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Discussione: I nostri "non ce la faccio" letterari...

  1. #1
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    Predefinito I nostri "non ce la faccio" letterari...

    Ci sono opere o autori che altri hanno lodato, che altri ci dicono che bisognerebbe conoscere per avere un quadro più completo, ma che per qualche motivo proprio non riusciamo ad apprezzare nonostante tutta la nostra buona volontà. Cosa fate voi quando vi capita? Rinunciate, oppure testardamente cercate di ritentarne la lettura, magari dopo aver letto della critica o esservi più informati su quel tal autore, o su quel tal romanzo? Quali sono i vostri "non ce la faccio"?

    I miei:
    buona parte della letteratura italiana dell'800 e il neorealismo
    L'Ulisse di Joyce
    L'ultimo Tolstoj (dopo Una sonata Kreutzer per capirci)
    Il Grande Gatsby di Fitzgerald
    Molte opere di letteratura greca o latina

  2. #2
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    La prima e l'ultima volta che ho dovuto dire a malincuore "non ce la faccio" è stato con l'Ulisse di Joyce... ho mollato dopo trenta pagine, e non sono certo una che si abbatte facilmente! ma proprio perchè la mia caparbietà è risaputa, e d'altra parte non esiste che io lasci un libro perchè "non ce l'ho fatta" (sì, lo so, sono paranoica ma sono fatta così! ), prima o poi (e neanche tanto poi, comunque) ho intenzione di riprovarci (sapendo a cosa vado incontro) e sono certa che ce la farò!

  3. #3
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    Penso siano in molti ad avere un conto aperto (o chiuso) con l'Ulisse ed anche io sono tra questi.
    Aggiungo il cimitero di Praga di Eco ed Inshallah di O Fallaci

  4. #4
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    Citazione Originariamente scritto da ayuthaya Vedi messaggio
    La prima e l'ultima volta che ho dovuto dire a malincuore "non ce la faccio" è stato con l'Ulisse di Joyce... ho mollato dopo trenta pagine, e non sono certo una che si abbatte facilmente! ma proprio perchè la mia caparbietà è risaputa, e d'altra parte non esiste che io lasci un libro perchè "non ce l'ho fatta" (sì, lo so, sono paranoica ma sono fatta così! ), prima o poi (e neanche tanto poi, comunque) ho intenzione di riprovarci (sapendo a cosa vado incontro) e sono certa che ce la farò!
    E' anche il mio più grande "non c'è la faccio" letterario. Però sono caduto 2 volte a distanza di qualche anno !!! (prima 30-40 pag. poi 70 - 80 ).
    In bocca al lupo!!

  5. #5
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    Citazione Originariamente scritto da Grantenca Vedi messaggio
    E' anche il mio più grande "non c'è la faccio" letterario. Però sono caduto 2 volte a distanza di qualche anno !!! (prima 30-40 pag. poi 70 - 80 ).
    In bocca al lupo!!
    azz... vorrà dire che mi armerò di santa pazienza! è una questione di principio, in queste cose sfioro la paranoia!

    PS crepi il lupo!!!!!

  6. #6
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    Io non posso dire di avere dei "Non ce la faccio" perché appartengo al partito di quelli che appena si accorgono che un libro "non è cosa" lo defenestrano senza troppi rimorsi, la vita è troppo breve e i libri belli e interessanti sono troppi per permettersi di perdere tempo con qualcosa che ci si deve sforzare (o torturare) per portare a termine. Con i libri mi comporto più o meno come con le persone: se mi deludono difficilmente gli do una seconda possibilità. Quando è finita è finita per sempre.

  7. #7
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    Dopo l'arcobaleno della gravità, nulla mi spaventa oramai!

