Non mi piacciono i musei

greenintro

Well-known member
Non mi piacciono i musei e non ci trovo alcuna contraddizione con l'interesse per l'arte. Chiarisco, molte opere d'arte che solo nei musei posso vedere sono bellissime e le amo, il "mio problema" sta nel concetto di museo, di "musealità" in se stesso. Trovo qualcosa di triste, di alienante, al pensiero delle opere rinchiuse in museo, come animali chiusi nelle gabbie agli zoo, in un luogo separato dalla vita, deconstestualizzato da essa. Preferisco di gran lunga l'arte a cielo aperto, oppure nelle chiese, nei palazzi adibiti a uso civico, insomma nei luoghi dove scorre spontaneamente la vita delle persone nella sua quotidianità, amo l'arte intesa come qualcosa che irrompe, quasi a sorpresa a volte, nel bel mezzo delle nostre attività quotidiane, suscitando un'emozione, uno stimolo al pensiero a qualunque persona, che si trovi, anche casualmente a passarle di fronte, a tutti, anche a chi non è apparentemente interessato, al di là del suo livello culturale, delle sue pre-comprensioni e entra nella sua anima producendo degli effetti. Amo l'idea della maestosità di una facciata di una cattedrale barocca che infonde potenza ed energia a un passante depresso e sfiduciato dall'aver ricevuto una brutta notizia, la penombra dell'interno di una chiesa romanica in cui il viandante stanco può entrare, sedersi e riposare, la luce di una cattedrale gotica che filtra dall'alto e ti ispira il pensiero di Dio, la forma circolare di una piazza centrale che accoglie lo straniero che visita la città per la prima volta, e lo fa sentire accolto, abbracciato, coccolato. I musei no, Il museo è quel luogo dove la fruizione dell'opera d'arte sembra richiedere al visitatore di dimenticarsi della sua vita, delle sue preoccupazioni, ansie, pensieri, che restano fuori del portone di ingresso. Non perché sia la bellezza delle opere che te lo fa dimenticare, ma perché il dimenticarle è una precomprensione per poterle studiare. Già solo il pagare il biglietto, la richiesta di lasciare borse e zaini nei cassetti, sembrano come dei micro-riti che ti infondono il pensiero che stai per entrare in un mondo a se stante, separato dal resto della tua esistenza. Le opere d'arte nei musei diventano fredde, sdegnose, si chiudono nel loro spazio sacro e pretendono che sia tu ad andare verso di loro, ad accedere a un certo livello culturare tale a studiarle, interpretarle, non sono calorose, dolci, come le opere nelle chiese, nei palazzi, nelle piazze, nei luoghi dove scorre la vita, e dove sono loro che penetrano nel tuo flusso di coscienza, come a prendere loro l'iniziativa correndo ad abbracciarti, lasciando in esso tracce emotive.

In fondo il Museo è il luogo simbolo dell'arte contemporanea (sì, certo, come istituzione nasce molti secoli prima, però quello che voglio dire, secondo me è nel contemporaneo che assurge a luogo paradigmatico, per eccellenza del modo di intendere l'arte dei giorni nostri). Un'arte che nell'esasperazione cervellotica concettualista delle Avanguardie, sembra sempre più chiusa in se stessa, elitaria, il cui riconoscimento e apprezzamento appare sempre più ristretto al giudizio dei salotti e degli addetti ai lavori. Noi sappiamo che l'Orinatoio di Duchamp, la Banana di Cattelan o le performance della Abramovic sono arte, perché, fondamentalmente, ce l'ha detto e spiegato qualcuno, nell'arte classica non era così, era arte direttamente e immediatamente rivolta al popolo. La bellezza del Colosseo, di Notre Dame o di Piazza San Marco la riconosce pure un analfabeta, anzi erano proprio opere pensate per essere il più immediatamente comunicative per le masse tramite linguaggio visuale per veicolare messaggi politici, filosofici, o religiosi anche per persone che non leggevano. Poi, ovvio puoi aver voglia di approfondire e studiare arte classica o medioevale e accedere a livelli ulteriori di comprensione, ma anche senza questo, resta comunque un livello basico, universale che nessuno ti toglie, ed è importantissimo comunque. Chiudo con una provocazione, una scultura di Canova avrebbe una rilevanza estetica maggiore se posizionata nella sala d'aspetto di uno studio dentistico (tra parentesi ci ho aspettato un'ora intera oggi pomeriggio...), con la sua armonia e grazia che rasserenano l'animo preoccupato di chi sa che tra poco si troverà un trapano in bocca, in cui la sua bellezza può essere evocato per qualunque persona e non solo per chi parte già da un interesse e conoscenza pregressa, decidendo di visitare il museo. Sì, certo, è impensabile immaginare di chiedere e svuotere i musei disperdendo in giro le opere, grazie a Dio che ci sono i musei a raccogliere le opere, tutelandole e consentendo di essere catalogate e rintracciabili, questa è la loro necessità pragmatica e non mi sognavo di metterla in dubbio, il mio discorso voleva vertere solo sul piano della fruizione estetica, dell''impatto delle opere sull'osservatore, di come cambia dentro o fuori il museo.

