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Libri recensiti su forumlibri di questo autore:

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Discussione: Garcia Marquez, Gabriel

  1. #61
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    credo di essermi commossa per la prima per la morte di un personaggio che non conoscevo personalmente...
    l'idea che fosse ancora vivo mi dava la speranza che potesse scrivere ancora, pronunciare frasi magiche o semplicemente coesistere nel mio stesso mondo...
    mi dispiace davvero tantissimo...

  2. #62
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    Non aggiungo altro, avete già detto tutto...
    ciao Gabo

  3. #63
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    Citazione Originariamente scritto da Ugly Betty Vedi messaggio
    Mi sono accorta che in tutto il forum c'è un errore tecnico.
    Questo buon uomo, come vuole la tradizione catalana, tipica del sud-america, si chiama Gabriel (nome) Garcia (cognome del padre) Marquez (cognome della madre).
    Non è solo Marquez il cognome, bensì Garcia Marquez!

    Questa discussione dovrebbe chiamarsi Garcia Marquez, Gabriel .
    E anche tutti i libri inseriti nella Piccola Biblioteca sono segnati in maniera errata.

    Moderatori, buon lavoro di sistemazione!
    Lavoro completato !

    Adios Gabo ... ti ho conosciuto attraverso loro e con loro ti lascio l'ultimo saluto.


    Modena city ramblers - Cent'anni di solitudine - YouTube

  4. #64
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    Grazie Angela!

  5. #65
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    Non metto in dubbio le sue qualità di scrittore, ma nessuno (forse perchè era bravo nel suo mestiere e perchè dei morti non si parla male?) ha scritto due parole due sull'uomo (che non scinde dallo scrittore), amico del dittatore Castro, uccisore di moltissimi innocenti e del quale condivideva le idee politiche. Storica la rottura dell'amicizia con Mario Vargas Llosa il quale gli procurò un bell'occhio nero a causa di divergenze ideali e politiche.
    Garcia Marquez è sempre rimasto fedele a Cuba e allo pseudo socialismo latino americano di Castro del quale non ha visto il cambiamento da quando questi è salito al potere ed è sempre rimasto lontano dalla gente comune e dai cittadini che da decenni subiscono sorprusi, torture e uccisioni (vedi gli innocenti fucilati o imprigionati per anni solo per aver comprato carne di manzo!). Non ha mai scritto, essendo vicino a quel modo di vivere, di come vivono i cittadini del suo grande amico Castro, con una manciata di riso, qualche sacchettino di zucchero e poche altre cose che dovrebbero sfamarli per un mese. Non ha mai descritto come i cubani investono le vacche guidandole sotto le automobili o treni per poi poter appropriarsene da morte e poter mangiare carne che non sia di maiale. Non ha mai detto nulla sulle condizioni di vita di un popolo tanto a lui vicino, che vuole uscire dall'isola in un viaggio di sola andata (o la va e si arriva a Miami in zattera in fin di vita o la spacca e si ritorna e si affronta il plotone di esecuzione).
    Uno scrittore dovrebbe essere attento a quello che vede e vive e metterlo nero su bianco... Ma forse io sono all'antica. Mi tengo i miei Steinbeck, Levi, etc. Capisco il primo Castro, quando ancora c'era Batista. Ma se volete proprio piangere il vostro Gabo, piangetegli le sue opere ma non l'uomo che, visto l'influenza che avrebbe potuto avere per un intero popolo, se n'è rimasto a guardare e ha anzi abbracciato una politica dittatoriale e genocida criticando duramente Chavez il quale in Venezuela sta riproponendo la stessa politica che il suo amico Castro da anni attua contro il suo popolo. E non parlo solo di privazioni dei diritti civili.
    Non intendevo scendere in commenti di questo genere, ma non ho resistito e spero non me ne vogliate. Non volevo nemmeno fare politica e forse mi sono fatto prendere la mano, ma molti leggono buoni libri senza cercare di conoscere chi li ha scritti e dunque ignorando cosa avrebbero potuto scrivere e fare per chi ha avuto la sfortuna di nascere in parti scomode del mondo. In pratica non hanno sfruttato appieno la loro capacità artistica.
    Rispetto grande per gli ammiratori di Garcia Marquez, ma ripeto, ricordate che lo scrittore e l'uomo è un tutt'uno. Nessuno lo obbligava a scrivere su ciò che circondava il suo amico dittatore, ma molti hanno avuto le palle pur non essendo stati testimoni così diretti!

