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Libri recensiti su forumlibri di questo autore:

Pagina 2 di 4 PrimoPrimo 1234 UltimoUltimo
Mostra risultati da 16 a 30 di 55

Discussione: Eco, Umberto

  1. #16
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    rispondo a darkay a me il pendolo è piaciuto,meno l'isola del giorno prima..

  2. #17
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    Grazie, mi sa che lo compro.

  3. #18
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    Io lo guardo ogni volta che finisco un libro e devo iniziarne uno nuovo... ma fino ad ora non mi sono mai decisa, seppure mi ispiri parecchio
    Aspetterò il momento giusto

  4. #19
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    Citazione Originariamente scritto da Darkay
    Io ho letto "il nome della rosa" e mi è piaciuto tantissimo e "come si fa una tesi di laurea" e mi ha aiutato tanto.
    vorrei leggere "il pendolo di foucault".Com'è?
    Anche a me Eco piace tantissimo. Riesce a rendere alla portata di (quasi) tutti dei veri e propri "mattoni" sia dal punto di vista della vicenda narrata che dal punto di vista delle vicende storiche trattate.
    Per quanto riguarda il Pendolo di Foucault posso solamente dire che, secondo me, è stato l'abbecedario di cui si è servito Dan Brown per il suo Codice da Vinci!!!

  5. #20

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    io ho letto il pendolo che ero una ragazzina, ma ha suscitato in me una sconfinata adorazione per Umberto Eco; è un libro misterioso, che ti prende e non ti lascia andare più (io me lo sognavo pure di notte!). Mi ha avvicinato alla storia medievale, ai templari, al gusto dell'indagine storiografica...insomma, bellissimo, anche se è un libro non facile da leggere.

  6. #21
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    A me è piaciuto molto anche "L'isola del giorno prima" oltre al Nome della rosa, ma alcuni sono vermanete pesanti...

  7. #22
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    Il Nome della Rosa mi è piaciuto moltissimo, è un libro che ogni tanto rileggo, in un certo senso ci sono affezionata! Ed ho l'impressione che rileggendolo ci si possa trovare sempre qualcosa di nuovo.
    Ho letto anche il Pendolo, anzi l'ho divorato, ma devo dire che ripreso in mano qualche anno dopo mi è piaciuto meno.

  8. #23
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    L'ultimo che ho letto di lui è stato La misteriosa fiamma della regina Loana, ma vermanete l'ho trovato pallosissimo...

  9. #24
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    Il primo libro che ho letto di Eco è stato il nome della Rosa e da appassionata di Medioevo, l'ho trovato strepitoso. Recentemente ho letto anche Baudolino e mi è piaciuto moltissimo, forse anche di più del primo. Invece non mi ha entusiasmato l'isola del giorno prima. L'ho trovato lento e noioso, ma forse l'ho letto con lo spirito sbagliato. Ho già comprato il diario minimo, il pendolo e la fiamma misteriosa della regina Loana che prima o poi leggerò. Ho anche a passo di Gambero, ma quello non è un romanzo.

  10. #25
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    Il pendolo di Focault, nonostante la difficoltà nella lettura, l'ho trovato straordinario. Mi è piaciuto molto anche Baudolino (naturalmente Il nome delle rosa), molto meno invece La misteriosa fiamma della Regina Loana. Non riesco a leggere L'isola del giorno prima, l'ho iniziato ma dopo qualche pagina l'ho mollato...prima o poi lo riprenderò (spero).

  11. #26
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    Smile Lectio magistralis

    Anni fa, quando a Torino si è aperto il Salone del libro, non ricordo se per
    qualche anno o solo per il primo, c'era anche una sezione antiquaria. Non so
    quanto gli antiquari, in un salone frequentato da un pubblico che
    abitualmente va in cerca di cose contemporanee, abbiano venduto, e se siano
    stati loro a decidere di non venire più oppure se la direzione del salone
    non li abbia più invitati.

