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copertina libro

Le ceneri di Angela

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Discussione: McCourt, Frank - Le ceneri di Angela

  1. #1
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    Predefinito McCourt, Frank - Le ceneri di Angela

    Siamo negli anni fra le due guerre e le travagliate vicende coinvolgono una famiglia così misera che può guardare dal basso la povertà, fra un padre perennemente ebbro e vociferante contro il mondo, gli inglesi e i protestanti, e una madre che sbrigativamente trascina la sua tribù verso la sopravvivenza. Tutto ci arriva attraverso gli occhi e la voce del protagonista mentre vive le sue avventure. Questo ragazzino indistruttibile, sfrontato, refrattario a ogni sentimentalismo, implacabile osservatore crea con le sue parole un prodigio di comicità e vitalità contagiose, dove tutte le atrocità diventano episodi e apparizioni di un viaggio battuto dal vento verso la terra promessa.

    E' una storia dal sapore dolce ma allo stesso tempo amaro. Con disarmante ironia mista a una "genuina ingenuità" McCourt ci catapulta nella sua infanzia senza escludere nessun dettaglio. Si mette a nudo, si confessa, e guida per mano il lettore attraverso i colori, gli odori e i sapori dei vicoli Limerick. E' un libro bellissimo, visto dagli occhi di un bambino.. Consigliato!
    Ultima modifica di zaratia; 08-19-2008 alle 12:50 PM.

  2. #2
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    Io ho fatto la tesi di laurea nel 2002 su questo libro e sarà sempre nel mio cuore.
    E' una bella autobiografia romanzata. Commuove e diverte allo stesso tempo e fa scoprire al lettore una parte di storia d' Irlanda spesso sconosciuta ai più ma così coinvolgente...
    Se poi si fa un viaggio a Limerik allora si ha anche modo di visitare i luoghi di cui racconta Mc Court visto che c'è un tour a piedi ad hoc
    Una lettura da non perdere.

  3. #3
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    L'ho finito ieri sera. E' stata una lettura piacevole, molto scorrevole e a tratti ironica e divertente, nonostante raccontasse di miserie e ingiustizie...Mi sono affezionata a Francis e "partecipavo" alle sue avventure, però, non so, mi aspettavo di più... forse nel finale. Comunque lo consiglio senz'altro.

  4. #4
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    Letto tanto tempo fa........ma mi era piaciuto moltissimo!!!
    Ho seguito con molta partecipazione le vicende del protagonista: molto toccante la prima parte, inerente la sua infanzia irlandese, ma anche la seconda, ambientata in America, ricca di sogni e speranze per il futuro.
    A mio parere un gran bel libro

  5. #5
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    concordo, un libro che ti coinvolge durante la lettura, peccato che mi ricordi troppo poco per poterlo commentare più approfonditamente
    Ultima modifica di elisa; 04-26-2009 alle 08:20 PM.

  6. #6
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    l'ho letto parecchi anni fa ma lo ricordo bellissimo,anche il film non è niente male.Più deludenti i due seguiti.

  7. #7
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    Letto un paio di mesi fa........oserei dire dolcissimo.......consigliatissimo.....

  8. #8
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    Thumbs up Bellissimo

    L'ho letto un paio di anni fa, e devo dire che mi è piaciuto moltissimo!
    Uno spaccato dell'Irlanda più misera, ma anche più vera e drammatica ... ma nonostante questo a tratti ironico.
    Dello stesso autore consiglio anche "Che paese l'America" ed "Hei Prof!" , in tutto tre libri che personalmente mi porterei su un'isola deserta.


    P.S.
    Incredibile ma vero, ho visto il film qualche mese fa ed è coerente col libro

  9. #9
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    Thumbs up

    Dei tre libri scritti da Mc Court è secondo me il più bello, uno di quei pochi libri che, nonostante abbia letto ormai da parecchi anni, si è impresso fortissimamente nella mia memoria e nel mio animo... davvero molto bello!

  10. #10
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    Thumbs up le ceneri di angela

    L'ho letto qualche anno fa, ma mi è piaciuto tantissimo. Quello che mi ha colpito soprattutto è come l'autore, da adulto, sia riuscito a scrivere con le emozioni di un bambino. UNICO

  11. #11
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    Vedo che l'entusiasmo è unanime...wishlist!

  12. #12
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    io l'ho letto l'anno scorso e devo dire che nonostante racconti fatti tristi mi ha fatto divertire moltissimo, l'autore riusciva a raccontare tutto in chiave ironica.