  6. #66
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  7. #67
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    Citazione Originariamente scritto da c0c0timb0 Vedi messaggio
    Non metto in dubbio le sue qualità di scrittore, ma nessuno (forse perchè era bravo nel suo mestiere e perchè dei morti non si parla male?) ha scritto due parole due sull'uomo (che non scinde dallo scrittore), amico del dittatore Castro, uccisore di moltissimi innocenti e del quale condivideva le idee politiche. Storica la rottura dell'amicizia con Mario Vargas Llosa il quale gli procurò un bell'occhio nero a causa di divergenze ideali e politiche.
    Garcia Marquez è sempre rimasto fedele a Cuba e allo pseudo socialismo latino americano di Castro del quale non ha visto il cambiamento da quando questi è salito al potere ed è sempre rimasto lontano dalla gente comune e dai cittadini che da decenni subiscono sorprusi, torture e uccisioni (vedi gli innocenti fucilati o imprigionati per anni solo per aver comprato carne di manzo!). Non ha mai scritto, essendo vicino a quel modo di vivere, di come vivono i cittadini del suo grande amico Castro, con una manciata di riso, qualche sacchettino di zucchero e poche altre cose che dovrebbero sfamarli per un mese. Non ha mai descritto come i cubani investono le vacche guidandole sotto le automobili o treni per poi poter appropriarsene da morte e poter mangiare carne che non sia di maiale. Non ha mai detto nulla sulle condizioni di vita di un popolo tanto a lui vicino, che vuole uscire dall'isola in un viaggio di sola andata (o la va e si arriva a Miami in zattera in fin di vita o la spacca e si ritorna e si affronta il plotone di esecuzione).
    Uno scrittore dovrebbe essere attento a quello che vede e vive e metterlo nero su bianco... Ma forse io sono all'antica. Mi tengo i miei Steinbeck, Levi, etc. Capisco il primo Castro, quando ancora c'era Batista. Ma se volete proprio piangere il vostro Gabo, piangetegli le sue opere ma non l'uomo che, visto l'influenza che avrebbe potuto avere per un intero popolo, se n'è rimasto a guardare e ha anzi abbracciato una politica dittatoriale e genocida criticando duramente Chavez il quale in Venezuela sta riproponendo la stessa politica che il suo amico Castro da anni attua contro il suo popolo. E non parlo solo di privazioni dei diritti civili.
    Non intendevo scendere in commenti di questo genere, ma non ho resistito e spero non me ne vogliate. Non volevo nemmeno fare politica e forse mi sono fatto prendere la mano, ma molti leggono buoni libri senza cercare di conoscere chi li ha scritti e dunque ignorando cosa avrebbero potuto scrivere e fare per chi ha avuto la sfortuna di nascere in parti scomode del mondo. In pratica non hanno sfruttato appieno la loro capacità artistica.
    Rispetto grande per gli ammiratori di Garcia Marquez, ma ripeto, ricordate che lo scrittore e l'uomo è un tutt'uno. Nessuno lo obbligava a scrivere su ciò che circondava il suo amico dittatore, ma molti hanno avuto le palle pur non essendo stati testimoni così diretti!
    Non condivido la tua impostazione, e credo sia un grave errore mischiare l'uomo e l'artista. Vi sono state molte polemiche, talvolta al vetriolo, che confondevano la biografia e l'arte. Negli anni immediatamente successivi alla 2^ guerra mondiale una certa parte della comunità filosofica scorgeva contaminazioni naziste nell'opera di Heidegger. La conseguenza, molto spesso, era una condanna indiscriminata e ingiustificata degli scritti del più grande filosofo del '900. Oggi capita con una certa regolarità di leggere delle apologie del filosofo sui quotidiani, inchieste storiche che negherebbero un suo effettivo coinvolgimento nel partito nazionalsocialista tedesco. Si è andati dalla denuncia tutta politica della sua opera, fino alle improbabili apologie finalizzate a salvare la faccia del filosofo.
    Altro caso clamoroso fu la dichiarazione lapidaria di Kierkegaard, secondo il quale l'opera di Schopenhauer, di cui si conosceva l'amore per le donne e il libertinaggio, avrebbe dovuto essere gettata nella spazzatura perchè non in linea con l'atteggiamento che il suo autore aveva nella vita. Impostazioni che hanno portato a esiti ridicoli e misconosciuto il valore del pensiero dell'artista. Mischiare cose non miscibili ti impedisce di apprezzare il reale contributo che un artista porta al suo tempo. "Cosa avrebbe potuto scrivere o fare" è un ragionamento che non ha alcun senso, la scrittura non è a comando, quanto più è ideologica, tanto più limita la riuscita artistica.

