La violenza sulle donne

binghilla

La mente è un paracadute: funziona solo se si apre
A mio avviso non si stava parlando di guardare l'aspetto esteriore per attrazione, ma di guardare l'aspetto esteriore per giudicare la validità dell'individuo nei primi momenti della conoscenza. E sono due cose diverse. (Poi le persone risolte chiaramente passano ad altri aspetti più valoriali per farsi un'idea completa e più corretta).

Non sto facendo un processo alle intenzioni, né sindacando sul fatto che sia umano notare un bel ragazzo o una bella ragazza al ristorante. Il tema non è mai stato l'attrazione sessuale (che è personale, soggettiva e sacrosanta), ma la griglia di valutazione sociale che applichiamo spontaneamente prima ancora di conoscere una persona.
Se un uomo guarda un collega uomo, valuta se è capace o simpatico. Se un uomo (e spesso purtroppo anche una donna) guarda una donna, la prima lente che scatta è quella estetica. Questo non è un "istinto sessuale", è un condizionamento culturale che tende a ridurre la donna alla sua superficie corporea prima che al suo valore professionale o umano.
A questo proposito mi viene in mente Alda Merini, che nel 1999 scelse di farsi fotografare nuda da Giuliano Grittini. Un corpo da anziana, segnato dal tempo e dalla terribile violenza subita negli anni del manicomio. Lo fece proprio per sfidare questo meccanismo: per rivendicare la verità di una donna oltre la griglia del giudizio estetico e della superficialità di chi pretende di misurare le persone ma soprattutto le donne dalla "copertina". Lei era lì, con i suoi anni, col corpo flaccido e cadente, con le collane. Grittini spiega così quelle fotografie: "Nel 1999 venni chiamato da Alda Merini la quale aveva da poco perso una carissima amica ammazzata a pugnalate da un compagno gelosissimo. Mi chiese di fotografarla nuda: si trattava di una provocazione. Colto di sorpresa, le scattai moltissime foto. Nel 2001 una di queste andò alla Biennale di Venezia ed ebbe un enorme successo." Alda Merini volle farle perché, parole sue: "Mi fa sorridere il moralismo della gente, non lo tirano fuori per il nudo in sé, ormai ovunque, ma per quello non perfetto. E’ l’imperfezione a scandalizzare, come fosse una colpa“
Proviamo a scindere l'attrazione (che non c'entra nulla) dall'automatismo con cui decidiamo quanto peso dare all'aspetto di una donna rispetto a quello di un uomo.
 
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Carcarlo

Well-known member
@Carcarlo non è che hai torto o ragione, è che probabilmente grazie alla tua condizione di maschio cis etero, non ti sei mai posto alcuni problemi che rappresentano il nocciolo della cultura patriarcale che ha aspetti macro (la violenza vera e propria, quella degli abusi che avvengono più da persone conosciute che da estranei e non pensare che tutti abbiano dei problemi di malattie mentali) e aspetti micro....
La cultura occidentale non prevede la violenza o gli abusi sulle donne, tant'è che la punisce per legge e col rifiuto sociale; persino in galera, a chi stupra le donne, viene riservato un trattamento speciale, perciò non mi pare che rappresenti il nocciolo della nostra cultura!
In occidente, chi fa violenza alle donne per motivi non patologici, lo fa al di fuori della cultura comune.

Poi cercavi strutture patriarcali.
Purtroppo siamo noi stessi che agiamo patriarcato: lo agiamo quando mettiamo il fiocco rosa/azzurro alla nascita, lo agiamo con i giocattoli da maschio è da femmina, lo agiamo con la sessualizzazione precoce tramite i vestiti, i modelli e i dialoghi, quando chiediamo insistentemente a un bambino se ha la fidanzatina, quando diamo regole diverse ai figli maschi e alle figlie femmine, anche aspettative diverse rispetto al loro futuro a seconda se sono maschi o femmine, quando passiamo il messaggio che le materie stem sono per i maschi e quelle umanistiche per le femmine, quando facciamo pressione a una donna perché faccia figli, ecc.
Quindi le strutture sono la famiglia, la società, il lavoro, noi stessi perché siamo stati strutturati così
Questa è la morale più o meno comune, frutto dei padri quanto delle madri.
Chiamarla patriarcato e perciò addebitarla agli uomini-padri, è sbagliato quanto chiamarla matriarcato e addebitarla alle donne-madri.
Se ci piace, bene; se non ci piace, prendiamone le distanze nel modo corretto, per esempio rivedendo in maniera ferma e coerente il rapporto coi ns genitori, la nostra società circostante e magari anche con la Chiesa da cui scaturisce la nostra morale da quasi 2000 anni.
 

