Riprendendo sia il commento di
@MonicaSo che di
@Pnin, per Stoner mi viene in mente una parola che va molto di moda oggi e forse anche troppo abusata: resilienza.
Che non vuol dire che uno sopporta tutto senza mai reagire senza abbasttersi. Né che non ha abbastanza fegato per combattere le cose che non vanno bene.
Per me essere resilienti vuol dire anche combattere e accettare sia le responsabilità di quello che poi ne deriva che le possibili sconfitte mettendole in conto, senza perdere la voglia né di reagire, né la forza di accettare la possibilità di non riuscire a cambiare le cose come vorremmo.
Il rapporto con Edith è davvero quello che fa più rabbia anche a me. E in effetti quello che non si può in qualche modo perdonare a Stoner è di aver lasciato andare la figlia, rendendola una persona infelice.
Penso che nei confronti di Edith, Stoner provi un fortissimo senso di colpa, che gli impedisce di andarle contro e forse in questo la imprigiona sempre di più nella sua rabbia, senza darle una vera possibilità di riscatto. Edith combatte contro un muro di gomma, non trova una sua via al riscatto, Stoner ha l'insegnamento, la gioia dell'imparare... Edith non riesce a creare nessuna via d'uscita, percorre solo strade dettate dall'egoismo che non la placano, arrivando a dimostrare una vera e propria cattiveria.