  8. #68
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    Predefinito Garcia Marquez, Gabriel

    Citazione Originariamente scritto da pitchblack Vedi messaggio
    ...la scrittura non è a comando, quanto più è ideologica, tanto più limita la riuscita artistica.
    mmh... potrei nominare decine di grandi scrittori che spingerebbero nella tazza del cesso questa ultima tua affermazione, ma sono sicuro che li conosceresti anche tu. Rispetto ovviamente la tua opinione ma non credi che fondamentalmente uno scrittore sia influenzato da ciò che ha vissuto più o meno in prima persona o visto con i propri occhi? Questo critico a Garcia Marquez. Non lo condanno, mi ha solo deluso come uomo.
    Di cosa avrebbe potuto scrivere Bukowski se non avesse fatto quella vita o Kerouac se non avesse scorrazzato in lungo e in largo per l'America o Primo Levi se non fosse stato internato nei campi?
    Opere di pura fantasia. Romanzi come quelli che scrivono gli scrittori di best seller. Libri da vetrina, come li chiamo io. Quelli che trovi in tutte le vetrine delle librerie, che vendono milioni di copie il primo anno o due. E poi vengono dimenticati, i libri e gli scrittori.

    E poi ritengo, rifacendomi all'esempio che facevi di Heidegger, la filosofia alquanto subdola, soprattutto la sua. La filosofia, credo, dovrebbe essere un approfondimento della conoscenza; la conoscenza dell'uomo e dei suoi pensieri e l'evoluzione degli stessi. Cosa che Heidegger ha potuto fare ben poco nella vita in quanto per quello che ne so non si è mai mosso dalla Germania (ma mi posso sbagliare... non l'ho letto recentemente e non ho letto molto su di lui in passato) e tutto ciò che ci ha dato (che per moltissimi è un sacco, per carità) è filosofia che deriva dallo studio di chi ha filosofato prima di lui. Ma non mi addentro in tutto questo perché non è il mio campo. Però mi sembra che la scrittura se non fosse ideologica non direbbe nulla se non nelle opere di pura fantasia, nei thriller e in tutti quei generi che poco hanno a che vedere con le sensazioni e con le emozioni personali degli scrittori. L'ideologia esprime proprio le passioni e le credenze morali dell'uomo e personalmente è ciò che mi piace nei romanzi perché poi confronto tutto questo con la mia visione personale di ciò che ho letto, e spero inoltre di arrivare a conoscere l'autore almeno un po', prima di approfondire per conto mio su chi è e come è giusto a scrivere le sue opere. Da che esperienze le ha ricavate.

    Non posso ignorare come ha vissuto Hemingway dopo aver letto le sue opere o dove ha vissuto Steinbeck quando scrive della vallata di Salinas. Ha vissuto il periodo della Depressione e ciò non poteva star fuori dai suoi scritti. Moravia nacque da una famiglia borghese agiata e il suo romanzo di formazione è il romanzo della borghesia per antonomasia.
    Graham Greene e il suo periodo cattolico hanno sfornato capolavori come Il Nocciolo della Questione e Il Potere e la Gloria, fra i tanti.

    Concludo dicendo che Gabriel Garcia Marquez, a mio parere, si discosta un pochetto da Kierkegaard, Schopenhauer e Heidegger. Credo anzi che non abbia niente a vedere con loro e forse, è sempre una mia opinione, non volermene, un esempio come quello del tuo intervento, abbia poco a che vedere con il mio post e tanto meno con il dibattito che ho involontariamente sollevato ma mi fa piacere discutere con voi, amici del forum, per imparare a capire i vostri punti di vista.

    Un salutone!

    st

    PS: Dimenticavo... Io parlavo di romanzieri, non di filosofi.
    Ultima modifica di c0c0timb0; 05-07-2014 alle 04:46 PM.

