
Ora mi tocca farmi carico di un po' di angoscia, perché difficilmente si può leggere una poesia come quella di Panero senza farsi un po' contaminare.
Il caro collega
@MaxCogre (detto così suona come
il nostro comune amico, se l'accostamento non è troppo irriverente

), dicevo, max ha sottolineato giustamente le varie forme retoriche, ma poi ha affermato ironicamente che lo scritto di Panero è in gran parte un flusso di coscienza con gli "a capo".
Ma che cosa distingue un flusso di coscienza da una composizione poetica?
Non sono un'esegeta, ma secondo me ciò che caratterizza una poesia è, tra l'altro, l'uso di immagini che non descrivono, non analizzano, ma permettono al lettore una comprensione immediata. Una comprensione che a volte può essere anche somatizzata come percezione degli stati fisici dell'autore, ma che comunque arriva direttamente al nostro cervello emozionale, ovvero alla parte di cervello che alabora le emozioni ancor prima che diventino concetti o affermazioni.
Per me questi versi, ad esempio,
Nel posacenere ci sono
idee e poesie e voci
di amici che non ho. Ed ho
la bocca piena di sangue,
e sangue che esce dalle crepe del mio cranio
e tutta la mia anima sa di sangue
non sono flusso di coscienza, sono espressione della sofferenza dell'autore, e
un'anima che sa di sangue è un'espressione intensamente, orribilmente disperata. Espressione non basta: c'è comunicazione di qualcosa che chi scrive prova e riesce a far arrivare direttamente al lettore attraverso le immagini.
Qualcuno mi potrebbe dire: sì, ma citare Wittgenstein non è poesia.
E allora Sanguineti, che inserisce nelle sue poesie versi in tedesco, boutade, calembour, che cos'è, un non-poeta?
Forse a questo punto la mia affermazione sulle immagini che coinvolgono il solo cervello emozionale è un'affermazione superata o quantomeno limitata.
Purtroppo, credo, se come lettori di prosa siamo tanto smaliziati da saper leggere i più stranianti romanzi contemporanei, forse come lettori di poesia siamo fermi a Montale. Ma Montale ha vinto il Nobel nel 1975, sono cinquant'anni di cambiamenti, non solo poetici, che ci siamo persi per strada, forse nelle manchevolezze di una maturità liceale ormai purtroppo obsoleta.
O forse di una pigra indifferenza per Monna Poesia, la stessa indifferenza che ha lasciato senza un solo commento "La terra desolata" di Eliot, quando ne ho postato (Bleach, volevo dire ne ho pubblicato) uno stralcio in questo settore del forum.
Eppure Eliot viene definito il padre della modernità, o no?
Continuo dopo.