Yuri Radaelli
Yuri Radaelli
Stati Uniti, 1920.
La giovane Anne fugge dalla famiglia, dalla Chiesa, dal Texas e da un marito (il primo di quattro). Girovaga tra sanatori, giornalismo, ghostwriting, campando come può. E scrivendo. Inizia a scrivere a 10 anni e muore nel 1980 (giusto quando io celebro il mio decimo compleanno!).
https://it.wikipedia.org/wiki/Katherine_Anne_Porter
C’è un’intervista, però, che la mostra dopo l’effimero e breve successo (come lei dice: "l'unica volta che ho guadagno qualcosa") del film ispirato al suo unico grande romanzo, la nave dei folli:
... Che consiglio anche solamente per la deliziosa musichetta di sottofondo da TV anni ’60.
(Saltate i primi 30 secondi che introducono un tizio degli anni ’90 che parla di un progetto di restaurazione di vecchi programmi degli anni ’60)
Ma io dico… ma che meravigliosa creatura è? Sono l’unico a vedere in questa vecchina una piccola visionaria? Per come interrompe senza volerlo, per come guarda lontano, di lato, parlando come una bimba... Va bene, va bene, lo confesso: mi sono innamorato di lei.
Ecco una frase che amo e che sicuramente può essere apprezzata in questo forum di appassionate lettrici e lettori:
"Mi chiedono in quale personaggio sono io. Io? Io sono in tutti!"
OPERE
Raccolte di racconti: Bianco cavallo, bianco cavaliere e altri
La nave dei folli, romanzo
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La nave dei folli
Il titolo ha una lunga tradizione che parte dal medioevo e non è l’unica opera ad averlo usato.
L’autrice ha speso vent’anni per finirlo e inaspettatamente ha avuto un successo rapido, fino a diventare un film, per poi essere dimenticato con la morte dell’autrice. Niente di più sbagliato. È un gran romanzo. Un bestiario umano dissezionato con sguardo implacabile, ma mai eccessivo. L’autrice usa il bisturi con il sorriso. I personaggi sono incredibilmente disparati e imprevedibili, nello svolgersi del viaggio, pur restando tutto assolutamente verosimile. Dal viaggio in crociera che fece, ha saputo trarre lo sfondo per un realismo preciso che garantisce immersione, giusti tempi e ritratto di un momento storico a cavallo e che quindi sfugge ai grandi eventi. È il momento di un preludio: la calma prima della tempesta. Fin dall’inizio è attesa e fine, e mai completa presenza. Siamo in viaggio.
Contrariamente a un (peraltro delizioso, a suo modo) Michele Mari La stiva e l'abisso, dove il mare è il vero protagonista nella vita che risucchia le nostre piccole esistenze che restono fino a quando non tornano nel seno materno, in Porter il mare è vuoto, è sfondo, attesa: il suo occhio è su noi, gli esseri umani... e che sguardo! Gentile? Sarcastico? Pietoso? Tutto vero. Non ci sono eccessi. Lo sguardo di Porter non è mai, mai superficiale, volgare, neppure quando ci fa spiare intrighi amorosi.
Sono vecchie fotografie dei nostri nonni che non crediamo potessero essere così passionali, idealisti, piccini, e soprattutto umani. La Porter è implacabile con tutti, ma ha sempre il sorriso. Spesso, forse, mi è sembrato, perfino compassione. I temi che emergono sono: la donna che già scalpita di protagonismo, destreggiandosi tra mentalità ancora obsolete. Gli ebrei, dipinti come esseri umani e non secondo il diktat apologetico buonista, che già vivono da esuli in patrie non loro, e che perfino in crociera vivono in esilio. La terza classe (diciamo “il terzo stato”) ritratto con righe fugaci ma toccanti proprio perché mantenuta nell’ombra, ma che ombra non è: è il loro stato di reietti. Non ci sono scene forti, ma ci sono scene che si ricordano. È come se su quella nave lei avesse voluto infilarci il mondo, in un certo senso, tra aristocrazia, borghesia, popolazioni in guerra ed esuli: dei cubani giovani e scanzonati, affascinanti malandrini, e rivoluzioni portate avanti da nobildonne convertite alla causa dei più deboli. Non ci sono macchiette, non ci sono facili gouasche per stupire: è tutto molto naturale, molto storico, per quanto peculiare, ma accurato, per quel che ne so, e soprattutto credibile. Senti che è tutto al posto giusto: non ti accorgi quasi delle stravaganze perché sono il tessuto stesso di un’umanità che trapassa nella grande storia portandosi dietro il proprio carico di individualità peculiare.
Getta un’ombra di qualcosa che noi sappiamo sta per deflagrare, ma che rende loro inconsapevoli epigoni di un mondo che sta per scomparire alla deriva.
Vi può piacere? Può, ma non è per tutti. Scrive con ironia gentile. Bisogna ascoltare una musica che scorre tra le righe.
Ecco la prima pagina. Il suo stile è impeccabile come nella prima pagina ovunque tu apra il libro, che si trova usato per pochi euro in Ebay o ovunque, usualmente con una copertina orribile e inguardabile, ma dalla prima pagina puoi capire se è per te oppure no.
