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Discussione: Come far "emergere" il proprio libro: idee, commenti, altro

  1. #76

    Predefinito Chissà se sono uno scrittore emergente!

    Caro Fabio, perfetto il tuo dottrinale: regole giuste ed in perfetta sequenza. Vedi, nella vita mi sono occupato di marketig, comunicazione e sviluppo nella d.g. di un importante gruppo bancario: le regole le ho utilizzate tutte, FB, sito personale con possibilità di lettura in pdf di alcuni capitoli, stampa a mie spese di un centinaio di copie distribuite in libreria nella mia città, spedizione gratuita agli amici lontani (a proposito, quanti anche tra gli addetti ai lavori non conoscono la spedizione PIEGO DI LIBRO che costa solo € 1,28!!). Ma la cosa più importante, il giudizio di un pubblico oggettivo, non sono ancora riuscito ad averlo, perché conosco solo giudizi immeritatamente favorevoli delle conoscenze. E' perciò che ho approcciato il concorso letterario per autori esordienti BigJump di Rizzoli 20lines: è "social". E allora mi sono gettato nell'adone del concorso e quale miglior giudizio del "social" per misurare il giusto impatto. Aspettavo infatti con ansia l'apertura pubblica delle opere, curioso di valutare anch'io i miei competitor, leggere magari delle storie belle e palpare il giudizio del pubblico.
    Purtroppo ho dovuto amaramente constatare solo il lato negativo del "social": Attendevo con ansia l'apparire delle opere dei concorrenti ed incominciare a leggere i loro scritti quando, ed era solo la prima ora di apertura, apparivano libri con oltre 300 visite ed oltre 80 giudizi!!!!! Oddio, saranno certamente i migliori però mi sembra alquanto improbabile che in una ora possa accadere di leggere, valutare, confrontare oltre 200 testi per categoria ed esprimere un giudizio.
    Se posso permettermi un appunto: per vincere conta l'esercito che hai: Anche qui conta avere un esercito, per far cosa poi importa poco saperlo. E se ciò vale per un raccontino come per esempio il mio, scritto da chi non conta nulla, figuriamoci il resto, i grandi concorsi, fino ad arrivare al concorso più grande, le elezioni. Ed allora il busillis: è l'esercito che deve conoscere oppure sei tu che devi conoscere l'esercito?
    A proposito il mio libro è : I BIANCHI FIORI DI ZAGARA (20lines - BigJump - I BIANCHI FIORI DI ZAGARA).
    Grazie per l'attenzione.

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  • #77
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    Usare i social network per autopruomoversi non è affatto un lavoro banale o immediato. È lungo, difficile, e ci vuole impegno. Lancio una provocazione agli aspiranti scrittori che, giustamente, "lamentano" la poca attenzione destinata ai loro testi online (come nel caso del concorso citato nel post sopra il mio). A quel concorso (che ho visto oggi per caso perché un amico mi ha chiesto di votare un racconto) partecipano centinaia di testi, di centinaia di scrittori emergenti e blogger. Il fatto che in poche ore dei testi avessero già una quantità di voti spropositata, magari non sarà proporzionale al valore del singolo testo (come giustamente fa notare l'autore del post) ma sarà sicuramente proporzionale al seguito costruito dall'autore.
    Un seguito non è un "esercito": è un gruppo di lettori appassionati, che hanno scelto di seguire e sostenere un determinato blogger a scapito di altri. La domanda giusta da porsi, a mio avviso, è: perché lui/lei aveva questo seguito e io no?
    Le risposte possibili sono due: o, effettivamente, lui/lei è molto più bravo/a, intrigante e talentuoso/a di me, o ha lavorato moltissimo sulla diffusione dei propri testi sui social network.
    I soldi "investiti" in pubblicità non bastano. Mai. Ci vuole tempo, dedizione, contenuti originali e di buona qualità, aggiornamenti continui. Tutte cose che ciascuno può fare, ma con grande impegno. Perché fare questo sforzo? Perché in qualche modo, il lettore che cerca qualcosa di simile a quello che scrivi tu, deve pur trovarti

  • #78

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    fatti invitare da fabio fazio a che tempo che fa, e sono 30.000 copie assicurate
    Ultima modifica di Kasparlo; 03-03-2014 alle 11:46 PM.

  • #79

    Predefinito

    Citazione Originariamente scritto da Kasparlo Vedi messaggio
    fatti invitare da fabio fazio a che tempo che fa, e sono 30.000 copie assicurate
    LOL!

