94° Poeticforum - Le poesie che amiamo

alessandra

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Apro il 94° Poeticforum, potete inserire le poesie che vi piacciono di più e poi, come sempre, chi vorrà farlo le commenterà.
 

binghilla

La mente è un paracadute: funziona solo se si apre
LA BICICLETTA

I.
Mi parve d’udir nella siepe
la sveglia d’un querulo implume.
Un attimo… Intesi lo strepere
cupo del fiume.

Mi parve di scorgere un mare
dorato di tremule messi.
Un battito… Vidi un filare
di neri cipressi.

Mi parve di fendere il pianto
d’un lungo corteo di dolore.
Un palpito… M’erano accanto
le nozze e l’amore.
dlin… dlin…

II.
Ancora echeggiavano i gridi
dell’innominabile folla;
che udivo stridire gli acrìdi
su l’umida zolla.

Mi disse parole sue brevi
qualcuno che arava nel piano:
tu, quando risposi, tenevi
la falce alla mano.

Io dissi un’alata parola,
fuggevole vergine, a te;
la intese una vecchia che sola `
parlava con sé.
dlin… dlin…

III.
Mia terra, mia labile strada,
sei tu che trascorri o son io?
Che importa? Ch’io venga o tu vada,
non è che un addio!

Ma bello è quest’impeto d’ala,
ma grata è l’ebbrezza del giorno.
Pur dolce è il riposo… Già cala
la notte: io ritorno.

La piccola lampada brilla
per mezzo all’oscura città.
Più lenta la piccola squilla
dà un palpito, e va…
dlin… dlin…

Giovanni Pascoli - Canti di Castelvecchio, 1903
 

Shoshin

في الذاكرة
Non dirlo a nessuno


Non dirlo a nessuno,
ciò che hai visto, scordalo
l’uccello, la vecchia, la cella
o altro ancora.

Ti invaderà altrimenti,
schiuse le labbra,
sul far del giorno
un aghiforme tremore.

Ricorderai nella dacia la vespa,
l’astuccio d’inchiostro infantile
o i mirtilli nel bosco,
che non hai colto mai.

Osip Ėmil'evič Mandel'štam


...
 

alessandra

Lunatic Mod
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Consigli pratici per la fine del mondo di Andrew Faber

Se proprio deve finire tutto facciamo
che finisce di martedì

che è un giorno inutile
senza pretese.

Niente meteore drammatiche

o alieni con le astronavi lucide.
Facciamo che semplicemente
i semafori diventano tutti viola
i gatti iniziano a parlare francese
e le persone si rendono conto
che le sedie da cucina
hanno sempre avuto cinque gambe.

Tu nel dubbio stringimi la mano

oppure passami il formaggio che se dobbiamo sparire nell’iperspazio
almeno lo facciamo a stomaco pieno
e senza fare troppe scene.
 

Pnin

Well-known member
Grazie @alessandra ma in questi giorni non ho modo di metter testa sulla poesia. Sto tralasciando anche molte altre discussioni, conto di recuperare poi ma per ora passo.
Mi dispiace molto!
 

binghilla

La mente è un paracadute: funziona solo se si apre
Ultima preghiera

Anima mia, fa' in fretta.
Ti presto la bicicletta,
ma corri. E con la gente
(ti prego, sii prudente)
non ti fermare a parlare
smettendo di pedalare.

Arriverai a Livorno,
vedrai, prima di giorno.
Non ci sarà nessuno
ancora, ma uno
per uno guarda chi esce
da ogni portone, e aspetta
(mentre odora di pesce
e di notte il selciato)
la figurina netta,
nel buio, volta al mercato.

Io so che non potrà tardare
oltre quel primo albeggiare.
Pedala, vola. E bada
(un nulla potrebbe bastare)
di non lasciarti sviare
da un'altra, sulla stessa strada.

