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copertina libro

 La trilogia della città di K.

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Discussione: Kristof, Agota - Trilogia della città di K.

  1. #31
    Mathematician Member
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    Purtroppo ho appena letto sul Corriere la notizia relativa alla scomparsa di Agota Kristof ( "Trilogia della città di K", addio all'autrice - Corriere della Sera ).

    Pur avendo da qualche mese in libreria "La trilogia della città di K." non mi ero ancora deciso a leggerlo. Lo farò al più presto. Quando se ne vanno personaggi di questo calibro siamo sempre un po' più poveri...

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  • #32
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    Citazione Originariamente scritto da pigreco Vedi messaggio
    Purtroppo ho appena letto sul Corriere la notizia relativa alla scomparsa di Agota Kristof ( "Trilogia della città di K", addio all'autrice - Corriere della Sera ).

    Pur avendo da qualche mese in libreria "La trilogia della città di K." non mi ero ancora deciso a leggerlo. Lo farò al più presto. Quando se ne vanno personaggi di questo calibro siamo sempre un po' più poveri...
    Non lo sapevo. Mi dispiace immensamente.

  • #33
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    anche io ci sono rimasta male che sia morta perchè il romanzo è un capolavoro, crudo e vero

  • #34
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    mannaggia, sono sempre perdite importanti... questo romanzo è uno dei più belli che abbia mai letto.
    Un grazie alla mia amica Ale che me lo ha regalato!
    RIP Agota

  • #35
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    Uno dei miei preferiti!
    Un libro che non riesco a definire "bello" in senso stretto... una lama tagliente, uno sguardo perso nel buio, un pugno nello stomaco...
    Incredibilmente cinico, tremendamente potente, assolutamente sorprendente ed emozionante come pochi....
    Adoro la Kristof, ho letto tutti i suoi libri. E' un vero peccato ci abbia già lasciati...
    Ciao Agota..

  • #36
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    Finito ieri sera
    Dunque un romanzo molto particolare... credo di avere dei problemi a darne un giudizio...
    [attenzione spoiler]
    prima di tutto vorrei dire che mi ha dato molto fastidio il susseguirsi di menzogne: mi sono realmente sentita presa in giro!
    sono arrivata al terzo capitolo e avrei voluto abbandonare il libro lì: in fondo quello che Lucas ha scritto per migliorare la storia della sua vita mi ha appassionato così tanto che non volevo credere alla menzogna!
    Poi a me questi drammi da ricongiungimento familiare con tanto di incontri non riconosciuti (quando Klaus sta dai nonni acquisiti e vede il bambino claudicante che gira per le osterie di notte...) mi fanno proprio innervosire!
    La scrittura è molto particolare: diretta e cruda. Periodi brevi ed episodi sintetici.
    Nel complesso comunque mi è piaciuto... non mi è sembrato un capolavoro, ma di sicuro ti entra dentro!

  • #37
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    Ce l'ho in wishlist da un po ormai...devo decidermi a comprarlo!!!

  • #38
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    Sono convinto, Lucas, che ogni essere umano è nato per scrivere un libro, e per nient'altro. Un libro geniale o un libro mediocre, non importa, ma colui che non scriverà niente è un essere perduto, non ha fatto altro che passare sulla terra senza lasciare traccia.

    Questo libro di tracce ne lascia anche troppe. Sembra di vivere una situazione paradossale, quasi onirica (da incubo direi) tali sono le crudezze ma effettivamente reale, certi meccanismi narrativi sono un pugno nello stomaco.
    Dialoghi serrati, frasi secche, punteggiatura frequente... la prima parte è la migliore. Poi con la seconda assistiamo a un calando lirico fino a venire completamente disorientati nella terza. E adesso, viene da chiedersi. Le ultime pagine danno l'interpretazione dell'intera vicenda ma quello che resta più impresso del romanzo è il senso di solitudine che vi traspare. Da leggere!

  • #39
    Mathematician Member
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    Questo libro è davvero un trilogia nel vero senso della parola. Ognuno dei libri rimane dentro al lettore per ragioni diverse. Sicuramente il primo e il terzo sono i più forti. Nel primo libro colpisce l'incredibile stile diretto, i dialoghi secchi, la durezza quasi unica dello stile. Stupendo. Successivamente lo stile letterario torna ad essere quello più classicamente "romanzesco" e allora è la trama a farla da padrone. Il culmine è raggiunto nel terzo libro dove le certezze del lettore vengono definitivamente annientate. Davvero una meravigliosa scoperta.

