La poesia del giorno....

qweedy

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Io sono verticale
ma preferirei essere orizzontale.
Non sono un albero
con radici nel suolo
succhiante minerali e amore materno
così da poter brillare
di foglie a ogni marzo,
né sono la beltà
di un’aiuola ultradipinta
che susciti grida di meraviglia,
senza sapere che presto
dovrò perdere i miei petali.
Confronto a me,
un albero è immortale
e la cima di un fiore, non alta,
ma più clamorosa:
dell’uno la lunga vita,
dell’altra mi manca l’audacia.

Stasera,
all’infinitesimo lume delle stelle,
alberi e fiori
hanno sparso i loro freddi profumi.
Ci passo in mezzo
ma nessuno di loro ne fa caso.
A volte io penso
che mentre dormo
forse assomiglio a loro
nel modo più perfetto
– con i miei pensieri andati in nebbia.
Stare sdraiata è per me più naturale.
Allora il cielo ed io
siamo in aperto colloquio,
e sarò utile il giorno
che resto sdraiata per sempre:
finalmente gli alberi mi toccheranno,
i fiori avranno tempo per me.


28.03.1961, Sylvia Plath

(traduzione di Giovanni Giudici)

P.S. Ho letto il libro di Sara Gambazza "Quando i fiori avranno tempo per me" e ho recuperato la poesia, il cui ultimo verso è stato preso in prestito per il titolo.
 

Shoshin

في الذاكرة
A chi abita la poesia

Apri le imposte e la notte ti assale:
le sue lave, i geyser si mescolano
a chi sei, ai tuoi dolori, alle tue emozioni
ne viene il suono di una antica ninna nanna.


François Cheng
 

Shoshin

في الذاكرة
O cuore, fa’ conto d’avere tutte le cose del mondo,
Fa’ conto che tutto ti sia giardino delizioso di verde,
E su quell’erba fa’ conto d’esser rugiada
Gocciata colà nella notte, e al sorger dell’alba svanita.

'Umar Khayyām
 

Shoshin

في الذاكرة
Io ti chiesi perché i tuoi occhi
si soffermano nei miei
come una casta stella del cielo
in un oscuro flutto.

Mi hai guardato a lungo
come si saggia un bimbo con lo sguardo,
mi hai detto poi, con gentilezza:
ti voglio bene, perché sei tanto triste.


Hermann Hesse
 

qweedy

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“Il peso intero del cielo
sulla tenerezza di un fiore”

Ho aperto i miei occhi
negli occhi color tempocattivo
del cielo; lassú, Donzel,
ci porterà tempesta,
tempesta e poi tempesta
sul tremolio dei fiori:
nella prima frustata
di vento sopra i verdi,
ho annusato con l’odore
delle erbe di pioggia
l’odore denso d’amore,
come se amore mi fosse
il peso intero di un cielo
sulla tenerezza di un fiore.

Pierluigi Cappello
 

qweedy

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Addosso al viso mi cadono le notti
e anche i giorni mi cadono sul viso.
Io li vedo come si accavallano
formando geografie disordinate:
il loro peso non è sempre uguale,
a volte cadono dall’alto e fanno buche,
altre volte si appoggiano soltanto
lasciando un ricordo un po’ in penombra.
Geometra perito io li misuro
li conto e li divido
in anni e stagioni, in mesi e settimane.
Ma veramente aspetto
in segretezza di distrarmi
nella confusione perdere i calcoli,
uscire di prigione
ricevere la grazia di una nuova faccia.

Patrizia Cavalli
 

qweedy

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Il fine udito tende la vela,
lo sguardo dilatato si svuota
e il silenzio è solcato
dal coro silente
degli uccelli.
Sono misero come la natura,
sono semplice come le nubi,
e la mia libertà è illusoria
come il canto notturno
degli uccelli.
Vedo la luna esangue
e il cielo più smorto d'una tela.
Ma questo mondo,
cagionevole e strano,
lo accetto.

Osip Mandel'štam
 

qweedy

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Mi pare talvolta,
e lo temo fino all’angoscia
nella mia solitudine di uomo,
che tu possa scomparire
come sei apparsa
improvvisamente quella sera
con un po’ di fuoco nei capelli e sulla fronte.
Penso anche che andrai ora
dove non posso vederti,
più distaccata da me.
La memoria mi aiuterà a soffrire ancora di più:
poiché in fondo noi siamo
della razza di coloro
che hanno per legge questa assidua pena
di cercare armonia
conquistando il dolore.

Salvatore Quasimodo
 

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Può bastare poco a riprendere fiato,
uno slancio puerile, un impeto a vuoto.
Non conosco le strade che calpesto,
i muri che rasento sconosciuto.
Come un ebete urlo a mani alzate che
la vita non l'ho combattuta.
E non mi accosto più
ai vecchi affetti, alle insegne abbattute.
Io semplicemente allargo intorno il vuoto

Leonardo Sinisgalli
 

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Tutti gli addii ho compiuto. Tante partenze
mi hanno formato fino dall’infanzia.
Ma torno ancora, ricomincio,
nel mio ritorno si libera lo sguardo.
Mi resta solo da colmarlo,
e quella gioia impenitente
d’avere amato cose somiglianti
a quelle assenze che ci fanno agire.

