54. Il vetro color fragola: questo racconto mi è caro per un motivo del tutto personale.
Ero una bambina molto solitaria, preferivo giocare per conto mio e con l'immaginazione più che coi giocattoli ed era con l'immaginazione che trasformavo il momento e il luogo in cui mi trivavo in qualcosa di completamente diverso... Un mondo completamente subacqueo in cui tutto era immerso e fluttuava e si respirava acqua, i movimenti erano più lenti e calmi, i suoni ovattati... oppure un mondo tutto verde, dove non esistevano cemento o plastica, primitivo ma rigoglioso, i letti erano mucchi di paglia, strade e cortili tappeti di prato, si mangiava con le mani su grosse, rigide foglie: ero talmente a mio agio! Giusto per fare due esempi.
E giocavo continuamente così, trasformando una realtà per me difficile da affrontare in qualcosa di più facile e divertente. Tutta la realtà diventava un gioco: un po' come osservare attraverso i vetri colorati del racconto.
Ma nessuno sapeva che stavo giocando, perché giocando facevo normalmente tutto quello che era obbligatorio fare: andare a scuola, parlare con gli altri, andare a trovare amici e parenti, svolgere commissioni...
Non ricordo nemmeno quando tutto questo finì, ma sarebbe bello avere ancora questa capacità!
E non ho mai raccontato a nessuno di questa cosa: lo faccio solo ora, qui e grazie a questo racconto che alla fin fine, sia col guardare attraverso i vetri colorati che col circondarsi di vecchie cose familiari, parla di come provare a rendere emotivamente accettabile la realtà in cui ci si trova.
Scusate la lunga e pesante divagazione!!!