binghilla

La mente è un paracadute: funziona solo se si apre
Non la sto addebitando agli uomini. Se leggi ho parlato di condizionamento sociale che agisce, sia tramite uomini, sia tramite donne, sia sui maschi sia sulle femmine.
L'onestà intellettuale di ammettere che io non faccio un discorso di genere almeno!
In due thread e in diverse mie risposte non ho mai mancato di sottolinearlo. Cazzo!
 

malafi

Well-known member
A mio avviso non si stava parlando di guardare l'aspetto esteriore per attrazione, ma di guardare l'aspetto esteriore per giudicare la validità dell'individuo nei primi momenti della conoscenza. E sono due cose diverse. (Poi le persone risolte chiaramente passano ad altri aspetti più valoriali per farsi un'idea completa e più corretta).

Mi spiego, per me e per i maschi che conosco è praticamente impossibile vedere una donna esclusivamente da un punto professionale, cioè alla fine un pensiero se la donna che abbiamo davanti sia attraente o meno lo si fa, indipendentemente che sia una collega o che so una venditrice d'auto. Cosa che mai mi verrebbe in mente davanti ad un uomo.
Ovviamente è una cosa che tengo per me, non va a modificare ne il rapporto lavorativo ne un qualsiasi altro rapporto di tipo professionale.

Invece mi pare che nel post che ha dato origine a quest'ultimo filone si dicesse esattamente questo, ovvero che @DaneelOlivaw guarda per prima cosa l'aspetto esteriore, prima che professionale. Senza che questo incida - per una persona risolta come lui - in alcun modo sul suo giudizio professionale. E sostengo che non c'è nulla di male nè di anormale e che accade nel lavoro come nel tempo libero, tra uomo/donna come tra donna/uomo.
Nulla di male e di anormale, a patto che - e qui siamo tutti d'accordo - non incida poi sulla valutazione della persona.
 

Carcarlo

Well-known member
Io, quando incontro una donna, anche sul lavoro, la prima cosa che vedo è quanto sia sessualmente attraente e ciò per due motivi:
  1. il mio cervello è fatto così* e non posso farci nulla perchè è il frutto di milioni di anni di evoluzione;
  2. la donna che incontro, molto spesso, anche sul lavoro, prima di uscire di casa ha dedicato un bel po’ di tempo a far sì che, la prima cosa che si vedesse di lei, fosse proprio quello, e se no non si spiegano i tacchi, i vestiti corti, attillati, trasparenti, il trucco, le unghie lunghe di venti colori… che sul lavoro (almeno il mio) non solo non servono a nulla ma impacciano pure.
In base a quanto sopra, il mio primo giudizio istintivo è quello di classificarla tra i più begli oggetti dell’azienda dove evidentemente vuole stare (sia chiaro: non se è bella, ma se esagera nell’ostentarlo) o passare alla fase successiva.

La fase successiva, non più istintiva ma razionale, voluta e professionale, è quello di:
  1. guardare le mani per capire se può aiutare o ha delle unghie che non riesce nemmeno a usare il mouse;
  2. ascoltare cosa ha da dire per capire come si può collaborare insieme e se stare con lei sarà un piacere o un tormento.
A questo punto, l’attraenza sessuale diventa indifferente perché bisogna lavorare e basta.
Genere e orientamento sessuale sono assolutamente indifferenti.
Anzi, se proprio posso scegliere, che sia spigliata, tutto il resto, davvero, è il meno.

Da parte mia, non mi presento come un farfallone (spesso ho una tuta unta) e appena posso dire qualcosa di personale, parlo di famiglia e figli così chiarisco subito le cose sperando di poter lavorare tutti e due bene e volentieri.
Se poi perde la testa per me e mi fa le scenate sotto casa, non posso farci nulla. :cool:

Tornando al mio cervello, aggiungo che oltre a essere fatto così, è anche fatto bene, perché stabilisce delle priorità atte alla sopravvivenza che è l’obiettivo di ogni essere vivente:
  1. sopravvivere
  2. riprodurmi
  3. proteggere la mia prole e chi a sua volta la protegge
e visto che i figli ce l’ho già e sono al lavoro, sono allo step 3 dove mi interessa solo guadagnare soldi e portarli a casa.
Se il mio cervello non fosse fatto bene, dopo essermi riprodotto, non andrei a lavorare o se no mi spenderei i soldi prima di arrivare a casa come fanno tanti uomini che disprezzo.

