Non mi piacciono i musei

Carcarlo

Well-known member
Considerando che molti alunni non avrebbero mai la possibilità di vivere l'esperienza di entrare in un museo e di vedere dal vivo le opere che contiene se non attraverso le gite scolastiche, non posso assolutamente approvare questo discorso.
Giustissimo, perciò onde tutelare coloro che nella vita non hanno altra possibilità che quella offerta dall'Istruzione Pubblica, estrometterei dalle gite subito e senza storie gli elementi disturbanti, altrimenti tutti devono rinunciare alla gita, e questo non è giusto.
Mio figlio, durante le medie ha dovuto rinunciare a tutte le gite perchè nessun professore voleva prendersi la responsabilità di portare in giro quelle scimmie della sua classe, e durante la I superiore, ad alcune.
Poi in II superiore l'hanno capita, hanno lasciato a casa i maleducati, e chi lo meritava ha potuto trarre vantaggio dell'andare a scuola.

Non è giusto lasciare fuori i più turbolenti, anche loro hanno i loro diritti e non dobbiamo lasciarli indietro, ma a un certo punto, per il loro bene, vanno separati e trattati diversamente (facendo ricadere il peso economico sulle famiglie, così quando gli fa male il portafogli, imparano ad educarli).
 

binghilla

La mente è un paracadute: funziona solo se si apre
Concordo con te.

Nel post che hai citato io mi riferivo alle uscite didattiche (quelle della mattina, che possono avere come meta un museo) più che alle gite (quelle di uno o più giorni). Ma concordo pienamente con te.
Ci vorrebbero delle regole molto severe a questo proposito. Purtroppo posso dire che quelle volte che abbiamo provato a lasciare a casa gente con un cospicuo numero di note o note molto gravi è capitato che il dirigente ce lo impedisse con dei pretesti per paura che i genitori facessero delle azioni di ricorso. Chiaramente questa cosa fa passare la voglia di portare in gita i ragazzi, anche perché durante la stessa ci si assume la completa responsabilità civile e penale con culpa in eligendo e vigilando. Dobbiamo addirittura controllare lo stato del pullman prima di partire, pneumatici, freni, ecc e dell'autista. E tutto senza il minimo riconoscimento (che in fondo è lavoro straordinario non pagato H24 se vai per più di un giorno). Anzi magari ci sono anche delle famiglie che ti rinfacciano che il tuo vitto e alloggio fanno alzare il costo della gita.
Davvero passa la voglia di farlo.

Fra l'altro se non partecipa almeno l'80% di una classe (e fra motivi economici, religiosi, ideologici si fa in fretta a superare la soglia del 20% dei non partecipanti) per legge non si può fare la gita perché manca la copertura dell'assicurazione
 
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Carcarlo

Well-known member
Dobbiamo addirittura controllare lo stato del pullman prima di partire, pneumatici, freni, ecc e dell'autista.
Ma cosa fai? :p
Vai in gita con un manometro per le gomme, un calibro per lo spessore dei dischi freno, controlli il gioco dello sterzo, la taratura degli ammortizzatori e i fumi allo scarico?
Già che ci sei, un esame del sangue e delle urine dell'autista nonchè una prova sottosforzo, mi sembra il minimo.

Comunque, nella gita di fine annodi mio figlio, si facevano le canne sull'autobus e tiravano di coca in camera.
Secondo me, dovrebbero fare le analisi del sangue a sorpresa e consentire le punizioni corporale per studenti e genitori perchè bisogna coinvolgere le famiglie.
Mi rendo conto che la mia non è una proposta friendly, ma in un mondo migliore non ci credo più.
 

binghilla

La mente è un paracadute: funziona solo se si apre
Ma cosa fai? :p
Vai in gita con un manometro per le gomme, un calibro per lo spessore dei dischi freno, controlli il gioco dello sterzo, la taratura degli ammortizzatori e i fumi allo scarico?
Già che ci sei, un esame del sangue e delle urine dell'autista nonchè una prova sottosforzo, mi sembra il minimo.

