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Discussione: 35° Poeticforum - Le poesie che amiamo

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  1. #1
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    Predefinito 35° Poeticforum - Le poesie che amiamo

    Apro il 35° poeticforum sperando in una partecipazione attiva, come è avvenuto l'ultima volta ora che sono usciti allo scoperto, in questo forum, sia nuovi amanti della poesia che nuovi poeti.
    Chi vuole iniziare a proporre una poesia, propria o altrui? Facciamo una proposta a testa e poi passiamo ai commenti.

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  3. #2
    d'ya think i'm stupid?
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    ciao a tutti...

    sto cercando il modo di farci stare la mia composizione, cosa per niente semplice col cell.

    ora provo a postarla, ma dico sin d'ora che senza un monitor grande, tipo pc o almeno tablet, le frasi si ammucchiano e risulta complicato distinguere i veri a capo da quelli forzati dall'impaginazione.

    chiedo quindi comprensione, e se vorrete, la pazienza di copincollarla in un .doc al pc.

    grazie a tutti

    Ultima modifica di HOTWIRELESS; 12-04-2017 alle 06:36 PM.

  4. #3
    d'ya think i'm stupid?
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    R.I.P.

    mare inquieto; noi solinghi sulla ciottolosa riva
    e taciti, da dispettosa brezza gelida sferzati,
    gabbiani, dal mistico cielo plumbeo a ghermir planano
    tozzi di pane che pei voraci rostri dalle tue tasche estrai

    con buffi balzi l'orme mie infanti rifugiar nelle tue tento
    e le migliori pietre scovi, da far del mar sull'onde all'infinito
    miracolosamente agli occhi miei basiti cavalcar

    mano nella man in cima al molo
    levar le braccia al ciel teco mi aiuti
    natura è vita che invernale oblio espiato
    per tramite sore' morte si rinnova;

    e io che di capire ancor non abbisogno…
    tutto in una preziosa urna nel mio cor ripongo


    mare inquieto; noi solinghi sulla ciottolosa riva
    e taciti, da dispettosa brezza gelida sferzati,
    gabbiani, dal mistico cielo plumbeo a ghermire planano
    tozzi di pane che ai voraci rostri dalle bisacce offriamo

    forte il passo e ben sicuro, in quelle tue le orme mie ricalco
    molteplici balzi nell'ottener con gran perizia or destro,
    tra le onde del mar sapientemente scelti sassi scaglio

    mano nella man in cima al molo
    come un sol uomo braccia al ciel leviamo
    natura è vita che invernale oblio espiato
    per tramite sore' morte si rinnova;

    e io rapito che di capire anelo un dì…
    tutto séguito nella preziosa urna a conservar


    mare inquieto; noi solinghi sulla ciottolosa riva
    e taciti, da dispettosa brezza gelida sferzati,
    gabbiani, dal mistico cielo plumbeo a ghermire planano
    tozzi di pane che ai voraci rostri dalla bisaccia porgo

    fragile, il passo incerto, l'orme mie ampie impotente aneli
    dei lanci miei magnifici verso l'onde mesto spettatore
    orfane t'invocano avvilite, pietre che più mai raccoglierai

    mano nella man in cima al molo
    levar le braccia al ciel meco ti aiuto
    natura è vita che invernale oblio espiato
    per tramite sore' morte si rinnova;

    e io basito che di capir mi adopro …
    colma ormai nel core mio l'urna preziosa


    mare inquieto; io solingo sulla ciottolosa riva
    e tacito, da dispettosa brezza gelida sferzato,
    gabbiani, delusi al mistico plumbeo cielo appesi
    null'io sortendo pei voraci rostri lor dalle mie tasche

    mie le solitarie orme, deserte inconsolabili compagne
    belli sol per me, apprensivi, fànsi con rivalità pugnace i sassi,
    nella tema che gnun mortale più, sulle onde a cavalcar li lanci

    al ciel le braccia in cima al molo levo
    natura è vita che invernale oblio espiato
    per tramite sore' morte si rinnova;

    ben in fronte agli occhi miei, ciechi,
    sempre fu la verità agognata: stolto!


    l'urna d'amor colmata, dal contrito core estraggo
    alla brezza all'acqua al mar le ceneri tue cospargo
    libero ai sassi ai gabbiani e al plumbeo ciel restituito

    grate s'attardano per un istante, incerte,
    d'un ultimo divin messaggio ancor latrici
    in guisa di vaga forma ectoplasmatica inglobate
    nebbiosa ombra che al fianco mio tepida indugia

    teneramente la mia tremante mano afferri,
    come un sol uomo le braccia al ciel leviamo,
    druidico rito rinnovando, l'ultima ma sempiterna volta
    natura è vita nostra; che per tramite sore' morte si perpetua.