Per esperienza so che molti uomini pensano come me, ma non tutti, e o non sono buoni professionisti o non sono buoni padri.
Scusate, ma la falsa modestia non è il mio forte.

Le donne ragionano in maniera simile (altrimenti non si capisce perché anche molti uomini credano di vivere in una pubblicità di dopobarba), e come tra gli uomini, ce ne sono di professionali e no.

L’educazione che si riceve fa molto, ma non è determinante nella fase in cui si vede, perché quella è istintiva, ma in quella in cui si guarda, si ascolta e si giudica.
Io, a mio figlio, non posso educarlo a vedere o non vedere le donne, posso solo educarlo a guardarle in un certo modo.
 

Carcarlo

Well-known member
Non la sto addebitando agli uomini.
Grazie, lo apprezzo, perchè anche io, pur col mio carattere, mi considero vittima di una certa morale e di una società un po' superficiale.
Perciò, per favore, non adoperare la parola patriarcato o suoi derivati quando è fuoriluogo, perchè non solo indica la presenza dell'autorità di un patriarca, di un capo famiglia o un uomo anziano, che non è il caso, soprattutto nell'occidente odierno, ma finisce per riguardare proprio me e gli altri uomini, il che non è giusto.
E nel farlo, mi/ci offende tanto quanto certe espressioni maschiliste possono offendere una donna.
Tu magari non te ne rendi conto perchè sei dentro di te e non dentro di me/noi, non te ne faccio una colpa, ma per favore considera quello che dico. :D

Se invece parliamo di stupro tribale in India a seguito di una condanna da parte del capo villaggio, o della lapidazione di una donna in Afghanistan, di donne musulmane in occidente costrette a girare coperte o vittime di mutilazioni genitali....sì, ti do ragione, quello è patriarcato a tutti gli effetti, ma quello, non questo ----->
Poi cercavi strutture patriarcali.
Purtroppo siamo noi stessi che agiamo patriarcato: lo agiamo quando mettiamo il fiocco rosa/azzurro alla nascita, lo agiamo con i giocattoli da maschio è da femmina, lo agiamo con la sessualizzazione precoce tramite i vestiti, i modelli e i dialoghi, quando chiediamo insistentemente a un bambino se ha la fidanzatina, quando diamo regole diverse ai figli maschi e alle figlie femmine, anche aspettative diverse rispetto al loro futuro a seconda se sono maschi o femmine, quando passiamo il messaggio che le materie stem sono per i maschi e quelle umanistiche per le femmine, quando facciamo pressione a una donna perché faccia figli, ecc.
Quindi le strutture sono la famiglia, la società, il lavoro, noi stessi perché siamo stati strutturati così
Se una tizia decide di rivelare il sesso del nascituro a suo marito, a tutta la famiglia, ai parenti, ai colleghi, al vicinato e al mondo intero organizzando un gender reveal party in giardino in diretta facebook e caricandolo su tutti i social del mondo, sono fatti suoi, non è colpa mia/nostra e non lo può diventare quando si domanderà perchè lo ha fatto.

Se uno/a dice o fa una mezza scemenza è colpa sua, non è che bisogna sempre cercare qualcuno che gliel'ha fatta dire o fare, e quei qualcuno, non possiamo essere sempre noi maschi!
 
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malafi

Well-known member
Io credo che se invece che patriarcato (termine a mio parere non centrato) fosse chiamato in altro modo (con termine più appropriato), il concetto farebbe più breccia anche nella categoria dei maschi beceri/patriarchi.
Perchè quanto giustamente denunciato ed inviso a tutti noi, ha poco a che fare con il significato etimologico del termine ed a volte l'uso forzato di un termine o di un concetto ottengono l'effetto opposto. Ovvero quello che la parte 'avversa' lo sottovaluta, lo denigra, lo prende come pretesto per dire che non esiste.
 

binghilla

La mente è un paracadute: funziona solo se si apre
Se la questione è l'allergia semantica alle parole, cambiamo etichetta per venirvi incontro. Chiamiamolo pure Grandepuffarcato.