Comunque, nella gita di fine annodi mio figlio, si facevano le canne sull'autobus e tiravano di coca in camera.
Secondo me, dovrebbero fare le analisi del sangue a sorpresa e consentire le punizioni corporale per studenti e genitori.
Mi rendo conto che la mia non è una proposta friendly, ma in un mondo migliore non ci credo più.
Sono le deliranti circolari del ministero

In gita di 3 gg con la mia terza eravamo in un hotel con ragazzi di 4°, 5° superiore. Io avevo la camera al loro piano: quando si apriva la porta dell'ascensore entravo in una nube di gangia e nella mia testa si diffondeva una musica giamaicana che era tutto un programma 😂😂😂
 

Carcarlo

Well-known member
Sono le deliranti circolari del ministero

In gita di 3 gg con la mia terza eravamo in un hotel con ragazzi di 4°, 5° superiore. Io avevo la camera al loro piano: quando si apriva la porta dell'ascensore entravo in una nube di gangia e nella mia testa si diffondeva una musica giamaicana che era tutto un programma 😂😂😂
In caso di retata della polizia, devi dire che la fumi anche tu, la preside e il ministro dell'istruzione, così quando fanno il calcolo peso haschish / numero di consumatori, rientrate nella RDA (Recommended Daily Allowance - Dose Giornaliera Consigliata) e potete passare ai francobolli colorati.

Io, fossi un insegnate, farei le gite con gli studenti prima incatenati collo-mani-caviglie e poi tra loro, come se li portassi nell'Alabama.

Quando ho fatto la gita di fine d'anno io, giuro, al massimo due o tre si facevano una Marlboro, ma canne nemmeno a parlarne.
Forse perchè il più disadattato ero io.

Quando mio figlio va in gita, gli do il mio trolley con la combinazione e gli dico di sedersi di fianco a un prof perchè sono terrorizzato che, in caso di retata (gliel'hanno fatta all'autogrill), gli infilino in tasca qualcosa. :mad:
 

binghilla

La mente è un paracadute: funziona solo se si apre
Ne avrei da raccontare sulle gite...

Forse la più cringe e trovarci in gita e vedere il papà di un alunno che ci aveva seguito e ci controllava a distanza.
 

Madhumaya

Scrittore e poeta
Non mi piacciono i musei e non ci trovo alcuna contraddizione con l'interesse per l'arte. Chiarisco, molte opere d'arte che solo nei musei posso vedere sono bellissime e le amo, il "mio problema" sta nel concetto di museo, di "musealità" in se stesso. Trovo qualcosa di triste, di alienante, al pensiero delle opere rinchiuse in museo, come animali chiusi nelle gabbie agli zoo, in un luogo separato dalla vita, deconstestualizzato da essa. Preferisco di gran lunga l'arte a cielo aperto, oppure nelle chiese, nei palazzi adibiti a uso civico, insomma nei luoghi dove scorre spontaneamente la vita delle persone nella sua quotidianità, amo l'arte intesa come qualcosa che irrompe, quasi a sorpresa a volte, nel bel mezzo delle nostre attività quotidiane, suscitando un'emozione, uno stimolo al pensiero a qualunque persona, che si trovi, anche casualmente a passarle di fronte, a tutti, anche a chi non è apparentemente interessato, al di là del suo livello culturale, delle sue pre-comprensioni e entra nella sua anima producendo degli effetti. Amo l'idea della maestosità di una facciata di una cattedrale barocca che infonde potenza ed energia a un passante depresso e sfiduciato dall'aver ricevuto una brutta notizia, la penombra dell'interno di una chiesa romanica in cui il viandante stanco può entrare, sedersi e riposare, la luce di una cattedrale gotica che filtra dall'alto e ti ispira il pensiero di Dio, la forma circolare di una piazza centrale che accoglie lo straniero che visita la città per la prima volta, e lo fa sentire accolto, abbracciato, coccolato. I musei no, Il museo è quel luogo dove la fruizione dell'opera d'arte sembra richiedere al visitatore di dimenticarsi della sua vita, delle sue preoccupazioni, ansie, pensieri, che restano fuori del portone di ingresso. Non perché sia la bellezza delle opere che te lo fa dimenticare, ma perché il dimenticarle è una precomprensione per poterle studiare. Già solo il pagare il biglietto, la richiesta di lasciare borse e zaini nei cassetti, sembrano come dei micro-riti che ti infondono il pensiero che stai per entrare in un mondo a se stante, separato dal resto della tua esistenza. Le opere d'arte nei musei diventano fredde, sdegnose, si chiudono nel loro spazio sacro e pretendono che sia tu ad andare verso di loro, ad accedere a un certo livello culturare tale a studiarle, interpretarle, non sono calorose, dolci, come le opere nelle chiese, nei palazzi, nelle piazze, nei luoghi dove scorre la vita, e dove sono loro che penetrano nel tuo flusso di coscienza, come a prendere loro l'iniziativa correndo ad abbracciarti, lasciando in esso tracce emotive.

