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Vedi risultati sondaggio: Quale secondo voi è il libro più bello del Novecento italiano?

Votanti
24. Non puoi votare in questo sondaggio
  • La coscienza di Zeno di Italo Svevo

    7 29.17%
  • ll deserto dei Tartari di Dino Buzzati

    12 50.00%
  • La Storia di Elsa Morante

    8 33.33%
  • Il nome della rosa di Umberto Eco

    5 20.83%
  • Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa

    5 20.83%
  • Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello

    6 25.00%
  • L'airone di Giorgio Bassani

    1 4.17%
  • Sostiene Pereira di Antonio Tabucchi

    5 20.83%
  • Il sergente nella neve di Mario Rigoni Stern

    3 12.50%
  • Conservatorio di Santa Teresa di Romano Bilenchi

    1 4.17%
  • Il giardino dei Finzi Contini di Giorgio Bassani

    3 12.50%
  • Don Giovanni in Sicilia di Vitaliano Brancati

    1 4.17%
  • Se questo è un uomo di Primo Levi

    11 45.83%
  • Fontamara di Ignazio Silone

    2 8.33%
  • Tempo di uccidere di Ennio Flaiano

    1 4.17%
  • Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello

    6 25.00%
  • Un Uomo di Oriana Fallaci

    2 8.33%
  • Il Balordo di Piero Chiara

    0 0%
  • Lettera ad un bambino mai nato di Oriana Fallaci

    3 12.50%
  • Il giorno della civetta di Leonardo Sciascia

    2 8.33%
  • Il visconte dimezzato di Italo Calvino

    4 16.67%
  • Uomini e no di Elio Vittorini

    1 4.17%
  • I lirici greci di Salvatore Quasimodo

    1 4.17%
  • Pane e vino di Ignazio Silone

    2 8.33%
Sondaggio a scelta multipla.
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Discussione: Sondaggio: Il libro più bello del Novecento italiano

  1. #31
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    Citazione Originariamente scritto da Zingaro di Macondo Vedi messaggio
    Capisco bene che il titolo del 3d non poteva essere diverso. Fare le pulci al linguaggio in qualcosa che giocoforza deve rientrare in poche righe non ha senso.

    Vorrei solo sollevare un punto di conversazione: dovremmo intenderci su cosa intendiamo per "bello", giusto per chiacchierare se vi va. Forse il libro "scritto meglio"? Se così fosse dovremmo piegare il nostro giudizio ai contesti formali del tempo in cui fu scritto. Il linguaggio e l'arte erano percepiti diversamente negli anni '20 rispetto a fine secolo, ad esempio.

    O forse intendiamo il libro più importante del secolo? E ancora più importante in che senso? Dal punto di vista "storico"? Dal punto di vista del cambiamento che ha prodotto? Un libro spesso si fa ricordare anche in termini di rivoluzione. Prima di Tizio le cose stavano diversamente.

    Io credo che vi siano molti libri dall'alto valore letterario, ma che in fondo non hanno portato novità rilevanti nel panorama letterario dell'epoca. Così come viceversa.
    I libri (o romanzi, meglio) scritti settanta, ottanta anni fa non credo possano essere paragonati a ciò che è stato scritto subito prima del nuovo secolo o comunque cinquanta anni dopo. Per lo stesso motivo per cui troviamo una netta distinzione fra i romanzi dell'epoca vittoriana e l'avvento dei vari Fitzgerald, Dos Passos e altri. Da noi è uguale.
    La storia si ripete. Oggi, come nel '900 rispetto al secolo precedente, le cose appaiono prive di scopo a tal punto che non si riesce più a capire da che parte gira il mondo. Proprio per la mancanza di coerenza e di certezze, il punto di vista narrativo si è spostato, almeno mi sembra, in una specie di analisi della sfera soggettiva. Il disfacimento di un'intera società ha fatto la fortuna di alcuni grandi scrittori che con le sue opere sono diventati e rimasti famosi a tutt'oggi. Vedi certi importanti nomi europei. Forse Kafka, Mann...

