La poesia del giorno....

Minerva6

Monkey *MOD*
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Libertà di Paul Éluard​

Su i quaderni di scolaro
Su i miei banchi e gli alberi
Su la sabbia su la neve
Scrivo il tuo nome
Su ogni pagina che ho letto
Su ogni pagina che è bianca
Sasso sangue carta o cenere
Scrivo il tuo nome
Su le immagini dorate
Su le armi dei guerrieri
Su la corona dei re
Scrivo il tuo nome
Su la giungla ed il deserto
Su i nidi su le ginestre
Su la eco dell’infanzia
Scrivo il tuo nome
Su i miracoli notturni
Sul pan bianco dei miei giorni
Le stagioni fidanzate
Scrivo il tuo nome
Su tutti i miei lembi d’azzurro
Su lo stagno sole sfatto
E sul lago luna viva
Scrivo il tuo nome
Su le piane e l’orizzonte
Su le ali degli uccelli
E il mulino delle ombre
Scrivo il tuo nome
Su ogni alito di aurora
Su le onde su le barche
Su la montagna demente
Scrivo il tuo nome
Su la schiuma delle nuvole
Su i sudori d’uragano
Su la pioggia spessa e smorta
Scrivo il tuo nome
Su le forme scintillanti
Le campane dei colori
Su la verità fisica
Scrivo il tuo nome
Su i sentieri risvegliati
Su le strade dispiegate
Su le piazze che dilagano
Scrivo il tuo nome
Sopra il lume che s’accende
Sopra il lume che si spegne
Su le mie case raccolte
Scrivo il tuo nome
Sopra il frutto schiuso in due
Dello specchio e della stanza
Sul mio letto guscio vuoto
Scrivo il tuo nome
Sul mio cane ghiotto e tenero
Su le sue orecchie dritte
Su la sua zampa maldestra
Scrivo il tuo nome
Sul decollo della soglia
Su gli oggetti familiari
Su la santa onda del fuoco
Scrivo il tuo nome
Su ogni carne consentita
Su la fronte dei miei amici
Su ogni mano che si tende
Scrivo il tuo nome
Sopra i vetri di stupore
Su le labbra attente
Tanto più su del silenzio
Scrivo il tuo nome
Sopra i miei rifugi infranti
Sopra i miei fari crollati
Su le mura del mio tedio
Scrivo il tuo nome
Su l’assenza che non chiede
Su la nuda solitudine
Su i gradini della morte
Scrivo il tuo nome
Sul vigore ritornato
Sul pericolo svanito
Su l’immemore speranza
Scrivo il tuo nome
E in virtù d’una Parola
Ricomincio la mia vita
Sono nato per conoscerti
Per chiamarti
Libertà.

(traduzione di Franco Fortini)
 

qweedy

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A maggio non basta un fiore.
Ho visto una primula: è poco.
Vuoi nel prato le prataiole:
è poco: vuole nel bosco il croco.
È poco: vuole le viole; le bocche
di leone vuole e le stelline dell’odore.
Non basta il melo, il pesco, il pero.
Se manca uno, non c’è nessuno.
È quando è in fiore il muro nero
è quando è in fiore lo stagno bruno,
è quando fa le rose il pruno,
è maggio quando tutto è in fiore.

Giovanni Pascoli
 

qweedy

Well-known member
Nel molle giro di un sorriso
ci sentiamo legare da un turbine
di germogli di desiderio
Ci vendemmia il sole
Chiudiamo gli occhi
per vedere nuotare in un lago
infinite promesse
Ci rinveniamo a marcare la terra
con questo corpo
che ora troppo ci pesa

Giuseppe Ungaretti
 

qweedy

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C’è nel mattino

C’è nel mattino – sarà
per quella luce – una sottile ebbrezza
sarà per la bellezza
degli inizi – quella promessa
che sempre si nasconde
quando s’avvia un nuovo
qualche cosa.
Sarà il bello
di cominciare
con tutta l’energia rappresa
ancora intatta in gocce
tutta sospesa sopra il fare nostro.

Mariangela Gualtieri
 
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Scheggia

" Profumo di carta e magia "
Era sbocciata la rosa
alla luce del mattino,
così rossa di tenero sangue ù
che la rugiada si scostava;
così accesa sullo stelo
che la brezza si bruciava.
E che alta! E come splende!
Era tutta sbocciata!”