In fondo il Museo è il luogo simbolo dell'arte contemporanea (sì, certo, come istituzione nasce molti secoli prima, però quello che voglio dire, secondo me è nel contemporaneo che assurge a luogo paradigmatico, per eccellenza del modo di intendere l'arte dei giorni nostri). Un'arte che nell'esasperazione cervellotica concettualista delle Avanguardie, sembra sempre più chiusa in se stessa, elitaria, il cui riconoscimento e apprezzamento appare sempre più ristretto al giudizio dei salotti e degli addetti ai lavori. Noi sappiamo che l'Orinatoio di Duchamp, la Banana di Cattelan o le performance della Abramovic sono arte, perché, fondamentalmente, ce l'ha detto e spiegato qualcuno, nell'arte classica non era così, era arte direttamente e immediatamente rivolta al popolo. La bellezza del Colosseo, di Notre Dame o di Piazza San Marco la riconosce pure un analfabeta, anzi erano proprio opere pensate per essere il più immediatamente comunicative per le masse tramite linguaggio visuale per veicolare messaggi politici, filosofici, o religiosi anche per persone che non leggevano. Poi, ovvio puoi aver voglia di approfondire e studiare arte classica o medioevale e accedere a livelli ulteriori di comprensione, ma anche senza questo, resta comunque un livello basico, universale che nessuno ti toglie, ed è importantissimo comunque. Chiudo con una provocazione, una scultura di Canova avrebbe una rilevanza estetica maggiore se posizionata nella sala d'aspetto di uno studio dentistico (tra parentesi ci ho aspettato un'ora intera oggi pomeriggio...), con la sua armonia e grazia che rasserenano l'animo preoccupato di chi sa che tra poco si troverà un trapano in bocca, in cui la sua bellezza può essere evocato per qualunque persona e non solo per chi parte già da un interesse e conoscenza pregressa, decidendo di visitare il museo. Sì, certo, è impensabile immaginare di chiedere e svuotere i musei disperdendo in giro le opere, grazie a Dio che ci sono i musei a raccogliere le opere, tutelandole e consentendo di essere catalogate e rintracciabili, questa è la loro necessità pragmatica e non mi sognavo di metterla in dubbio, il mio discorso voleva vertere solo sul piano della fruizione estetica, dell''impatto delle opere sull'osservatore, di come cambia dentro o fuori il museo.

Niente, sono solo pensieri su cui medito da un pò di tempo, e oggi ho trovato la forza e la voglia di metterle per iscritto e magari stimolare una discussione, anche per capire se sono totalmente folli o qualcosa di sensato può esserci, spero il tutto sia risultato più o meno chiaro.
Capisco quello che dici, soprattutto quando parli dell'arte che irrompe nella vita senza essere cercata. Mi è capitato di entrare in una chiesa solo per riposarmi o attraversare una piazza senza sapere nulla della sua storia e trovarmi davanti qualcosa che mi fermava. In quel momento non stavo “andando a vedere dell'arte”. Forse è proprio questa la differenza.

Sul museo sono più combattuto. A volte quella separazione dalla vita rende tutto più freddo, altre volte invece ti costringe a fermarti davanti a qualcosa che per strada avresti superato senza accorgertene.

Comunque il Canova dal dentista lo approvo. Soprattutto se l'attesa è di un'ora 😄
 
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