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copertina libro

Uno, nessuno e centomila

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Discussione: Pirandello, Luigi - Uno, nessuno e centomila

  1. #1
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    Predefinito Pirandello, Luigi - Uno, nessuno e centomila

    Vitangelo Moscarda, detto Gengè, è un uomo benestante che abita nel piccolo paesino di Richieri.
    Una mattina sua moglie Dida gli fa notare un suo piccolo difetto: Vitangelo ha il naso che pende leggermente verso destra. Viene così a conoscenza di altre sue piccole imperfezioni e capisce che, dei piccoli difetti, ignorati da lui stesso, erano invece familiari a chi gli stava intorno.
    Moscarda si rende allora conto di non essere più lui, ma un altro, anzi, uno per ogni persona che incontra e per ogni azione che compie.
    In un crescente bisogno di autenticità, Vitangelo compie atti del tutto inusuali agli occhi di chi lo conosceva prima della crisi: sfratta una famiglia per poi regalarle un appartamento nuovo; decide di liquidare la banca ereditata dal padre per riavere indietro i suoi risparmi; esplode improvvisamente dall’ira, pronunciando strani discorsi, sino a sembrare matto, tanto da far fuggire sua moglie e rischiare di venire interdetto.
    Moscarda finirà i suoi giorni in un ospizio per i poveri, fondato da lui stesso, paradossalmente più felice di prima, nel tentativo di liberarsi di quell’Uno e di quei Centomila, allo scopo di diventare, per tutti e per se stesso, Nessuno.

    Un romanzo pieno di messaggi ancora molto attuali, un capolavoro di quel grande artista che è Pirandello...bello, bello, bello!

  2. #2
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    Ho letto questo libro molto tempo fa, e penso che in un certo senso abbia cambiato il mio modo di crescere e di pensare....grande romanzo, consigliato a tutti!

  3. #3
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    Si, si molto bello...riflette il pensiero pirandelliano che tutto è e tutto può essere

  4. #4
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    Un'opera teatrale tra le più belle di Pirandello, bella anche da leggere oltre che da vedere rappresentata sul palco.
    Dove nulla è oggettivo e tutto è relativo, di una modernità assoluta

  5. #5
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    Più un trattato di filosofia che un romanzo...

  6. #6
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    Letto un pò di tempo fa xò è sicuramente un gran bel libro, tipico di Pirandello con il suo contorto e filosofico modo di ragionare!!!!!!!

  7. #7

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    L'ho letto tre volte...e sicuramente ci sarà una quarta...credo sia un libro da leggere più volte in diverse fasi della vita

  8. #8
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    Pirandello riesce ad essere sempre attuale.....in questo libro si possono cogliere diversi significati.......e credo che ognuno di noi possa ritrovarsi nella descritta necessità di conoscere veramente se stesso......per arrivare ad un risultato non sempre prevedibile........che può anche essere quello di scoprirsi nessuno ed essere ben felici di esserlo !!!!

  9. #9
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    Molto bello!! L ho letto qualche anno fa quando andavo ancora al liceo...consigliatissimo!!!

  10. #10

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    Peccato che questo libro abbia così pochi commenti! Più statico e meno "romanzo" rispetto a Il Fu Mattia Pascal, ma da allora io sono fermamente convinto di essere per ognuno una persona diversa, e alla fine è così! Da leggere!

  11. #11
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    Molto bello! da leggere e da vedere rapppresentato

  12. #12
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    Stupendo nella sua filosofia complessa che racchiude una semplicissima verità: tra le migliaia di maschere che gli vengono attribuite in realtà l'uomo è nulla... Pirandello con grande abilità ed eloquenza ci conduce attraverso parole magiche a un messaggio difficile da accettare, sicuramente è un libro di fortissimo impatto emotivo!! Grande Pirandello!

  13. #13
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    A me non ha fatto una grande impressione.
    Qui il complesso discorso sulle molteplici identità che costituiscono la persona, cardine della poetica e della visione del mondo dell’autore, ha nettamente la preponderanza sulla trama.
    E ne vengono fuori i limiti. In un universo senza più Dio, dove molti altri hanno sentito l’angoscia per l’impenetrabile mistero che circonda il senso della nostra esistenza, a Pirandello il male supremo sembra non essere altro che la frammentazione dell’identità, il fatto che ciascuno di noi è per ognuno degli altri una persona diversa. Certo le cose stanno come dice lui, ma sinceramente non mi pare che questo sia un male così terribile, vedo che la gente vive anche se è così e credo che a rendere tragica la condizione umana sia ben altro.
    Inoltre il finale è proprio fuori dal mondo: che cosa vuole insegnarci Pirandello facendo approdare Moscarda ad una sorta di eremo, alla solitudine più assoluta? Dobbiamo rinunciare alla società perchè ad X appariamo in un modo, ad Y in un altro e a Z in un altro ancora? Dobbiamo tornare a vivere nelle caverne per questo?
    Oppure è un finale solo simbolico? E se è così, di che cosa? Sempre e solo della nostra impossibilità di conoscerci veramente l’un l’altro forse? Se è così, non aggiunge nulla a quanto il libro ha detto fin là...

  14. #14
    Σκιᾶς ὄναρ ἄνθρωπος.
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    Citazione Originariamente scritto da Masetto Vedi messaggio
    a Pirandello il male supremo sembra non essere altro che la frammentazione dell’identità, il fatto che ciascuno di noi è per ognuno degli altri una persona diversa.
    Nient'affatto.
    Per Pirandello il dramma si nasconde nell'inconoscibilità di se stessi.
    Già il titolo sottende la sottigliezza: nel rappresentarmi a me medesimo come terzo-da-me, finisco per perdere il contatto con la mia identità autentica. Essere terzi dagli altri è poca cosa, male curabile, ma come risolvere il problema quando io stesso divento quel che mi rappresento, trascurando quello che sono?

    Questa è la chiave di volta di tutto il grande edificio del pensiero pirandelliano:
    adeguarsi ad un sistema significa rappresentarsi gli altri secondo delle regole ben precise, mutevoli nel tempo, ma precise in un intervallo relativamente breve. Ciò conduce inevitabilmente a smarrire anche l'unicità che ci fa, appunto, unici. Siamo uno, ci vediamo come dei terzi, e siamo nessuno, perché anche a noi "possessori" è negato l'accesso al flusso attivo della vita che sta dentro di noi.

  15. #15
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    Citazione Originariamente scritto da D= i Vedi messaggio

    Per Pirandello il dramma si nasconde nell'inconoscibilità di se stessi.
    Sì, hai ragione, questo è più corretto di quello che ho scritto io. Non solo siamo diversi per ciascuno degli altri, ma anche a noi stessi siamo “inafferrabili”, impossibili da conoscere nella nostra interezza.

    Anche questo però a me sembra solo un lato della “tragedia umana”, che consiste più in generale nel nostro ignorare il senso ultimo, se c’è, della vita. Anche nel fatto che ogni giorno io possa scoprirmi differente da come mi conoscevo il giorno prima non mi getta nella disperazione…

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