    Ricordo solo che mi era molto dispiaciuto perché, quando c'erano, ho visto
    intere scolaresche percorrere il loro settore e soffermarsi davanti a
    vetrinette con incunaboli o altre edizioni di pregio, e guardare incantati
    quei reperti mai visti, quelle incisioni sorprendenti, quei capolavori di
    tipografia. (...)

    Cos'è la bibliofilia? Narra la leggenda che Gerberto d'Aurillac, papa
    Silvestro II, il papa dell'anno mille, divorato dal suo amore per i libri
    abbia un giorno acquistato un introvabile codice della Farsaglia di Lucano,
    promettendo in cambio una sfera armillare in cuoio. Gerberto non sapeva che
    Lucano non aveva potuto terminare il suo poema, perché nel frattempo Nerone
    lo aveva invitato a tagliarsi le vene. Cosicché ricevette il prezioso
    manoscritto ma lo trovò incompleto. Ogni buon amatore di libri, dopo aver
    collazionato il volume appena acquistato, se lo trova incompleto lo
    restituisce al libraio. Gerberto, per non privarsi almeno di metà del suo
    tesoro, decise di inviare al suo corrispondente non la sfera intera, ma solo
    mezza.



    Trovo questa storia mirabile, perché ci dice che cosa sia la bibliofilia.
    Gerberto voleva certamente leggere il poema di Lucano - e questo ci dice
    molto sull'amore per la cultura classica in quei secoli che ci ostiniamo a
    ritenere oscuri - ma se fosse stato solo così avrebbe richiesto il
    manoscritto in prestito. No, lui voleva possedere quei fogli, toccarli,
    forse annusarli ogni giorno, e sentirli cosa propria. E un bibliofilo che,
    dopo aver toccato e annusato, trova che il libro è monco, che ne manca anche
    solo il colophon o un foglio di errata, prova la sensazione di un coitus
    interruptus.
    Certo ci sono bibliofili che collezionano a soggetto e persino leggono i
    libri che accumulano. Ma per leggere tanti libri basta essere topo di
    biblioteca. Il bibliofilo, invece, anche se attento al contenuto, vuole
    l'oggetto, e che possibilmente sia il primo uscito dai torchi dello
    stampatore. A tal segno che ci sono bibliofili, che io non approvo ma
    capisco, i quali - avuto un libro intonso - non ne tagliano le pagine per
    non violare l'oggetto che hanno conquistato. Tagliare le pagine al libro
    raro sarebbe come, per un collezionista di orologi, spaccare la cassa per
    vedere il meccanismo.

    L'amatore della lettura, o lo studioso, ama sottolineare i libri
    contemporanei, anche perché a distanza di anni un certo tipo di
    sottolineatura, un segno a margine, una variazione tra pennarello nero e
    pennarello rosso, gli ricorda un'esperienza di lettura. Io possiedo una
    Philosophie au Moyen Age di Gilson degli anni cinquanta, che mi ha
    accompagnato dai giorni della tesi di laurea a oggi. La carta di quel
    periodo era infame, ormai il libro va in briciole appena lo si tocca o si
    tenta di voltarne le pagine. Se esso fosse per me soltanto strumento di
    lavoro, non avrei che a comperare una nuova edizione, che si trova a buon
    mercato. Potei persino impiegare due giorni a risottolineare tutte le parti
    annotate, riproducendo colori e stile delle mie note, che cambiavano durante
    gli anni e le riletture. Ma non posso rassegnarmi a perdere quella copia,
    che con la sua fragile vetustà mi ricorda i miei anni di formazione, e i
    seguenti, e che è dunque parte dei miei ricordi. (...)



    Ci sono i bibliofili e ci sono i bibliomani. Per stabilire una linea di
    confine tra bibliofilia e bibliomania farò un esempio. Il libro più raro del
    mondo, nel senso che probabilmente non ne esistono più copie in libera
    circolazione sul mercato, è anche il primo, ossia la Bibbia di Gutenberg.
    L'ultima copia circolante è stata venduta nel 1987 ad acquirenti giapponesi
    per qualcosa come otto miliardi - al cambio di allora. Se ne venisse fuori
    una prossima copia, non varrebbe otto miliardi, bensì ottanta, o mille.