Niente, sono solo pensieri su cui medito da un pò di tempo, e oggi ho trovato la forza e la voglia di metterle per iscritto e magari stimolare una discussione, anche per capire se sono totalmente folli o qualcosa di sensato può esserci, spero il tutto sia risultato più o meno chiaro.
 

binghilla

La mente è un paracadute: funziona solo se si apre
La sindrome di Stendhal

Capisco il tuo punto di vista. Vedi un po' i musei come fossero degli zoo e vorresti le opere d'arte nel loro ambiente naturale e coi loro spazi.
Ma vorrei condividere un'esperienza personale per spiegare perché, secondo me, un museo ben allestito offre qualcosa che nessun altro mezzo potrà mai replicare.
Anni fa ero agli Uffizi in gita scolastica come docente. Il percorso museale nell'esposizione di 8 anni fa ti faceva passare attraverso opere meravigliose ma dal formato contenuto e intimo: i ritratti dei Duchi d'Urbino di Piero della Francesca, le opere giovanili di Leonardo, la densità del Tondo Doni. In quel tratto la mente si adatta a una scala "micro", a un'attenzione concentrata sui dettagli minimi e racchiusa in una cornice che la tua vista riesce a contenere tutta. Queste opere poi ti fanno comprendere la geopolitica del rinascimento italiano da un punto di vista razionale, stimolando quindi aree logiche del cervello.
Dopo due o tre sale del genere, svolti l'angolo e ti trovi davanti alla Primavera di Botticelli.
Un'opera monumentale, maestosa, con figure a grandezza quasi naturale che sembra spuntare dal nulla. È stato un vero e proprio agguato estetico: l'occhio, tarato sul piccolo, viene travolto d'impatto da quelle dimensioni, da quei colori, da quella luce.
L'effetto è stato così violento e inatteso che mi sono messa a piangere. Ho cercato di nascondermi dai miei alunni per mantenere la solennità del mio ruolo e non diventarne lo zimbello, ma non riuscivo a fermare le lacrime. Non era ansia o disagio: era gratitudine pura, un'emozione così immensa che il cervello non sapeva come tradurla in parole e il corpo ha dovuto scaricarla così (un'estasi che a tutti gli effetti rientra nel quadro clinico della sindrome di Stendhal).
La cosa incredibile? Quando subito dopo sono passata a vedere la Nascita di Venere, l'effetto non è stato lo stesso. Il mio cervello, per proteggersi, aveva già alzato le difese e assimilato la scala di Botticelli. Venere, che molti preferiscono alla Primavera, non ha goduto dello stesso effetto sorpresa.
Perché conto tutto questo?
L'architettura del percorso conta: un museo ben fatto non è una galleria casuale. È una narrazione spaziale. Il passaggio guidato dal piccolo al monumentale crea cortocircuiti emotivi che una foto su uno schermo o su un libro non potrà mai provocare.
L'esperienza della presenza: l'arte dal vivo ti toglie lo scudo e ti costringe alla vulnerabilità. Ci ricorda che siamo esseri umani capaci di farci travolgere, spiazzare e commuovere.
I musei fatti bene non servono a "mostrare" oggetti, ma a farci sentire qualcosa che la vita di tutti i giorni, frenetica e digitalizzata, tende ad anestetizzare.
Quella reazione è un ricordo emotivo indelebile che ancora oggi abbraccio con gratitudine, ed è il motivo per cui continuerò sempre a difendere l'esperienza museale.
 
