Prendila con filosofia!

alevale

Well-known member
Stimolata da una osservazione di un utente ho pensato di creare l'angolo del filosofo nel forum
Dunque, dunque.
Saprete meglio di me che la filosofia è letteralmente l'amore per la conoscenza, il sapere e si occupa di riflettere approfonditamente sulle grandi questioni della vita: moralità, linguaggio, ragione, mente, metafisica, pensiero religioso, ma anche di sistemi economici e politici.
La filosofia nasce in Grecia intorno al VI sec. a. C. anche se dal principio fiori' principalmente nelle colonie asiatiche, come l isola di Mileto.
La filosofia non è una scienza esatta, quindi non ha risposte giuste si occupa piuttosto di porsi le "giuste domande"
Fatta questa brevissima ed elementare introduzione, mi piacerebbe che la discussione vertesse su queste tematiche: se leggete libri a tema filosofico, qual è il filosofo che maggiormente ha lasciato il segno nella vostra vita, c'è una frase in particolare che vi ha colpito, qual è la vostra filosofia di vita, l'interrogativo filosofico che più vi attanaglia, il ruolo dei filosofi nel mondo moderno, la filosofia allontana/esclude o avvicina l'uomo
ad una entità superiore (quest'ultimo era un tema molto caro alla mia meravigliosa professoressa di filosofia)
Ecco, questi sono solo degli spunti/suggerimenti, ma potete anche dare al 3D un'altra interpretazione o contenuto .
Appena metto insieme qualche idea darò anche io il mio contributo.
 

Carcarlo

Well-known member
Complimenti, bella discussione. (y)
A me piaceva tanto Kant e il suo discepolo Ortega y Gasset, ma l'ultima volta che ho letto i loro libri è stato nel secolo scorso, perciò mi sa che prima di rispondere mi tocca andare a ripassare, e adesso non è proprio il momento migliore, ma prometto che lo farò! :)
 

alevale

Well-known member
@alevale, la filosofia secondo me non si limita a porsi le giuste domande, ma anche ci aiuta a organizzare queste domande nel modo giusto, cioè con un metodo rigoroso. Perché, vedi, se quelle giuste domande ce le poniamo in modo caotico, o semplicemente non conseguenziale, finisce che le risposte non saranno chiare ma anch'esse confuse.
Comunque, ti dico il mio passato, che burrascoso lo è per davvero. Quando mi iscrissi a Scienze dell'Educazione (laurea magistrale a ciclo unico, 43 esami!) fu perché a Bari non c'era ancora la facoltà di Psicologia. Fino a qualche tempo fa avrei detto purtroppo, e oggi invece ti dico per fortuna. Ma allora non lo sapevo, mi presi il mio bel 110 e lode ma senza entusiasmo.
Con la Filosofia ci fu un tiepido amore ma non così grande da impedirmi, in seguito, di continuare a inseguire il mio desiderio con l'iscrizione a Psicologia, la triennale prima e la specialistica dopo. Altri cinque anni spesi a cercare risposte. E senza più 110 perché a quel punto l'importante era finire, come diceva Mina.
E così ho continuato ad approfondire una ricerca di conoscenza che è diventata sempre di più uno scavare nell'animo umano o se preferisci nella psiche e nei suoi misteri, una ricerca di senso che - a parte i vantaggi lavorativi - mi ha portata a quello che oggi definisco un "carotaggio". Cioè scavare giù, sempre più giù come quando si analizza un terreno per capire le ere geologiche ma perdendo i boschi, le valli, gli arcobaleni e le aurore boreali.
Fuor di metafora, mi ritrovo oggi a 114 anni (come afferma il mio profilo sul forum:p) ad aver voglia di ricominciare a allargare gli orizzonti con lo studio della filosofia, ma adesso è terribilmente difficile perché non ho un metodo e devo trovarlo da sola; di tornare sui banchi non se ne parla, mi sentirei ridicola e fuori posto.
Però mi sento una specie di Rossella O'Hara che ha passato la vita inseguendo Ashley senza accorgersi che Rhett era il suo vero amore.
Così ci provo piano piano, non ricomincerei dai presocratici perché qualche base piccola piccola mi è rimasta, ma facendo un volo pazzesco mi sto avvicinando alla scuola di Francoforte (il che era ovvio data l'età e le tendenze politiche) e poi non so, faccio timidi passi come si fa al primo bagno di mare per saggiare l'acqua.
Uffa 'ste metafore!
A proposito, dico l'ultima cosa e poi smetto. All'esame di Storia Contemporanea l'assistente del prof mi chiese cos'è la globalizzazione, ed io me ne uscii con la farfalla che sbatte le ali a Pechino...😁
Certo che avevo (ed ho) una gran faccia da ..
Ciao, scusatemi per la lungaggine ma noi vecchiette siam fatte così🧐
Grazie per aver dato fuoco alle polveri 😊
E grazie anche per la precisazione/riempimento dell'essenza della filosofia e della sua definizione.
Certo, anche per me oltre alle domande la filosofia deve insegnare la coerenza logica e il metodo per rispondere. Quello che intendevo è che non essendo una scienza esatta a seconda delle premesse dei vari pensieri filosofici si arriva a risposte diverse. La mia voleva essere una brevissima introduzione per poi lasciare spazio al vostro approccio nei confronti di questa affascinante disciplina, proprio come hai fatto tu.
 
