Stampa giapponese del Museo di Arte Orientale Chiossone
Dal libro illustrato delle arti in broccato, 1763 di Suzuki Harunobu (1725-1770)
Dalla pagina FB del Museo.
aggiungo spiegone estratto dalla fonte detta sopra ...
In queste rigide giornate invernali, i giapponesi si scaldano sotto il kotatsu, un tavolino quadrato circondato da una coperta. Il kotatsu non è solo un elemento d’arredo, ma è un simbolo di calore, convivialità e tradizione.
La struttura principale è come quella di un tavolino, ma considerevolmente più basso. Ci si siede sul pavimento e si infilano le gambe sotto il telaio. Si possono utilizzare anche delle sedie senza gambe per poter appoggiare la schiena. Sopra il telaio viene generalmente appoggiato un futon, o una grossa coperta, in modo che ricada su tutti i lati e copra le gambe e la vita di chi è seduto. La coperta ha lo scopo di trattenere il calore all’interno della struttura. Il ripiano in legno posto sopra alla coperta, è un solido punto d’appoggio, ma all’evenienza può essere rimovibile e intercambiabile, in caso si voglia utilizzare la coperta come superficie. Il cuore del kotatsu giapponese è ovviamente la fonte di calore che si cela sotto di esso. Originariamente il kotatsu veniva riscaldato con il carbone posto in una pentola di coccio, ma oggigiorno si utilizzano resistenze elettriche, come piccole stufette.
Durante i mesi caldi può essere facilmente rimosso: basterà togliere la coperta, scollegare la resistenza elettrica e nascondere i circuiti. Il tavolino può essere smontato o usato come un normale appoggio.
Il kotatsu rappresenta il cuore e l'anima dell'ospitalità giapponese, accogliendo tutti coloro che si riuniscono attorno ad esso per condividere il calore della famiglia e dell’amicizia.
Le due cortigiane protagoniste dell'opera di oggi, sono proprio sedute al kotatsu, godendosi un momento rilassante sotto al calore della coperta. Una sta fumando la pipa ed è rivolta verso il set da fumo al suo fianco, l’altra sta leggendo un libro e ne ha un altro appoggiato chiuso sul piano del tavolo.
Non so se ne ho già accennato altrove comunque aggiungo anche che:
questo pezzo fa parte della collezione del concittadino Edoardo Chiossone. Valente incisore della seconda metà dell'ottocento che dopo gli studi a Genova nella locale accademia d'arte, si perfeziona all'estero in funzione di un accordo con la Banca D'Italia finalizzato all'assunzione.
L'accordo salta lasciando Chiossone "a spasso" e provocandogli un permanente risentimento verso le istituzioni governative italiane prima fra tutti la Banca D'Italia (mantenne comunque buoni rapporti con amici e parenti italiani).
Si trova in Inghilterra quando viene contattato dalle autorità giapponesi (siamo nei primi anni 70 dell'ottocento) per essere assunto insieme a molti altri tecnici stranieri che in quel momento il Giappone stava chiamando dall'estero per ammodernare il paese. Lui rientrava nel gruppo di "esperti di arti applicate" (c'era il gruppo dedicato all'industria, all'agricoltura, al sistema giudiziario, all'esercito).
Diventa un funzionario di primo piano della zecca e sovraintende alla produzione di banconote, monete e bolli.
Si distingue da subito per il grande interesse nell'arte giapponese che apprezza moltissimo. Si fa ben volere tanto da entrare nelle grazie di importanti personaggi.
Questi agganci, aiutano la sua passione di collezionista d'arte dandogli la possibilità di accedere a opere classiche e "contemporanee" dei migliori maestri giapponesi.
Chiossone si distingue, rispetto alla mentalità di altri occidentali, per la ricerca non dell'esotico o dell'eccentrico ma per l'interesse verso qualità e maestria. E' interessato ad approfondire storia e cultura per poter leggere correttamente le opere. Da vero esperto d'arte insomma.
Trascorre molti anni in Giappone fino alla morte. Una eccezione visto che ai tecnici stranieri era normalmente consentito di permanere per pochi anni se non pochi mesi. In genere dovevano istruire i locali giusto il tempo di trasferire competenze e tecnologie.
Lascia in eredità una notevole collezione di arte giapponese e cinese che arriva a Genova ai primi del novecento. La collezione viene prima portata nella Accademia d'arte di Genova. Un "oggetto misterioso", ingombrante (migliaia di pezzi tra stampe, sculture, oggetti d'arredo e suppellettili varie) e che non incontrava i gusti del tempo.
La collezione scampa ai bombardamenti della guerra per finire definitivamente negli anni 70 in una nuova e bella costruzione moderna al centro di un piccolo parco cittadino.
Da alcuni anni la gestione del Museo si distingue per l'organizzazione di eventi di carattere culturale dove viene divulgata la cultura, storia e arte giapponese. Ci sono conferenze, manifestazioni, celebrazioni di feste tradizionali, attività per tutte le età. Occasionalmente sono presenti ospiti giapponesi esperti degli argomenti trattati nei diversi eventi.
Come ho detto l'immagine e parte della descrizione li ho presi dalla pagina FB del Museo sempre ricca di articoli che pubblicizzano gli eventi e mostrano pezzi della collezione descrivendone storia e significato.