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DaneelOlivaw

I Robot
Per quel che mi riguarda, dipende dal mio stato d'animo.
Per esempio a galleria borghese sono rimasto impressionato e incantato dal ratto di Proserpina, mentre le statue del canova mi lasciano indifferente, come tutto il neoclassico.
Al musee d'Orsay non ero per la quale quindi non mi è piaciuto, mentre ho apprezzato l' orangerie.
Il Louvre ormai è una bolgia, nel 91 quando l' ho visitato per la prima volta era più vivibile.

Il museo egizio insomma, dopo un po' stufa.

Tutto per dire di non generalizzare e che dipende dal nostro approccio.
 

binghilla

La mente è un paracadute: funziona solo se si apre
Un'esperienza analoga ma diversa e per certi versi opposti l'ho vissuta anche al musée D'Orsay.
Però a seguito di tale esperienza ho sempre suggerito a chi ci andava di partire dall'alto. Non sto qui a tediarvi col perché, ma per me la corretta fruizione del musée D'Orsay è scendendo.
 

Minerva6

Monkey *MOD*
Membro dello Staff
Per ora dico solo che io adoro visitare i musei (o meglio adoravo, è da una vita che non ci vado più purtroppo) perché all'interno posso trovare tante opere d'arte tutte insieme 🤩, però condivido il concetto di libertà dell'arte e ovviamente apprezzo anche le chiese e le varie opere architettoniche fruibili gratuitamente da tutti e già a partire dall'esterno. Comunque ben venga la visione di qualsiasi cosa possa suscitarci emozioni anche se non è un'opera d'arte in senso stetto.
 

isola74

Lonely member
Capisco il punto di vista però credo che un museo serva anche a preservare le opere d'arte.
Ci sono tantissimi accorgimenti da dover tener presente... la luce, l'aria, il caldo, il freddo.
Per non parlare dell'essere umano ovviamente😱
Però trovare un'opera d'arte in un contesto non museale è sicuramente sconvolgente in maniera positiva .
Guttuso ha regalato all'Università di Palermo La Vucciria, il suo quadro più famoso, e ogni volta vederlo è una gioia

Forse si potrebbe organizzarli diversamente, questo sì, ma abolirli non credo sia né fattibile né utile
 

greenintro

Well-known member
Capisco il punto di vista però credo che un museo serva anche a preservare le opere d'arte.
Ci sono tantissimi accorgimenti da dover tener presente... la luce, l'aria, il caldo, il freddo.
Per non parlare dell'essere umano ovviamente😱
Però trovare un'opera d'arte in un contesto non museale è sicuramente sconvolgente in maniera positiva .
Guttuso ha regalato all'Università di Palermo La Vucciria, il suo quadro più famoso, e ogni volta vederlo è una gioia

Forse si potrebbe organizzarli diversamente, questo sì, ma abolirli non credo sia né fattibile né utile
Assolutamente, quello l'avevo già specificato, ci sono delle esigenze di ordine pragmatico di preservazione e di trasmissibilità che rendono necessaria l'esistenza dei musei, e non mi sogno di contestarlo, ci mancherebbe altro. La mia voleva solo essere una riflessione più teorica su come il concetto di museo impatta sull'idea generale di arte nel rapporto col pubblico, assolutamente non una polemica contro l'esistenza dei musei, sarebbe una stupidaggine totale.
 

Carcarlo

Well-known member
Capisco il punto di Greenintro, ma non c'è scelta.

A me la sindrome di Stendhal è venuta al Louvre con la Madonna delle rocce di cui ho una raffigurazione alla sinistra del mio letto per vederla per prima cosa quando mi sveglio.