  9. #69
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    Citazione Originariamente scritto da c0c0timb0 Vedi messaggio
    mmh... potrei nominare decine di grandi scrittori che spingerebbero nella tazza del cesso questa ultima tua affermazione, ma sono sicuro che li conosceresti anche tu. Rispetto ovviamente la tua opinione ma non credi che fondamentalmente uno scrittore sia influenzato da ciò che ha vissuto più o meno in prima persona o visto con i propri occhi? Questo critico a Garcia Marquez. Non lo condanno, mi ha solo deluso come uomo.
    Di cosa avrebbe potuto scrivere Bukowski se non avesse fatto quella vita o Kerouac se non avesse scorrazzato in lungo e in largo per l'America o Primo Levi se non fosse stato internato nei campi?
    Opere di pura fantasia. Romanzi come quelli che scrivono gli scrittori di best seller. Libri da vetrina, come li chiamo io. Quelli che trovi in tutte le vetrine delle librerie, che vendono milioni di copie il primo anno o due. E poi vengono dimenticati, i libri e gli scrittori.

    E poi ritengo, rifacendomi all'esempio che facevi di Heidegger, la filosofia alquanto subdola, soprattutto la sua. La filosofia, credo, dovrebbe essere un approfondimento della conoscenza; la conoscenza dell'uomo e dei suoi pensieri e l'evoluzione degli stessi. Cosa che Heidegger ha potuto fare ben poco nella vita in quanto per quello che ne so non si è mai mosso dalla Germania (ma mi posso sbagliare... non l'ho letto recentemente e non ho letto molto su di lui in passato) e tutto ciò che ci ha dato (che per moltissimi è un sacco, per carità) è filosofia che deriva dallo studio di chi ha filosofato prima di lui. Ma non mi addentro in tutto questo perché non è il mio campo. Però mi sembra che la scrittura se non fosse ideologica non direbbe nulla se non nelle opere di pura fantasia, nei thriller e in tutti quei generi che poco hanno a che vedere con le sensazioni e con le emozioni personali degli scrittori. L'ideologia esprime proprio le passioni e le credenze morali dell'uomo e personalmente è ciò che mi piace nei romanzi perché poi confronto tutto questo con la mia visione personale di ciò che ho letto, e spero inoltre di arrivare a conoscere l'autore almeno un po', prima di approfondire per conto mio su chi è e come è giusto a scrivere le sue opere. Da che esperienze le ha ricavate.

    Non posso ignorare come ha vissuto Hemingway dopo aver letto le sue opere o dove ha vissuto Steinbeck quando scrive della vallata di Salinas. Ha vissuto il periodo della Depressione e ciò non poteva star fuori dai suoi scritti. Moravia nacque da una famiglia borghese agiata e il suo romanzo di formazione è il romanzo della borghesia per antonomasia.
    Graham Greene e il suo periodo cattolico hanno sfornato capolavori come Il Nocciolo della Questione e Il Potere e la Gloria, fra i tanti.

    Concludo dicendo che Gabriel Garcia Marquez, a mio parere, si discosta un pochetto da Kierkegaard, Schopenhauer e Heidegger. Credo anzi che non abbia niente a vedere con loro e forse, è sempre una mia opinione, non volermene, un esempio come quello del tuo intervento, abbia poco a che vedere con il mio post e tanto meno con il dibattito che ho involontariamente sollevato ma mi fa piacere discutere con voi, amici del forum, per imparare a capire i vostri punti di vista.

    Un salutone!