    Dunque ogni collezionista ha un sogno ricorrente. Trovare una vecchietta
    novantenne che ha in casa un libro che cerca di vendere, senza sapere di che
    si tratti, contare le linee, vedere che sono 42 e scoprire che è una Bibbia
    di Gutenberg, calcolare che alla poveretta restano solo pochi anni di vita e
    ha bisogno di cure mediche, decidere di sottrarla all'avidità di un libraio
    disonesto che probabilmente le darebbe qualche migliaio di euro (e lei ne
    sarebbe già felicissima), offrirle centomila euro con cui essa si
    rimpannuccerebbe estasiata sino alla morte, e mettersi in casa un tesoro.

    Dopo di che, cosa accadrebbe? Un bibliomane, terrebbe la copia segretamente
    per se, e guai a mostrarla perché solo a parlarne si mobiliterebbero i ladri
    di mezzo mondo, e dunque dovrebbe sfogliarsela da solo alla sera, come
    Paperone che fa il bagno nei suoi dollari. Un bibliofilo, invece, vorrebbe
    che tutti vedessero questa meraviglia. Allora scriverebbe al sindaco della
    sua città, gli chiederebbe di ospitarla nel salone principale della
    biblioteca comunale, pagando con fondi pubblici tutte le enormi spese di
    assicurazione e sorveglianza, e consentendogli il privilegio di andarla a
    vedere ogni volta che desidera, e senza fare la coda. Ma che piacere sarebbe
    quello di possedere l'oggetto più raro del mondo senza potersi alzare alle
    tre di notte e andarlo a sfogliare? Ecco il dramma: avere la Bibbia di
    Gutenberg sarebbe come non averla. E allora perché sognare quella utopica
    vecchietta? Ebbene, il bibliofilo la sogna sempre, come se fosse un
    bibliomane. (...)

    C'è poi la biblioclastia. Ci sono tre forme di biblioclastia, la
    biblioclastia fondamentalista, quella per incuria e quella per interesse. Il
    biblioclasta fondamentalista non odia i libri come oggetto, ne teme il
    contenuto e non vuole che altri li legga. E' il caso dei roghi o
    dell'incendio della biblioteca di Alessandria che (secondo una leggenda che
    ormai è considerata falsa) fu messa fuoco da un califfo seguendo il
    principio che o tutti quei libri dicevano la stessa cosa del Corano e allora
    erano inutili, o dicevano cose diverse e allora erano dannosi.

    La biblioclastia per incuria è quella di tante biblioteche italiane, così
    povere e così poco curate, che non di rado diventano luoghi di distruzione
    del libro; perché c'è un modo di distruggere i libri lasciandoli deperire o
    facendoli scomparire in penetrali inaccessibili.
    Il biblioclasta per interesse distrugge i libri perché vendendoli a pezzi ne
    ricava molto più che vendendoli interi. Quanto conviene sfasciare un libro
    completo? In un catalogo su Internet trovo che una mappa tratta da una delle
    prime edizioni della Cosmographia di Sebastian Münster (1570) viene offerta
    a 1200 euro.

    Ora la Cosmographia ha una quarantina di vedute di città a doppia pagina, 14
    carte geografiche a doppia pagina, più una novantina di legni nel testo.
    Senza calcolare che i prezzi possono variare a seconda se la mappa o veduta
    è a pagina semplice, doppia, e ripiegata più volte, e che si vendono persino
    le pagine coi piccoli legni nel testo, voliamo basso e, fissando una media
    di mille euro solo per ogni mappa o veduta a doppia pagina, raggiungiamo la
    cifra di 50.000 euro circa. Ora vedo su cataloghi recenti che un Münster
    completo può valere anche 30.000 euro, ma se si è fortunati non è
    impossibile averne una copia decente per 20.000 euro.

    Dunque, se si sfasciasse oggi una Cosmographia 1570, spendendo 20.000 euro
    se ne incasserebbero 50.000. Conviene, no? Naturalmente la copia completa
    che apparirà successivamente sul mercato, diventata più rara, costerà il
    doppio, e il doppio costeranno le tavole sciolte. Così in un colpo solo si
    distruggono opere di incommensurabile valore, si costringono i collezionisti
    a sacrifici insostenibili, e si accresce il prezzo delle tavole singole.

