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 Evgenij Onegin

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Discussione: Puskin, Aleksandr - Evgenij Onegin

  1. #1
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    Predefinito Puskin, Aleksandr - Evgenij Onegin

    Sinossi (da Ibs):
    Uno spreco, una storia d'amore mancata, l'impossibile accordo tra educazioni sentimentali ispirate a modelli letterari diversi, la vita stritolata nelle
    divergenze fra civiltà e natura. L'incontro di Evgenij e Tatiana nella campagna russa, la lettera d'amore della signorina di provincia al giovane dandy,
    il duello con cui questo uccide l'amico, i suoi viaggi e infine l'arrivo a Pietroburgo per riconoscere Tatiana nelle vesti di altera principessa legislatrice
    di salotti e innamorarsene perdutamente: Puskin racconta questa tragica storia con grande levità di toni.


    Il protagonista di questa storia è Evgenij Onegin (da alcuni editori italianizzato in Eugenio), un giovane bon vivant di città abituato a passare da una festa ad un ballo, da una donna ad un’altra con molta leggerezza. Richiamato nella campagna russa da una missiva che gli ingiunge di assistere uno zio morente, al suo arrivo Onegin trova una pace insperata e la possibilità di oziare allontanandosi, almeno temporaneamente, dai lussi della città. Qui conosce Lenski, un giovane poeta bello ed ardimentoso con il quale stringe amicizia, e Tatiana, una giovane ombrosa e schiva che si innamora di lui.
    Troppo affezionato alla propria libertà, il nostro eroe la rifiuta, ma a distanza di tempo questa scelta si rivelerà un fatale errore.
    La storia ci viene raccontata da un narratore esterno, un amico di Onegin, probabilmente l’autore stesso. Costui interviene talvolta per spiegare le sensazioni provate dai personaggi, ciò che celano nel loro animo e spesso ha la funzione di chiarire al lettore i punti più oscuri. Il romanzo è scritto in versi divisi in stanze ed il linguaggio (consideriamo che l’Onegin è stato scritto nell’Ottocento) è parimenti poetico e a volte pomposo. Tuttavia l’opera si legge piacevolmente e senza intoppi, ma altresì senza particolari picchi di interesse.
    Personalmente ho trovato questo romanzo, il primo che leggo di Puskin, piacevole ma non particolarmente emozionante: non è nonostante fossi curiosa di conoscere l’evoluzione della storia, il libro non è riuscito a coinvolgermi fino in fondo. Ad ogni modo riconosco che si tratta di un’ottima lettura, perciò la consiglio. Ultima considerazione: nei romanzi d’amore di solito mi piacciono i finali alla “e vissero felici e contenti”, ma in questo caso sono contenta che sia andata diversamente! Onegin come personaggio non mi piace e l’ho trovato borioso ed arrogante, perciò… ben gli sta!
    Ultima modifica di Minerva6; 04-11-2017 alle 08:27 PM. Motivo: edit titolo

  2. #2
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    Ho avuto la netta sensazione che sfugga sempre qualcosa della trama e dei contenuti attraverso una forma che non riuscivo a farmela diventare propria durante la lettura. Non è un problema di versi ma proprio di abitudine e forse di approccio cognitivo alla lettura, come se non riuscissi a far combaciare lo stile con il contenuto, una specie di "inganno" del cervello. Per cui sospendo il giudizio perché non sono in grado di esprimerlo in modo compiuto se non che è una lettura gradevole, ma mi rendo conto di quanto questo "gradevole" sia generico e riduttivo.

  3. #3
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    Come spesso mi succede se leggo un libro in GdL oppure in MG tendo a recensire solo lì e non qui perciò allego il link della lettura collettiva per chi è interessato
    http://www.forumlibri.com/forum/showthread.php?t=22152

    In questo caso poi ho avuto parecchie difficoltà a leggerlo sia per il formato e-book che mi ha dato problemi tecnici sia per la tipologia di scritto (trattasi di un poema) a me non congeniale, mentre con le altre 4 opere in prosa dello stesso autore lette sempre quest'anno (l'ho scelto per la sfida Adotta un autore) non ho riscontrato nessuna complicazione

  4. #4
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    Copio il mio quasi commento dal mg (ci sono spoiler!!):
    per cominciare, la prima idea che mi sono fatta di questo lavoro è che sia, volutamente e studiatamente, frammentario e discontinuo. L'autore si diverte a portarci qui e là con i suoi pensieri, quasi ad anticipare i flussi di coscienza del '900.
    La storia, che ha di sicuro un valore, è però una scusa per divagare, cogliere pensieri e idee. Probabilmente anche musicalità e lessico qui giocano un ruolo importante, ma noi che leggiamo in traduzione non lo sapremo mai.
    E tesi, suggerimenti, critiche al presente, brevi saggi letterari sono le tessere di un puzzle che Puskin si diverte a gettarci davanti, quasi a dire: beh, che immagine te ne fai, di tutto questo?
    In questo marasma ben poco ordinato (per lo meno nella mia testa ), alcune cose mi hanno colpito, qua e là, senza logica né nesso apparente:
    Puskin deplora la condizione della lingua russa, che nessuno sa usare, se non mescolandola ad assurdi termini stranieri. Vorrebbe forse rifondarla (e mi pare citi Manzoni, no? Che sciacquava i panni in Arno...)
    Puskin è orgogliosissimo della sua opera e, ovviamente, detesta i critici, che tratta con irridente disprezzo
    Tatiana è una figura solida e autentica. Era una giovinetta sognatrice ma sa diventare una donna concreta e coerente. Il futuro, come il presente, è donna
    Eugenio è quanto di male ci possa essere: si atteggia sulla base delle mode letterarie dell'epoca e alla fine si rivela, nelle parole di Tatiana, per quello che è, ossia un buono a nulla
    Vladimir è trattato meglio. Ma la sua morte svela quanto vacuo fosse anche l'amore della sua Olga (per la quale, pure, è morto)
    Bellissime e sognanti sono le descrizioni dei paesaggi nello scorrere delle stagioni. La neve, specialmente, è stato come vederla (da quanti anni non vedo la neve? )
    Puskin vuole, credo innovare e sperimentare. Il grande romanzo psicologico è solo agli inizi, le figure di "eroe negativo" , un po' decadente, forse non si sono ancora viste (forse aveva già scritto Lermontov? Dovrei controllare). Puskin è davvero un maestro, allora.

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