CXXXIV GdL - Stoner di John Edward Williams

Pnin

Well-known member
Vorrei scrivere una considerazione generale, sempre sollecitata dall'osservazione di @MonicaSo, finché l'ho in mente...
Stoner in un certo senso rappresenta l'accettazione. È un'accettazione dolce e rassegnata, ma non passiva. Accetta tutto ciò che lo riguarda, persino la morte... Ma non quando si tratta di quella che alla fine è la sua missione. Potrebbe tranquillamente, per quieto vivere, promuovere Walker, ma non vuole contribuire a creare insegnanti inadatti. Ha una sua morale molto precisa e forte ed è l'unica cosa per cui combatte.
Devo dire che mentalmente ho ringraziato parecchio Walker, quando è comparso. È stato per me un sollievo immergermi in questa particolare diatriba ed uscire un poco da quell'inferno familiare
 

francesca

Well-known member
Riprendendo sia il commento di @MonicaSo che di @Pnin, per Stoner mi viene in mente una parola che va molto di moda oggi e forse anche troppo abusata: resilienza.
Che non vuol dire che uno sopporta tutto senza mai reagire senza abbasttersi. Né che non ha abbastanza fegato per combattere le cose che non vanno bene.
Per me essere resilienti vuol dire anche combattere e accettare sia le responsabilità di quello che poi ne deriva che le possibili sconfitte mettendole in conto, senza perdere la voglia né di reagire, né la forza di accettare la possibilità di non riuscire a cambiare le cose come vorremmo.
Il rapporto con Edith è davvero quello che fa più rabbia anche a me. E in effetti quello che non si può in qualche modo perdonare a Stoner è di aver lasciato andare la figlia, rendendola una persona infelice.
Penso che nei confronti di Edith, Stoner provi un fortissimo senso di colpa, che gli impedisce di andarle contro e forse in questo la imprigiona sempre di più nella sua rabbia, senza darle una vera possibilità di riscatto. Edith combatte contro un muro di gomma, non trova una sua via al riscatto, Stoner ha l'insegnamento, la gioia dell'imparare... Edith non riesce a creare nessuna via d'uscita, percorre solo strade dettate dall'egoismo che non la placano, arrivando a dimostrare una vera e propria cattiveria.
 
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malafi

Well-known member
questo libro è un perfetto, magnifico esempio di quanto non ci sia bisogno di chissà quale trama né di frasi ad effetto per coinvolgere ed incantare
Questa frase è il manifesto di questo libro. Prendo spesso Stoner ad esempio di quello che non sanno fare gli scrittori mediocri, che se non inventano una storia di disagio, inquietudine, bipolarità, depressione o altro ... sono illeggibili
 

Pnin

Well-known member
Riprendendo sia il commento di @MonicaSo che di @Pnin, per Stoner mi viene in mente una parola che va molto di moda oggi e forse anche troppo abusata: resilienza.
Che non vuol dire che uno sopporta tutto senza mai reagire senza abbasttersi. Né che non ha abbastanza fegato per combattere le cose che non vanno bene.
Per me essere resilienti vuol dire anche combattere e accettare sia le responsabilità di quello che poi ne deriva che le possibili sconfitte mettendole in conto, senza perdere la voglia né di reagire, né la forza di accettare la possibilità di non riuscire a cambiare le cose come vorremmo.
Il rapporto con Edith è davvero quello che fa più rabbia anche a me. E in effetti quello che non si può in qualche modo perdonare a Stoner è di aver lasciato andare la figlia, rendendola una persona infelice.
Penso che nei confronti di Edith, Stoner provi un fortissimo senso di colpa, che gli impedisce di andarle contro e forse in questo la imprigiona sempre di più nella sua rabbia, senza darle una vera possibilità di riscatto. Edith combatte contro un muro di gomma, non trova una sua via al riscatto, Stoner ha l'insegnamento, la gioia dell'imparare... Edith non riesce a creare nessuna via d'uscita, percorre solo strade dettate dall'egoismo che non la placano, arrivando a dimostrare una vera e propria cattiveria.
Comunque sono d'accordo con chi diceva che Edith meriterebbe a sua volta un romanzo dedicato... in questo momento non so perché ma non riesco a inserire la funzione spoiler quindi mi fermo qui per ora
 

MaxCogre

Well-known member
Io credo che stoner con edith invece, abbia fatto del suo meglio. Solo lui ha sentito, in virtù della sua sensibilitá, il di lei grido di aiuto. Ma ogni volta che Stoner prova a 'donarsi' al mondo riceve indietro un cazzotto. È questa la cosa che mi commuove di più del personaggio, la sua perseveranza a contribuire, a fronte dei ripetuti fallimenti, e anche quando lui capisce tutti gli altri, ma nessuno capisce lui. Forse resilienza è la parola giusta, forse é qualcosa di più. Forse è l'eroismo di accettare che il senso è nel tentativo, e non nel risultato.
 

GermanoDalcielo

Scrittore & Vulca-Mod
Membro dello Staff
FINITO
Che tristezza le ultime pagine, mi ha "devastato" quando Stoner continua a chiedersi "Che ti aspettavi?", domanda retorica per chi si sente un fallito dentro, nonostante la carriera lavorativa e la realizzazione sociale (matrimonio e padre di famiglia) testimonino il contrario. Più che di resilienza io parlerei di inerzia e infingardaggine, alla fin fine Stoner è un debole, un infingardo che non ha reagito, non ha preso di petto le situazioni e i problemi tranne qualche exploit sporadico (come quando tiene testa a Lomax sul corso di lezioni o sul pensionamento anticipato). Solo un debole avrebbe accettato zitto e muto le prevaricazioni psicologiche e i dispetti di Edith o sarebbe rimasto spettatore impassibile di fronte alla dipendenza dall'alcool della figlia. Da una parte mi fa tanta tenerezza e provo empatia giocoforza, dall'altro mi fa un pochino di rabbia se penso che ha rinunciato alla felicità per paura dello scandalo e delle conseguenze (anche se non devo dimenticare che parliamo di 100 anni fa). Per non parlare di quanto è meschino l'essere umano (Lomax e Edith inqualificabili).
Per me libro da leggere assolutamente una volta nella vita (e anche due come abbiamo fatto noi).
 

Pnin

Well-known member
La mia percezione di Stoner è inquinata da ricordi molto personali e non posso che amarlo alla follia, anche se capisco che per certi lati possa far arrabbiare.
Mi ricorda un verso di Pasolini, anche se non rammento da quale poesia
dare scandalo di mitezza
 

francesca

Well-known member
La cosa bella è che tutti parliamo di Stoner come di una persona vera, commentiamo la sua passività, la sua resistenza, la sua umiltà, la sua mediocrità, la sua debolezza, la sua eroicità.... cerchiamo di capire perché agisce in un modo piuttosto che in un altro... e questo fa capire quanto sia stato bravo Williams nel creare un personaggio che nel bene e nel male non lascia indifferenti e esce dalle pagine del libro.
 
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