    meschin mortale io, tapino di capacitarmi stento:
    della vita nelle onde inquiete e sconosciute
    tra i candidi alati nel mistico cielo in volo
    sul percoso ciottoloso dei miei giorni,
    l'orme tue vo' indomito cercando ognor




    hot

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  6. #4
    La nina silencio
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    Predefinito Guido Gozzano

    Le golose

    Io sono innamorato di tutte le signore
    che mangiano le paste nelle confetterie.
    Signore e signorine -
    le dita senza guanto -
    scelgon la pasta. Quanto
    ritornano bambine!
    Perché nïun le veda,
    volgon le spalle, in fretta,
    sollevan la veletta,
    divorano la preda.
    C'è quella che s'informa
    pensosa della scelta;
    quella che toglie svelta,
    né cura tinta e forma.
    L'una, pur mentre inghiotte,
    già pensa al dopo, al poi;
    e domina i vassoi
    con le pupille ghiotte.
    un'altra - il dolce crebbe -
    muove le disperate
    bianchissime al giulebbe
    dita confetturate!
    Un'altra, con bell'arte,
    sugge la punta estrema:
    invano! ché la crema
    esce dall'altra parte!
    L'una, senz'abbadare
    a giovine che adocchi,
    divora in pace. Gli occhi
    altra solleva, e pare
    sugga, in supremo annunzio,
    non crema e cioccolatte,
    ma superliquefatte
    parole del D'Annunzio.
    Fra questi aromi acuti,
    strani, commisti troppo
    di cedro, di sciroppo,
    di creme, di velluti,
    di essenze parigine,
    di mammole, di chiome:
    oh! le signore come
    ritornano bambine!
    Perché non m'è concesso -
    o legge inopportuna! -
    il farmivi da presso,
    baciarvi ad una ad una,
    o belle bocche intatte
    di giovani signore,
    baciarvi nel sapore
    di crema e cioccolatte?
    Io sono innamorato di tutte le signore
    che mangiano le paste nelle confetterie.

  7. #5
    d'ya think i'm stupid?
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    Citazione Originariamente scritto da Ondine Vedi messaggio
    Le golose

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    che mangiano le paste nelle confetterie.
    Signore e signorine -
    le dita senza guanto -
    scelgon la pasta. Quanto
    ritornano bambine!
    Perché nïun le veda,
    volgon le spalle, in fretta,
    sollevan la veletta,
    divorano la preda.
    C'è quella che s'informa
    pensosa della scelta;
    quella che toglie svelta,
    né cura tinta e forma.
    L'una, pur mentre inghiotte,
    già pensa al dopo, al poi;
    e domina i vassoi
    con le pupille ghiotte.
    un'altra - il dolce crebbe -
    muove le disperate
    bianchissime al giulebbe
    dita confetturate!
    Un'altra, con bell'arte,
    sugge la punta estrema:
    invano! ché la crema
    esce dall'altra parte!
    L'una, senz'abbadare
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    divora in pace. Gli occhi
    altra solleva, e pare
    sugga, in supremo annunzio,
    non crema e cioccolatte,
    ma superliquefatte
    parole del D'Annunzio.
    Fra questi aromi acuti,
    strani, commisti troppo
    di cedro, di sciroppo,
    di creme, di velluti,
    di essenze parigine,
    di mammole, di chiome:
    oh! le signore come
    ritornano bambine!
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    baciarvi nel sapore
    di crema e cioccolatte?
    Io sono innamorato di tutte le signore
    che mangiano le paste nelle confetterie.

    a me capita
    con quelle, tante,
    che avidamente
    senza ritegno alcuno
    con bastarda ostentazione,
    leccano in bella mostra
    con spudorata ingordigia
    e accurata dedizione
    i coni gelato ...



    eh, sì
    anch'io, come il buon Gozzano
    ho un animo sensibile e poetico


  8. #6
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    Se volete continuare la discussione fatemelo sapere, vediamo di spostare i messaggi in un altro 3d
    Ora cambiamo decisamente argomento e passiamo alla prossima proposta.