Ed ecco la mia risposta definitiva sul tema:

1) Definizione di Grandepuffarcato: è l'insieme di sovrastrutture e condizionamenti sociali che assegnano ruoli, aspettative e lenti di giudizio differenti agli individui in base al loro sesso biologico. A mio avviso ma anche secondo diversi studi sociologici è uno dei fattori principali della violenza sulle donne (per tornare al tema del thread da cui si è anche deragliato).

2) I bias oltre la legge: non bastano quattro norme scritte su un codice a cancellare millenni di cultura del "padre-padrone", se volete del "grandepuffo-padrone". Le leggi cambiano con una firma, le leggi vengono applicate da GIP che fanno istruttorie con allucinazioni grandepuffarcali (esempio di cronaca recente - quanto successo a Torino sabato scorso, il gip ha interpretato la legge) mentre le mentalità restano intrise di bias sociali — subdolamente o manifestamente (si veda il "puffarcato mediterraneo" voluto da una percentuale preoccupante di italiani, ovvero persone del mondo occidentale) — determinando il modo in cui guardiamo, valutiamo e categorizziamo gli altri prima ancora di ascoltarli.

3) La giustizia sommaria in carcere: citare la presunta "punizione di codice" che gli altri carcerati riserverebbero a chi compie abusi come prova della bontà della società è il trionfo del grandepuffarcato. È la logica della vendetta tribale e della legge del taglione. Cesare Beccaria ci era già arrivato nel 1764 con Dei delitti e delle pene: delegare la giustizia alla violenza sommaria fa sobbalzare la civiltà e la legalità nella tomba. E comunque anch'io godrei nel vederli soffrire come le loro vittime perché sono piena di contraddizioni e sfaccettature ma almeno so che augurarmi che a loro volta vengano abusati in carcere è frutto anche della mia mentalità strutturata in modo grandepuffarcale nell'usare il sesso come atto di violenza che svilisce e punisce.

4) Il fiocco rosa o azzurro: l'esempio del nastro non è un'accusa di criminalità, ma la spia di un meccanismo. È una tradizione del tutto innocua (che ho fatto anch'io, perché sia chiaro che per prima non sono priva di contraddizioni né sono la "talebana" che volete dipingere), usata per mostrare come, fin dalla nascita, a un neonato di cui si conosce solo la forma dei genitali venga già appiccicata una griglia di aspettative su identità, rappresentazione e persino orientamento.

5) Questo è il mio ultimo contributo sul tema. D'ora in poi potete girarci intorno, formalizzare obiezioni sul lessico e discutere finché volete: chi ha orecchi per intendere e vuole analizzare i condizionamenti profondi ha capito perfettamente. Per me il discorso si chiude qui perché in diversi passaggi ho avuto la netta sensazione di parlare in Esperanto: una lingua strutturata e lineare che però risulta del tutto incomprensibile a chi sceglie di non condividerne l'alfabeto di base.
 

DaneelOlivaw

I Robot
@malafi
Attenzione,
Non ho scritto che per prima cosa guardo l'aspetto esteriore, ho detto che nei rapporti professionali non posso fare a meno di guardare se la donna che ho davanti è attraente o meno, è diverso.

E confermo che in qualunque ambito mi trovi davanti una donna, un pensiero all'aspetto estetico lo faccio, ma poi finisce lì. :)
 

malafi

Well-known member
@malafi
Attenzione,
Non ho scritto che per prima cosa guardo l'aspetto esteriore, ho detto che nei rapporti professionali non posso fare a meno di guardare se la donna che ho davanti è attraente o meno, è diverso.

E confermo che in qualunque ambito mi trovi davanti una donna, un pensiero all'aspetto estetico lo faccio, ma poi finisce lì. :)
ok ok, il 'prima' non c'entrava nulla e me lo sono immaginato io, mi scuso ;). Non cambia la sostanza del concetto che volevo esprimere a @binghilla

Tu binghilla hai un po' sbertucciato il mio intervento sulla pertinenza del nome che si dà alle cose ed invece io credo non sia secondario.
Per me che sono un po' bastian contrario inside ed odio gli estremi (sono di destra se parlo con gente di sinistra, di sinistra se parlo con gente di destra, non sopporto la cultura woke e trovo vomitevole Vannacci ... e potrei andare avanti con 1000 esempi), i concetti estremizzati e chiamati con nomi 'populisti' o che comunque vogliono muovere le coscienze fanno l'effetto contrario. Non sposta il valore che do alle cose e le mie convinzioni, ma non riesco a prendere in simpatia i movimenti troppo caratterizzati ed identitari.
E come me ce ne sono tanti, che sono un po' respinti dalle ideologie troppo spinte nella forma, seppur corrette nella sostanza.
Non pretendo di avere ragione, dico solo che sono tanti che, sia nelle idee politiche che in quelle sociali che in quelle morali ecc..., sono come me respinti dagli eccessi.
Sono il classico moderato orfano di un dialogo che vada oltre le polarizzazioni.
 