  • #80
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    Nel mio piccolo posso dire che avere un blog e interagire in rete con altri "scribacchini" come me è servito quanto meno a essere conosciuto da chi è disposto a "rischiare" la lettura di uno sconosciuto autopubblicato.
    Poi, è evidente che non ci si può aspettare grosse cifre, però, per dire, un mio ebook ha venduto alcune centinaia di copie, un risultato che difficilmente avrei potuto ottenere se non mi fossi creato questo spazio sul web.

  • #81
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    Citazione Originariamente scritto da carlomagno Vedi messaggio
    Secondo me bisogna vivere il sogno della "mucca viola" senza però scoraggiarsi se la mucca è scolorita, perchè il colore della mucca dipende da tanti fattori (a volte anche saper attendere, visto che il tempo è galantuomo).
    Avere alle spalle una buona casa editrice ti assicura la distribuzione e quindi la possibilità di essere conosciuto ma la buona casa editrice pensa alla commerciabilità del libro e sino a quando non sei qualcuno ti lascia alla finestra, tante belle parole e nulla più!
    Ritengo quindi che tentare con piccole case editrici, possibilmente serie, aiuta ad uscire dal guscio. Poi sarà il passaparola di chi legge il libro a decretarne il successo (e quando parlo di successo di un libro di un esordiente, penso a poche centinaia di volumi).
    Io presenterò il mio libro fra pochi giorni e spero che i presenti lo trovino interessante. Dopo spero che ne parlino agli amici e che gli amici...
    Ritengo che dobbiamo accontentarci di questo, per ora.
    Poi, come scrive Elisa, "mettersi in gioco e crederci fino in fondo, dà dei risultati".
    CARATTERISTICHE CHE CERCO DI CREARE NEI MIEI ROMANZI THRILLER

    Ciao, sono Claudia. Sono appassionata di romanzi thriller. Li leggo, li guardo e ora li scrivo.
    Il mio genere è il thriller psicologico. Cosa per me permette di ottenere un thriller ben fatto? Alcuni elementi basilari.
    Il primo è l’analisi psicologica dei personaggi, buoni o cattivi che siano. I buoni nei miei scritti non sono mai super eroi che risolvono il caso, sono esseri umani, normali, con le loro paure, le loro ansie e i loro dubbi. Anche disperati a volte. Questo serve a non farli stare su un piedistallo, solo osservati a distanza dal lettore. Il lettore deve potersi immedesimare e ritrovare nel loro ruolo.
    Paradossalmente il cattivo della situazione spesso assomiglia di più ad un eroe. Colpisce, centra il bersaglio e non lascia tracce. Comunque questo rende il killer sconosciuto accattivante agli occhi di chi legge.
    Io sono la mente del buono quanto del cattivo e, confesso, che è divertente potermi immedesimare nel cattivo. Posso vestire panni non miei e diventare qualcuno che non sono nella vita! Solo scrivere me lo permette! Posso diventare un killer, anche se solo sulla carta! Ma è divertentissimo poter vestire i suoi panni. Un buon thriller dovrebbe permettere questo all’autore.
    Altra caratteristica che mi preme inserire nei miei thriller è l’analisi della scientifica riguardo ogni componente del delitto. Io creo dei dubbi nel lettore, faccio sì che si ponga delle domande. Alla fine devo poter rispondere a queste domande e far svanire i suoi dubbi. Insomma, il cerchio si deve chiudere. E solo la scienza può trovare le risposte a certe domande. Chi, cosa, come, quando. Alla scientifica spetta il compito di eliminare i punti interrogativi.
    E ciò che sul serio reputo fondamentale a creare il thriller perfetto, o quasi, è quello che definisco, concedetemi il termine, il giusto livello di ‘casino’. La parola chiave di un buon thriller è ‘casino’.
    Mi spiego meglio. Casino ad ogni livello.
    Il casino è quello creato dal killer che mette in subbuglio la gente del luogo coi suoi gesti atroci.
    Il casino è quello della polizia che tenta con non poca fatica di risolvere un’indagine che sembra non far trovare loro sbocchi per cavarsela. Il famoso investigatore uomo e non eroe.
    E, soprattutto, è casino quello che tento di creare depistando il lettore che cerca di individuare il colpevole. Tutti i thriller hanno questo come primo scopo. Se il livello di casino creato è quello giusto e nel giusto modo, allora il lettore deve quasi arrivare a mandare al diavolo lo scrittore che ha inventato una vicenda così difficile da interpretare. Ma tutto sommato è anche questo parte del divertimento per chi scrive. Provare a mettere in difficoltà il lettore nell’individuare chi si cela dietro la tragedia creata.
    Questa è la mia personale visione del buon thriller d’effetto, riuscendo ad ottenerlo, ovvio. I maestri del genere sono ormai collaudati. E sono tanti! Io mi limito a provarci. E a far entrare il lettore nel romanzo studiando l’indagine con la polizia.

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