    Le golose

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    già pensa al dopo, al poi;
    e domina i vassoi
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    un'altra - il dolce crebbe -
    muove le disperate
    bianchissime al giulebbe
    dita confetturate!
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    sugge la punta estrema:
    invano! ché la crema
    esce dall'altra parte!
    L'una, senz'abbadare
    a giovine che adocchi,
    divora in pace. Gli occhi
    altra solleva, e pare
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    di mammole, di chiome:
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  9. #7
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    Citazione Originariamente scritto da alessandra Vedi messaggio
    Se volete continuare la discussione fatemelo sapere, vediamo di spostare i messaggi in un altro 3d
    tranquilla, Ale, la discussione almeno da parte mia rimane circoscritta all'intavolazione degli argomenti realizzata con la mia poesia. l'obiettivo del poeta é lanciare il sasso (nella mia poesia se ne lanciano tanti, ehehe), dopodiché gli argomenti si possono discutere altrove.
    rivendico il merito però di aver in tal modo attirato nel 3D altri validi partecipanti, anche se non propriamente per considerare il mio lavoro.

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  11. #8
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    già pensa al dopo, al poi;
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    un'altra - il dolce crebbe -
    muove le disperate
    bianchissime al giulebbe
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    sugge la punta estrema:
    invano! ché la crema
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    divora in pace. Gli occhi
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    che mangiano le paste nelle confetterie.

    Oggi una poesia del genere sarebbe "antisalutista" e contro ogni moda... e forse proprio per questo le signore che mangiano in pasticceria mi sono così simpatiche. Mi piace il modo ironico di descriverle del poeta che, sì, le ama o almeno così dice, ma le prende anche un po' in giro. Io sono sicuramente quella che si avventa su una estremità senza accorgersi che la crema sta uscendo dall'altra parte.

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  13. #9
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    e domina i vassoi
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    un'altra - il dolce crebbe -
    muove le disperate
    bianchissime al giulebbe
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    Eros e cibo, godimento e cibo, corteggiamento e cibo, desiderio e cibo, piacere e cibo, sesso e cibo, amore e cibo, sono sempre stati un connubio imprescindibile, chiunque sia stato corteggiato come si deve e chiunque ha corteggiato come si deve, ha vissuto l'esperienza unica di unire due necessità vitali così piene di energia e di voluttuosità.

  14. #10
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    un bel maniaco godereccio, un tantino feticista e piuttosto tanto voyeur... ahaha
    lo vedo banchettare lussuriosamente usando le donne come tavolo, sulle cui nudità spargere frutti e squisitezze, da raccogliere con la lingua dopo averle innaffiate di champagne e spry-ate con panna...


    é un vero peccato che non si sia potuto conoscere con la James, in un tripudio di epicureo edonismo dalle non 50, non mille, ma infinite sfumature.

    ma di boccaccesco con vaghi orientamenti desade-iani qualcosina vedo...

    anche se alla fine a predominare subentrano immagini di Tantalo sottoposto al più classico dei supplizi.
    Ultima modifica di HOTWIRELESS; 12-18-2017 alle 05:29 PM.

  15. #11
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    mano nella man in cima al molo
    levar le braccia al ciel teco mi aiuti
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    per tramite sore' morte si rinnova;

    e io che di capire ancor non abbisogno…
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    mare inquieto; noi solinghi sulla ciottolosa riva
    e taciti, da dispettosa brezza gelida sferzati,
    gabbiani, dal mistico cielo plumbeo a ghermire planano
    tozzi di pane che ai voraci rostri dalle bisacce offriamo

    forte il passo e ben sicuro, in quelle tue le orme mie ricalco
    molteplici balzi nell'ottener con gran perizia or destro,
    tra le onde del mar sapientemente scelti sassi scaglio

    mano nella man in cima al molo
    come un sol uomo braccia al ciel leviamo
    natura è vita che invernale oblio espiato
    per tramite sore' morte si rinnova;

    e io rapito che di capire anelo un dì…
    tutto séguito nella preziosa urna a conservar


    mare inquieto; noi solinghi sulla ciottolosa riva
    e taciti, da dispettosa brezza gelida sferzati,
    gabbiani, dal mistico cielo plumbeo a ghermire planano
    tozzi di pane che ai voraci rostri dalla bisaccia porgo

    fragile, il passo incerto, l'orme mie ampie impotente aneli
    dei lanci miei magnifici verso l'onde mesto spettatore
    orfane t'invocano avvilite, pietre che più mai raccoglierai

