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Discussione: La poesia del giorno....

  1. #76
    Eclectic Mod
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    Predefinito

    Le conchiglie

    Verlaine

    Ogni incostrata conchiglia che sta
    In quella grotta in cui ci siamo amati
    Ha la sua propria particolarità.

    Una dell'anima nostra ha la porpora
    Che ha succhiato nel sangue ai nostri cuori
    Quando io brucio e tu a quel fuoco ardi;

    Un'altra imita te nei tuoi languori
    E ne pallori tuoi quando, stanca
    Ce l'hai con me perchè ho gli occhi beffardi.

    Questa fa specchio e come in te s'avvolge
    La grazia del tuo orecchio, un'altra invece
    Alla tenera e corta nuca rosa;

    Ma una sola, fra tutte, mi sconvolge.

  2. #77
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    Predefinito Scompartimento

    L'altra sera sul treno (l'ultimo sempre pieno) una ragazza,
    dando ogni tanto un'occhiata rapida in giro,scherzava a voce alta sui suoi
    amori finiti male,sul suo nuovo lavoro nello studio di un avvocato,su quanto
    lei era brava -però il lavoro:triste- e si faceva i conti in tasca in pubblico,
    lira per lira.

    Quando si mettono a nudo in questo modo,di fronte a gente mai vista,e la vita
    -la loro-te la mettono in piazza come quella di chiunque,così ridotta all'osso,sono
    talmente belle certe persone,talmente pure che ti fanno tremare.

    Parlano come se fossimo tutti di tutti.Si mettono nelle mani di chi è lì
    come un cane che si lascia stringere il muso dal padrone,con le orecchie abbassate
    e gli occhi chiusi.

    A sentirle parlare,anche tu chiudi gli occhi:sprofondare vorresti.e invece cresci,
    dentro diventi ripido,sconfinato e potente
    come quel niente che le ha fatte nascere.

    Umberto Fiori

  3. #78
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    Predefinito

    C'è un tempo per ogni cosa, ora cerco essenze. Sfrondare i libri delle inutili parole. Potare come pulire, ammirare lo scheletro che sostiene.
    Forse per questo cerco poesie in questo periodo. Il mio contributo:



    Eugenio Montale
    I limoni


    Ascoltami, i poeti laureati
    si muovono soltanto fra le piante
    dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
    Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
    fossi dove in pozzanghere
    mezzo seccate agguantano i ragazzi
    qualche sparuta anguilla:
    le viuzze che seguono i ciglioni,
    discendono tra i ciuffi delle canne
    e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.

    Meglio se le gazzarre degli uccelli
    si spengono inghiottite dall'azzurro:
    più chiaro si ascolta il susurro
    dei rami amici nell'aria che quasi non si muove,
    e i sensi di quest'odore
    che non sa staccarsi da terra
    e piove in petto una dolcezza inquieta.
    Qui delle divertite passioni
    per miracolo tace la guerra,
    qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
    ed è l'odore dei limoni.

    Vedi, in questi silenzi in cui le cose
    s'abbandonano e sembrano vicine
    a tradire il loro ultimo segreto,
    talora ci si aspetta
    di scoprire uno sbaglio di Natura,
    il punto morto del mondo, l'anello che non tiene,
    il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
    nel mezzo di una verità.
    Lo sguardo fruga d'intorno,
    la mente indaga accorda disunisce
    nel profumo che dilaga
    quando il giorno più languisce.
    Sono i silenzi in cui si vede
    in ogni ombra umana che si allontana
    qualche disturbata Divinità.

    Ma l'illusione manca e ci riporta il tempo
    nelle città rumorose dove l'azzurro si mostra
    soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
    La pioggia stanca la terra, di poi; s'affolta
    il tedio dell'inverno sulle case,
    la luce si fa avara - amara l'anima.
    Quando un giorno da un malchiuso portone
    tra gli alberi di una corte
    ci si mostrano i gialli dei limoni;
    e il gelo del cuore si sfa,
    e in petto ci scrosciano
    le loro canzoni
    le trombe d'oro della solarità.

