La poesia del giorno....

Shoshin

في الذاكرة
..Nella seta della notte, nel cotone dell'alba sotto l'esteso pergolato di luce lunare tra le corde della pioggia lungo la sinfonia delle tempeste presso l'altare della gioia innanzi al muro della nostalgia si sta soli con sé stessi e soli con gli altri una cosa sola nell'amore una cosa sola nel canto..


Ahmad Shāmlu,
Traduzione dal persiano di Francesco Occhetto
A cura di Faezeh Mardani
 

Shoshin

في الذاكرة
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Non voglio vallate
né pollini messaggeri
e il piccolo fiume
versato sulle spalle di mia madre.

Non voglio montagne
né pozzi
squarci,spalle spezzate
e crepe nervose
sulle rovine della notte.

Non voglio
nessuna voce
né lamenti o salmi funebri,
vene gonfie
e una festa rovesciata
sui frantumi del suo letto.

Di quella patria
non voglio niente
tranne la gamba di mio padre
schiacciata sotto le macerie

e un pugno di foglie
un cipresso
una gazza addomesticata
una pioggia che cade fino all'eternità.

Bitā Malakuti

Traduzione e prefazione di Francesco Occhetto.
Da
Dovrò prepararmi a fiorire.
A cura di Faezeh Mardani
 

Shoshin

في الذاكرة
Dopo un remoto silenzio
stanotte ritorno alle parole
per tingere di verde e di rosso
il basilico e i ravanelli del mio orto,
per spolverare piega su piega
il cipresso del mio giardino.


Ritorno alle parole
per cacciar via dal mio campo
la torma dei corvi

Ho cose da dire
parole da vedere,annusare,toccare
ma non da spiegare
parole come onde d'acqua
tortuose e increspate
come la tua chioma,amore,
amica della mia veglia.
Stanotte ritorno alle parole,
alle parole dense
del tacere.

Ziyā'
Movahhed

: ضیاء موحد


Da Poeti Iraniani
dal 1921 a oggi
Traduce Francesco Occhetto
a cura di Faezeh Mardani


Ho in animo di aprire un post su
questo libro prezioso,una radice.
Ho interrotto da tempo lo studio
da autodidatta dell'arabo.
Ma credo che recupererò ,alla luce
dell'emozione che questo libro mi ha
procurato sin dal suo arrivo.
 

Shoshin

في الذاكرة
Così sono io il castellano di epici poemi pieni di fierezza l’orgoglioso colpo di zoccolo di un selvaggio cavallo dell’ira sul selciato del vicolo del Destino


Ahmad Shāmlu
 

qweedy

Well-known member
Questo è il momento in cui vedi di nuovo
le bacche rosse del sorbo selvatico
e nel cielo scuro
le migrazioni notturne degli uccelli.
Mi addolora pensare
che i morti non le vedranno –
queste cose su cui facciamo affidamento,
esse svaniscono.
Allora cosa farà l’anima per rinfrancarsi?
Mi dico che forse non avrà più bisogno
di questi piaceri;
forse già non essere basta del tutto,
per quanto sia difficile da immaginare.

Louise Glück
da Averno, 2006
 

qweedy

Well-known member
Il morire non è grande ferita;
più gran ferita è vivere,
ma morire è una strada differente,
un qualcosa al di là della porta:
come l'uccello migra verso il sud,
prima che il gelo giunga,
in vista di migliore latitudine.
Uccelli che rimangono noi siamo.
In brividi, alle porte del fittavolo
contrattiamo stentata una briciola,
fin quando nevi impietosite invitino le nostre penne a casa.

Emily Dickson_
 

Shoshin

في الذاكرة
Un incontro


Attraversavamo all’alba campi ghiacciati su un carro.
Un’ala rossa si levò nel buio.


E all’improvviso una lepre corse sulla strada.
Uno di noi la indicò con la mano.


È stato molto tempo fa. Oggi nessuno dei due è vivo,
Né la lepre, né l’uomo che fece quel gesto.


O amore mio, dove sono, dove stanno andando?
Il lampo di una mano, una striscia di movimento, un fruscio di ciottoli.
Lo chiedo non per pena, ma per meraviglia.


Czeslaw Milosz da
Campane d'inverno
Traduzione dall’inglese di Andrea Sirotti e Bruce Hunter


...
 