Carcarlo

Well-known member
Se la questione è l'allergia semantica alle parole, cambiamo etichetta per venirvi incontro. Chiamiamolo pure Grandepuffarcato.
Il Grande Puffo resta una figura legata a un maschio anziano, barbuto, capo di una tribù, perciò stigmatizza gli uomini e non va bene. ;)

Io lo chiamerei Cristianesimo Consumismo.

Cristianesimo
, perchè la nostra morale ha radici ebraico-cristiane che partendo dall'assioma che l'uomo debba vivere come una bestia, e le donne e le bestie debbano vivere peggio, ha sviluppato la nostra moralità maschilista e specista.

Consumista, perchè rispondendo solo a logiche di mercato, si propone di risolvere tutti i problemi, anche quelli indotti dalla morale cristiana, oggettizzandoci tutti, uomini, donne, bambini, anziani, malati, cani, gatti...

Mi sembra che rispecchi abbastanza bene il ventaglio di problemi da te esposto.
Cosa ne dici?
Possiamo anche ritoccarlo insieme se vuoi.

Se sei d'accordo con me e non ci va bene il cristianesimo consumista, se vogliamo avere una posizione transigente, basta rinunciare ai sacramenti, chiudere il portafogli, informarci prendendo le cose con le pinze e ragionare insieme; se invece vogliamo assumere una posizione più agguerrita, diventiamo dei mangiapreti e invece che al centro commerciale, andiamo a per lumache, funghi o a per erbette secondo la stagione: io la mia scelta, come avrai capito, l'ho fatta da quel giorno.

Poi, chiarite le cose con la morale cristiana, passiamo anche a quella ebraica, musulmana, induista, buddista, confuciana... che ce n'è per tutti e ad oggi sono anche peggio.

Ce la sentiamo di affrontare dei nemici esistenti, in carne e ossa, con nome, cognome e sede sociale invece che uno immaginario?
Vogliamo chiederlo un mondo senza morale ma con etica?
Senza dottrina ma con pensiero?
Io sono con te (fai un po' di archeoforum se non ci credi!), cerco un'alleata nelle discussioni, ma non spostarmi idealmente dall'altra parte della barricata, perchè se no, non posso stare dalla tua parte.

PS: stavo per offrirti una mazzo di fiori 💐 in segno di pace, ma per non essere sessista ti lascio un whisky 🥃 e non mi dire che ti sa di presa per i fondelli! :mad:
Spero in un tuo ritorno 😘
 

Carcarlo

Well-known member
Un Laphroaig o Talisker?
Un Carcarlo di 50 anni, fuori commercio e bevibile solo a casa mia:
1. in una tanica metto whisky normale, possibilmente lo spagnolo DYC che è forte e costa poco
2. aggiungo legno di castagno, noce e quercia che lo fa invecchiare di 50 anni in 3 mesi
3. aggiungo un pezzetto di legno bruciato che gli dà quel tocco torbato
4. aggiungo un po' di Pedro Ximenez, il vino invecchiato nelle migliori botti destinate a invecchiare a loro volta i migliori whisky.
Fino a poco fa, tramite ambasciata, ne spedivo sempre una bottiglia alla Betty che mi era affezionata, poi è venuto a mancare e a quel citrullo di suo figlio Carlo non gli ho spedito più nulla.
 

