Confesso. Mi sto innamorando di Borges.
E' odioso e ampolloso, ma è un genio. Prende la letteratura, finge di costruire una cattedrale, ti fa vedere alte volute di gloria e poi .. oplà, con una giravolta ti svela che era un gioco di ombre. E tu lo segui.
Da quel gioco di ombre fa uscire Mandrake che ti mescola le carte della filosofia occidentale con le collane di fiori di un rito orientale, ti mostra e dimostra che dicono la stessa cosa, poi con la leggerezza di un bambino che scalcia un pallone ti svela che è tutto inventato, anzi che non c'è mai stato. E tu lo segui.
Ti irretisce con la sua erudizione, ti incanta con l'immaginazione più sfrenata e non ti accorgi che ti ha sciorinato davanti tutta la filosofia, tutta la letteratura passata presente e futura per poi mostrarti che nulla di tutto ciò era mai esistito ma che potrebbe esistere in uno dei fantastiliardi di futuri possibili. E quando gli hai creduto lui ti spiega che sei un cretino, non ci sono futuri possibili perché sono già esistiti mille volte ed è tutto passato, anzi presente, anzi no, perché il tempo non esiste e tutto si riavvolge, e qualcuno un giorno di questi (o di quelli) riscriverà la
Divina Comedia, e che non è mai stata scritta una
Divina Comedia ma verrà comunque riscritta uguale uguale a quella che - in fondo - non c'è mai stata.
Leggere Borges è una sbornia, un orgasmo, un cataclisma, un'epifania.
E questo è il mio non-commento al racconto "Pierre Menard, autore del Chisciotte".
Che forse un giorno qualcuno scriverà.