  8. #8

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    Anche io ultimamente la penso come Ila, sono a favore della defenestrazione
    Per ora il mio più grande non ce la faccio è stato con Rushdie, ma ho intenzione di provare nuovamente. E questo è un non ce la faccio dovuto a me, al fatto che non riuscissi a stargli dietro, non capivo nulla.
    Poi non ce la faccio a capire che ci sia di sconvolgente nel Piccolo Principe, se non quintali di retorica, buonismo e un paio di frasette ad effetto.
    Infine non ce la faccio a considerare Bukowski un genio, anzi, evito di dire quale parola a mio parere lo definirebbe meglio perché non mi piace essere volgare

  9. #9
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    Citazione Originariamente scritto da ila78 Vedi messaggio
    Io non posso dire di avere dei "Non ce la faccio" perché appartengo al partito di quelli che appena si accorgono che un libro "non è cosa" lo defenestrano senza troppi rimorsi, la vita è troppo breve e i libri belli e interessanti sono troppi per permettersi di perdere tempo con qualcosa che ci si deve sforzare (o torturare) per portare a termine. Con i libri mi comporto più o meno come con le persone: se mi deludono difficilmente gli do una seconda possibilità. Quando è finita è finita per sempre.
    Ho abbracciato la tua posizione dopo aver letto: Come un romanzo di Pennac.

    "In fatto di lettura, noi lettori ci accordiamo tutti i diritti, a cominciare da quelli negati ai giovani che affermiamo di voler iniziare alla lettura.

    Il diritto di non leggere
    Il diritto di saltare le pagine
    Il diritto di non finire il libro
    Il diritto di rileggere
    Il diritto di leggere qualsiasi cosa
    Il diritto al bovarismo (malattia testualmente contagiosa)
    Il diritto di leggere ovunque
    Il diritto di spizzicare
    Il diritto di leggere ad alta voce
    Il diritto di tacere
    "

    da Come un romanzo di Pennac

  10. #10
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    Citazione Originariamente scritto da ila78 Vedi messaggio
    ... la vita è troppo breve e i libri belli e interessanti sono troppi per permettersi di perdere tempo con qualcosa che ci si deve sforzare (o torturare) per portare a termine...
    Premesso che sono una fervida sostenitrice del "ognuno ha il proprio approccio" (soprattutto su questioni del genere) e "il mondo è bello perchè è vario" , ci tenevo a sottolineare che io non sono una masochista che gode nell'andare avanti a tutti i costi solo per una sterile questione di principio... A parte che io per carattere non so resistere davanti a un libro che mi si prospetta come "impegnativo" (laddove ho una certa garanzia che l'impegno vale la pena) , ma soprattutto l'esperienza mi ha insegnato che 9 volte su 10, laddove appunto la difficoltà non è dovuta a una scarsa qualità dell'opera ma al contrario alla sua ricchezza, al suo valore, quando finisco il libro in questione, se anche ci ho messo un po' di fatica, sono sempre rimasta ampiamente ripagata!
    Anzi... a dire il vero (benchè sia una fervida sostenitrice anche del "un libro si giudica alla fine, in toto", e in questo mi dissocio completamente da Pennac) non sono quasi mai dovuta arrivare alla fine del libro per rivalutarlo... tutti i libri "difficili" (ma dovrei dire semplicemente impegnativi) che ho letto (Proust, Faulkner, alcuni della Woolf, Eco, il Faust di Goethe ed altri) li ho amati prima, durante e dopo. Non sono rimasta delusa da nessuno di questi, e se lo fossi, dipenderebbe da altro e non dalla sua "difficoltà"...

    Insomma, come avevo scritto in un altro thread simile a questo, spesso fare un piccolo sforzo vale la pena... per cui, fermo restando che ho rispetto per le opinioni di tutti, ecc ecc (Ila, lo sai! ), "giro" la tua frase perchè calzi su di me e affermo:

    ...la vita è troppo breve e i libri troppo belli e interessanti perchè ci si debba scoraggiare davanti alle difficoltà, finendo così per perdere dei tesori letterari di immenso valore...