Ultima modifica:

alevale

Well-known member
Contribuisco per adesso con una frase di Kant, visto che è stato nominato e che è il filosofo di cui forse condivido maggiormente il pensiero

" L'uomo non è niente, se non ciò che fa di sé "

Bella vero?
 

greenintro

Well-known member
Bellissima discussione, tanti spunti di riflessioni che a sviscerarli tutti e con la profondità che meritano, meriterebbero non so quanti trattati, per cui vorrei limitarmi a dire la mia su quello che al momento mi stimola più a scrivere. I filosofi che più mi hanno ispirato nel formarmi una mia visione del mondo personale sono quelli che hanno collocato nell'interiorità dell'essere umano il luogo privilegiato nella ricerca della Verità, intesa come il complesso dei princìpi fondamentali su cui ogni forma di sapere deve necessariamente poggiare. Non per sminuire l'esperienza del mondo esterno, che ovviamente è ciò su cui basano le moderne scienze naturali, ma perché penso che ogni considerazione su ciò di cui abbiamo esperienza nel mondo fuori di noi non possa mai prescindere dall'individuazione delle strutture della vita interiore a partire da cui quella stessa esperienza è possibile, dato che ogni nostra rappresentazione del mondo è sempre in gran parte determinata dalle caratteristiche della nostra coscienza soggettiva entro cui di questo mondo possiamo avere un'idea. Di autori e correnti che, in tanti modi diversi fra loro, hanno portato avanti questo primato dell'interiorità ce ne sarebbero tantissimi. Mi limiterei a citare, prima di tutto Socrate e il suo metodo maiuetico, poi la rielaborazione di tale approccio in chiave cristiana con S.Agostino, che ha avuto poi un'influenza enorme e costante in tutta la storia del pensiero occidentale, attraverso il cogito cartesiano, lo spiritualismo di Rosmini nell'Ottecento, fino ad autori, ingiustamente sottovalutati, ma che studio e trovo interessanti, che hanno ripreso questi temi dell'interiorità metafisica, e ci aggiungerei anche la fenomenologia di Husserl, soprattutto sviluppata da Edith Stein.

Mi piaceva anche dire una cosa sul quesito del rapporto dei filosofi col mondo moderno. Mi accorgo oggi che nel senso comune esiste un certo discredito e immagine negativa verso la filosofia, dato soprattutto dal fatto di vedere i filosofi un pò come dei tuttologi saccenti che pretendono di sentenziare un pò su qualunque argomento in assenza di conoscenze specialistiche inerenti le varie scienze (chimica, fisica, biologia ecc.). Questo in realtà nasce da un fraintendimento, cioè, spero di non scendere troppo nel "tecnico", nella confusione tra "tutto" e "totalità". Un mio amico, anche lui studioso di filosofia, una volta ha detto una frase, "di qualunque cosa di parli, la domanda filosofica è sempre lecita", e sono molto d'accordo con questo. Ma non vuol dire che il filosofo possa parlare di "tutto", alla stregua di un tuttologo, ma una cosa più sottile, che la filosofia ha uno sguardo che coglie la totalità, la visione generale del complesso delle varie forme culturali tramite cui diamo significato alla realtà. Cioè la filosofia è quel sapere che coglie i princìpi di verità che reggono la totalità del reale, nel senso che sono comuni a tutte le scienze particolari, ma questo non vuol dire che il filosofo possa pretendere di saperne di più dello scienziato riguardo i risultati specifici della sua zona di interesse. Il lavoro del filosofo si ferma a chiarire le condizioni generali e universali di validità e verità a cui le scienze fanno capo, ma poi quando si entra nei risultati del modo in cui, soddisfatte quelle condizioni, la scienza applica il suo metodo, il filosofo si fa da parte e lascia parlare lo scienziato. Ad esempio, il filosofo indaga la definizione generale dell'idea di "vita", le strutture universali che la definiscono, usando un metodo puramente logico deduttivo, e partendo da ciò, consente di delimitare l'ambito di studio del biologo, corrispondente all'insieme delle cose dotate di vita, ma una volta delimitato il campo di indagine, la filosofia si fa da parte per lasciare che sia il biologo a studiare i contenuti inerenti quel campo col metodo sperimentale (l'evoluzione, il dna, il genoma ecc.). Se si riuscisse a capire questo rapporto, penso che tanti pregiudizi negativi verso la filosofia cadrebbero, non sarebbe più vista come contrapposta o pretendente di sovrapporsi alle scienze, ma al contrario come prospettiva che ne supporta la validità, nel rispetto della differenza dei piani di indagine, cioè sarebbe vista un punto di vista che arricchisce, non che pretende di togliere agli altri, come spesso, erroneamente si crede. Non so se sono stato abbastanza chiaro, ci ho provato.
 
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