Ondine
Logopedista nei sogni
Fuori è ambientato nella Roma del 1981, durante l’estate. Goliarda (Valeria Golino) ha 55 anni, è appena uscita di prigione dopo una breve detenzione per il furto di alcuni gioielli – sottratti a una ricca amica dei salotti romani e poi rivenduti sotto falso nome – è senza lavoro e senza soldi e trascorre le giornate vagando senza meta per la città. Il suo isolamento si interrompe quando riallaccia i rapporti con Roberta (Matilda De Angelis), ex compagna di detenzione, una piccola criminale con legami nella lotta armata anche lei appena rilasciata da Rebibbia, e con Barbara (Elodie), un’altra ex detenuta. Questo ricongiungimento diventa l’occasione per tornare a respirare il mondo, rinsaldare i legami nati dietro le sbarre e rivivere, in una forma nuova e fugace, le sensazioni uniche e irripetibili di quei giorni.
Il mio commento a questo film è sicuramente poco obiettivo perchè mi piace molto la Golino, la trovo un'attrice scomoda e profondamente dentro ai ruoli che interpreta.
Amando anche Goliarda Sapienza non posso scrivere altro se non che sono stata felicissima di aver visto questo film che si basa su due romanzi della scrittrice, L'università di Rebibbia e Le certezze del dubbio. La scrittrice sosteneva che il proprio paese si conosce conoscendo il carcere, l’ospedale e il manicomio, secondo una logica di controllo, vigilanza e punizione. Goliarda è una donna per me affascinante perchè è fuori dall'ordinario, fuori fin da bambina dal sistema scolastico statale, fuori dai salotti letterari della Roma bene, fuori dall'editoria che non le vuole pubblicare L'arte della gioia. Goliarda parla di felicità o sindrome carceraria come fuga dall'irrealtà borghese, dalla solitudine, trovando infatti proprio nel carcere quella solidarietà, quella dimensione non giudicante, che non riusciva a trovare dentro, nella società definita come un ergastolo sociale nelle rigide selezioni del ceto e delle professioni. I luoghi spaziano da Piazza Euclide a Piazza del Popolo, dai circoli letterari e intellettuali alla periferia di Acqua Bullicante, Ostia, credo, nella scena del pranzo al mare. Bellissima la musica, In a sentimental mood di Duke Ellington, e il blues di Robert Wyatt.
Bravissimi tutti, attrici e attori.
Il mio commento a questo film è sicuramente poco obiettivo perchè mi piace molto la Golino, la trovo un'attrice scomoda e profondamente dentro ai ruoli che interpreta.
Amando anche Goliarda Sapienza non posso scrivere altro se non che sono stata felicissima di aver visto questo film che si basa su due romanzi della scrittrice, L'università di Rebibbia e Le certezze del dubbio. La scrittrice sosteneva che il proprio paese si conosce conoscendo il carcere, l’ospedale e il manicomio, secondo una logica di controllo, vigilanza e punizione. Goliarda è una donna per me affascinante perchè è fuori dall'ordinario, fuori fin da bambina dal sistema scolastico statale, fuori dai salotti letterari della Roma bene, fuori dall'editoria che non le vuole pubblicare L'arte della gioia. Goliarda parla di felicità o sindrome carceraria come fuga dall'irrealtà borghese, dalla solitudine, trovando infatti proprio nel carcere quella solidarietà, quella dimensione non giudicante, che non riusciva a trovare dentro, nella società definita come un ergastolo sociale nelle rigide selezioni del ceto e delle professioni. I luoghi spaziano da Piazza Euclide a Piazza del Popolo, dai circoli letterari e intellettuali alla periferia di Acqua Bullicante, Ostia, credo, nella scena del pranzo al mare. Bellissima la musica, In a sentimental mood di Duke Ellington, e il blues di Robert Wyatt.
Bravissimi tutti, attrici e attori.
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