(Federico García Lorca)

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qweedy

Well-known member
Non è che i giorni siano diventati più brevi,
è che noi abbiamo imparato a camminare più in fretta
per non sentire il freddo
dei posti dove non siamo .
L’amore è questo
restauro continuo di una facciata
mentre dentro le stanze cambiano destinazione d’uso
e la polvere si deposita
con la precisione di un geometra
su tutto quello che avevamo promesso
di non dimenticare

Ben Lerner
 

Carcarlo

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Canciòn del pirata

Josè de Espronceda

Con diez cañones por banda,
viento en popa a toda vela,
no corta el mar, sino vuela
un velero bergantín:
bajel pirata que llaman,
por su bravura, el Temido,
en todo mar conocido
del uno al otro confín.
La luna en el mar riela,
en la lona gime el viento,
y alza en blando movimiento
olas de plata y azul;
y ve el capitán pirata,
cantando alegre en la popa,
Asia a un lado, al otro Europa,
y allá a su frente Stambul¹.
Navega, velero mío,
sin temor;
que ni enemigo navío,
ni tormenta, ni bonanza
tu rumbo a torcer alcanza,
ni a sujetar tu valor.
Veinte presas
hemos hecho
a despecho
del inglés,
y han rendido
sus pendones
cien naciones
a mis pies.
Que es mi barco mi tesoro,
que es mi Dios la libertad,
mi ley la fuerza del viento,
mi única patria, la mar.

Allá muevan feroz guerra
ciegos reyes
por un palmo más de tierra:
que yo tengo aquí por mío
cuanto abarca el mar bravío,
a quien nadie impuso leyes.
Y no hay playa,
sea cualquiera,
ni bandera
de esplendor,
que no sienta
mi derecho,
y dé pecho
a mi valor.
Que es mi barco mi tesoro,
que es mi Dios la libertad,
mi ley la fuerza del viento,
mi única patria, la mar.

A la voz de “¡barco viene!”
es de ver
cómo vira y se previene
a todo trapo escapar;
que yo soy el rey del mar,
y mi furia es de temer.
En las presas
yo divido
lo cogido
por igual:
solo quiero
por riqueza
la belleza
sin rival.
Que es mi barco mi tesoro,
que es mi Dios la libertad,
mi ley la fuerza del viento,
mi única patria, la mar.

¡Sentenciado estoy a muerte!
yo me río:
no me abandone la suerte
y al mismo que me condena,
colgaré de alguna antena,
quizá en su propio navío.
Y si caigo,
¿qué es la vida?
por perdida
ya la di,
cuando el yugo
del esclavo,
como un bravo,
sacudí.
Que es mi barco mi tesoro,
que es mi Dios la libertad,
mi ley la fuerza del viento,
mi única patria, la mar.

Son mi música mejor
aquilones:
el estrépito y temblor
de los cables sacudidos,
del negro mar los bramidos
y el rugir de mis cañones.
Y del trueno
al son violento
y del viento
al rebramar,
yo me duermo
sosegado,
arrullado
por la mar.
Que es mi barco mi tesoro,
que es mi Dios la libertad,
mi ley la fuerza del viento,
mi única patria, la mar.

FIN
 

Carcarlo

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Canzone del pirata

Miguel de Espronceda

Con dieci cannoni per lato,
vento in poppa, vele spiegate,
non fende il mare, vola,
un brigantino:
una nave pirata, la chiamano,
per il suo coraggio, la Temuta,
in ogni mare conosciuto
da un capo all'altro.

La luna luccica sul mare,
il vento geme nelle vele,
e solleva con dolce movimento
onde d'argento e di blu;

e il capitano pirata vede,
cantando allegramente a poppa,
l'Asia da una parte, l'Europa dall'altra,
e lì davanti a lui, Istanbul.

Avanti, mia nave,
senza paura;

perché nessuna nave nemica,
né tempesta, né bonaccia
può cambiare la tua rotta,
né domare il tuo coraggio.

Venti prede
abbiamo preso
sfidando
gli inglesi,
e cento nazioni si sono arrese
alle mie bandiere
ai miei piedi.


La mia nave è il mio tesoro,
il mio Dio è la libertà,
la mia legge la forza del vento,
la mia unica patria, il mare.

Lasciate che re ciechi si facciano guerra ferocemente là
per un solo palmo di terra in più:
perché qui possiedo come mio
tutto ciò che il mare selvaggio abbraccia,
a cui nessuno ha imposto leggi.

E non c'è spiaggia,
qualunque essa sia,
né bandiera
di splendore,
che non senta
il mio diritto,
e non ceda
al mio valore.

La mia nave è il mio tesoro,
il mio Dio è la libertà,
la mia legge la forza del vento,
la mia unica patria, il mare.

Al grido di "Arriva una nave!"

è uno spettacolo da vedere
come vira e si prepara
a fuggire con tutte le vele spiegate;
perché io sono il re del mare,
e la mia furia è da temere.

Nel bottino
divido
ciò che viene preso
equamente:
desidero solo
come ricchezza
una bellezza senza pari.

La mia nave è il mio tesoro,
il mio Dio è la libertà,
la mia legge la forza del vento,
la mia unica patria, il mare.

Sono condannato a morte!

Rido:
che la fortuna non mi abbandoni,
e colui che mi condanna,
sarò impiccato a qualche albero maestro,
forse sulla sua stessa nave.

E se cado,
che cos'è la vita?

L'ho già data per perduta,
quando, come un uomo coraggioso, mi sono scrollato di dosso il giogo
della schiavitù.

La mia nave è il mio tesoro,
il mio Dio è la libertà,
la mia legge la forza del vento,
la mia unica patria, il mare.

