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Discussione: Le pagine più belle di V.V. Majakovskij

  1. #1

    Predefinito Le pagine più belle di V.V. Majakovskij

    Le seguenti poesie sono dell'inizio degli anni 10, Majakovskij scrive versi antisimbolisti e non ancora politici:

    L'infernaccio della città

    Le finestre frantumarono l'infernaccio della città
    in minuscoli infernucci succhianti con le luci.
    Rossicci diavoli, si impennavano le automobili,
    facendo esplodere le trombe al proprio orecchio.

    E là, sotto l'insegna con le aringhe di Kerc,
    in vecchietto stravolto cercava a tastoni i suoi occhiali
    e ruppe in lacrime, quando nel tifone del vespro,
    un tram di rincorsa sbattè le pupille.

    Nei buchi dei grattacieli, ove andava il minerale
    e il ferro dei treni ingombrava il passaggio,
    un aereo lanciò un grido e cadde
    là dove al sole ferito colava l'occhio.

    E allora ormai - sgualcite le coltri dei lampioni -
    la notte di diede al piacere, oscena e ubriaca,
    mentre dietro i soli delle vie in qualche luogo zoppicava,
    non necessaria a nessuno, la flaccida luna.

    Alle insegne

    Leggete libri di ferro!
    Sotto il flauto d'una lettera indorata
    si arrampicheranno marene affumicate
    e navoni dai riccioli d'oro.

    E se con allegra cagnara
    turbineranno le stelle "Maggi",
    anche l'ufficio di pompe funebri
    moverà i propri sarcofaghi.

    Quando poi, tetra e lamentevole,
    spegnerà i segnali dei lampioni,
    innamoratevi sotto il cielo delle bettole
    dei papaveri sui bricchi di maiolica.

    Anni 20. La rivoluzione arde. Bisogna distruggere il passato, creare una nuova umanità, le avanguardie rivoluzionarie dell'arte si muovono per creare una nuova arte proletaria e bruciare la vecchia:

    Ordine n° 2 all'armata delle arti

    A voi,
    baritoni ben nutriti,
    che dai tempi d'Adamo,
    ai giorni nostri
    squassate gli strambugi chiamati teatri
    con le arie dei Romei e delle Giuliette.

    A voi,
    pittori,
    ingrassati come cavalli,
    divorante e annitrenete decoro di Russia,
    che, intanati nel fondi degli studi,
    tinteggiate all'antica con sangue di drago
    fiorellini e copri.

    A voi,
    che, nascosti da fogli di mistica,
    solcate di rughe le vostre fronti,
    piccoli futuristi,
    piccoli immaginisti,
    piccoli acmeisti,
    impigliati in un ragnatelo di rime.

    A voi,
    che avete trasformato in chiome incolte
    le lisce pettinature,
    in ciocie le scarpine verniciate,
    proletcultisti*,
    che rattoppate la scolorita marsina di Puskin.
    A voi danzatori, suonatori di piffero,
    che vi date apertamente
    o peccate di soppiatto,
    immaginando l'avvenire
    come un'enorme razione accademica.
    A voi dico
    io,
    geniale o non geniale,
    che ho tralasciate le bagatelle
    e lavoro alla Rosta*
    a voi dico,
    prima che vi scaccino con il calcio dei fucili: smettetela!

    Smettetela!
    Dimenticate,
    sputate
    sulle rime
    e sulle arie
    e sul cespuglio di rose
    e su altre malinconiucce
    degli arsenali delle arti.
    Chi può interessare
    che: "Ah il poveretto!
    come amava e come fu infelice"?
    Maestri,
    e non perdicatori zazzeruti
    oggi ci sono necessari!
    Ascoltate!
    Le locomotive gemono,
    un soffio spira dalle fessure e dal pavimento:
    "Date carbone del Don!
    Magnani,
    meccanici al deposito!"