    Fra gli autori citati in questa discussione, forse il solo Calvino si differenziava e estraniava dal comune obiettivo di scandagliare all'interno del personaggio; almeno in molte delle sue opere. Nessuno fa più un esame alla società. Tutti si buttano ad analizzare la psiche dell'individuo. Il che mi piacerebbe anche molto, in certi casi. Ma ormai c'è solo chi lo fa con storie già scritte, chi con racconti inventati (più o meno indovinati), chi con romanzi che vorrebbero uscire dagli schemi e che invece finiscono quasi sempre nell'esagerazione o nell'inverosimile (e a volte pure in una pseudo fantascienza).

    Non sto dicendo che non vengono più scritti buoni libri. C'è ancora della roba tosta in giro, ogni tanto la si trova. Solo che il panorama odierno, se sintetizzi gli aspetti fondamentali per rispondere alle tue domande, sembra che oramai detti quello che gli odierni scrittori sono "costretti" a mettere nero su bianco.
    Sono degli inetti, degli incapaci? No. Non vedo però nessuno con la capacità di evitare di lasciar trasparire la propria coscienza. Cosa che, a mio personale parere, al lettore gliene importa forse poco: lo vediamo da soli il male, il disfacimento. Dove sta il marcio.
    Non sto dicendo nemmeno che vorrei nuove tecniche narrative o sperimentali. Non ti dico neanche cosa vorrei dalla letteratura del duemila, non te/ve ne fregherebbe.
    Credo solo che in questo momento, o periodo, una nuova forma di romanzo sia impossibile.
    Ci furono tempi in cui nella tasca interna della giacca, si girava con "L'antologia di Spoon River", poi con "La prossima volta, il fuoco" o "Sulla strada" (ma questo in America), più tardi ancora con Bukowski o con "Mosca sulla vodka" (il famoso viaggio in treno di Erofeev).

    Alla fin fine non siamo sempre condizionati nelle nostre scelte? Cosa riteniamo bello in un romanzo? Siamo davvero in grado di decidere da soli? Anche dell'importanza di un romanzo incide moltissimo il periodo in cui è stato scritto.
    Prima di Tizio le cose stavano diversamente. Tu scrivi, ad un certo punto. Ti do ragione, se intendi in ambito letterario.
    Ma Tizio avrebbe davvero potuto scrivere quel capolavoro se quell'evento di cotanta importanza a livello mondiale, sociale non fosse accaduto? Un forse credo sia d'obbligo, ad esser buoni. Sebbene io dubiti fortemente.
    Forse preferisco ancora romanzi apparentemente facili ma che contengono molto a livello psicanalitico (sebbene io ami molto anche la narrativa di un certo tipo), come per esempio "Herzog" di S. Bellow, "Il commesso" di B. Malamud...
    Per quanto riguarda la tua frase che ho messo in grassetto, non credi che il linguaggio e l'arte fossero davvero migliori allora, invece che solamente percepiti diversamente?

    Non intendo spingere a leggere solo la letteratura tradizionale, ma sul piano del linguaggio non trovo molto di entusiasmante. E mi spiace enormemente.

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  3. #32
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    Citazione Originariamente scritto da Zingaro di Macondo Vedi messaggio
    Capisco bene che il titolo del 3d non poteva essere diverso. Fare le pulci al linguaggio in qualcosa che giocoforza deve rientrare in poche righe non ha senso.

    Vorrei solo sollevare un punto di conversazione: dovremmo intenderci su cosa intendiamo per "bello", giusto per chiacchierare se vi va. Forse il libro "scritto meglio"? Se così fosse dovremmo piegare il nostro giudizio ai contesti formali del tempo in cui fu scritto. Il linguaggio e l'arte erano percepiti diversamente negli anni '20 rispetto a fine secolo, ad esempio.

    O forse intendiamo il libro più importante del secolo? E ancora più importante in che senso? Dal punto di vista "storico"? Dal punto di vista del cambiamento che ha prodotto? Un libro spesso si fa ricordare anche in termini di rivoluzione. Prima di Tizio le cose stavano diversamente.

    Io credo che vi siano molti libri dall'alto valore letterario, ma che in fondo non hanno portato novità rilevanti nel panorama letterario dell'epoca. Così come viceversa.
    Concordo che la definizione "il libro più bello...." è molto generica, bisognerebbe in effetti fare molte distinzioni, ma questo è solo un gioco, nulla più, che magari può servire a conoscere il contesto che colpisce di più i lettori. (o quello che per loro è più importante).