  11. #11
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    Citazione Originariamente scritto da ayuthaya Vedi messaggio
    Premesso che sono una fervida sostenitrice del "ognuno ha il proprio approccio" (soprattutto su questioni del genere) e "il mondo è bello perchè è vario" , ci tenevo a sottolineare che io non sono una masochista che gode nell'andare avanti a tutti i costi solo per una sterile questione di principio... A parte che io per carattere non so resistere davanti a un libro che mi si prospetta come "impegnativo" (laddove ho una certa garanzia che l'impegno vale la pena) , ma soprattutto l'esperienza mi ha insegnato che 9 volte su 10, laddove appunto la difficoltà non è dovuta a una scarsa qualità dell'opera ma al contrario alla sua ricchezza, al suo valore, quando finisco il libro in questione, se anche ci ho messo un po' di fatica, sono sempre rimasta ampiamente ripagata!
    Anzi... a dire il vero (benchè sia una fervida sostenitrice anche del "un libro si giudica alla fine, in toto", e in questo mi dissocio completamente da Pennac) non sono quasi mai dovuta arrivare alla fine del libro per rivalutarlo... tutti i libri "difficili" (ma dovrei dire semplicemente impegnativi) che ho letto (Proust, Faulkner, alcuni della Woolf, Eco, il Faust di Goethe ed altri) li ho amati prima, durante e dopo. Non sono rimasta delusa da nessuno di questi, e se lo fossi, dipenderebbe da altro e non dalla sua "difficoltà"...

    Insomma, come avevo scritto in un altro thread simile a questo, spesso fare un piccolo sforzo vale la pena... per cui, fermo restando che ho rispetto per le opinioni di tutti, ecc ecc (Ila, lo sai! ), "giro" la tua frase perchè calzi su di me e affermo:

    ...la vita è troppo breve e i libri troppo belli e interessanti perchè ci si debba scoraggiare davanti alle difficoltà, finendo così per perdere dei tesori letterari di immenso valore...
    Il mondo è bello perché è vario, sono pienamente d'accordo con te e guai se non ci fossero queste varietà...sai che noia! Premesso questo ti dico che io un pizzico di masochismo nell'approccio "Oddio che palla mortale ma lo DEVO finire" continuo a vederlo, non discuto sul fatto che poi arrivata in fondo stanca, distrutta e ammaccata tu possa dire "Sono sfinita ma ne è valsa la pena" il punto è che io non ho voglia di "sfinirmi" per arrivare in fondo. Sicuramente il mio è un approccio alla lettura più superficiale del tuo, per me la lettura è, e resta, un divertissement io cerco principalmente il piacere in quello che leggo, cerco un' emozione e una sensazione dolorosa ma bellissima quando arrivo all'ultima pagina, bellissima per quello che il libro mi ha lasciato e dolorosa perché non vorrei separarmi mai dal mondo e dai personaggi in cui sono entrata. Se inizio un libro e mi accorgo che questo "feeling" non arriva, che mi distraggo continuamente dalle pagine, che ogni scusa è buona per fare dell'altro piuttosto che proseguire la lettura, insomma, per farla breve, che il libro non mi "prende" io lo mollo e, ripeto, difficilmente lo riprendo in mano. Non è questione di scoraggiarsi davanti alle difficoltà è che la vita è già abbastanza complicata senza doversi dare delle martellate sulle dita (per essere fine e non citare altre parti anatomiche) anche con i libri.
    Poi non è detto che mi precluda delle letture "difficili" per partito preso, recentemente ho scoperto Eco, mi è piaciuto e probabilmente in futuro leggerò ancora qualcosa di suo, una possibilità non si nega a nessuno ma io do all'autore una manciata di pagine per sfruttare quella possibilità se ci riesce bene, se no....ciao!

  12. #12
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    il mio "Non ce la faccio" fu il buon Marcel al liceo. Entro in biblioteca, apro "Alla ricerca del tempo perduto", leggo 15 righe e lo chiudo. Giuro - non mi vergogno di dirlo - che non ci capii nulla. Mi spiace ma sono d'akkordo con chi dice che esistono altri 40 milioni di libri e il tempo è tiranno

  13. #13
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    In parte sono d'accordo con ayuthaya: al di là (per me) del fatto che un libro sia impegnativo o "di spessore" o meno, troppe volte un romanzo ha cominciato a risvegliare in me interesse o passione dopo le prime 50 pagine o anche di più, perciò non li abbandono quasi mai, a meno che non mi provochino proprio fastidio. Certo, poi ci sono anche le volte in cui rimango fregata ma difficilmente mi pento di aver finito un libro.
    In tempi in cui la pensavo in modo diverso, interruppi "Il libro dell'inquietudine" di Pessoa. Ma credo che prima o poi lo riprenderò...