    Alla sorgente di ogni fiume,
    giacendo con una falla nel fianco,
    i piroscafi urlano fra i docks:
    "Date nafta di Bakù!"
    Mentre ci perdiamo in dispute,
    cercando il senso recondito,
    "Dateci nuove forme!"
    è il lamento che pass per le cose.

    Non vi sono più sciocchi ad attendere
    come un folla di ciondoloni
    che esca una parola dalle labbra d'un "maestro".
    Compagni,
    date un'arte nuova,
    tale che tragga la repubblica dal fango.


    Le mie preferite:

    Pena
    In una vaga disperazione il vento
    si dibatteva disumanamente.
    Gocce di sangue annerendosi
    si gemmavano sulle labbra d'ardesia.
    E uscì, a isolarsi nella notte,
    vedova la luna.

    Dopo i prelevamenti
    È risaputo:
    tra me
    e Dio
    ci sono numerosissimi dissensi.
    Io andavo mezzo nudo,
    andavo scalzo,
    e lui invece portava
    una tonaca ingemmata.
    Alla sua vista
    mi riusciva appena
    trattenere lo sdegno.
    Fremevo.
    Ora invece Dio è quello che deve essere.
    Dio è diventato molto più alla mano.
    Guarda da una cornice di legno.
    La tonaca di tela.
    Compagno Dio,
    mettiamoci una pietra sopra!
    Vedete,
    perfino l'atteggiamento verso di voi è un po' cambiato.
    Vi chiamo "compagno",
    mentre prima
    "signore".
    (Anche voi ora avete un compagno),
    Se non altro,
    adesso
    avete un'aria un po' più da cristiano.
    Bene,
    venite qualche volta a trovarmi.
    Degnatevi di scendere
    dalle vostre lontananze stellate.
    Da noi l'industria è disorganizzata,
    i trasporti anche.
    E voi,
    dicono,
    vi occupavate di miracoli.
    Prego,
    scendete,
    lavorate un po' con noi.
    E per non lasciare gli angeli con le mani in mano,
    stampate
    in mezzo alle stelle,
    che si ficchi bene negli occhi e nelle orecchie:
    chi non lavora non mangia.

    Personalmente non ho mai trovato un poeta così potente. Majakovskij ardeva dentro; la sua forza poetica era pari a quella fisica. Era alto due metri, fortissimo, e recitava le sue poesie con una voce, che i contemporanei descrivono simile a un tuono. Lui è stato un volto di quel bolscevismo che credeva sul serio nella nuova umanità comunista. Negli anni 20 ci fu un movimento artistico riguardante tutte le arti che voleva sul serio creare una nuova arte per una nuova umanità: Lenin al governo, Majakovski, Esenin e Chlebnikov in poesia, Malevic e Chagall in pittura, Tatlin in architettura, Mejerchol'd nella regia teatrale, Ejzenstejn e Gerasimov nel cinema. Forse se questo movimento avesse potuto svilupparsi l'URSS avrebbe potuto essere davvero un faro per un'umanità diversa. Purtroppo lo stalinismo ha ucciso tutto questo, portando solo gelo, paura, miseria e morte.

    *proleccultisti: il Proletku'lt era un'organizzazione che era stata creata dopo la rivoluzione per dare ai contadini un'instruzione elementare.

    *Rosta: era l'agenzia telegrafica russa. Majakovskij lavorava alla sezione addetta alla propaganda.

    P.S.

    Scusate il posto chilometrico
    Ultima modifica di Vladimir; 02-06-2009 alle 01:16 PM.

  2. #2

    Predefinito

    Proprio a nessuno piace Majakovskij ?

  3. #3
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    Io ho comprato qualche anno fa una sua raccolta intitolata "A piena voce". Ci sono tutte le poesie che hai trascritto tu. Anche io sono rimasta molto colpita dalla forza sferzante delle sue parole, ma non penso proprio di averlo capito: mi manca tutto il background culturale per comprenderlo...