    mano nella man in cima al molo
    levar le braccia al ciel meco ti aiuto
    natura è vita che invernale oblio espiato
    per tramite sore' morte si rinnova;

    e io basito che di capir mi adopro …
    colma ormai nel core mio l'urna preziosa


    mare inquieto; io solingo sulla ciottolosa riva
    e tacito, da dispettosa brezza gelida sferzato,
    gabbiani, delusi al mistico plumbeo cielo appesi
    null'io sortendo pei voraci rostri lor dalle mie tasche

    mie le solitarie orme, deserte inconsolabili compagne
    belli sol per me, apprensivi, fànsi con rivalità pugnace i sassi,
    nella tema che gnun mortale più, sulle onde a cavalcar li lanci

    al ciel le braccia in cima al molo levo
    natura è vita che invernale oblio espiato
    per tramite sore' morte si rinnova;

    ben in fronte agli occhi miei, ciechi,
    sempre fu la verità agognata: stolto!


    l'urna d'amor colmata, dal contrito core estraggo
    alla brezza all'acqua al mar le ceneri tue cospargo
    libero ai sassi ai gabbiani e al plumbeo ciel restituito

    grate s'attardano per un istante, incerte,
    d'un ultimo divin messaggio ancor latrici
    in guisa di vaga forma ectoplasmatica inglobate
    nebbiosa ombra che al fianco mio tepida indugia

    teneramente la mia tremante mano afferri,
    come un sol uomo le braccia al ciel leviamo,
    druidico rito rinnovando, l'ultima ma sempiterna volta
    natura è vita nostra; che per tramite sore' morte si perpetua.


    meschin mortale io, tapino di capacitarmi stento:
    della vita nelle onde inquiete e sconosciute
    tra i candidi alati nel mistico cielo in volo
    sul percoso ciottoloso dei miei giorni,
    l'orme tue vo' indomito cercando ognor




    hot
    grande Hot! ... petaloso fa un baffo a ciottoloso...
    grande Cino da Pistoia...

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  17. #12
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    Predefinito

    Partiamo con la poesia di HOT


    R. I. P.

    mare inquieto; noi solinghi sulla ciottolosa riva
    e taciti, da dispettosa brezza gelida sferzati,
    gabbiani, dal mistico cielo plumbeo a ghermir planano
    tozzi di pane che pei voraci rostri dalle tue tasche estrai

    con buffi balzi l'orme mie infanti rifugiar nelle tue tento
    e le migliori pietre scovi, da far del mar sull'onde all'infinito
    miracolosamente agli occhi miei basiti cavalcar

    mano nella man in cima al molo
    levar le braccia al ciel teco mi aiuti
    natura è vita che invernale oblio espiato
    per tramite sore' morte si rinnova;

    e io che di capire ancor non abbisogno…
    tutto in una preziosa urna nel mio cor ripongo


    mare inquieto; noi solinghi sulla ciottolosa riva
    e taciti, da dispettosa brezza gelida sferzati,
    gabbiani, dal mistico cielo plumbeo a ghermire planano
    tozzi di pane che ai voraci rostri dalle bisacce offriamo

    forte il passo e ben sicuro, in quelle tue le orme mie ricalco
    molteplici balzi nell'ottener con gran perizia or destro,
    tra le onde del mar sapientemente scelti sassi scaglio

    mano nella man in cima al molo
    come un sol uomo braccia al ciel leviamo
    natura è vita che invernale oblio espiato
    per tramite sore' morte si rinnova;

    e io rapito che di capire anelo un dì…
    tutto séguito nella preziosa urna a conservar


    mare inquieto; noi solinghi sulla ciottolosa riva
    e taciti, da dispettosa brezza gelida sferzati,
    gabbiani, dal mistico cielo plumbeo a ghermire planano
    tozzi di pane che ai voraci rostri dalla bisaccia porgo

    fragile, il passo incerto, l'orme mie ampie impotente aneli
    dei lanci miei magnifici verso l'onde mesto spettatore
    orfane t'invocano avvilite, pietre che più mai raccoglierai

    mano nella man in cima al molo
    levar le braccia al ciel meco ti aiuto
    natura è vita che invernale oblio espiato
    per tramite sore' morte si rinnova;

    e io basito che di capir mi adopro …
    colma ormai nel core mio l'urna preziosa


    mare inquieto; io solingo sulla ciottolosa riva
    e tacito, da dispettosa brezza gelida sferzato,
    gabbiani, delusi al mistico plumbeo cielo appesi
    null'io sortendo pei voraci rostri lor dalle mie tasche

    mie le solitarie orme, deserte inconsolabili compagne
    belli sol per me, apprensivi, fànsi con rivalità pugnace i sassi,
    nella tema che gnun mortale più, sulle onde a cavalcar li lanci

    al ciel le braccia in cima al molo levo
    natura è vita che invernale oblio espiato
    per tramite sore' morte si rinnova;

    ben in fronte agli occhi miei, ciechi,
    sempre fu la verità agognata: stolto!