Livorno, come aggiorna,
col vento una torma
popola di ragazze
aperte come le sue piazze.
Ragazze grandi e vive
ma, attenra!, così sensitive
di reni (ragazze che hanno,
si dice, una dolcezza
tale nel petto, e tale
energia nella stretta)
che, se dovessi arrivare
col bianco vento che fanno,
so bene che andrebbe a finire
che ti lasceresti rapire.

Mia anima, non aspettare,
no, il loro apparire.
Faresti così fallire
con dolore il mio piano,
ed io un'altra volta Annina,
di tutte la più mattutina,
vedrei anche a te sfuggita,
ahimè, come già alla vita.

Ricordati perché ti mando;
altro non ti raccomando.
Ricordati che ti dovrà apparire
prima di giorno, e spia
(giacché, non so più come,
ho scordato il portone)
da un capo all'altro la via,
da Cors'Amedeo al Cisternone.

Porterà uno scialletto
nero, e una gonna verde.
Terrà stretto sul petto
il borsellino, e d'erbe
già sapendo e di mare
rinfrescato il mattino,
non ti potrai sbagliare
vedendola attraversare.

Seguila prudentemente,
allora, e con la mente
all'erta. E, circospetta,
buttata la sigaretta,
accòstati a lei soltanto,
anima, quando il mio pianto
sentirai che di piombo
è diventato in fondo
al mio cuore lontano.

Anche se io, così vecchio,
non potrò darti mano,
tu mòrmorale all'orecchio
(più lieve del mio sospiro,
messole un braccio in giro
alla vita) in un soffio
ciò ch'io e il mio rimorso,
pur parlassimo piano,
non le potremmo mai dire
senza vederla arrossire.

Dille chi ti ha mandato:
suo figlio, il suo fidanzato.
D'altro non ti chiedo.
Poi va' pure in congedo.

Giorgio Caproni -Il seme del piangere, Garzanti, 1959
 
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binghilla

La mente è un paracadute: funziona solo se si apre
Però le due poesie che ho postato sentirò la necessità di commentarle insieme
 

binghilla

La mente è un paracadute: funziona solo se si apre
Ho sentito questa alla radio.

Estar con tigo o no estar con tigo
Es la medida de mi tiempo.


Borges
Fa parte del seguente poema:

Es el amor. Tendré que ocultarme o huir.
Crecen los muros de su cárcel, como en un sueño atroz.
La hermosa máscara ha cambiado, pero como siempre
es la única. ¿De qué me servirán mis talismanes:
el ejercicio de las letras, la vaga erudición, el aprendizaje
de las palabras que usó el áspero Norte para cantar sus
mares y sus espadas, la serena amistad, las galerías de
la Biblioteca, las cosas comunes, los hábitos, el joven
amor de mi madre, la sombra militar de mis muertos,
la noche intemporal, el sabor del sueño?
Estar contigo o no estar contigo es la medida de mi tiempo.
Ya el cántaro se quiebra sobre la fuente, ya el hombre se
levanta a la voz del ave, ya se han oscurecido los que
miran por las ventanas, pero la sombra no ha traído la paz.
Es, ya lo sé, el amor: la ansiedad y el alivio de oír tu voz,
la espera y la memoria, el horror de vivir en lo sucesivo.
Es el amor con sus mitologías, con sus pequeñas magias inútiles.
Hay una esquina por la que no me atrevo a pasar.
Ya los ejércitos me cercan, las hordas.
(Esta habitación es irreal, ella no la ha visto)
El nombre de una mujer me delata.
Me duele una mujer en todo el cuerpo.

Dal libro El oro de los tigres (1972)
 

alessandra

Lunatic Mod
Membro dello Staff
Bene, bene, che bella partecipazione!
Iniziamo con la prima poesia.


LA BICICLETTA

I.
Mi parve d’udir nella siepe
la sveglia d’un querulo implume.
Un attimo… Intesi lo strepere
cupo del fiume.

Mi parve di scorgere un mare
dorato di tremule messi.
Un battito… Vidi un filare
di neri cipressi.