    Penso proprio che lo riprenderò, magari leggendomi prima tutta l'introduzione

  4. #4
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    Prologo - Flauto di vertebre

    A voi tutte
    che piacete o siete piaciute
    icone serbate dall’anima dentro i suoi antri
    in un brindisi alla vostra salute
    alzo il cranio traboccante di canti.
    Mi chiedo ancora ed ancora
    se non sia meglio mettere il punto
    d’un proiettile all’essere mio.
    Oggi io daro
    per l’appunto
    un concerto d’addio.
    Raduna o memoria
    del cervello dentro il vestibolo
    le femmine amate in lunghi filari.
    D’occhio in occhio versa il tuo giubilo.
    Travesti la notte in antichi sponsali.
    Travasa di corpo in corpo il tuo gaudio.
    Che questa notte sia memorabile.
    Oggi io suonero il flauto
    sulla mia colonna spinale.
    Miglia di strade io gualcisco in cammino.
    Dove celare l’inferno che ho in me?
    Quale Hoffman divino Creato donna perfida te?
    Son anguste le vie per la gioiosa bufera
    Gente vestita di gala attinge ed attinge la festa.
    Io penso.
    Grumi di sangue i pensieri
    malati e rappresi mi strisciano fuori di testa.
    Io
    taumaturgo di tutto quello che E festa
    con chi andare alla festa non ho.
    Mi scaglierт a terra e la testa
    Contro il lastrico sfracellerO !
    Ho bestemmiato
    ho urlato che Dio non esiste
    e Dio ha evocato una donna dalle voragini amare
    tale che la montagna dinanzi a lei trasalGA
    me l’ha condotta e m’ha detto d’amare.
    Dio e' soddisfatto.
    Sotto cieli lontani
    un uomo come una fiera esala l’estremo sospiro.
    Dio si stropiccia le mani.
    Dio pensa
    vedrai Vladimiro !
    E’ da Dio che fu stabilito
    che io non indovini il mistero dietro il tuo nome
    che ha pensato di darti un vero marito
    e di spiegare sul pianoforte una musica d’uomo.
    Alla soglia della tua alcova venire con passo felpato
    fare la croce sul tuo piumino purpureo:
    lo so
    si sentirebbe puzzo di lana bruciata
    e dalla carne del diavolo s’alzerebbe fumo sulfureo.
    E me fino all’alba ha sconvolto l’orrore
    che tu fossi condotta verso l’amore e il martirio.
    Ho sfaccettato le mie lacrime in versi
    gioielliere in delirio !
    Giuocare a carte sciacquare nel vino
    la rauca gola del cuore!
    Non ho bisogno di te.
    Non voglio.
    Tanto lo so
    fra breve creperO.
    Se davvero tu esisti
    o Dio o mio Dio
    se fosti tu a tessere il tappeto stellato,
    se questo tormento,
    ogni giorno moltiplicato,
    e' per me un tuo esperimento,
    indossa la toga curiale.
    La mia visita attendi.
    Saro puntuale,
    non tardero ventiquattrore.
    Ascoltami
    altissimo Inquisitore !
    Chiuderт la bocca.
    Sillaba non udirete
    dai labbri serrati dentro la morsa dei denti.
    Attaccami
    alle code di cavallo delle comete
    lacerami
    contro le stelle taglienti.
    Meglio ancora quando l’anima mia
    si presenterA al tuo tribunale
    corruga le ciglia ed impiccami
    a guisa di criminale
    al capestro della Via Lattea.
    Fa’ di me quel che ti pare.
    Se vuoi squartami.
    La tua mano sarA da me benedetta.
    Soltanto ascoltami !
    Portati via la maledetta
    che mi hai condannato ad amare!
    Miglia di strada io gualcisco in cammino.
    Dove celare l’inferno che ho in me?
    Quale Hoffman divino
    creato donna perfida te?