    l'urna d'amor colmata, dal contrito core estraggo
    alla brezza all'acqua al mar le ceneri tue cospargo
    libero ai sassi ai gabbiani e al plumbeo ciel restituito

    grate s'attardano per un istante, incerte,
    d'un ultimo divin messaggio ancor latrici
    in guisa di vaga forma ectoplasmatica inglobate
    nebbiosa ombra che al fianco mio tepida indugia

    teneramente la mia tremante mano afferri,
    come un sol uomo le braccia al ciel leviamo,
    druidico rito rinnovando, l'ultima ma sempiterna volta
    natura è vita nostra; che per tramite sore' morte si perpetua.


    meschin mortale io, tapino di capacitarmi stento:
    della vita nelle onde inquiete e sconosciute
    tra i candidi alati nel mistico cielo in volo
    sul percoso ciottoloso dei miei giorni,
    l'orme tue vo' indomito cercando ognor




    hot

  18. #13

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    Citazione Originariamente scritto da alessandra Vedi messaggio
    Partiamo con la poesia di HOT


    R. I. P.

    mare inquieto; noi solinghi sulla ciottolosa riva
    e taciti, da dispettosa brezza gelida sferzati,
    gabbiani, dal mistico cielo plumbeo a ghermir planano
    tozzi di pane che pei voraci rostri dalle tue tasche estrai

    con buffi balzi l'orme mie infanti rifugiar nelle tue tento
    e le migliori pietre scovi, da far del mar sull'onde all'infinito
    miracolosamente agli occhi miei basiti cavalcar

    mano nella man in cima al molo
    levar le braccia al ciel teco mi aiuti
    natura è vita che invernale oblio espiato
    per tramite sore' morte si rinnova;

    e io che di capire ancor non abbisognoÂ…
    tutto in una preziosa urna nel mio cor ripongo


    mare inquieto; noi solinghi sulla ciottolosa riva
    e taciti, da dispettosa brezza gelida sferzati,
    gabbiani, dal mistico cielo plumbeo a ghermire planano
    tozzi di pane che ai voraci rostri dalle bisacce offriamo

    forte il passo e ben sicuro, in quelle tue le orme mie ricalco
    molteplici balzi nell'ottener con gran perizia or destro,
    tra le onde del mar sapientemente scelti sassi scaglio

    mano nella man in cima al molo
    come un sol uomo braccia al ciel leviamo
    natura è vita che invernale oblio espiato
    per tramite sore' morte si rinnova;

    e io rapito che di capire anelo un dì…
    tutto séguito nella preziosa urna a conservar


    mare inquieto; noi solinghi sulla ciottolosa riva
    e taciti, da dispettosa brezza gelida sferzati,
    gabbiani, dal mistico cielo plumbeo a ghermire planano
    tozzi di pane che ai voraci rostri dalla bisaccia porgo

    fragile, il passo incerto, l'orme mie ampie impotente aneli
    dei lanci miei magnifici verso l'onde mesto spettatore
    orfane t'invocano avvilite, pietre che più mai raccoglierai

    mano nella man in cima al molo
    levar le braccia al ciel meco ti aiuto
    natura è vita che invernale oblio espiato
    per tramite sore' morte si rinnova;

    e io basito che di capir mi adopro Â…
    colma ormai nel core mio l'urna preziosa


    mare inquieto; io solingo sulla ciottolosa riva
    e tacito, da dispettosa brezza gelida sferzato,
    gabbiani, delusi al mistico plumbeo cielo appesi
    null'io sortendo pei voraci rostri lor dalle mie tasche

    mie le solitarie orme, deserte inconsolabili compagne
    belli sol per me, apprensivi, fÃ*nsi con rivalitÃ* pugnace i sassi,
    nella tema che gnun mortale più, sulle onde a cavalcar li lanci

    al ciel le braccia in cima al molo levo
    natura è vita che invernale oblio espiato
    per tramite sore' morte si rinnova;

    ben in fronte agli occhi miei, ciechi,
    sempre fu la veritÃ* agognata: stolto!