D

Deleted member 11371

Guest
@Shoshin è quasi incredibile, passavo dal forum poetico ed ho pensato "Perché Shoshin non mette una poesia?"
Poi vengo qui e trovo questa.
E non importa dove l'hai postata, è bellissima.
Buona giornata.
 

Pnin

Well-known member
È incredibile veramente: ero in giro nei campi col cane, era un po' che non incontravamo lepri... oggi l'incontro c'è stato. Poi torno a casa e trovo questa poesia!
❣️
 

qweedy

Well-known member
A volte l'amore c'entra poco
con i corpi e pure con le anime,
è una cosa tra te e la luce,
una confidenza con l'aria,
un'intimità con i tuoi passi,
con i segreti del tuo respiro.

Non ti allontani e non ti avvicini
a nessuno, ti scorre un sorriso
silenzioso tra le braccia,
è tua, è solo tua questa grazia.

Franco Arminio
 

Shoshin

في الذاكرة
Non ho madre né padre.
Pare ci sia un tempo regolamentare,
poi a un figlio non spettano più.
Lo chiamano È la vita.
Come spiegazione non mi basta.
Sono rimasto figlio, il padre di nessuno.
Da figlio vorrei qualche volta fare visita,
una telefonata, portare un regalo.
I loro compleanni
sono i giorni che guardo le fotografie.
Mi piacciono quelle con loro due giovani
e io neanche un’ipotesi.
Mi piace la loro vita prima del 1950.
Hanno una serietà ironia che non ho ricevuto.
Mi pento di avere dato via le loro scarpe.
Se tornano mi chiederanno conto
di non custodire la forma dei piedi,
la suola dei passi.
Quando li sogno non stanno più insieme,
vengono a turno in visita,
non parlano, si lasciano abbracciare.
Il tempo non mi abitua,
pure oggi è il giorno dopo
della separazione da quei due.
Solo quando mi succede un guaio
dico meglio così,
che non l’hanno saputo.

[Erri De Luca - "E' la vita"]

Sto vivendo i miei giorni
con questi versi poggiati sul
cuore.
 

qweedy

Well-known member
La più bella storia d'amore

L’ultima nota del tuo addio
mi disse che non sapevo nulla
e che arrivavo
al tempo necessario
di imparare i perchè della materia.
Così, fra pietra e pietra
seppi che sommare è unire
e che sottrarre ci lascia
soli e vuoti.
Che i colori riflettono
l’ingenua volontà dell’occhio.
Che i solfeggi e i sol
raddoppiano la fame dell’orecchio
Che è la strada e la polvere
la ragione dei passi.

Che la via più breve
fra due punti
è il giro che li unisce
in un abbraccio sorpreso.

Che due più due
può essere un pezzo di Vivaldi.
Che i geni gentili
stanno nelle bottiglie di buon vino.

Una volta imparato tutto questo
tornai a disfare l’eco del tuo addio
e al suo posto palpitante scrissi
la Più Bella Storia d’Amore
ma, come dice l’adagio,
non si finisce mai
d’imparare e aver dubbi.

Così, ancora una volta
facilmente come nasce una rosa
o si morde la coda un a stella cadente,
seppi che la mia opera era scritta
perché La Più Bella Storia d’Amore
è possibile solo
nella serena e inquietante
calligrafia dei tuoi occhi


Louis Sepúlveda

N.B. Poesia dedicata alla moglie Carmen Yanez. Una storia d’amore incredibile: i due si conoscono nel 1968, quando alla guida del Cile c’era ancora Salvador Allende. Carmen aveva appena 15 anni e dopo soli tre anni decidono di sposarsi a Santiago del Cile. Dopo la nascita del primo figlio, il colpo di stato e l'instaurazione del regime di Pinochet, per entrambi comincia un periodo di clandestinità, arresti, torture e repressione. Vengono separati, sequestrati, torturati dal regime di Pinochet. Nessuno sa più nulla dell'altro, inevitabilmente lei lo crede morto.
Sepulveda lascia il Cile nel 1977, esiliato, Carmen quattro anni dopo. Le loro vite si separano. Lui si trasferisce in Germania e lei in Svezia, con altre vite, altri figli, altri matrimoni.
Il destino li riunisce nel 1996, nella Foresta Nera. Pochi giorni dopo partono per Parigi e nel 2004, a Gijón in Spagna, si sono risposati.
 