    st

    PS: Dimenticavo... Io parlavo di romanzieri, non di filosofi.
    Invece io potrei nominare decine di grandi scrittori che spingerebbero nella tazza del cesso le tue affermazioni. Il bello di una dialettica democratica sta nel confrontare punti di vista diversi. Dici che la filosofia di Heidegger è subdola e immediatamente dopo riconosci di avere letto poco di lui. Quindi non sai di che parli?
    E' ovvio che ogni scrittore è influenzato in maniera determinante dalle proprie esperienze, e che per penetrare un po' più approfonditamente la sua scrittura occorre conoscerne la biografia. Quello che ho ribadito nel mio post è che il processo di creazione artistica è meno artificioso, schematico, rigido, inquadrato di come hai fatto intendere. Vi sono implicazioni non solo razionali, ma soprattutto irrazionali. Per questo motivo non ha alcun senso immaginare cosa avrebbero potuto scrivere o fare se... La finalità del mio intervento è indurti a riflettere su ciò che hai scritto, tutto qui. Sarebbe pretenzioso in un forum mostrare che una cosa, nel nostro caso come nasce un'opera d'arte, il che è argomento abbastanza complesso, può essere ben diversa da come crediamo. Se sono riuscito a instillare una curiosità e una volontà di approfondimento minimo sugli elementi che stanno alla base della nascita del fenomeno estetico, per me è sufficiente e questa conversazione può terminare. Se invece ti senti appagato del tuo punto di vista, me ne duole ma nel libero confronto delle opinioni può accadere anche questo.

  10. #70

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    Uhm, ritengo il mio parere molto incompleto, visto che ho letto solo due dei romanzi maggiori (Cent' anni e L' autunno del patriarca) più Cronaca di una morte annunciata, anche se ho intenzione di recuperare anche altro materiale...
    E' un autore che apprezzo discretamente, ma non riesco ad essere pienamente convinto dalle sue opere, in cui trovo pagine meravigliose, da leggere e rileggere, alternate a pagine davvero pesanti.
    Non mi sono mai informato sul suo metodo di scrittura, ma soprattutto leggendo L' autunno ho avuto la decisa impressione che sia uno di quegli scrittori che raramente o addirittura mai rileggono quello che scrivono, visto che ho avuto durante la lettura la costante sensazione di trovare ripetizioni o continue nuove spiegazioni superflue degli stessi concetti, già perfettamente esemplificati nel corso dell' opera (ovviamente ora arriveranno le smentite dei suoi studiosi, sono i rischi di dare un giudizio su un autore senza informarsi adeguatamente). Non il mio ideale, ma gradisco lo stesso, anche se con dei limiti.

  11. #71
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    Predefinito Garcia Marquez, Gabriel

    Citazione Originariamente scritto da pitchblack Vedi messaggio
    Invece io potrei nominare decine di grandi scrittori che spingerebbero nella tazza del cesso le tue affermazioni. Il bello di una dialettica democratica sta nel confrontare punti di vista diversi. Dici che la filosofia di Heidegger è subdola e immediatamente dopo riconosci di avere letto poco di lui. Quindi non sai di che parli?
    E' ovvio che ogni scrittore è influenzato in maniera determinante dalle proprie esperienze, e che per penetrare un po' più approfonditamente la sua scrittura occorre conoscerne la biografia. Quello che ho ribadito nel mio post è che il processo di creazione artistica è meno artificioso, schematico, rigido, inquadrato di come hai fatto intendere. Vi sono implicazioni non solo razionali, ma soprattutto irrazionali. Per questo motivo non ha alcun senso immaginare cosa avrebbero potuto scrivere o fare se... La finalità del mio intervento è indurti a riflettere su ciò che hai scritto, tutto qui. Sarebbe pretenzioso in un forum mostrare che una cosa, nel nostro caso come nasce un'opera d'arte, il che è argomento abbastanza complesso, può essere ben diversa da come crediamo. Se sono riuscito a instillare una curiosità e una volontà di approfondimento minimo sugli elementi che stanno alla base della nascita del fenomeno estetico, per me è sufficiente e questa conversazione può terminare. Se invece ti senti appagato del tuo punto di vista, me ne duole ma nel libero confronto delle opinioni può accadere anche questo.
    Mi sa che ho toccato un nervo scoperto. 😊
    Sono molto più che appagato dal mio punto di vista. Non dolertene, amico mio.
    Continui a portare la discussione sui filosofi. E Garcia Marquez non lo era. Il 3D è su di lui, quindi già il tuo primo intervento mi risultava off topic sin dall'inizio; poi dici che è ovvio che ogni scrittore è influenzato dalle proprie esperienze, e che per penetrare un po' più approfonditamente la sua scrittura bisogna conoscerne la biografia. Parole tue. Ma nel tuo primo intervento dicevi il contrario: che l'uomo e l'artista non devono essere mischiati. Se leggi quella di Heidegger di biografia (che non capisco cosa centri con Garcia Marquez...) vedrai che di esperienze ne ha avute ben poche e che, come dicevo, non è addirittura quasi mai uscito dal proprio paese. Pare ovvio che diversi usi, costumi, ideologie etc. etc. le ha imparate sui libri di chi faceva filosofia prima di lui. Vedi quindi che quando ti sei contraddetto (leggi dove ti ho quotato) involontariamente tu stesso ammetti che l'uomo e lo scrittore è un tutt'uno. L'uomo È lo scrittore. Anche quando scrive di fantasia (e qui mi contraddico io) perchè pensandoci bene, il suo subconscio lo influenza comunque.
    Tutto questo, di nuovo, va contro ciò che sembri asserire nel tuo primo intervento". Attrito stridente. Quindi non sai di cosa parli? 😜

