Ho pensato a Pnin perchè le piacciono i cantautori che parlano invece di fare melodia e questo è un genere dove chi 'canta' vuole lanciare messaggi e non fare musica.
Dipende dai cantautori. Sicuramente per le canzoni in italiano non riesco proprio a prescindere dal testo, mentre in tutte le altre lingue posso fregarmene bellamente e ciò che mi attrae sono le melodie e le voci.
Ochota na volkov è un caso del tutto particolare.
L'ho sentita per la prima volta a 10 anni. Scartabellando tra i 45 giri di mio nonno me ne capitò uno col titolo in cirillico e siccome, a differenza di Battiato, adoravo i cori russi, lo misi subito nel mio piccolo mangiadischi convinta di ascoltare le voci dell'Armata Rossa. Fui invece colpita da quel tono e quella voce come da un pugno nello stomaco. Inizialmente presi quasi paura, poi mi tolse il respiro, poi mi arrivò una stranissima sensazione di tragedia e disperazione che però da un lato mi piaceva (non ero una bambina molto solare

). Non capivo assolutamente cosa dicesse, ma mi sentivo molto coinvolta. Forse era un meccanismo un po' perverso, non so, ma era come se mi facesse male e bene contemporaneamente.
La ascoltai tante volte mentre nella mia mente vorticavano immagini struggenti di perseguitati, condannati a morte, rivoluzioni. Il nonno mi regalò il disco perché a lui non piaceva assolutamente, tampinai i miei per avere informazioni sull'autore e soprattutto sul testo e dopo aver saputo che parlava di lupi che venivano cacciati, la canzone entrò immediatamente nel podio delle mie preferite. Non mi interessava la metafora che conteneva. Era tragica, struggente, il perseguitato era un lupo: più che sufficiente a spiegarmi il perché l'istinto mi avesse portata immediatamente a empatizzare