    Tu


    Sei venuta
    a cercare il mio ruggito,
    la mia corporatura:
    hai guardato,
    ed hai visto
    che sono solo un ragazzo.
    Hai preso,
    hai tolto il cuore
    e così semplicemente
    ti sei messa a giocare,
    come una bambina a palla.
    E tutte,
    come davanti a un miracolo:
    "Amare uno così?
    Ma quello ti si avventa contro!
    Sarà una domatrice.
    una che viene da un serraglio!"
    Io, invece, esulto.
    No,
    niente giogo!
    impazzito di gioia,
    saltavo,
    come un indiano a nozze, saltavo
    tanto mi sentivo allegro,
    tanto leggero!


    Lettera a Tatiana Jakovleva
    ...
    tu sola

    sei al mio pari

    mettiti a fianco a me

    ciglio con ciglio

    e lascia

    che di questa tanto solenne sera

    io possa raccontare

    in modo umano...
    non stare tanto a pensare
    col tuo semplicemente
    socchiudere le ciglia raddrizzate
    vieni qui
    vieni all'incrocio
    delle mie grandi
    e rudi braccia.
    non vuoi ?
    restaci allora e sverna
    e questo affronto
    mettiamolo nel conto.
    non me ne importa
    un giorno
    ti prendero
    - te sola -
    o con tutta parigi

  5. #5
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    io purtroppo non lo conosco affatto e non ho neanche gli strumenti critici per poterlo apprezzare. Adesso che lo proponete cercherò di leggerlo con un occhio più attento

  6. #6
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    ASCOLTA/Flauto di vertebre/



    Dimentichero’ l'anno, la data, il giorno della settimana
    A chiave mi chiudero’ con un foglio di carta soltanto.
    Adempiti, o magia sovrumana
    delle sillabe illuminate di pianto!
    Appena entrato nella tua abitazione,
    oggi mi sono sentito a disagio.
    Avevi nascosto qualcosa nella tua blusa di raso
    e s'aggirava nell'aria un profumo d'incenso.
    Ti ho chiesto se eri contenta.
    Mi hai risposto due sillabe fredde: tanto.
    L'inquietudine ha rotto le dighe della ragione,
    ed accumulo il cruccio in un delirio di febbre.
    Ascolta.
    Non e' possibile che tu riesca a celare il cadavere.
    Gettami in viso la parola terribile.
    Perche' non vuoi udire?
    Non senti che ogni tuo nervo contorto
    urla come una tromba di vetro:
    l'amore e' morto, l'amore e' morto.....
    Ascolta.
    Rispondimi senza mentire
    come faro’ ad andare indietro?
    Come due fosse
    in viso ti scavano gli occhi.
    Le due tombe sprofondano.
    Non se ne vede piu’ il fondo.
    Cadro’ dall'impalcatura dell'ore!
    L'anima ho teso come una fune sul precipizio,
    e v'ho danzato, acrobata equilibrista,
    giocoliere delle parole.
    Lo so che s'e di gia’ consumato l'amore.
    Ormai a piu’ di un segno vi riconosco la noia.
    Ritornami giovane in cuore!
    All'anima insegna di nuovo del corpo la gioia.
    Lo so, si paga sempre per una donna.
    Che importa?
    La vestiro’ , come dentro una gonna,
    invece d'una toeletta comprata a Parigi,
    col fumo della mia sigaretta.
    Rechero’ l'amor mio per mille strade distanti,
    come recavano gli antichi apostoli Dio
    Da secoli t'ho preparato un diadema,
    costellato di sillabe vivide in arcobaleni di brividi.
    Come i giganteschi elefanti
    che valsero la vittoria di Pirro,
    a te io sconvolsi con la zampa del genio il cervello.
    Inutilmente: di te non avro’ nemmeno un brandello.
    Gioisci, gioisci,
    che finalmente mi hai dato il colpo mortale!
    Io desidero fuggire al canale
    per mettere il capo nella mandibola liquida!
    Mi hai offerto le labbra.
    Rozze erano e umide.
    Le ho appena sfiorate e m'hanno agghiacciato,
    come se in pentimento avessi baciato
    un monastero tagliato nella pietra ruvida.
    Hanno sbattuto la porta.
    Egli e' entrato,
    rorido dell'allegria delle vie.
    Io mi sono spezzato come un gemito in due.
    Gli ho detto:
    Va bene, andro’ via.
    Va bene, sia tua.
    Coprila di cenci, se vuoi
    che pieghino sotto la seta le fragili ali di vetro.
    Bada che puoi fuggire a nuoto.
    Attaccale al collo
    una collana di perle come una pietra.
    Che notte stanotte!
    Il mio cruccio ho spremuto con forza sempre maggiore.
    A sentire le mie risate e i singhiozzi
    il muso della mia camera ha fatto una smorfia d'orrore.
    Luce riflessa dai tuoi occhi sopra il tappeto,
    si levo’ la tua effigie quasi immagine magica,
    come se un altro Bialik evocasse in segreto
    una favolosa regina per la nuova Sion ebraica.
    Nel supplizio della passione
    ora piego i ginocchi e la testa
    dinanzi a colei che fu mia.
    A mio paragone re Alberto
    che ha arreso tutte le sue piazzeforti,
    come se ricevesse regali per la sua festa.
    Indoratevi ancora nell'erba e nel cielo sereno!
    O vita, rifa’ primavera dalle tue mille fibre diverse!
    Non voglio che ormai un veleno:
    bere, sempre bere i miei versi.
    Tutto mi rubasti col cuore,
    e non mi lasciasti il fardello della disdetta.
    L'anima mi lacerasti come in un rovo.
    Accetta il mio dono, o diletta:
    forse non inventero’ altro di nuovo.
    Nei quaderni dei tempi scrivete la data di oggi a lettere d'oro!
    Adempiti, magia simile alla passione di Cristo.
    Guardate: sulla carta son crocifisso
    coi chiodi delle parole.