  4. #33
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    Citazione Originariamente scritto da c0c0timb0 Vedi messaggio
    I libri (o romanzi, meglio) scritti settanta, ottanta anni fa non credo possano essere paragonati a ciò che è stato scritto subito prima del nuovo secolo o comunque cinquanta anni dopo. Per lo stesso motivo per cui troviamo una netta distinzione fra i romanzi dell'epoca vittoriana e l'avvento dei vari Fitzgerald, Dos Passos e altri. Da noi è uguale.
    La storia si ripete. Oggi, come nel '900 rispetto al secolo precedente, le cose appaiono prive di scopo a tal punto che non si riesce più a capire da che parte gira il mondo. Proprio per la mancanza di coerenza e di certezze, il punto di vista narrativo si è spostato, almeno mi sembra, in una specie di analisi della sfera soggettiva. Il disfacimento di un'intera società ha fatto la fortuna di alcuni grandi scrittori che con le sue opere sono diventati e rimasti famosi a tutt'oggi. Vedi certi importanti nomi europei. Forse Kafka, Mann...

    Fra gli autori citati in questa discussione, forse il solo Calvino si differenziava e estraniava dal comune obiettivo di scandagliare all'interno del personaggio; almeno in molte delle sue opere. Nessuno fa più un esame alla società. Tutti si buttano ad analizzare la psiche dell'individuo. Il che mi piacerebbe anche molto, in certi casi. Ma ormai c'è solo chi lo fa con storie già scritte, chi con racconti inventati (più o meno indovinati), chi con romanzi che vorrebbero uscire dagli schemi e che invece finiscono quasi sempre nell'esagerazione o nell'inverosimile (e a volte pure in una pseudo fantascienza).

    Non sto dicendo che non vengono più scritti buoni libri. C'è ancora della roba tosta in giro, ogni tanto la si trova. Solo che il panorama odierno, se sintetizzi gli aspetti fondamentali per rispondere alle tue domande, sembra che oramai detti quello che gli odierni scrittori sono "costretti" a mettere nero su bianco.
    Sono degli inetti, degli incapaci? No. Non vedo però nessuno con la capacità di evitare di lasciar trasparire la propria coscienza. Cosa che, a mio personale parere, al lettore gliene importa forse poco: lo vediamo da soli il male, il disfacimento. Dove sta il marcio.
    Non sto dicendo nemmeno che vorrei nuove tecniche narrative o sperimentali. Non ti dico neanche cosa vorrei dalla letteratura del duemila, non te/ve ne fregherebbe.
    Credo solo che in questo momento, o periodo, una nuova forma di romanzo sia impossibile.
    Ci furono tempi in cui nella tasca interna della giacca, si girava con "L'antologia di Spoon River", poi con "La prossima volta, il fuoco" o "Sulla strada" (ma questo in America), più tardi ancora con Bukowski o con "Mosca sulla vodka" (il famoso viaggio in treno di Erofeev).

    Alla fin fine non siamo sempre condizionati nelle nostre scelte? Cosa riteniamo bello in un romanzo? Siamo davvero in grado di decidere da soli? Anche dell'importanza di un romanzo incide moltissimo il periodo in cui è stato scritto.
    Prima di Tizio le cose stavano diversamente. Tu scrivi, ad un certo punto. Ti do ragione, se intendi in ambito letterario.
    Ma Tizio avrebbe davvero potuto scrivere quel capolavoro se quell'evento di cotanta importanza a livello mondiale, sociale non fosse accaduto? Un forse credo sia d'obbligo, ad esser buoni. Sebbene io dubiti fortemente.
    Forse preferisco ancora romanzi apparentemente facili ma che contengono molto a livello psicanalitico (sebbene io ami molto anche la narrativa di un certo tipo), come per esempio "Herzog" di S. Bellow, "Il commesso" di B. Malamud...
    Per quanto riguarda la tua frase che ho messo in grassetto, non credi che il linguaggio e l'arte fossero davvero migliori allora, invece che solamente percepiti diversamente?