MaxCogre

Well-known member
Mah a me sta cosa però ancora non mi convince lol. Mi pare che voi neghiate del tutto l'esistenza di tale benefica (per gli uomini) istituzione: il patriarcato. Eppure una volta eravamo tutti così, c'era mica da vergognarsi. Poi è successa una cosa, negli anni 90, con l'informatica. Improvvisamente con l'enorme crescita del terziario c'erano lavori in cui non contava il muscolo che batte sulla lamiera, e neanche una grossa propensione al rischio. Le qualità richieste nel campo dei servizi erano intelligenza, abilità relazionali, istruzione. Daje indipendenza economica, daje emancipazione e femminismo, daje boom di divorzi. In America prima, come al solito, e da noi facciamo col solito lustro di ritardo e arriviamo al nuovo millennio? E il patriarcato che fa, si arrende così dopo secula seculorum? No! Come da battuta del film Barbie (2023) Ken vuole un ruolo da finanziere solo perché è uomo e lo chiede al collocamento che glie lo nega: "voi evidentemente non avete applicato bene il patriarcato!" - "No, vede lo applichiamo ancora, è che lo nascondiamo meglio". Ecco, secondo me da noi è proprio così: lo applichiamo ancora ma lo nascondiamo meglio. In Italia lo applichiamo molto molto bene e lo nascondiamo molto molto meglio (e i dati di gender equity europei ci danno ragione lol)! Eccerto, si dirà nel 1981 (così tardi?) abbiamo abolito il delitto d'onore e ci siamo ripuliti la coscienza: ma 50 anni dopo abbiamo il femminicidio e per non far sembrare che sotto sotto gira ancora la stessa cultura si vorrebbe che non si potesse neanche più nominare. Femminicidio, e quando mai! Secondo me faremmo meglio a considerare il punto n. 2 di binghilla e cercare di farci un esamino di coscienza, se solo in quanto uomini godiamo di maggiori libertà e possibilità di realizzazione rispetto alle donne e a scapito delle donne, e se sia giusto che una società giusta funzioni così.
 
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gamine2612

Together for ever
Invece mi pare che nel post che ha dato origine a quest'ultimo filone si dicesse esattamente questo, ovvero che @DaneelOlivaw guarda per prima cosa l'aspetto esteriore, prima che professionale. Senza che questo incida - per una persona risolta come lui - in alcun modo sul suo giudizio professionale. E sostengo che non c'è nulla di male nè di anormale e che accade nel lavoro come nel tempo libero, tra uomo/donna come tra donna/uomo.
Nulla di male e di anormale, a patto che - e qui siamo tutti d'accordo - non incida poi sulla valutazione della persona.
Sono d'accordo con malafi
 

malafi

Well-known member
L'ultimo raccapricciante delitto a Barberino lungo il viadotto dell'A1 è persino peggio di qualunque crime visto in TV.
Atroce nel suo sviluppo e nel suo epilogo (parlo dell'epilogo per lei, perchè credo che dell'epilogo per lui sia difficile avere una pietà che va oltre il minimo sindacale che si deve a tutti i morti).
Talmente atroce e raccapricciante che non so nemmeno se valga la pena capire il perchè ed il percome, tanto sempre alla gelosia ed al possesso si va a cascare.

Mi chiedo invece - non ho voglia di cercare statistiche - se vi sia qualche perverso effetto di emulazione o se la moltiplicazione degli eventi sia solo apparente e dovuta ad una più capillare informazione.
 

velvet

Well-known member
Io credo che sicuramente l'informazione (anche a causa dei social) oggi ci dia l'impressione di un aumento enorme dei casi.
Ma se un aumento c'è la causa può essere cercata nell'evoluzione del ruolo della donna, della sua maggiore autonomia e conseguente libertà di decisione e scelta.
Voglio dire che una volta molte donne pur non soddisfatte dalla relazione, vi restavano perché non erano autonome (anche finanziariamente), perché pensavano fosse meglio per i figli, perché temevano i giudizi altrui, e molto spesso sopportavano scelte che non condividevano, relazioni extraconiugali, limitazioni imposte dal partner, e anche violenze.
Oggi molte più donne invece hanno per fortuna la possibilità di scegliere se la relazione o il partner le soddisfa o meno, si oppongono a scelte che non condividono, se ne vanno se non trattate adeguatamente, se oppresse da gelosie assurde o se insoddisfatte. Gli uomini che vivono la relazione come possesso sicuramente c'erano anche prima e in numero maggiore di oggi, ma oggi si trovano davanti i "no" e non li tollerano.
 

binghilla

La mente è un paracadute: funziona solo se si apre
L'ultimo raccapricciante delitto a Barberino lungo il viadotto dell'A1 è persino peggio di qualunque crime visto in TV.
Atroce nel suo sviluppo e nel suo epilogo (parlo dell'epilogo per lei, perchè credo che dell'epilogo per lui sia difficile avere una pietà che va oltre il minimo sindacale che si deve a tutti i morti).
Talmente atroce e raccapricciante che non so nemmeno se valga la pena capire il perchè ed il percome, tanto sempre alla gelosia ed al possesso si va a cascare.