  • #40
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    Ieri Baricco nella sua rubrica domenicale "Una certa idea di mondo" su La Repubblica ha parlato (in modo sublime, come sempre quando parla di libri) di questo romanzo. Incollo di seguito l'articolo:

    Rinfrascatisi un po’ con Erodoto, come detto, si può tornare ad affrontare anche i testi più impervi. Ad esempio questa Trilogia della città di K, il libro più triste che io abbia mai letto. Ma triste non è la parola esatta, figlia com’è di una sfera sentimentale vagamente borghesuccia e per bene. Solo uno come me può definire triste la Kristof, mi rendo conto. Quindi vado oltre, o almeno cerco di farlo. La Kristof pronuncia l’orrore del mondo, la tragedia dell’esistere e la ferocia dell’umano. E in questo, per quello che ci capisco io, è la migliore. Non c’è nessuno come lei.

    Va ricordato che una delle ambizioni che si ama attribuire alla letteratura sarebbe proprio questa: una maestria intransigente che si spinge nel cuore fetido del mondo e riesce a pronunciarlo. Per molti, nella sua accezione più alta, la letteratura è, o dovrebbe essere, questo. Una sorta di contronarrazione che smaschera la giuliva rappresentazione del mondo che altre narrazioni ci danno. Ma vorrei ricordare che un simile precetto è rispettato da moltissima alta letteratura con una non evidentissima ma innegabile approssimazione. Diciamo in modo piuttosto blando e conciliatorio. Ma te ne rendi conto solo quando incontri la Kristof: la leggi e molti libri che sono, indubbiamente, ferite aperte, o suturate con atroce dolore, sfumano a blando entertainment. E’ incredibile come tutto Céline diventi lo sfogo di un allegro barbone, se solo stai un po’ a mollo nella Trilogia della città di K, Proust uno che aveva tempo da vendere, Salinger un innocuo scrittore per ragazzi e Faulkner un trombone sudista. Non lo sono, ma quando stai con la Kristof, lo sembrano. Perfino La strada di McCarthy (un libro il cui orrore è inarrivabile) finisce per risultarti intollerabile: se hai bisogno di liberare tutto quell’armamentario di ferocia e situazioni limite per pronunciare l’orrore dell’umano allora scrivere non è il tuo mestiere.

    Ora la domanda è: come fa (faceva, ahimé) quella donna a ottenere un simile risultato assurdo? Immagino che la risposta sarebbe molto complessa, ma io ne conosco una fettina: ci riusciva perché scriveva in quel modo. Con un rigore inarrivabile. Con un controllo totale. Con una sicurezza di sé sconcertante (non becchi mai un aggettivo aggiunto lì per insicurezza). Con una forza invisibile. Con una fiducia incrollabile nell’esattezza delle parole semplici. Con un disgusto continuo per tutto ciò che non è strettamente necessario. Con un’idea monastica di bellezza. Per farvi un’idea, prendete le prime righe del terzo libro e leggete. Fate caso ai verbi. Il novanta per cento sono, semplicemente, il verbo essere. E’, sono. C’è, ci sono. Ora provate a raccontare una qualsiasi storia, o a descrivere una situazione qualsiasi, usando praticamente solo il verbo essere. Vi regalo anche il verbo avere, se proprio non ci riuscite. Tanto l’esperimento non cambia: provate a dire il mondo con quei due verbi (tutta la storia letteraria potrebbe essere riassunta nell’affinamento tecnico con cui siamo riusciti a sostituirli). Pensate un racconto in cui sempre il verbo più esatto che potete trovare è il verbo essere: benvenuti nel mondo della Kristof.

    Naturalmente si potrebbe tradurre tutto questo nel termine «freddezza», ma per come la vedo io la Kristof è la scrittrice che, anzi, ha smascherato definitivamente la freddezza come stilema letterario. Secondo me lei ha insegnato una volta per tutte che esiste effettivamente un processo possibile di sottrazione, nello scrivere, e che esso ha due risultati possibili: nei mediocri, la freddezza, nei grandi scrittori, la verità. (Va da sé che, vivendo in un mondo presidiato dai mediocri, le due cose risultano spesso, e tragicamente, equivalenti). La Kristof era tutto tranne mediocre.

    Il che, peraltro, introduce una domanda che ha a che vedere con quell’effetto verità che trasuda dalle sue pagine. La domanda è: ma è vero? Ma l’umano è davvero quell’orrore? Non sarà anche quella una proiezione letteraria, uno stilema, una forma di retorica ben camuffata? A essere cattivi come i suoi personaggi, la domanda te la devi fare. Ecco come risponde la Kristof: ci sono due umani uno di fronte all’altro e a un certo punto uno dice che lui scrive. Cosa?, chiede l’altro. Non ha importanza, dice il primo. Ma l’altro insite: mi piacerebbe sapere se scrive delle cose vere o delle cose inventate. Ed ecco la risposta. «Le rispondo che cerco di scrivere delle storie vere, ma, a un certo punto, la storia diventa insopportabile proprio per la sua verità e allora sono costretto a cambiarla. Le dico che cerco di raccontare la mia storia, ma che non ci riesco, non ne ho il coraggio, mi fa troppo male. Allora abbellisco tutto e descrivo le cose non come sono accadute, ma come avrei voluto che accadessero». Ed ecco, in questo modo, enunciata una splendida teoria della letteratura. Scrivere libri significa puntare i piedi davanti alla verità, dopo averla vista. E’ la magnificenza di un passo indietro, animale e di danza. Ovviamente dovrebbe essere proibito a chi non dispone della paura e dell’eleganza necessarie.