    È evidente inoltre che hai capito esattamente il contrario se dici che io faccio intendere che la scrittura di un romanzo sia un processo rigido e inquadrato. Dove andrebbe a finire allora quel fantastico viaggiare nei reami dell'intelletto che emoziona tutti noi quando uno scrittore mette nero su bianco? Quando racconta nella fiction o altro l'arte del farci conoscere le sue esperienze o qualcosa d'altro che derivi da quelle?
    Sono d'accordissimo con te invece quando scrivi che la conversazione a questo punto può terminare. Se ritieni opportuno aprirne una sui filosofi, la leggerò con interesse. C'è sempre da imparare. Questa per me è durata anche troppo in quanto ritengo di essermi lasciato trascinare troppo a lungo in un discorso che con un romanziere ha ben poco a che fare, se non assolutamente nulla. Mi spiace che tu ti sia alterato come si evince quando mi accusi di non sapere quello che dico. Ma, sai, cercavo di rimanere in tema e non di spostare la conversazione dove la si potrebbe ramificare infinitamente.
    Ammetto ad ogni modo che è stato divertente. Le reazioni umane quando qualcuno viene contraddetto sono sempre interessanti. Se mi permetti ti consiglio di leggere una cosa di Shalom Auslander. È una raccolta di racconti e s'intitola A Dio Spiacendo. Esilarante e divertente, nonché molto intelligente ed elegante. Infine, per citare Mazzini, pregna di pensiero e di verità.

    Buona serata.

    st

    Edit: typos
    Ultima modifica di c0c0timb0; 05-17-2014 alle 01:12 AM.

  12. #72
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    Secondo me ogni autore porta il suo punto di vista, sia che racconti fatti e vicende storiche, sia che racconti cose del tutto fantasiose.
    Non giudicherei pensando a che cosa ha raccontato o cosa arebbe potuto raccontare. Potrebbe anche essere stato personalmente un testimone importante di vicende storiche complesse, e aver deciso comunque di scrivere di argomenti totalmente diversi slegati dalla realtà, e allora?
    Ognuno sceglie il motivo per cui scrive, e il fine della sua scrittura, e non penso che tutti debbano per forza avere le stesse ragioni o gli stessi scopi.
    Alcuni libri hanno un grande valore perchè sono opere di denuncia, hanno un valore sociale e politico perchè portano alla luce la verità, ma non tutti i libri lo devono essere per forza.

    Posso dare la mia opinione su quello che ha scritto, e personalmente posso dire che mi è sempre piaciuto seguirlo nelle tracce della sua fantasia. Alcuni spunti presi dai suoi libri me li porto sempre dietro, e mi capita di ripensarci.
    Ignoro la sua posizione politica, e in effetti ammetto di ignorare anche molto della sua vita e il contesto in cui ha scritto. Tutto questo, mi permetterebbe di avere un'opinione sull'uomo, non sullo scrittore. E forse sarebbe parte di un giudizio molto più complesso da esprimere.

  13. #73
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    Predefinito Garcia Marquez, Gabriel

    Secondo me, se non si tratta di un testo tecnico o come dice Ursula di un'opera di fantasia, di fantascienza o di ricette di cucina, la vita che fai incide comunque, anche inconsciamente, sul romanzo. Magari non ti descrive direttamente, ma le persone che ti hanno accompagnato nella vita e la vita stessa che hai condotto spuntano fuori da qualche parte. Leggi i racconti di Pavese, le cose di W. Burroughs o i romanzi di J. London, di Conrad, i libri di J. Green... Tanto per saltare da un genere all'altro. Hemingway, Steinbeck etc. Tutti i più grandi romanzieri hanno scritto quello che hanno visto o vissuto. In altri, non si coglie il loro punto di vista solo perché è magari mascherato dalla storia che stiamo leggendo. Poi, chiaramente se uno scrive di un fatto di cronaca tipo, che ne so, A Sangue Freddo di Capote, l'autore si anonimizza (passatemi il termine &#128522. Sebbene il fatto stesso può averlo incuriosito per dei motivi personali (vedi la vita di Capote). Ma questo è solo il mio parere...