Mi parve di fendere il pianto
d’un lungo corteo di dolore.
Un palpito… M’erano accanto
le nozze e l’amore.
dlin… dlin…

II.
Ancora echeggiavano i gridi
dell’innominabile folla;
che udivo stridire gli acrìdi
su l’umida zolla.

Mi disse parole sue brevi
qualcuno che arava nel piano:
tu, quando risposi, tenevi
la falce alla mano.

Io dissi un’alata parola,
fuggevole vergine, a te;
la intese una vecchia che sola `
parlava con sé.
dlin… dlin…

III.
Mia terra, mia labile strada,
sei tu che trascorri o son io?
Che importa? Ch’io venga o tu vada,
non è che un addio!

Ma bello è quest’impeto d’ala,
ma grata è l’ebbrezza del giorno.
Pur dolce è il riposo… Già cala
la notte: io ritorno.

La piccola lampada brilla
per mezzo all’oscura città.
Più lenta la piccola squilla
dà un palpito, e va…
dlin… dlin…

Giovanni Pascoli - Canti di Castelvecchio, 1903
 

binghilla

La mente è un paracadute: funziona solo se si apre
Questa poesia di Pascoli è suddivisa in tre parti di 3 strofe di 4 versi più l'ultimo onomatopeico che divide una parte dall' altra e richiama lo squillo di un campanello di bicicletta. I versi sono in rima alternata.
Numerosi sono gli enjambenents che, insieme alle rime alle varie allitterazioni, danno un ritmo molto scandito alla poesia, un po' come una marcetta o una canzone.
Questi due versi
"sei tu che trascorri o son io?/
Che importa? Ch’io venga o tu vada,"
che rappresentano un chiasmo, mi piacciono particolarmente forse perché per la mia forma mentis mi piacciono le simmetrie.
La poesia descrive una gita in bicicletta che dura dall'alba alla notte che però rappresenta la metafora delle fasi della vita, dall'infanzia (la sveglia di un querulo implume) alla morte (pur dolce è il riposo... Già cala/la notte). Si tratta quindi di un viaggio rettilineo e ordinato nel tempo che va dall'inizio alla fine del giorno/della vita. La metafora è esplicitata anche attraverso i due versi chiasmici in cui è come se chiedesse al tempo e quindi alla vita "sei tu che scorri o sono io?"
Intrecciate a questo argomento vi sono tematiche tipiche della poetica di Pascoli quali:
- il lutto (corteo di dolore / filare di neri cipressi / umida zolla/ falce alla mano) che, tramite immagini raccolte, come fotografie, durante la gita, si intercala in più episodi della poesia/vita;
- una sorta di manifesto poetico: "Un'alata parola", "ma bello è quest'impeto d'ala" rappresentano il sostegno che l'arte poetica offre nell'affrontare il dolore.
 
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alessandra

Lunatic Mod
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Non ho molto da aggiungere, bellissimo questo racconto in versi di una passeggiata in bicicletta paragonata al corso della vita.
Mi colpiscono particolarmente questi versi:
Mia terra, mia labile strada,
sei tu che trascorri o son io?
Che importa? Ch’io venga o tu vada,
non è che un addio!
Mi lascia in dubbio quel "non è che un addio", forse la vita scorre così veloce (come un giro in bicicletta, appunto) che mentre ci sei dentro è già finita.
 

alessandra

Lunatic Mod
Membro dello Staff
La prossima poesia è...


Non dirlo a nessuno


Non dirlo a nessuno,
ciò che hai visto, scordalo
l’uccello, la vecchia, la cella
o altro ancora.

Ti invaderà altrimenti,
schiuse le labbra,
sul far del giorno
un aghiforme tremore.

Ricorderai nella dacia la vespa,
l’astuccio d’inchiostro infantile
o i mirtilli nel bosco,
che non hai colto mai.

Osip Ėmil'evič Mandel'štam
 
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