    Non intendo spingere a leggere solo la letteratura tradizionale, ma sul piano del linguaggio non trovo molto di entusiasmante. E mi spiace enormemente.
    @Granteca; sono d'accordo, infatti avevo specificato che il mio post era solo per stimolare una discussione, non di certo per polemizzare su questo 3d, il cui titolo non poteva essere diverso. Il senso del gioco mi è chiaro ed è anche molto bello. Mi piacerebbe discutere del perchè, in sostanza, delle nostre scelte sul sondaggio.

    @Sandro; il tuo post è splendido. Mi trovi d'accordo in tutto e non ho, personalmente, grandi cose da aggiungere.

    E' l'era atomica che ha portato, per fortuna solo dal punto di vista formale, la disintegrazione della società. Scoprire che la materia, così come la vediamo, non è tutto, è qualcosa che ha sconvolto profondamente i pensatori del '900. Che si sono trovati a ripiegarsi sul "dentro", dopo la lunga narrativa fatta di "cose di fuori"; viaggi e interpretazioni del prossimo, della società.

    Svevo e Celine, in questo tentativo di leggere il "dentro", il vuoto interiore, l'inconscio, la disperazione, sono stati forse i primi in assoluto.

    Primo Levi, con il suo magnifico resoconto su Auschwitz, ha ridato dignità letteraria a ciò che avviene "fuori da noi", anche se nello specifico l'episodio è terrificante. E forse c'era bisogno proprio di un olocausto per dare una scossa in tal senso.

    Cosa vorresti dalla letteratura del 2000? Domanda aperta a tutti, ovviamente.

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  6. #34
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    Citazione Originariamente scritto da Zingaro di Macondo Vedi messaggio
    [...]
    Primo Levi, con il suo magnifico resoconto su Auschwitz, ha ridato dignità letteraria a ciò che avviene "fuori da noi", anche se nello specifico l'episodio è terrificante. E forse c'era bisogno proprio di un olocausto per dare una scossa in tal senso.

    Cosa vorresti dalla letteratura del 2000? Domanda aperta a tutti, ovviamente.
    Esattamente!

    Beh, mi piacerebbe, credo, proprio questo: un autore che finalmente, seppure di parte, abbia la capacità e l'intelligenza di INSEGNARE nel modo in cui Levi ha fatto, in maniera neutra (è incredibile come nemmeno fra le righe non traspaia nessun odio verso i nazisti-soldati, i nazisti-uomini - cosa che proprio tu hai analizzato in altre occasioni) ciò che eravamo diventati. Quello che ci aveva fatto diventare la storia; quello che forse prendendo dalla storia, non capendoci un tubo, ci ha inculcato la società. O meglio, Levi ci ha fatto riflettere mostrandoci l'orrore dei nostri sbagli. Non accusa nemmeno nessuno!
    Lascia a noi il compito, se vogliamo puntare il dito e contro chi. Solo pochissimi altri ci sono riusciti, anche in contesti diversi.

    Faccio anche io una domanda: che sia già stato detto tutto proprio perché tutto è già successo? Che altro male o bene possiamo fare per poter imparare, scriverne e insegnare a come comportarci di conseguenza? Di cosa ci sorprendiamo oggigiorno? Cosa ci fa spalancare gli occhi e fare "OHHH"?
    Vita, morte, atrocità, guerre mondiali, viaggi nello spazio, religioni sanguinarie, miracoli tecnologici, scoperte naturali, cura per le malattie... C'è qualcosa che quando ne veniamo a conoscenza attraverso giornali e TV ci sconvolge per più di due minuti?

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  8. #35
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    Il mio voto, credo decisivo, va al romanzo imprescindibile della letteratura italiana:
    "Il deserto dei tartari" di Buzzati
    Alle sue spalle direi i Finzi-Contini e il grande Sciascia...

  9. #36
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    Il primo sondaggio è concluso, i 4 titoli vincitori sono stati:

    Il deserto dei tartari di Dino Buzzati (12 voti)
    Se questo è un uomo di Primo Levi (11 voti)
    La Storia di Elsa Morante (8 voti)
    La coscienza di Zeno di Italo Svevo (7 voti)

    Sono previsti altri 5 sondaggi e l'ultimo poi verrà fatto con tutti i primi 4 dei precedenti 6.

    Qui chiudo e vado a preparare il prossimo

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