  13. #13
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    Finalmente con i miei passetti da bradipo l'ho terminato anch'io. Un bellissimo libro, in cui l'autore va un po' perdonato. Mi spiego: nell'introduzione dice ai lettori che racconterà la sua triste infanzia irlandese cattolica. Ma alla fine del libro ci si chiede se quella sia stata soltanto una battuta o una reale, profonda convinzione dell'autore. Perché man mano che scorrono le pagine ci si rende conto che la sua infanzia infelice è dipesa da tutt'altri fattori. Primo fra tutti l'alcolismo del padre. Passano gli anni, si susseguono le delusioni, eppure soltanto dopo trecento pagine arriva il momento in cui la famiglia smette di credere a quest'uomo, che ha lasciato praticamente morire di fame tutta la famiglia pur di bersi la paga, ogni settimana, ogni giorno, ogni ora. Ci si interroga anche sull'inerzia di una donna che continua a dare credito al marito, ma non si rimbocca mai le maniche per andare a lavorare, se non quando ormai i figli sono "sistemati" (se si può usare questa parola per ragazzini tra i quindici e i tredici anni). Il marito le dice che le donne non devono lavorare, eppure le negozianti sono donne, le dipendenti dell'ufficio postale sono donne. E da lì traspare tutto il senso di abbandono di una donna che non ha lottato, e si è lasciata invece schiacciare dai soprusi. Chissà se l'autore si è mai reso conto che la sua infanzia infelice è dipesa dai suoi genitori prima ancora che dalla Chiesa Cattolica o dagli inglesi. Forse è difficile, a qualunque età, puntare il dito sulle responsabilità dei propri genitori. O su quella di parenti indifferenti, scocciati, prevaricatori. Il cugino Laman si distingue per il disgusto che suscita, la zia Aggie per l'odio verso i nipoti a causa dei figli che lei non ha potuto avere. Sembra che i legami di sangue siano proprio quelli che danno titolo alla maggiore cattiveria. Indimenticabile resta però il personaggio di Pa Keating. Nella straordinaria scena del vestito nero della nonna sembra di vederlo realmente ridere appoggiato al muro, con la plasticità degna di un grande scrittore. L'unico personaggio veramente buono, generoso, che con il suo senso dell'umorismo sorride positivamente alla vita nonostante tutto. Un'ancora di salvezza per un ragazzo praticamente solo.
    Ultima modifica di mame; 02-26-2010 alle 07:55 PM.

  14. #14
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    Questo libro, davvero molto molto bello, per me dimostra la forza dell'ironia e la sua capacità di capovolgere la prospettiva. Leggendo il racconto della drammatica infanzia di Francis McCourt si percepisce una vitalità prorompente che sembra quasi prendersi gioco della tragedia e così metabolizzarla e sconfiggerla.
    Il modo in cui Frank descrive il comportamento del padre alcolizzato - il quale, se per puro caso riesce a trovare un lavoro, sperpera la paga al pub lasciando morire di fame buona parte della famiglia - disarma, nel senso che si percepisce un amore del figlio nei confronti del genitore (il quale a sua volta, se così si può dire, ama la sua famiglia, seppure in modo distorto) che supera il risentimento e che ha fatto sì che io, lettrice, non maturassi, nonostante tutto, alcun giudizio morale nei confronti di quest'ultimo, bensì provassi per lui una sorta di indulgenza quasi affettuosa.
    Colpisce l'indifferenza e la grettezza dei parenti, escluso, come ha già scritto mame, zio Pa Keating, indubbiamente il personaggio più positivo del libro, il quale sembra quasi rappresentare l'unico sprazzo di lucidità mentale in un mondo governato dall'irrazionalità e da un fanatismo religioso di cui McCourt - l'adulto scrittore, un po' meno il bambino spesso tormentato dai sensi di colpa - per la gioia del lettore, si fa beffe.
    Ci si indigna di fronte all'ostilità della società più benestante nei confronti dei poveri, di Frank e della sua famiglia a volte costretti a rubacchiare o a chiedere l'elemosina, e si inorridisce se si pensa che siamo noi quelle persone che, per paura o diffidenza, chiudiamo loro la porta in faccia.
    E' una sensazione assolutamente soggettiva e so che il paragone è azzardato, ma c'è qualcosa in questo libro, non so cosa, che mi fa venire in mente Furore di Steinbeck. Forse la forza vitale, o il racconto di due modi, pur completamente diversi e in due situazioni assolutamente distinte, di lottare per la sopravvivenza.
    L'istinto sarebbe quello di raccontarvelo tutto, ma non lo farò anche perchè dovete leggerlo assolutamente
    Bellissimo.

  15. #15
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    è strano, a me questo romanzo ha dato una grande tristezza, ricordo di avere avuto l'impressione di stare al buio nell'oscurità per tutto il tempo, tutta questa miseria, era troppo troppo deprimente. forse dovrei rileggerlo. spesso reagiamo in modo diverso ai libri letti in periodi diversi della propria vita.

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