    Забуду год, день, число.
    Запрусь одинокий с листом бумаги я.
    Творись, просветленных страданием слов
    нечеловечья магия!

    Сегодня, только вошел к вам,
    почувствовал -
    в доме неладно.
    Ты что-то таила в шелковом платье,
    и ширился в воздухе запах ладана.
    Рада?
    Холодное
    "очень".
    Смятеньем разбита разума ограда.
    Я отчаянье громозжу, горящ и лихорадочен.

    Послушай,
    все равно
    не спрячешь трупа.
    Страшное слово на голову лавь!
    Все равно
    твой каждый мускул
    как в рупор
    трубит:
    умерла, умерла, умерла!
    Нет,
    ответь.
    Не лги!
    (Как я такой уйду назад?)

    Ямами двух могил
    вырылись в лице твоем глаза.

    Могилы глубятся.
    Нету дна там.
    Кажется,
    рухну с помоста дней.
    Я душу над пропастью натянул канатом,
    жонглируя словами, закачался над ней.

    Знаю,
    любовь его износила уже.
    Скуку угадываю по стольким признакам.
    Вымолоди себя в моей душе.
    Празднику тела сердце вызнакомь.

    Знаю,
    каждый за женщину платит.
    Ничего,
    если пока
    тебя вместо шика парижских платьев
    одену в дым табака.
    Любовь мою,
    как апостол во время оно,
    по тысяче тысяч разнесу дорог.
    Тебе в веках уготована корона,
    а в короне слова мои -
    радугой судорог.

    Как слоны стопудовыми играми
    завершали победу Пиррову,
    Я поступью гения мозг твой выгромил.
    Напрасно.
    Тебя не вырву.

    Радуйся,
    радуйся,
    ты доконала!
    Теперь
    такая тоска,
    что только б добежать до канала
    и голову сунуть воде в оскал.