  4. #79
    Eclectic Mod
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    Une saison en enfer
    (Una stagione all’inferno, 1873)


    Un tempo, se ben ricordo, la mia vita era un festino, in cui si aprivano tutti i cuori, tutti i vini scorrevano.
    Una sera, ho fatto sedere la Bellezza sulle mie ginocchia.
    - E l'ho trovata amara. - E l'ho insultata.
    Mi sono armato contro la giustizia.
    Sono fuggito. O streghe, miseria, odio, è a voi che è stato affidato il mio tesoro!
    Riuscii a far svanire dal mio spirito tutta l'umana speranza.
    Su ogni gioia, per strangolarla, ho fatto il balzo sordo della bestia feroce.
    Ho invocato i carnefici per mordere, morendo, il calcio dei loro fucili.
    Ho chiamato i flagelli per soffocarmi con la sabbia, col sangue.
    La sventura è stata il mio dio. Mi sono disteso nel fango.
    Mi sono asciugato all'aria del delitto. E ho giocato brutti tiri alla follia.
    E la primavera mi ha portato il riso orrendo dell'idiota.
    Ora, essendomi trovato di recente sul punto di fare l'ultimo crac!
    Ho pensato di cercare la chiave dell'antico festino in cui forse potrei ritrovare l'appetito.
    Questa chiave è la carità. - Questa ispirazione dimostra che ho sognato!
    «Tu resterai iena, ecc.», ribatte il demonio che mi ha incoronato di così amabili papaveri.
    «Giungi alla morte con tutti i tuoi appetiti, e il tuo egoismo e tutti i peccati capitali.»
    Ah! ne ho avuto fin troppo: - Ma, caro Satana, te ne supplico, una pupilla meno irritata! e in attesa di qualche piccola vigliaccheria ritardataria, voi che amate nello scrittore l'assenza di facoltà descrittive o istruttive, strappo questi pochi turpi foglietti dal mio taccuino di dannato.


  5. #80
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    Si sta come d'autunno
    sugli alberi le foglie.
    (Soldati. Ungaretti)

  6. #81
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    Ancora una volta,ancora una volta sono una stella per voi.
    Guai al marinaio che ha orientato un angolo falso della sua barca e della sua stella:
    si fracasserà sugli scogli sui sabbiosi banchi subacquei.
    Guai anche a voi che avete diretto un angolo falso del cuore verso di me:vi sfascerete sugli
    scogli e gli scogli rideranno di voi, come voi rideste di me"

    Velimir Chlebnikov

  7. #82
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    "Quando siamo molto forti, - chi indietreggia? molto lieti, chi ci beffeggia? Quando siamo molto cattivi, - cosa potrebbero fare di noi.

    Adornatevi, danzate, ridete, - Non potrò mai buttare l'Amore dalla finestra".

    Arthur Rimbaud, Illuminazioni

  8. #83
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    Predefinito " E lo sognavo,e lo sogno "

    E lo sognavo, e lo sogno,e lo sognerò ancora,e tutto si realizzerà e sognerete tutto ciò che mi appare in sogno.
    Là in disparte da noi, in disparte dal mondo un'onda dietro l'altra si frange sulla riva,e sull'onda la stella, e l'uomo e
    l'uccello,e il reale,e i sogni,e la morte:un'onda dietro l'altra.
    Non mi occorrono le date:io ero,e sono e sarò.
    La vita é la meraviglia delle meraviglie,e sulle ginocchia della meraviglia,solo,come un orfano pongo me stesso solo,
    fra gli specchi,nella rete dei riflessi di mari e città risplendenti tra il fumo.E la morte in lacrime si pone il bimbo sulle ginocchia. "