  14. #14
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    Citazione Originariamente scritto da ila78 Vedi messaggio
    Io non posso dire di avere dei "Non ce la faccio" perché appartengo al partito di quelli che appena si accorgono che un libro "non è cosa" lo defenestrano senza troppi rimorsi, la vita è troppo breve e i libri belli e interessanti sono troppi per permettersi di perdere tempo con qualcosa che ci si deve sforzare (o torturare) per portare a termine. Con i libri mi comporto più o meno come con le persone: se mi deludono difficilmente gli do una seconda possibilità. Quando è finita è finita per sempre.
    Sono anch'io assolutamente del tuo partito, ossia defenestrare senza pietà, e questa mia tendenza si è accentuata da quando ho cominciato il dottorato di ricerca. Da allora, infatti, il mio rapporto coi libri è cambiato, diventato più "professionale" e quindi, visto che a volte sono obbligato a leggere cose che non mi piacciono, se leggo qualcosa per piacere personale e devo fare troppi sforzi cognitivi, allora cestino senza rimpianti

  15. #15
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    @ Ila (ma è un discorso generale):

    Finalmente (forse) riesco a risponderti come si deve!
    Allora... in realtà fondamentalmente siamo d'accordo perchè parliamo di due cose diverse... OK, lo ammetto: un po' masochista lo sono ... però sarei folle se mi mettessi a leggere cose che non mi piacciono!!!
    Alla fine credo che chiunque legga non perchè è costretto ma perchè è appassionato, lo faccia perchè ne riceve un godimento, un piacere. Al massimo ciò che cambia fra un lettore e l'altro è ciò che cerca nei libri, e di conseguenza ciò che determina questo piacere...
    Ti ripeto, quando io parlo di sforzo, non intendo dire che mi sono sforzata ad andare avanti anche se il libro non mi piaceva (l'ho fatto pochissime volte, da contare sulle dita di una mano: Lolita, Per chi suona la campana), ma che obiettivamente il libro presentava delle difficoltà per cui occorreva comunque un certo impegno. Penso a chi ha appena letto Proust... io credo che neanche Elisa, Spilla e Velvet, che pure lo hanno apprezzato moltissimo, possano dire che è stata una passeggiata... però è talmente un capolavoro che alla fine quasi non ti accorgi del pizzico di fatica che comunque ci è voluto! Io non ho letto La montagna incantata, ma da i commenti degli altri mi pare di aver capito che sia stata un po' la stessa cosa... Anche Hugo non è certo uno scrittore “da spiaggia”, eppure I miserabili non è pesato a nessuno di noi!

    Io non lo dico per fare quella intellettuale a tutti i costi, ma ti giuro che se dovessi stilare la mia top ten assoluta (cosa che ormai non faccio più) i primi libri che metterei sono quelli che sono stati anche un po' più difficili da leggere: il Faust, Don Chisciotte, tutto Dosto (che in realtà a me non pesa affatto, però certamente richiede una certa attenzione), Proust, Faulkner, la Woolf...
    Poi basta leggere i miei commenti per vedere che io sono la prima a farmi coinvolgere tantissimo in un libro... intendo dire: non ho un approccio “intellettuale”, a me certi libri mettono i brividi e di un autore sono capace di innamorarmi come di una persona...
    Ti dirò di più... i libri che mi piacciono possono piacermi in due modi: possono piacermi e basta, e in questo caso raggiungono una parte di me che è comunque profonda ma che si può associare alla soddisfazione di quel “divertissement” di cui parli tu, oppure può sconvolgermi, può trascinarmi in un vortice, può darmi le vertigini... è difficilissimo da spiegare, ma è certo che in quei rari (ma neanche troppo, ormai mi conosco e “fiuto” questi libri fin da lontano) casi, non si tratta solo di “divertissement” ma il libro mi tocca l'anima, a volte è persino capace di farmi soffrire... e allora sì, sono masochista!!!
    Ed è un dato di fatto che la maggior parte delle volte questi libri sono libri che richiedono un minimo di impegno, a volte anche mooolto impegno... ma cascasse il mondo, non rinuncerò mai a questo sforzo se in cambio posso provare i brividi e le vertigini di cui ho parlato!!!

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