La mia musica migliore è il vento del nord:
il frastuono e il tremore
dei cavi scossi,
il ruggito del mare nero,
e il fragore dei miei cannoni.

E dal tuono
al fragore violento
e dal vento
al suo ruggito,
mi addormento
pacificamente,
cullato
dal mare.

Perché la mia nave è il mio tesoro,
la libertà è il mio Dio,
la forza del vento è la mia legge,
il mare è la mia unica patria.

FINE
 

Shoshin

في الذاكرة
Senza perder di vista il cielo,
che la terra ti guardi
e tu possa vedere il mare.
Che in te quanto è nascosto
sia presente;
quanto è morto, vivo;
quel che deve nascere, nato.
E la tua impronta dia frutti,
sulla riva del tempo.

Angel Guinda Casales
 

Shoshin

في الذاكرة
Che lascerà di sé sulla radura
dove fiume lentissimo fluisce
l’ombra di questa nuvola migrante?

Dopo il breve trascorrere nel sole
ecco la notte: e non sarà mai stata.

Elpidio Jenco

Ombra di nuvola...
 

qweedy

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Se mi chiedi come sto
ti dico che sto andando,
sto tornando a me
un centimetro alla volta.

Sto guarendo dai modi
in cui mi sono trascurata,
e a volte mi sorprendo felice
così, senza rumore.

E che c’è un angolo nascosto
dove la fatica diventa promessa
e la fragilità si apre come un fiore:
è lì che sto imparando a restare.

Aveline Hart
 

qweedy

Well-known member
Ecco l’estate ancora, la chiarità, l’arsura,
La rinascita placida e schietta delle piante,
I bei mattini, i giorni lenti, le notti calde,
Nell’anima di nuovo la gioia e la tortura.

Anna de Noailles
 

qweedy

Well-known member
Molto interessante! Mi ha colpito quando dice che ha letto un cantico della Divina Commedia ogni sera, per 100 sere.
Recitata da lui, ogni poesia e' valorizzata. Non so come fa a ricordarne a memoria 170, alcune anche molto lunghe.
 

lettore marcovaldo

Well-known member
Molto interessante! Mi ha colpito quando dice che ha letto un cantico della Divina Commedia ogni sera, per 100 sere.
Recitata da lui, ogni poesia e' valorizzata. Non so come fa a ricordarne a memoria 170, alcune anche molto lunghe.
Capita passando in centro città di vederlo all'opera. A volte legge da uno smartphone ma spesso va a memoria.

Il servizio e' una puntata di una serie di interviste fatte dal giornalista per una rete locale. Tante storie di persone diverse: un ottimo lavoro! Vicende a volte divertenti e/o "leggere" a volte terribili. Spesso ciascuna a suo modo "poetica".
 
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binghilla

La mente è un paracadute: funziona solo se si apre
Ad stéll ch'póssa far lus

Quand a fa scur, al zziél
al s'impinìss ad stéll
Agh'è quéli dla Ciòzza e il stéll dal Carr
agh n'è che più t'in cónt più in salta fóra:
agh n'è tanti e pó tanti e tanti ancóra
agh n'è che t'an sa più quali guardàr!

Mo in tèra, chi in tèra ad banda a mi,
ad stéll 'ch póssa far lus, t'agh'jé sól ti!

Alfonso Ferraguti
 

qweedy

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Aspettando i barbari

Che aspettiamo, raccolti nella piazza?

Oggi arrivano i barbari.

Perché mai tanta inerzia nel Senato?
E perché i senatori siedono e non fan leggi?
Oggi arrivano i barbari.

Che leggi devon fare i senatori?
Quando verranno le faranno i barbari.
Perché l’imperatore s’è levato
così per tempo e sta, solenne, in trono,
alla porta maggiore, incoronato?

Oggi arrivano i barbari.
L’imperatore aspetta di ricevere
il loro capo. E anzi ha già disposto
l’offerta d’una pergamena. E là
gli ha scritto molti titoli ed epiteti.

Perché i nostri due consoli e i pretori
sono usciti stamani in toga rossa?
Perché i bracciali con tante ametiste,
gli anelli con gli splendidi smeraldi luccicanti?
Perché brandire le preziose mazze
coi bei caselli tutti d’oro e argento?

Oggi arrivano i barbari,
e questa roba fa impressione ai barbari.

Perché i valenti oratori non vengono
a snocciolare i loro discorsi, come sempre?

Oggi arrivano i barbari:
sdegnano la retorica e le arringhe.

Perché d’un tratto questo smarrimento
ansioso? (I volti come si son fatti seri)
Perché rapidamente le strade e piazze
si svuotano, e ritornano tutti a casa perplessi?

S’è fatta notte, e i barbari non sono più venuti.
Taluni sono giunti dai confini,
han detto che di barbari non ce ne sono più.

E adesso, senza barbari, cosa sarà di noi?
Era una soluzione, quella gente.

Costantino Kavafis 1904
 
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