    Arsenij Tarkovskij

  9. #84

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    Prima persona

    -Io-in tremiti continui,-io-disperso
    e presente: mai giunge
    l'ora tua,
    mai suona il cielo del tuo vero nascere.
    Ma tu scaturisci per lenti
    boschi, per lucidi abissi,
    per soli aperti come vive ventose,
    tu sempre umiliato lambisci
    indomito incrini
    l'essere macilento
    o erompente in ustioni.
    Sul vetro
    eternamente oscuro
    sfugge pasqua dagli scossi capelli
    primavera dimora e svanisce.
    Tu ansito costretto e interrotto
    ora, ora e sempre,
    insaziabile e smorto raggiungermi.
    Ora e sempre? Ma se di un bene
    l'ombra, se di un'idea
    solo mi tocchi, o vortice a cui corrono
    i conati malcerti, il fioco
    sospingermi del coure. E là nel vetro
    pasqua e maggio e il rissoso lume affondano
    e l'infinito verde delle piogge.
    Col motore sobbalza
    la strada e il fango, cresce
    l'orgasmo, io cresco io cado.

    A. Zanzotto

  10. #85
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    IO NON HO BISOGNO DI DENARO

    Io non ho bisogno di denaro
    ho bisogno di sentimenti
    di parole
    di parole scelte sapientemente
    di fiori detti pensieri
    di rose dette presenze
    di sogni che abitino gli alberi
    di canzoni che facciano danzare le statue
    di stelle che mormorino
    all'orecchio degli amanti.
    Ho bisogno di poesia
    questa magia che brucia
    la pesantezza delle parole
    che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.

    - Alda Merini -

  11. #86
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    Se devo vivere senza di te,che sia duro e cruento,
    la minestra fredda,le scarpe rotte,ode a metà dell'opulenza.
    Si alzi il secco ramo della tosse,che latra
    il tuo nome deformato,le vocali di spuma ,e nelle dita
    mi si incollino le lenzuola,e niente mi dia pace.
    Non imparerò per questo a meglio amarti,
    però sloggiato dalla felicità saprò quanta me ne davi a volte soltanto standomi nei pressi.
    Questo voglio capirlo,ma mi inganno:
    sarà necessaria la brina dell'architrave
    perchè colui che si ripari sotto il portale comprenda
    la luce della sala da pranzo,le tovaglie di latte,e l'aroma
    di pane che passa la sua mano bruna per la fessura
    tanto lontano ormai da te
    come un'occhio dall'altro,
    da questa avversità che assumo,nascerà adesso
    lo sguardo che alla fine ti meriti.

    Julio Cortazar

  12. #87
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    Ode alla tranquillità (Pablo Neruda)

    Ampio
    riposo,
    acqua
    quieta,
    chiara, serena ombra,
    uscendo
    dall'azione come escono
    i laghi dalle cascate,
    meritata mercede,
    petalo giusto,
    ora
    supino
    guardo
    correre il cielo,
    scivola
    il suo corpo azzurro profondo,
    dove
    si dirige
    con i suoi pesci, le sue isole,
    i suoi estuari?
    Il cielo
    in alto,
    sotto
    un rumore
    di rosa secca,
    scricchiolano
    piccole cose, passano
    insetti come numeri:
    è la terra,
    di sotto
    lavorano
    radici,
    metalli,
    acque,
    penetrano
    il nostro corpo,
    germinano in noi.

    Immobili un giorno,
    sotto un albero,
    non lo sapevamo:
    tutte le foglie parlano,
    si raccontano
    notizie di altri alberi,
    storie della patria,
    degli alberi,
    alcuni ricordano ancora
    la sagoma guardinga
    del leopardo
    che incrociava fra i propri rami,
    come rigida
    nebbia,
    altri ricordano
    la tempesta di neve,
    lo scettro
    del tempo tempestoso.
    Dobbiamo
    lasciar parlare
    non soltanto
    la bocca degli alberi,
    ma tutte le bocche,
    tacere, tacere nel vortice
    del canto innumerevole.
    Nulla è muto sulla terra:
    chiudiamo
    gli occhi
    e ascoltiamo
    cose che scivolano,
    creature che crescono,
    scricchiolii
    di legno invisibile,
    e poi
    il mondo,
    terra, celesti acque,
    aria,
    tutto
    suona
    a volte come un tuono,
    altre volte
    come un fiume remoto.
    Tranquillità, riposo
    di un minuto, di un giorno,
    dalla tua profondità estrarremo
    metalli,
    dalla tua apparenza muta
    uscirà la luce sonora.
    Così sarà l'azione purificata.
    Così diranno gli uomini, senza saperlo,
    l'opinione della terra.