    Buona lettura a tutti!

    st

  14. #74

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    Di Marquez avevo iniziato a leggere cent'anni di solitudine, libro di gran moda, almeno negli anni passati ma che ho trovato noioso e prolisso. Non so darne quindi un giudizio, mi stupisce un pò la considerazione letteraria di cui gode (forse il mio è un giudizio ingiusto o forse ignorante), ma trovo incomparabilmente superiore Borges.
    2 parole sulle contraddizioni tra vita ed opere di artisti e scrittori. Heiddegger aderì al nazismo (all'inizio) e Wagner credo che fosse fortemnte antisemita.
    Non trovo traccia né di nazismo e né di antisemitismo neppure un'ombra nelle loro opere (per quello che posso capire di heiddegger non mi pare proprio che esalti superiorità di razza o cose simili...) e stesso dicasi per Wagner, le cui opere certamente parlano di saghe nordiche, ma non fanno menzione di ebrei o cose del genere... mah

  15. #75

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    Citazione Originariamente scritto da c0c0timb0 Vedi messaggio
    Non metto in dubbio le sue qualità di scrittore, ma nessuno (forse perchè era bravo nel suo mestiere e perchè dei morti non si parla male?) ha scritto due parole due sull'uomo (che non scinde dallo scrittore), amico del dittatore Castro, uccisore di moltissimi innocenti e del quale condivideva le idee politiche. Storica la rottura dell'amicizia con Mario Vargas Llosa il quale gli procurò un bell'occhio nero a causa di divergenze ideali e politiche.
    Garcia Marquez è sempre rimasto fedele a Cuba e allo pseudo socialismo latino americano di Castro del quale non ha visto il cambiamento da quando questi è salito al potere ed è sempre rimasto lontano dalla gente comune e dai cittadini che da decenni subiscono sorprusi, torture e uccisioni (vedi gli innocenti fucilati o imprigionati per anni solo per aver comprato carne di manzo!). Non ha mai scritto, essendo vicino a quel modo di vivere, di come vivono i cittadini del suo grande amico Castro, con una manciata di riso, qualche sacchettino di zucchero e poche altre cose che dovrebbero sfamarli per un mese. Non ha mai descritto come i cubani investono le vacche guidandole sotto le automobili o treni per poi poter appropriarsene da morte e poter mangiare carne che non sia di maiale. Non ha mai detto nulla sulle condizioni di vita di un popolo tanto a lui vicino, che vuole uscire dall'isola in un viaggio di sola andata (o la va e si arriva a Miami in zattera in fin di vita o la spacca e si ritorna e si affronta il plotone di esecuzione).
    Uno scrittore dovrebbe essere attento a quello che vede e vive e metterlo nero su bianco... Ma forse io sono all'antica. Mi tengo i miei Steinbeck, Levi, etc. Capisco il primo Castro, quando ancora c'era Batista. Ma se volete proprio piangere il vostro Gabo, piangetegli le sue opere ma non l'uomo che, visto l'influenza che avrebbe potuto avere per un intero popolo, se n'è rimasto a guardare e ha anzi abbracciato una politica dittatoriale e genocida criticando duramente Chavez il quale in Venezuela sta riproponendo la stessa politica che il suo amico Castro da anni attua contro il suo popolo. E non parlo solo di privazioni dei diritti civili.
    Non intendevo scendere in commenti di questo genere, ma non ho resistito e spero non me ne vogliate. Non volevo nemmeno fare politica e forse mi sono fatto prendere la mano, ma molti leggono buoni libri senza cercare di conoscere chi li ha scritti e dunque ignorando cosa avrebbero potuto scrivere e fare per chi ha avuto la sfortuna di nascere in parti scomode del mondo. In pratica non hanno sfruttato appieno la loro capacità artistica.
    Rispetto grande per gli ammiratori di Garcia Marquez, ma ripeto, ricordate che lo scrittore e l'uomo è un tutt'uno. Nessuno lo obbligava a scrivere su ciò che circondava il suo amico dittatore, ma molti hanno avuto le palle pur non essendo stati testimoni così diretti!
