Il film affronta tre storie di violenza, quella di Leyla che deve sottostare alle leggi di sopraffazione e violenza della tradizione familiare, una famiglia libanese cristiana immigrata; quella di Carina, un'affermata giornalista svedese della televisione che subisce le violenze quotidiane del marito, anche lui svedese, sperando che questo cambi; quella di Aram, vittima insieme all'uomo di cui è innamorato, della violenza assurda di un criminale recidivo.
Queste tre storie procedono fino al culmine trovando però una soluzione nella capacità di reagire delle vittime e nella solidarietà di poche persone, che però spezzano la spirale di omertà e di complicità.
Un finale che fa tirare un sospiro di sollievo, in un film che ha vinto il premio Amnesty International al Festival di Berlino, che tende a rendere troppo schematiche e semplicistiche le tesi che vuole portare avanti, che perdono in efficacia man mano che si procede nella narrazione, soffermandosi troppo sugli aspetti più d'impatto emotivo che di contenuto.
Comunque un film che merita di essere visto.
Queste tre storie procedono fino al culmine trovando però una soluzione nella capacità di reagire delle vittime e nella solidarietà di poche persone, che però spezzano la spirale di omertà e di complicità.
Un finale che fa tirare un sospiro di sollievo, in un film che ha vinto il premio Amnesty International al Festival di Berlino, che tende a rendere troppo schematiche e semplicistiche le tesi che vuole portare avanti, che perdono in efficacia man mano che si procede nella narrazione, soffermandosi troppo sugli aspetti più d'impatto emotivo che di contenuto.
Comunque un film che merita di essere visto.