  13. #88
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    Il vino dell'assassino

    E’ morta la mia donna: sono libero!
    Posso bere, sicché, quando mi pare.
    Se rincasavo privo di danaro
    gli urli suoi mi squassavano le fibre.

    Mi sento come un re, sono beato.
    L’aria è purissima, il cielo una festa.
    Era proprio un’estate come questa
    quando di lei mi sono innamorato.

    La sete orribile che mi divora
    la spegne il vino, ma dev’esser tanto
    quanto ne può contenere soltanto
    la sua tomba: e non è poco davvero.

    Ho gettato il suo corpo in fondo a un pozzo
    e gli ho scagliato sopra, per sottrarlo
    a ogni vista, le pietre dell’orlo.
    - Ora voglio scordarmela, se posso.

    Per tutti i giuramenti di dolcezza,
    che non si estinguono davvero mai,
    per poterci riconciliare ormai,
    come ai bei tempi della nostra ebbrezza,

    la pregai che mi desse appuntamento,
    la sera, in una stretta strada scura.
    E lei ci venne, folle creatura.
    Chi più chi meno, siamo tutti dementi.

    Lei era ancora, pure se sfinita,
    assai graziosa, ed io l’amavo, certo,
    l’amavo troppo, e per questo le ho detto:
    “Cara, devi lasciare questa vita”.

    Nessuno mi capisce: c’è uno solo,
    tra questi ubriachi deficienti,
    che ha pensato, nelle notti silenti,
    di far del vino un funebre lenzuolo?

    Crapuloni che nulla mai scompone,
    simili a fredde macchine di ferro,
    proprio mai, né d’estate né d’inverno,
    han conosciuto davvero l’amore,

    con tutti i lugubri suoi incantamenti,
    e la sequenza di allarmi infernali,
    le lagrime, le velenose fiale,
    le ossa e le catene strepitanti.

    Eccomi libero, solo, deciso
    a bere, fradicio, l’ultimo sorso.
    Ora, senza paura né rimorso,
    mi sdraierò per terra, e, così steso,

    cadrò nel sonno come fossi un cane!
    Il carro, con le sue pesanti ruote,
    carico di pietrame e di rifiuti,
    o l’infuriato vagone potranno

    schiacciare questo mio corpo colpevole,
    oppur tagliare a metà questo mio
    tronco: per me, me ne infischio di Dio,
    della Santa Eucarestia e del Diavolo.

    Charles Baudelaire

  14. #89
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    Dicebas quondam solum te nosse Catullum,
    Lesbia, nec prae me velle tenere Iovem.
    Dilexi tum te non tantum ut vulgus amicam,
    sed pater ut gnatos diligit et generos.
    Nunc te cognovi: quare etsi impensius uror,
    multo mi tamen es vilior et levior.
    Qui potis est? inquis, quod amantem inuria talis
    Cogit amare magis, sed bene velle minus

    Un tempo eri solita dire di conoscere solo Catullo,
    Lesbia, e che al posto mio non avresti preferito abbracciare Giove.
    Ti ho voluto bene non solo come l'uomo del popolo ama un'amica,
    ma come un padre ama i figli e i nipoti.
    Ora so chi sei: perciò anche se ardo più intensamente,
    tuttavia per me tu sei molto più spregevole e insignificante.
    - Come è possibile? - mi chiedi. Poiché un'offesa come la tua
    costringe chi ama ad amare di più, ma a voler bene di meno


    Catullo, Carme LXXII

  15. #90
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    " I poeti lavorano di notte
    quando il tempo non urge su di loro
    quando tace il rumore della folla
    e termina il linciaggio delle ore
    i poeti lavorano nel buio
    come falchi notturni od usignoli
    dal dolcissimo canto
    e temono di offendere iddio
    ma i poeti nel loro silenzio
    fanno ben più rumore
    di una dorata cupola di stelle "

    Alda Merini

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