DaneelOlivaw
I Robot
Parlo di quelle espressioni nate in dialetto, ma che poi sono state riportate anche in italiano.
Dal Piemonte: Giovane come l' aglio
Dal Piemonte: Giovane come l' aglio
a) da Il mago dei numeriCarina l' idea della rappresentazione teatrale sulla matematica.
Non saprei da dove partire.
La bella la va al fosso, ravanei remulass barbiabietule e spinass, tri palanche al mass.
Una cadrega non si rifiuta a nessuno.a) da Il mago dei numeri
b) facciamo l'inganno della cadrega?
Tutto ciò creava un mondo loro, al femminile, di collaborazione, di cooperazione, di complicità, di mutuo soccorso e che sicuramente avrà permesso di tramandare tradizioni e valori, non tutti compatibili coi giorni nostri, ma nel peggiore dei casi, legati almeno alla sopravvivenza.Bugà
Ho proposto alle mie colleghe, le pazze che mi hanno accompagnato alla scuola di matematica, quelle con cui è divertente imbarcarsi in progetti mastodontici e stressanti, quella che nel mio dialetto si chiamerebbe l'è una bugà.
Il termine deriva da quando si andava al fiume a fare bucato (=bugà, appunto). Lavare il bucato al fiume era faticoso e impegnativo; grazie alla lavatrice ce lo siamo dimenticato.
Fare la bugà non era un semplice lavaggio, ma un rituale domestico collettivo che richiedeva giorni di preparazione, sforzo fisico e grande coordinamento.
Il processo cominciava ben prima di arrivare al fiume.
La preparazione nel mastel o mastlón. I panni venivano prima immersi in grandi tinelli di legno e coperti da un telo di canapa (la snera) su cui si spargeva la cenere di legna, usata come detergente naturale grazie alle sue proprietà sgrassanti.
La bollitura (la liscivia, la lisiva). Sopra la cenere si versava a più riprese acqua bollente. Filtro dopo filtro, l'acqua scioglieva i sali della cenere creando la liscivia, che penetrava nei tessuti per smacchiare e igienizzare a fondo. Il composto veniva lasciato ad agire per un'intera notte.
Il trasporto e lo sfregamento. Il giorno seguente, i panni pesantissimi e impregnati venivano caricati su carri di legno e portati al fiume o al lavatoio. Lì, piegate sulle ginocchia, le donne strofinavano i tessuti con la spazzola di saggina (la brusca), li sbattevano sulle pietre e li risciacquavano nell'acqua corrente gelida.
Infine, i capi venivano strizzati a mano con forza a coppie e stesi al sole sui prati o sui rami.
Questo processo non veniva fatto in inverno e nelle altre stagioni lo si faceva solo una volta al mese/mese e mezzo.
Oggi che non si va più al fiume ma si scende in lavanderia e si imposta un programma rimane (finché a qualcuno interesserà il vernacolo locale) il significato metaforico.
Espressioni come l'è una bugà nascono proprio dalla fatica di quell'antica giornata di lavoro.
Per cui il termine rappresenta un'impresa titanica e sfibrante, un progetto lungo, complesso e ad alto tasso di stress, che richiede lavoro di squadra ed enormi energie mentali o fisiche prima di vedere i risultati.
Nella fattispecie noi vogliamo creare da zero una rappresentazione teatrale sulla matematica.
«Liffo» in dialetto reggiano definisce il “goloso ricercato”.
Da Pizzikotto definiamo con il termine Lifferia la nostra pasticceria artigianale.