    Губы дала.
    Как ты груба ими.
    Прикоснулся и остыл.
    Будто целую покаянными губами
    в холодных скалах высеченный монастырь.

    Захлопали
    двери.
    Вошел он,
    весельем улиц орошен.
    Я
    как надвое раскололся в вопле,
    Крикнул ему:
    "Хорошо!
    Уйду!
    Хорошо!
    Твоя останется.
    Тряпок нашей ей,
    робкие крылья в шелках зажирели б.
    Смотри, не уплыла б.
    Камнем на шее
    навесь жене жемчуга ожерелий!"

    Ох, эта
    ночь!
    Отчаянье стягивал туже и туже сам.
    От плача моего и хохота
    морда комнаты выкосилась ужасом.

    И видением вставал унесенный от тебя лик,
    глазами вызарила ты на ковре его,
    будто вымечтал какой-то новый Бялик
    ослепительную царицу Сиона евреева.

    В муке
    перед той, которую отдал,
    коленопреклоненный выник.
    Король Альберт,
    все города
    отдавший,
    рядом со мной задаренный именинник.

    Вызолачивайтесь в солнце, цветы и травы!
    Весеньтесь жизни всех стихий!
    Я хочу одной отравы -
    пить и пить стихи.

    Сердце обокравшая,
    всего его лишив,
    вымучившая душу в бреду мою,
    прими мой дар, дорогая,
    больше я, может быть, ничего не придумаю.

    В праздник красьте сегодняшнее число.
    Творись,
    распятью равная магия.
    Видите -
    гвоздями слов
    прибит к бумаге я.

  7. #7
    Σκιᾶς ὄναρ ἄνθρωπος.
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    mmm.. meraviglioso Majakovskij

    Di letteratura russa però non sono un grande asso,
    ma mi sa che ho trovato una guida preparata

  8. #8
    tak kto zh ty, na konec?
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    Predefinito Ancora pietroburgo/ЕЩЁ ПЕТЕРБУРГ

    ЕЩЁ ПЕТЕРБУРГ

    В ушах обрывки теплого бала,
    а с севера - снега седей -
    туман, с кровожадхым лицом каннибала,
    жевал хевкысных людей.

    Часы нависали, как грубая брань,
    за пятым навис шестой.
    А с неба смотрела какака-то дрянь
    величественно, как Лев Толстой.


    Ancora Pietroburgo

    Negli orecchi i frantumi di un accaldato ballo
    E dal Nord - più canuta della neve - una nebbia
    Dal volto di cannibale assetato di sangue
    Masticava gli insipidi passanti.

    Le ore incombevano come un volgare insulto,
    Incombono le cinque e sono poi
    Le sei - ci sta a guardare dal cielo una canaglia
    Maestosamente come un Lev Tolstoi.

  9. #9
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    Fiaba su Cappuccetto rosso

    C’era una volta al mondo un cadetto
    che portava un rosso cappuccetto.

    Fuor del cappuccetto che gli era toccato,
    da nessun tratto rosso era segnato.

    D’una rivoluzione gli vien detto
    e lui subito si infila il cappuccetto.

    Se l’erano spassata l’un dopo l’altro
    il padre del cadetto e l’avo scaltro.

    Un grandissimo vento si levò
    e il cappuccetto in pezzi lacerò.

    Diventò nero. Ma appena lo videro
    I lupi della rivoluzione l’azzannarono.

    Tutti conoscono i gusti lupini.
    Lo divorarono con tutti i polsini.

    Quando, ragazzi, politica farete
    la fiaba del cadetto non scordate.

    (1917)

    Сказка о Красной Шапочке

    Жил да был на свете кадет.
    В красную шапочку кадет был одет.

    Кроме этой шапочки, доставшейся кадету,
    ни черта в нем красного не было и нету.

    Услышит кадет — революция где-то,
    шапочка сейчас же на голове кадета.