  • #41
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    buongiorno a tutti

    credo di unirmi ad un coro pressoche' unanime: che bella la trilogia!

    Uno stile scarno, essenziale e diretto, periodi brevi per una lettura scorrevole. Fin dall'incipit risulta evidente la singolarita' della storia che ti inchioda, di gran passo fino al termine della prima parte.

    la seconda parte da' tregua al lettore, la narrazione assume toni piu' classici. aumentano i personaggi e i tempi di interazione...ma la tregua dura poco.

    verso la fine della seconda parte e per tutta la terza fino alla conclusione, le certezze crollano, le prospettive cambiano e tutto quello che credevi di avere acquisito e' rimesso in gioco.

    splendidamente destabilizzante
    -------------
    vivamente consigliato

  • #42
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    Predefinito Trilogia della città di K. Agota Kristof

    Cosa ne pensate di questo libro se lo avete letto?

  • #43
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    Ciao. Esiste già la pagina dedicata a questo libro:

    http://www.forumlibri.com/forum/picc...itta-di-k.html

    troverai tutti i nostri commenti

  • #44
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  • #45
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    A tutti è capitato di leggere un libro perché incuriositi dal giudizio positivo di amici, o di altri lettori, a me è capitato con questo libro. Tutti me ne avevano parlato come di un Capolavoro dalla scrittura dura e scarna, che mi sarebbe rimasto, però, nel cuore. Perciò ho iniziato a leggerlo carica di molte aspettative, invece, dopo soli pochi capitoli, ho cominciato a provare un crescente disagio. Quel disagio che si prova quando un libro/film/quadro considerato da tutti un Capolavoro a noi, invece, non convince pienamente.
    Così mentre leggevo mi chiedevo cosa mi infastidisse tanto in questo libro, cosa, a differenza degli altri che lo avevano amato, io non ero riuscita a cogliere o capire. Innanzitutto mi irritava la scrittura, della prima parte, così scarna, brusca, quasi telegrafica, così poco “narrativa”, una scrittura capace di risolvere, ridurre in poche parole dolori profondi e vicende traumatiche. E poi, soprattutto mi infastidivano quei due bambini, Lucas e Claus, così poco “bambini”, così poco “umani” con i loro esercizi, destinati a fargli raggiungere solo una ancor più profonda freddezza, e distacco dagli altri. Mi infastidivano in quanto percepivo in loro qualcosa di falso, eccessivo, forzato (INIZIO SPOILER) come credere possibile, infatti, che dei bambini dissotterrino i cadaveri della propria madre e sorellina conservandoli in soffitta dopo averli ridotti quasi a manichini? Come credere che dei bambini “usino” senza remora il corpo del proprio padre perché uno di loro possa fuggire all’estero? Come credere che dei bambini pensino di correggere le colpe degli adulti commettendo atti altrettanto gravi? (FINE SPOILER). Non trovando giustificazioni avevo solo voglia di scaraventare lontano il libro.
    Per fortuna nella seconda e terza parte la scrittura diventa meno scarna, più discorsiva, rendendo la lettura più interessante. (INIZIO SPOILER) Paradossalmente man mano che aumentano i dubbi sulla verità della prima parte, la storia diventa più credibile, infatti se quello che si è letto fino a quel punto è solo fantasia, allora anche gli eccessi, le forzature diventano più facili da accettare. Il libro diventa più complesso, ma più affascinante. Esistono davvero quei bambini? E chi esiste? Lucas? Claus? Tutti e due?(FINE SPOILER). Ogni volta che il lettore pensa di aver capito e di saper distinguere ormai la realtà dalle tante fantasie e menzogne, la Kristof cambia di nuovo le carte in tavola, ripiombando il lettore nelle sue incertezze, così da poterci presentare nel finale una realtà completamente diversa da tutte quelle immaginate.
    Consiglio sicuramente di leggere questo libro, sia per la denuncia politica e sociale, sia per la fantasia ed imprevedibilità delle vicende raccontate, ma devo, a malincuore, ammettere che il libro mi ha lasciato dentro tante “note stonate”, tanti “ma” che continuano a farmi sentire a disagio.

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