    Ti rispondo con ritardo, ma ho letto solo ora questo post e la conversazione che ne è scaturita, e vorrei contribuire. Sono d'accordo su molto di quello che hai scritto, ma basandomi sull'istinto e su alcune considerazioni personali vorrei suggerire qualche spunto diverso.
    Il mio presupposto è che è mia impressione che ogni artista, quale che sia il suo ambito, nel creare la propria arte ne da un significato che poi è autonomo dal suo artefice. Così un quadro vive per la prima volta nell'opera del pittore, ma presenta successivamente una propria indipendenza (non ricordo quale filosofo dell'arte la chiami "formatività") che rivive nuovamente nell'azione, nel viverla dell'interprete. Così i libri, specie i romanzi. E' l'esperienza attualizzante del lettore a ridare vita al romanzo, che però esiste di per sé, anche al di là delle intenzioni originali dell'autore.
    E' un pensiero forse banale e minoritario, sicuramente controtendenza, ma ne sono convinto. Un artista, nella fattispecie uno scrittore che lo faccia per amore della letteratura, compie la propria opera che assume poi una propria indipendenza dalla volontà stessa del suo autore, e questa è l'opera d'arte. Per questo farei questo tipo di distinzione, tra libro ed autore - personalmente non apprezzo le ricostruzioni di senso di un libro risalendo alla volontà dello scrittore, sebbene sia il più titolato e siano sacrosante (una sorta di interprete autentico dell'opera d'arte) penso che sia qualcosa di riduttivo, e svilente, dell'opera stessa. Un solo significato può essere molto limitativo.
    Secondo presupposto, convinzione personalissima, è che inevitabilmente un artista - uno scrittore - mette nella sua opera parte della sua "anima", o mente, o quel che più possa avvicinarcisi. E' un contatto di intenzioni, di coscienze, ed in questo contatto l'autore rivive. Tutti i grandi hanno lasciato quest'impronta, e leggere un loro libro è un po' come dialogare con loro. Un regalo fatto ai posteri, a chiunque voglia usufruirne, la massima espressione di dialogo. Io leggendo Marquez ho avuto l'impressione di un uomo vero e tormentato, forse cinico, ma non ipocrita. Quello che è definito realismo magico è - forse - solo l'esaltazione delle contraddizioni umane in un contesto come sospeso, che le accentua. Da quello che mi sembra di aver "assorbito" - nel senso che ho spiegato prima, ma forse si tratta solo di una mia sega mentale - posso poter dire qualcosa di lui, della sua personalità.
    Detto questo penso che sia stato consapevolmente cieco davanti agli orrori della dittatura di Castro, in nome forse di un sogno vissuto di cui non ha voluto ammettere il fallimento, o forse più semplicemente succube di fama e comodità della sua posizione di privilegiato. E' stato, in vita, un debole che non ha voluto combattere per ideali giusti, nonostante - come hai detto - sarebbe stato nella posizione ideale per farlo. Io non ne conosco la ragione, ma qualcosa mi dice che non sia stato per cordardia o ipocrisia. Vedo alcune persone a me vicino estremamente intelligenti rifiutarsi di vedere la realtà delle cose, talvolta, per non dover affrontare la propria disillusione, e forse è stato questo il caso. Persone che hanno bisogno di credere in qualcosa, o in qualcuno, e per amore dell'idea o per semplice incapacità non vogliono rimettersi in discussione - specie in certe fasi della vita.
    Concludo dicendo che è giustissimo condannarlo per quel che non ha fatto, ed io ci sono rimasto veramente di merda quando ne sono venuto a conoscenza - in occasione della morte, peraltro. Però ecco... mi sono sentito di condividere il mio pensiero al riguardo, anche se non porta a nessuna posizione precisa, né aiuta me. Penso solo sia più complicato di così.
    Sono dolorosamente consapevole che non scriverei quel che ho scritto se non si trattasse di un autore che ammiro. Ma sono anche convinto che la mia ammirazione si fondi su una qualche consapevolezza ulteriore, che ho provato ad esprimere.

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