    Жили припеваючи за кадетом кадет,
    и отец кадета, и кадетов дед.

    Поднялся однажды пребольшущий ветер,
    в клочья шапчонку изорвал на кадете.

    И остался он черный. А видевшие это
    волки революции сцапали кадета.

    Известно, какая у волков диета.
    Вместе с манжетами сожрали кадета.

    Когда будете делать политику, дети,
    не забудьте сказочку об этом кадете.


    La blusa del bellimbusto


    Io mi cucirò neri calzoni
    del velluto della mia voce.
    E una gialla blusa di tre tese di tramonto.
    Per il Nevskij del mondo, per le sue strisce levigate
    andrò girellando col passo di Don Giovanni e di bellimbusto.

    Gridi pure la terra rammollita nella quiete:
    "Tu vieni a violentare le verdi primavere!"
    Sfiderò il sole con un sogghigno arrogante:
    "Sul liscio asfalto mi piace biascicar le parole!".

    Sarà forse perché il cielo è azzurro
    e la terra mia amante in questa nettezza festiva,
    che io vi dono dei versi allegri come ninnoli,
    aguzzi e necessari come stuzzicadenti.

    Donne che amate la mia carne e tu, ragazza
    che mi guardi come un fratello,
    coprite me, poeta, di sorrisi:
    li cucirò come fiori sulla mia blusa di bellimbusto.



    Тучкины штучки


    Кофта фата

    Я сошью себе черные штаны
    из бархата голоса моего.
    Желтую кофту из трех аршин заката.
    По Невскому мира, по лощеным полосам его,
    профланирую шагом Дон-Жуана и фата.

    Пусть земля кричит, в покое обабившись:
    "Ты зеленые весны идешь насиловать!"
    Я брошу солнцу, нагло осклабившись:
    "На глади асфальта мне хорошо грассировать!"

    Не потому ли, что небо голубо,
    а земля мне любовница в этой праздничной чистке,
    я дарю вам стихи, веселые, как би-ба-бо
    и острые и нужные, как зубочистки!

    Женщины, любящие мое мясо, и эта
    девушка, смотрящая на меня, как на брата,
    закидайте улыбками меня, поэта,-
    я цветами нашью их мне на кофту фата!


    Тучкины штучки

    Плыли по небу тучки.
    Тучек - четыре штучки:

    от первой до третьей - люди;
    четвертая была верблюдик.

    К ним, любопытством объятая,
    по дороге пристала пятая,

    от нее в небосинем лоне
    разбежались за слоником слоник.

    И, не знаю, спугнула шестая ли,
    тучки взяли все - и растаяли.

    И следом за ними, гонясь и сжирав,
    солнце погналось - желтый жираф

    (перевод я не нашла)

  10. #10
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    Ciao,

    mi puoi dare per cortesia un riferimento (in quale libro la trovo) per la fiaba di "Cappuccetto rosso"?

  11. #11
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    Сiao! In italiano traduzione di "Cappuccetto rosso" ho trovato sul:

    http://apienavoce.wordpress.com/2008...a-rivoluzione/

    Se sai leggere in russo puoi leggere sul:

    http://www.litra.ru/fullwork/get/woi...1190121438310/




    Io non vivo in Italia e per questo non posso dare un riferimento, purtroppo in Ucraina non сi sono le poesie di Maiacovskij in italiano.

    Scusami per gli errori.
    Ultima modifica di shvets olga; 05-31-2009 alle 03:47 PM.

  12. #12
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    Citazione Originariamente scritto da shvets olga Vedi messaggio
    Сiao! In italiano traduzione di "Cappuccetto rosso" ho trovato sul:

    http://apienavoce.wordpress.com/2008...a-rivoluzione/

    Se sai leggere in russo puoi leggere sul:

    http://www.litra.ru/fullwork/get/woi...1190121438310/




    Io non vivo in Italia e per questo non posso dare un riferimento, purtroppo in Ucraina non сi sono le poesie di Maiacovskij in italiano.