Grandioso il British Museum che non ha la biglietteria ed entri, esci e torni dentro come in una chiesa.

Per migliorare la fruizione dei musei, basterebbe obbligare a lasciare i cellulari e le macchine fotografiche all'intgresso e tornerebbero a svuotarsi da tutti quei burini che li affollano solo per farsi i selfie.
 

binghilla

La mente è un paracadute: funziona solo se si apre
Per migliorare la fruizione dei musei, basterebbe obbligare a lasciare i cellulari e le macchine fotografiche all'intgresso e tornerebbero a svuotarsi da tutti quei burini che li affollano solo per farsi i selfie.
Mi hai fatto venire in mente quella volta che in gita a Roma col fidanzato, ho lasciato uscire la prof che c'è in me.
Eravamo nella cripta dei cappuccini, un'esperienza di umiltà più che artistica. Dietro di noi una famiglia con due ragazzini, papà e mamma. Erano tutti chiassosi: i ragazzini che non avevano capito di essere di fronte a centinaia di scheletri umani usati a mo' di puzzle per creare un mandala di ossa e i genitori che non educavano i figli ma anzi commentavano o parlavano d'altro ad altissima voce.
Un po' come quando Robert Bruce Banner si trasforma in Hulk aumentando di volume e diventando verde, io mi sono girata verso di loro, ho assunto la faccia arcigna col sopracciglio alzato e con la voce glaciale ho detto "ma vi sembra il luogo adatto?"
Devo dire che ha funzionato, tutti e quattro hanno completato la visita in modo composto.
All'uscita quello che ora è mio marito mi disse "mi hai fatto un po' impressione"
🤣🤣🤣
 

lettore marcovaldo

Well-known member
In effetti il peccato originale dei Musei è quello di esporre opere che spesso, per forza di cose, sono decontestualizzate. Inoltre non è affatto detto che la modalità di esposizione riesca a dare una migliore e nuova leggibilità dell'opera. Ad esempio, ci sono spesso infami faretti che provocano riflessi noiosissimi: cosa del tutto naturale considerando che certi quadri erano concepiti per essere esposti alla luce naturale o alla luce di candela. Parliamo anche di opere che in alcuni casi erano pensate per l'esposizione a un vasto pubblico ma altre volte erano riservate ad ambienti domestici o luoghi dedicati a poche persone.
Quindi avrebbe più senso un ambiente se vogliamo privato, come una sala d'aspetto di uno studio dentistico, dove le persone avrebbero il tempo di vedere con calma (magari dato l'ambiente relativa :mrgreen:) e "con il loro tempo".

A me piacciano molto i musei che potremmo definire di "comunità". Quelli dove ci sono visite guidate dal curatori, conferenze periodiche sulle opere e autori presenti nel museo e vengono ospitati eventi di associazioni culturali e legate al terriorio. Mettiamoci anche le sessioni di disegno per i bambini, "notti al museo" e altre idee simili ancora. Posti che sono parte del luogo che li ospita e non "isole" che potrebbero essere ovunque.

Bandirei le gite di gruppo scolastiche e turistiche dove ci sono decine di persone guidate con il cronometro in mano e orientate tipo gregge di pecore braccato dai cani pastore. Una cosa da vietare per legge con pene severissime per gli organizzatori. I gruppi non dovrebbero essere composti da troppe persone e dovrebbero essere ben cadenzati negli orari di accesso.
 

binghilla

La mente è un paracadute: funziona solo se si apre
Bandirei le gite di gruppo scolastiche e turistiche dove ci sono decine di persone guidate con il cronometro in mano e orientate tipo gregge di pecore braccato dai cani pastore. Una cosa da vietare per legge con pene severissime per gli organizzatori. I gruppi non dovrebbero essere composti da troppe persone e dovrebbero essere ben cadenzati negli orari di accesso.
Considerando che molti alunni non avrebbero mai la possibilità di vivere l'esperienza di entrare in un museo e di vedere dal vivo le opere che contiene se non attraverso le gite scolastiche, non posso assolutamente approvare questo discorso.
 