    Il bibliofilo raccoglie libri per avere una biblioteca. Una biblioteca non è
    una somma di libri, è un organismo vivente con una vita autonoma. Una
    biblioteca di casa non è solo un luogo in cui si raccolgono libri: è anche
    un luogo che li legge per conto nostro. Mi spiego. Credo che sia capitato a
    tutti coloro che hanno in casa un numero abbastanza alto di libri di vivere
    per anni con il rimorso di non averne letti alcuni, che per anni ci hanno
    fissato dagli scaffali come a ricordarci il nostro peccato di omissione. A
    maggior ragione accade con una biblioteca di libri rari, che talora sono
    scritti in latino o addirittura in lingue ignote, e inoltre un libro antico
    bellissimo come oggetto, e con belle immagini, può essere anche noiosissimo.

    Però ogni tanto accade che un giorno prendiamo in mano uno di questi libri
    trascurati, incominciamo a leggiucchiarlo, e ci accorgiamo che sapevamo già
    tutto quel che diceva. Questo singolare fenomeno, di cui molti potranno
    testimoniare, ha solo tre spiegazioni ragionevoli. La prima è che, avendo
    nel corso degli anni toccato varie volte quel libro, per spostarlo,
    spolverarlo, anche soltanto per scostarlo onde poterne afferrare un altro,
    qualcosa del suo sapere si è trasmesso, attraverso i nostri polpastrelli, al
    nostro cervello, e noi lo abbiamo letto tattilmente, come se fosse in
    alfabeto Braille. Io non credo ai fenomeni paranormali, ma in questo caso il
    fenomeno è normalissimo, certificato dall'esperienza quotidiana.
    La seconda spiegazione è che non è vero che quel libro non lo abbiamo letto:
    ogni volta che lo si spostava vi si gettava uno sguardo, si apriva qualche
    pagina a caso, qualcosa nella grafica, nella consistenza della carta, nei
    colori, parlava di un'epoca, di un ambiente. E così, poco per volta, di quel
    libro se ne è assorbita gran parte.
    La terza spiegazione è che mentre gli anni passavano leggevamo altri libri
    in cui si parlava anche di quello, così che senza rendercene conto abbiamo
    appreso che cosa dicesse (sia che si trattasse di un libro celebre, di cui
    tutti parlavano, sia che fosse un libro banale, dalle idee così comuni che
    le ritrovavamo continuamente altrove).

    In verità credo che siano vere tutte e tre le spiegazioni. Tutti questi
    elementi messi insieme "quagliano" miracolosamente e concorrono tutti
    insieme a renderci familiari quelle pagine che, legalmente parlando, non
    abbiamo mai letto.
    Naturalmente il bibliofilo, anche chi colleziona libri contemporanei, è
    esposto all'insidia dell'imbecille che ti entra in casa, vede tutti quegli
    scaffali, e pronuncia: "Quanti libri! Li ha letti tutti?" L'esperienza
    quotidiana ci dice che questa domanda viene fatta anche da persone dal
    quoziente intellettivo più che soddisfacente. Di fronte a questo oltraggio
    esistono, a mia scienza, tre risposte standard. La prima blocca il
    visitatore e interrompe ogni rapporto, ed è: "Non ne ho letto nessuno,
    altrimenti perché li terrei qui?" Essa però gratifica l'importuno
    solleticando il suo senso di superiorità e non vedo perché si debba
    rendergli questo favore.
    La seconda risposta piomba l'importuno in uno stato d'inferiorità, e suona:
    "Di più, signore, molti di più!" La terza è una variazione della seconda e
    la uso quando voglio che il visitatore cada in preda a doloroso stupore.
    "No, " gli dico, "quelli che ho già letto li tengo all'università, questi
    sono quelli che debbo leggere entro la settimana prossima. " Visto che la
    mia biblioteca conta cinquantamila volumi, l'infelice cerca soltanto di
    anticipare il momento del commiato, adducendo improvvisi impegni.

