Chevalier, Tracy - La ragazza dall'orecchino di perla

Jessamine

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Non so, ultimamente ho paura di essere vittima di un'insoddisfazione cronica. Praticamente tutto quello che leggo mi infastidisce, mi delude, non mi convince... chissà, magari è l'età. O sono abbastanza sfortunata, nelle mie scelte di lettura.
“La ragazza con l'orecchino di perla” è uno di quei libri che credo siano in wishlist da più di dieci anni: uno di quei libri di cui chiunque mi ha parlato, sempre e solo con toni entusiastici. Con molta probabilità, la me adolescente lo avrebbe amato moltissimo, si sarebbe entusiasmata per le descrizioni della preparazione del quadro, avrebbe sospirato per ogni sospiro di Griet, e avrebbe creduto di aver appena letto una bellissima e struggente storia d'amore.
La me un po' più grandicella, invece, si è approcciata cautamente a questo libro: qualche mese fa avevo cercato di leggere “Strane creature”, abbandonandolo dopo una cinquantina di pagine, in preda alla noia e all'irritazione per dei personaggi femminili più simili ad un concentrato di irritanti stereotipi che altro. Però “La ragazza con l'orecchino di perla” volevo apprezzarlo, volevo apprezzarlo davvero, e così mi ci sono impegnata.
Mi sono un po' annoiata, ma sono arrivata fino in fondo, sempre convinta che, alla prossima pagina, la storia sarebbe cominciata. Che le azioni dei personaggi avrebbero trovato una motivazione concreta. Che saremmo usciti dalla testa di Griet, per gettarci nel mondo reale... niente. Non è mai successo niente del genere.
Griet ha una voce piattissima, e potrebbe essere la protagonista di un romanzo qualsiasi: è esattamente come ci si aspetterebbe che dovrebbe essere, devota alla sua famiglia, una grande lavoratrice, bellissima, con un bel caratterino (quando va bene averlo) e innocua come un soffio di vento quando invece una sua ribellione avrebbe senso.
Tutto il libro si potrebbe riassumere in: il padre di Griet ha un incidente che lo rende inabile al lavoro, lei va a servizio nella famiglia di Vermeer, è così bella che e brava che o la amano, o la odiano perché sono gelosi di lei, tutti gli uomini si invaghiscono di lei soltanto per il suo aspetto, lei è una bambolina muta, che accetta tutto quello che le cade addosso facendosi nel frattempo un film mentale assurdo.
Fine,
Come si possa spacciare per storia d'amore una relazione in cui un uomo adulto e potente si serve di una ragazzetta solo per arrivare ai suoi scopi, la ragazzetta si fa mille paranoie senza che succeda mai niente, ma niente niente, io non lo so. E che noia, questa cosa che l'erotismo stia solo in un uomo adulto e potente che plasma a suo piacere la ragazzetta giovane e ingenua. Che noia.
Belle, eh, alcune descrizioni dei quadri e della preparazione dei colori, ma un romanzo di 300 pagine non può reggersi solo su questo.
Oh, poi sarò io che ormai non ho sangue, ma yogurt scaduto nelle vene, ma purtroppo sono abbastanza delusa.
Direi che sulla Chevalier posso metterci una pietra sopra.
 

ila78

Well-known member
Ho letto tutta la discussione e, dopo aver chiuso il libro da poche ore, posso dirmi concorde con Jessamine, è un libro che avrebbe del potenziale ma si ferma alla superficie, io capisco che le donne nel diciassettesimo secolo contassero molto poco, e ancora meno contava una serva, ma ho trovato molto irritante il modo in cui Vermeer sfrutta la sua posizione di superiorità per rigirarsi Griet come ne ha voglia, per poi fregarsene altamente quando la mette nei pasticci, parliamo di quando la obbliga a bucarsi le orecchie per mettere gli orecchini, che frega alla moglie per dare poi la colpa del furto a lei....no, io sta storia d'amore travolgente non l'ho proprio vista. L'unico personaggio che "esce fuori" è Maria Thins, tutto il resto sinceramente l'ho trovato un po' banale. Peccato perché il quadro intorno a cui ruota la vicenda è veramente spettacolare. Primo romanzo della Chevalier, voto: è intelligente ma non si applica.
 
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