lettore marcovaldo

Well-known member
Considerando che molti alunni non avrebbero mai la possibilità di vivere l'esperienza di entrare in un museo e di vedere dal vivo le opere che contiene se non attraverso le gite scolastiche, non posso assolutamente approvare questo discorso.
Sono d'accordo! Intendevo solo limitare la dimensione dei gruppi. Sicuramente più impegnativo (in tutti i sensi) da organizzare ma secondo me imprescindibile. Ossia tutti dentro ma non nello stesso gruppo. Divisi in Otto o nove al massimo con guida e accompagnatore dove necessario e distanziati. I grupponi di trenta e più li trovo deleteri: all'interno del gruppo stesso opprimono chi non è interessato e disturbano chi lo è o "almeno ci prova".
 

binghilla

La mente è un paracadute: funziona solo se si apre
Sono d'accordo! Intendevo solo limitare la dimensione dei gruppi. Sicuramente più impegnativo (in tutti i sensi) da organizzare ma secondo me imprescindibile. Ossia tutti dentro ma non nello stesso gruppo. Divisi in Otto o nove al massimo con guida e accompagnatore dove necessario e distanziati. I grupponi di trenta e più li trovo deleteri: all'interno del gruppo stesso opprimono chi non è interessato e disturbano chi lo è o "almeno ci prova".
Più che altro
1) il costo, molti alunni devono rinunciare alle gite per motivi economici, se la guida la dividi per 10 costa il doppio che se la dividi per 20
2) quando organizziamo una gita per 3 classi (per ottimizzare la spesa del pullman) bisogna prevedere come riempire i tempi morti, se i gruppi entrano scaglionati di 30 minuti hai un gruppo senza attività per 1 ora (ingestibile!!!!) sia all'inizio, che alla fine
 

greenintro

Well-known member
Ho avuto un'esperienza in piccola parte simile a quella di @binghilla proprio agli Uffizi con la Primavera, che mi è comparsa all'improvviso mentre visitavo il museo, sicuramente meno intesa nel mio caso, ma comunque la sorpresa di trovarmela di fronte all'improvviso ha suscitato un impatto abbastanza forte. Comunque non metto in dubbio che una disposizione intelligente degli spazi e della collocazione delle opere possa migliorare anche di molto la fruizione estetica (ma questo vale pure per le scelte urbanistiche o architettoniche applicate all'arte a cielo aperto o all'interno delle chiese), ma, al di là dell'effetto sorpresa che può esserci anche in un museo, la questione di partenza secondo me resta la stessa. Il museo è un luogo chiuso in cui viene richiesto al fruitore di lasciare fuori dal portone di ingresso i pensieri, le preoccupazioni, le speranze legate alla vita di tutti i giorni per prepararsi a contemplare le opere, chi entra in un museo entra già con dele pre-comprensioni e aspettative culturali di un certo tipo. L'arte museale in quanto tale è un'arte che viene separata dalla quotidianità della vita delle persone, i loro movimenti, azioni quotidiane, quindi la potenza estetica che possono sprigionare diretta all'arricchimento della vita interiore delle persone si limita ad applicarsi su un gruppo di persone che in fondo già in partenza sono predisposte verso quei contenuti, ma tagliando fuori altre.
 

lettore marcovaldo

Well-known member
Più che altro
1) il costo, molti alunni devono rinunciare alle gite per motivi economici, se la guida la dividi per 10 costa il doppio che se la dividi per 20
2) quando organizziamo una gita per 3 classi (per ottimizzare la spesa del pullman) bisogna prevedere come riempire i tempi morti, se i gruppi entrano scaglionati di 30 minuti hai un gruppo senza attività per 1 ora (ingestibile!!!!) sia all'inizio, che alla fine
Complicato in effetti. Magari più praticabile con comitive di turisti (io pagherei anche di piu' per una organizzazione del genere).
Ma forse il vero segreto resta...piccoli musei e musei meno famosi! Il problema si risolve da solo! 🙂
 
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