RAINER MARIA RILKE
 

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“Ve ringrazio de core, brava gente,
pé ‘sti presepi che me preparate,
ma che li fate a fa? Si poi v’odiate,
si de st’amore non capite gnente…
Pé st’amore sò nato e ce sò morto,
da secoli lo spargo dalla croce,
ma la parola mia pare ‘na voce
sperduta ner deserto, senza ascolto.
La gente fa er presepe e nun me sente;
cerca sempre de fallo più sfarzoso,
però cià er core freddo e indifferente
e nun capisce che senza l’amore
è cianfrusaja che nun cià valore.”

Trilussa, “Er Presepio”
 

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Son tanto brava lungo il giorno.
Comprendo, accetto, non piango.
Quasi imparo ad aver orgoglio
quasi fossi un uomo.
Ma, al primo brivido di viola in cielo
ogni diurno sostegno dispare.
Tu mi sospiri lontano: «Sera, sera dolce e mia!»
Sembrami d’aver fra le dita
la stanchezza di tutta la terra.
Non son più che sguardo,
sguardo sperduto, e vene.

Sibilla Aleramo
 

Shoshin

في الذاكرة
Post Scriptum

Chi sono
da dove vengo?
Io sono Antonin Arnaud
e lo dico
come so dirlo
immediatamente
voi vedrete il mio attuale corpo
volare via in schegge
e raccogliersi
in diecimila aspetti ben noti
un corpo nuovo
in modo che non possiate
mai
dimenticarmi.


La folle sincerità di Antonin


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Mi sveglio e dico: sono perduta.
È il mio primo pensiero all’alba.
Comincio bene la giornata
con questo pensiero assassino.
Signore, abbi pietà di me
- è il secondo
e poi scendo dal letto
e vivo
come se nulla mi fosse accaduto.

Nina Cassian
 

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Nel gelo del disamore...
senza asinello né bue... Quanti, con le stesse sue fragili membra, quanti suoi simili, in tremore,
nascono ogni giorno in questa
Terra guasta!
Soli e indifesi, non basta a salvarli il candore
del sorriso. La Bestia è spietata. Spietato
l'Erode ch'è in tutti noi. Vedi tu, che puoi avere ascolto. Vedi almeno tu, in nome del piccolo Salvatore cui, così ardentemente, credi d'invocare per loro
un grano di carità.
A che mai serve il pianto
- posticcio - del poeta? Meno che a nulla. È soltanto
fatuo orpello. È viltà.

Giorgio Caproni
 

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Questa è la ricetta della vita
disse mia madre
tenendomi fra le braccia mentre piangevo
pensa a quei fiori che pianti
in giardino ogni anno
t’insegneranno
che anche le persone
devono appassire
cadere
radicare
crescere
per poter fiorire.

Rapi Kaur
 

qweedy

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Natale

Nascerà in una stiva tra viaggiatori clandestini.
Lo scalderà il vapore della sala macchine.
Lo cullerà il rollio del mare di traverso.
Sua madre imbarcata per tentare uno scampo o una
fortuna,
suo padre l’angelo di un’ora,
molte paternità bastano a questo.
In terraferma l’avrebbero deposto
nel cassonetto di nettezza urbana.
Staccheranno coi denti la corda d’ombelico.
Lo getteranno al mare, alla misericordia.
Possiamo dargli solo i mesi di grembo, dicono le madri.
Lo possiamo aspettare, abbracciare no.
Nascere è solo un fiato d’aria guasta. Non c’è mondo
per lui.
Niente della sua vita è una parabola.
Nessun martello di falegname gli batterà le ore dell’infanzia,
poi i chiodi nella carne.
Io non mi chiamo Maria, ma questi figli miei
che non hanno portato manco un vestito e un nome
i marinai li chiamano Gesù.
Perché nascono in viaggio, senza arrivo.
Nasce nelle stive dei clandestini,
resta meno di un’ora di dicembre.
Dura di più il percorso dei Magi e dei contrabbandieri.
Nasce in mezzo a una strage di bambini.
Nasce per tradizione, per necessità,
con la stessa pazienza anniversaria.
Però non sopravvive più, non vuole.
Perché vivere ha già vissuto, e dire ha detto.
Non può togliere o aggiungere una spina ai rovi delle
tempie.
Sta con quelli che vivono il tempo di nascere.
Va con quelli che durano un’ora.

Erri De Luca - Opera sull’acqua - Einaudi
 

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È possibile uscire vivi dalla vecchiaia?
Poi mi guardo allo specchio
e vedo papà e mamma
che abitano il mio volto
disputandoselo.
Allora non ve ne siete ancora andati!,
penso, vedendo che fanno capolino
sulla mia faccia, giocando
tra le linee del viso.
A nascondino, quindi...
E forse si divertono
cercandosi tra loro,
io solo, escluso, a fare da teatro
per questi amanti morti che mi usano
come lo spazio, morto, del loro corteggiarsi.
Servo a qualcosa, almeno,
se i miei amati fantasmi
si dànno appuntamento
tra i miei occhi,
naso, fronte, mascella,
per tornare ad amarsi.

Valerio Magrelli
da Exfanzia, Einaudi 2022.
 
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