La giovane Anne fugge dalla famiglia, dalla Chiesa, dal Texas e da un marito (il primo di quattro). Girovaga tra sanatori, giornalismo, ghostwriting, campando come può. E scrivendo. Inizia a scrivere a 10 anni e muore nel 1980 (giusto quando io celebro il mio decimo compleanno!).
https://it.wikipedia.org/wiki/Katherine_Anne_Porter
C’è un’intervista, però, che la mostra dopo l’effimero e breve successo (come lei dice: "l'unica volta che ho guadagno qualcosa") del film ispirato al suo unico grande romanzo, la nave dei folli:
... Che consiglio anche solamente per la deliziosa musichetta di sottofondo da TV anni ’60.
(Saltate i primi 30 secondi che introducono un tizio degli anni ’90 che parla di un progetto di restaurazione di vecchi programmi degli anni ’60)
Ma io dico… ma che meravigliosa creatura è? Sono l’unico a vedere in questa vecchina una piccola visionaria? Per come interrompe senza volerlo, per come guarda lontano, di lato, parlando come una bimba... Va bene, va bene, lo confesso: mi sono innamorato di lei.
Ecco una frase che amo e che sicuramente può essere apprezzata in questo forum di appassionate lettrici e lettori:
"Mi chiedono in quale personaggio sono io. Io? Io sono in tutti!"
OPERE
Raccolte di racconti: Bianco cavallo, bianco cavaliere e altri
La nave dei folli, romanzo
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La nave dei folli
Il titolo ha una lunga tradizione che parte dal medioevo e non è l’unica opera ad averlo usato.
L’autrice ha speso vent’anni per finirlo e inaspettatamente ha avuto un successo rapido, fino a diventare un film, per poi essere dimenticato con la morte dell’autrice. Niente di più sbagliato. È un gran romanzo. Un bestiario umano dissezionato con sguardo implacabile, ma mai eccessivo. L’autrice usa il bisturi con il sorriso. I personaggi sono incredibilmente disparati e imprevedibili, nello svolgersi del viaggio, pur restando tutto assolutamente verosimile. Dal viaggio in crociera che fece, ha saputo trarre lo sfondo per un realismo preciso che garantisce immersione, giusti tempi e ritratto di un momento storico a cavallo e che quindi sfugge ai grandi eventi. È il momento di un preludio: la calma prima della tempesta. Fin dall’inizio è attesa e fine, e mai completa presenza. Siamo in viaggio.
Contrariamente a un (peraltro delizioso, a suo modo) Michele Mari La stiva e l'abisso, dove il mare è il vero protagonista nella vita che risucchia le nostre piccole esistenze che restono fino a quando non tornano nel seno materno, in Porter il mare è vuoto, è sfondo, attesa: il suo occhio è su noi, gli esseri umani... e che sguardo! Gentile? Sarcastico? Pietoso? Tutto vero. Non ci sono eccessi. Lo sguardo di Porter non è mai, mai superficiale, volgare, neppure quando ci fa spiare intrighi amorosi.
Sono vecchie fotografie dei nostri nonni che non crediamo potessero essere così passionali, idealisti, piccini, e soprattutto umani. La Porter è implacabile con tutti, ma ha sempre il sorriso. Spesso, forse, mi è sembrato, perfino compassione. I temi che emergono sono: la donna che già scalpita di protagonismo, destreggiandosi tra mentalità ancora obsolete. Gli ebrei, dipinti come esseri umani e non secondo il diktat apologetico buonista, che già vivono da esuli in patrie non loro, e che perfino in crociera vivono in esilio. La terza classe (diciamo “il terzo stato”) ritratto con righe fugaci ma toccanti proprio perché mantenuta nell’ombra, ma che ombra non è: è il loro stato di reietti. Non ci sono scene forti, ma ci sono scene che si ricordano. È come se su quella nave lei avesse voluto infilarci il mondo, in un certo senso, tra aristocrazia, borghesia, popolazioni in guerra ed esuli: dei cubani giovani e scanzonati, affascinanti malandrini, e rivoluzioni portate avanti da nobildonne convertite alla causa dei più deboli. Non ci sono macchiette, non ci sono facili gouasche per stupire: è tutto molto naturale, molto storico, per quanto peculiare, ma accurato, per quel che ne so, e soprattutto credibile. Senti che è tutto al posto giusto: non ti accorgi quasi delle stravaganze perché sono il tessuto stesso di un’umanità che trapassa nella grande storia portandosi dietro il proprio carico di individualità peculiare.
Getta un’ombra di qualcosa che noi sappiamo sta per deflagrare, ma che rende loro inconsapevoli epigoni di un mondo che sta per scomparire alla deriva.
Vi può piacere? Può, ma non è per tutti. Scrive con ironia gentile. Bisogna ascoltare una musica che scorre tra le righe.
Ecco la prima pagina. Il suo stile è impeccabile come nella prima pagina ovunque tu apra il libro, che si trova usato per pochi euro in Ebay o ovunque, usualmente con una copertina orribile e inguardabile, ma dalla prima pagina puoi capire se è per te oppure no.
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