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qweedy

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Volevo scrivere una poesia
invece ho fatto una torta ci ho messo
più o meno lo stesso tempo
ovvio la torta era una stesura
definitiva una poesia avrebbe richiesto
un pochino di più giorni e settimane e
parecchia carta straccia

la torta aveva già un suo
pubblico vociante e capriolante tra
camioncini e un’autobotte dei pompieri sul
pavimento della cucina

questa torta piacerà a tutti
ci saranno dentro mele e mirtilli
e albicocche secche molti amici
diranno e perché diavolo
ne hai fatta una sola

questo con le poesie non capita

per via di irriferibili
tristezze ho deciso
stamattina di accontentarmi dei
miei voraci avventori non voglio
aspettare una settimana un anno una
generazione perché si presenti
il cliente giusto

Grace Paley, La sporadica alternativa della poetessa
(trad. di Paolo Cognetti e Isabella Zani)
 

qweedy

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Siate cauti con le parole

Siate cauti con le parole,
anche con quelle miracolose.
Per le miracolose facciamo del nostro meglio,
a volte sciamano come insetti
e non lasciano una puntura ma un bacio.
Possono essere buone come dita.
Possono essere sicure come la roccia
su cui incolli il culo.
Ma possono essere margherite e ferite.

Io sono innamorata delle parole.
Sono colombe che cadono dal tetto.
Sono sei arance sacre sedute sul mio grembo.
Sono gli alberi, le gambe dell’estate,
e il sole, il suo volto appassionato.
Ma spesso non mi bastano.
Ci sono così tante cose che voglio dire,
tante storie, immagini, proverbi, ecc.
Ma le parole non sono abbastanza buone,
quelle sbagliate mi baciano.
A volte volo come un’aquila
ma con le ali di un passero.
Ma cerco di averne cura
e di essere gentile con loro.

Le parole e le uova devono essere maneggiate con cura.

Una volta rotte
sono cose impossibili da aggiustare.

Anne Sexton
da “The Complete Poems”
 

qweedy

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Acqua sono stata,
questo lo so.
Sono stata acqua e vento.
Una pioggia su qualcosa
che ero stata tempo addietro.
Un giuramento.
Un’attesa.
Un bastimento fra onde altissime.
Forse anche il mare.
E dunque - di cosa dovrei avere paura
adesso.

(Mariangela Gualtieri)
 

Shoshin

في الذاكرة
Nero e duro distacco
che io sopporto al pari di te.
Perché piangi?
Dammi meglio la mano,
prometti di ritornare in sogno.
Noi siamo come due monti
non ci incontreremo più a questo mondo...
Se solo, quando giunge mezzanotte,
mi mandassi un saluto con le stelle.

Anna Achmatova
 

Shoshin

في الذاكرة
Siamo solo aliti di vento
soffi delicati appesi alle pareti
di un cielo senza confini.
Siamo polveri e profumo di erba,
di fiori mescolati al profumo del mare,
della luna, della notte, del giorno,
del tempo che corre e
sparge intorno a se
i semi dei ricordi.
Siamo come ali in volo, da sempre,
dal primo tuffo nell’ aria
all’ ultimo sogno
caduto nel nostro cuore
da una stella
in dono.
Rabindranath Tagore.




...💕
 

qweedy

Well-known member
Questo giorno che ho perso
ed ero nell’esilio
dentro panni che non erano miei
e scarpe che mi disagiavano
e tasche che non riconoscevo
e correvo correvo puntuale
senza neanche un dono
per nessuno.
Solo un vuoto, corto respirare.
A conferma che nel disamore
il fare anche se fai
resta non fatto.

(Mariangela Gualtieri - da "Quando non morivo")
 

Shoshin

في الذاكرة
Lei è la signora dei pettirossi
sul palmo della mano le graffiano
la non-paura, per la ferita custodita
nel costato, dove il mondo scende
fino al buio e l’unica lampada
è il battito rosso del sentiero.
Scosta i margini del bosco e entra
nella stagione delle notti piú lunghe.
Nello stesso ordine in cui è comparsa
ora scompare, temeraria luna.

Chandra Candiani da 'Pane del bosco.' Einaudi


...Vago tra libri e versi.
Sopravvivo così.
 
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