    Quello che l'infelice non sa è che la biblioteca non è solo il luogo della
    tua memoria, dove conservi quel che hai letto, ma il luogo della memoria
    universale, dove un giorno, nel momento fatale, potrai trovare quelli altri
    hanno letto prima di te. È un repositorio dove al limite tutto si confonde e
    genera una vertigine, un cocktail della memoria dotta. Ecco il contenuto
    virtuale di una biblioteca: "Monsieurs les anglais, je me suis couché de
    bonne heure. Tu quoque, alea! Licht, mehr Licht ber alles. Qui si fa
    l'Italia o si uccide un uomo morto. Soldato che scappa, arrestati sei bello.
    Fratelli d'Italia, ancora uno sforzo. L'aratro che traccia il solco è buono
    per un'altra volta. L'Italia è fatta ma non s'arrende. Ben venga maggio,
    combatteremo all'ombra. Tre donne intorno al cor e senza vento. L'albero a
    cui tendevi la nebbia agli irti colli. Dall'Alpi alle Piramidi andò in
    guerra e mise l'elmo. Fresche le mie parole nella sera pei quei quattro
    scherzucci da dozzina. Sempre libera sull'ali dorate. Guido io vorrei che al
    ciel si scoloraro. Conobbi il tremolar, l'arme, gli amori. Fresca e chiara è
    la notte, e il capitano. M'illumino, pio bove. Alle cinque della sera mi
    ritrovai per una selva oscura. Settembre, andiamo dove fioriscono i limoni.
    Sparse le trecce morbide, una spronata, uno sfaglio: questi sono i cadetti
    di Guascogna. Tintarella di luna, dimmi che fai. Contessa, cos'è mai la
    vita: tre civette sul comò".

  12. #27
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    Inauguro il mio ingresso in questo bellissimo forum scrivendo che anche io ho trovato Il Nome della Rosa stupendo. Non ho letto altro di Eco ma mi intriga molto Il Pendolo di Foucault

    Comunque è un bel malloppone, con le solite digressioni prolisse alla Eco. Va letto con maturità, sia per cogliere le derive esistenziali dei personaggi che per comprendere richiami e citazioni.
    mi sa molto di lettura invernale ideale
    Ultima modifica di elisa; 02-21-2016 alle 05:48 PM. Motivo: edit caratteri

  13. #28
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    eccomi, mi inserisco anch'io! Il nome della rosa l'ho letto in 1 giorno e mezzo e devo dire che mi ha fatto impazzire, soprattutto per i dialoghi in cui si parlava delle lotte tra le varie fazioni interne alla chiesa cristiana e ai discorsi di teologia e letteratura!
    Ora mi sono preso Pendolo di Foucault ma mi devo preparare psicologicamente prima di iniziarlo!

  14. #29
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    Di lui ho letto solo "Il nome della rosa" che mi è piaciuto abbastanza. Certi punti li ho trovati piuttosto noiosi..

  15. #30
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    Per me il Pendolo è la migliore prova narrativa di Umberto Eco (ho letto tutto di lui, persino i saggi di semiotica!!)
    Resta tuttora uno dei romanzi a me più cari. Lo lessi al liceo (subito dopo l'esperienza folgorante de Il Nome della Rosa) e sebbene all'inizio non ci capii un granché (è una miniera di dati storici, filosofici, esoterici, letterari.... insomma, quanto di meglio abbia profuso quel sapiente geniaccio dell'autore) m'ispirò il desiderio di "istruirmi" su tutto ciò che non avevo afferrato sul momento. Così acquistai (pensate un pò ) il "Dizionario al Pendolo di Foucault" et (lux) facta est!
    E' certamente una lettura impegnativa (bisogna essere mooolto motivati prima di iniziare altrimenti dopo la prima pagina ci si sente subito col fiato corto e la voglia di mollare lì.
    La perseveranza però ripagherà ampiamente gli sforzi... ci sono pagine indimenticabili, come quella che contiene la descrizione di uno squillo di tromba (LO squillo di tromba) a pag. 392.....

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