Mi chiedo invece - non ho voglia di cercare statistiche - se vi sia qualche perverso effetto di emulazione o se la moltiplicazione degli eventi sia solo apparente e dovuta ad una più capillare informazione.
Invece io mi chiedo se è possibile che la narrazione dei giornali sia sempre la stessa: "folle gesto" "amore di sperato".
Dare questa rilevanza mediatica al romanticismo malato del perpetratore rischia di spostare l'attenzione dalla violenza brutale (il sequestro e l'aggressione) alla messa in scena del suo "dramma interiore".
Di colorare un alone di romanticismo attorno ad una vicenda che è solo senso di possesso e incapacità di accettare un rifiuto. Ricordiamocelo sempre queste donne sono vittime di omuncoli che non riescono ad accettare un NO. Che non riescono a non dipendere emotivamente da una donna perché non sono educati alle emozioni.
Questi uomini non sono mai stati educati a riconoscere, verbalizzare e attraversare la frustrazione, il dolore o la vergogna del rifiuto. L'unica emozione che è stato loro concesso di esternare socialmente è la rabbia. Quando l'ego viene ferito da un "NO", la mancanza di strumenti emotivi trasforma la sofferenza in aggressione distruttiva. Indoviniamo qual è quella cultura che fin da piccoli insegna ai maschi a non piangere, a reprimere tristezza e paura in quanto emozioni femminili?
Finché la società continuerà a crescere maschi nell'idea che il valore di un uomo si misuri sul controllo e sul possesso, e finché la fragilità emotiva verrà trattata come una colpa da nascondere invece che come un aspetto da educare, continueremo a leggere di "omuncoli" che distruggono vite per l'incapacità di accettare che un'altra persona non appartenga loro.
E quali sono quelle due strutture sociali che primariamente indottrinano in questo modo? La famiglia perché educa con un doppio standard: i maschietti non possono fare le femminucce esternando sentimenti di tristezza, di vergogna, di dolore, non possono essere vulnerabili; le femmine non possono fare i maschiacci, non devono parlare a voce alta, devono sedere composte, aiutare in casa. Fin dall'infanzia, ai maschi viene concessa una maggiore esplorazione, indipendenza e tolleranza verso l'aggressività ("è maschio, è fatto così"), mentre alle femmine si richiede cura, empatia, pazienza e contenimento emotivo. Questo viene veicolato sia esplicitamente sia attraverso la ripartizione asimmetrica del lavoro domestico e di cura in casa che trasmette ai figli l'idea implicita che il tempo, le aspirazioni e la libertà della donna siano subordinati o accessori a quelli dell'uomo.
D'altro canto i legislatori reprimono l'educazione sessuo-affettiva e la subordinano al consenso delle famiglie (anche di quelle tossiche e retrograde).
E le istituzioni fanno resistenza a riscrivere il codice penale ancorando il reato di violenza sessuale all'assenza di consenso esplicito (seguendo la direttiva europea e il modello "solo sì è sì"), anziché alla presenza di violenza fisica o minaccia diretta, questo rivela quanto la mentalità giudiziale e legislativa sia ancora impregnata della logica del "dovere coniugale" o della vittimizzazione secondaria.
Legiferare senza agire sulla prevenzione culturale e sulla formazione di giudici, forze dell'ordine e operatori sanitari rende le leggi meri strumenti di facciata, del tutto inefficaci nel disinnescare la violenza prima che si consumi.
È un circuito chiuso: la famiglia crea il terreno fertile, lo Stato rinuncia a educare per paura di rompere i tabù, e la legge interviene solo a salma calda senza scalfire la matrice che ha generato il delitto.
E per finire, o meglio per ritornare all'inizio di questo post, la stampa invece di cercare la verità, anestetizza le coscienze e le capacità critiche, avallando te anacronistiche tesi del delitto passionale.
 
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binghilla

La mente è un paracadute: funziona solo se si apre
Voi forumini maschi invece secondo me avete gli anticorpi grazie alla lettura.
Leggere vi espone alle emozioni e alla loro interiorizzazione. Non è l'unico modo ma è un buon modo.
Lo dico perché non la prendiate mai sul personale e non vi sentiate mai additati in quanto maschi.
 
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