    l'urna d'amor colmata, dal contrito core estraggo
    alla brezza all'acqua al mar le ceneri tue cospargo
    libero ai sassi ai gabbiani e al plumbeo ciel restituito

    grate s'attardano per un istante, incerte,
    d'un ultimo divin messaggio ancor latrici
    in guisa di vaga forma ectoplasmatica inglobate
    nebbiosa ombra che al fianco mio tepida indugia

    teneramente la mia tremante mano afferri,
    come un sol uomo le braccia al ciel leviamo,
    druidico rito rinnovando, l'ultima ma sempiterna volta
    natura è vita nostra; che per tramite sore' morte si perpetua.


    meschin mortale io, tapino di capacitarmi stento:
    della vita nelle onde inquiete e sconosciute
    tra i candidi alati nel mistico cielo in volo
    sul percoso ciottoloso dei miei giorni,
    l'orme tue vo' indomito cercando ognor




    hot

    Ciao, premetto che a me Hot sta molto simpatico e anche che mi identifico in lui, o, per meglio dire, con il suo spirito poetico - per quel poco che ho letto di suo - (sia commenti, che poesie).
    Tempo fa lessi una sua poesia che mi era piaciuta, non ricordo se glielo dissi, poiché quelle poche volte che sono passato da queste parti non ho partecipato alla discussione. Faccio questa premessa perché devo dare un giudizio negativo, non riguardo il contenuto, ma sullo stile che è troppo antico.
    Faccio presente che anche io scrivevo più o meno così prima, ossia usavo parole un po' in disuso o troppo "pompose", ho scritto anche qualcosa in rima ecc.; poi, però, da quando qualcuno me l'ha fatto notare (a volte, anche in malo modo xD) sto cercando di rimanere al passo con i tempi.
    Spero non se la prenda a male, non è un consiglio, ma una semplice osservazione che, ripeto, a suo tempo è stata fatta anche a me.

    Tra l'altro, stavo leggendo il poeticforum precedente e concordo con quello che dice Hot sulla poesia, cioè che si deve distinguere dalla prosa per qualcosa, deve avere una sua peculiaritÃ*, altrimenti la poesia sarebbe solo uno scritto in prosa con tanti a capo messi a caso qui e lÃ*.
    Però la cosa difficile della poesia contemporanea è proprio questa, come mi faceva notare un amico

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  20. #14
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    Citazione Originariamente scritto da Andrea Dilorenzo Vedi messaggio
    Ciao, premetto che a me Hot sta molto simpatico e anche che mi identifico in lui, o, per meglio dire, con il suo spirito poetico - per quel poco che ho letto di suo - (sia commenti, che poesie).
    Tempo fa lessi una sua poesia che mi era piaciuta, non ricordo se glielo dissi, poiché quelle poche volte che sono passato da queste parti non ho partecipato alla discussione. Faccio questa premessa perché devo dare un giudizio negativo, non riguardo il contenuto, ma sullo stile che è troppo antico.
    Faccio presente che anche io scrivevo più o meno così prima, ossia usavo parole un po' in disuso o troppo "pompose", ho scritto anche qualcosa in rima ecc.; poi, però, da quando qualcuno me l'ha fatto notare (a volte, anche in malo modo xD) sto cercando di rimanere al passo con i tempi.
    Spero non se la prenda a male, non è un consiglio, ma una semplice osservazione che, ripeto, a suo tempo è stata fatta anche a me.

    Tra l'altro, stavo leggendo il poeticforum precedente e concordo con quello che dice Hot sulla poesia, cioè che si deve distinguere dalla prosa per qualcosa, deve avere una sua peculiaritÃ*, altrimenti la poesia sarebbe solo uno scritto in prosa con tanti a capo messi a caso qui e lÃ*.
    Però la cosa difficile della poesia contemporanea è proprio questa, come mi faceva notare un amico
    ...ma questo non è Hot...
    ...è Cino da Pistoia, in puro dolce Stilnovo...
    Non puoi capire, Andrea, se non ci stai dentro...

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  22. #15

    Predefinito

    Citazione Originariamente scritto da maclaus Vedi messaggio
    ...ma questo non è Hot...
    ...è Cino da Pistoia, in puro dolce Stilnovo...
    Non puoi capire, Andrea, se non ci stai dentro...

    mi impegnerò

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