    Scusami per gli errori.

    Ti ringrazio, adesso lo cerco nel sito che segnali.

  13. #13
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    Per la stanchezza

    Terra!
    Lascia che copra di baci il tuo capo quasi già calvo
    con brandelli delle mie labbra sporche di belletti altrui.
    Col fumo dei capelli sull’incendio degli occhi di stagno
    lascia che avvolga i seni incavati delle paludi.
    Tu! Siamo in due, tu ed io,
    lacerati di ferite, braccati come daini,
    nell’impennato nitrito dei cavalli sellati della morte.
    Intorbiditi d’ira gli occhi dei fuochi che marciscono negli
    acquazzoni,
    il fumo da dietro la casa ci raggiungerà con le lunghe zampe
    Sorella mia!
    Negli ospizi dei secoli venturi,
    forse, mi si troverà una madre;
    io le ho gettato un corno insanguinato di canti.
    Gracidando, saltella nel campo
    un fossato, verde spione,
    per imprigionarci
    con le corde delle sudicie strade.

    1913


    От усталости

    Земля!
    Дай исцелую твою лысеющую голову
    лохмотьями губ моих в пятнах чужих позолот.
    Дымом волос над пожарами глаз из олова
    дай обовью я впалые груди болот.
    Ты! Нас - двое,
    ораненных, загнанных ланями,
    вздыбилось ржанье оседланных смертью коней.
    Дым из-за дома догонит нас длинными дланями,
    мутью озлобив глаза догнивающих в ливнях огней.

    Сестра моя!
    В богадельнях идущих веков,
    может быть, мать мне сыщется;
    бросил я ей окровавлeнный песнями рог.
    Квакая, скачет по полю
    канава, зеленая сыщица,
    нас заневолить
    веревками грязных дорог.

  14. #14
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    Tragedia

    Prologo

    Potrete voi capire
    Perché io,
    sereno,
    sotto la tempesta dei sarcasmi,
    porti la mia anima su un vassoio
    al pranzo degli anni futuri?
    Lacrima inutile che cola
    Dalla guancia mal rasata delle piazze,
    io,
    sono forse
    l’ultimo poeta.
    Avete visto
    come si dondola nei viali di pietra
    il volto striato della noia impiccata?
    sul collo schiumoso
    dei fiumi al galoppo
    i ponti torcono le loro braccia di ferro.
    Il cielo piange
    a dirotto,
    sonoramente,
    e la piccola nube
    fa una smorfia all’angolo della bocca,
    come una donna in attesa di un bimbo
    cui Dio getti invece un idiota deforme.
    Con le dita gonfie ricoperte di rossa peluria,
    il sole vi ha sfinito di carezze, importuno come un tafano.
    Le vostre anime sono schiave dei suoi baci.
    Io, intrepido,
    porto nei secoli il mio odio per i raggi del giorno;
    l’anima tesa come il nervo di un cavo elettrico,
    io sono
    lo zar delle lampade!
    Venite a me,
    voi tutti,
    che avete rotto il silenzio,
    che urlate,
    il collo stretto nei cappi del mezzogiorno:
    le mie parole,
    semplici come muggiti,
    vi sveleranno
    le nostre anime nuove,
    ronzanti
    come lampade ad arco.
    Con le dita non ho che da toccarvi le teste,
    e vi cresceranno delle labbra
    fatte per baci enormi
    e una lingua
    che tutti i popoli comprendano.

    Ma io, con la mia piccola anima zoppicante,
    monterò sul mio trono
    sotto le volte logore, bucate di stelle.
    Mi sdraierò,
    luminoso,
    vestito di pigrizia,
    in un morbido letto di vero letame,
    e dolcemente,
    baciando le ginocchia delle traversine,
    la ruota d’una locomotiva abbraccerà il mio collo.

    (1913)

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