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I promessi Sposi

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Discussione: Manzoni, Alessandro - I promessi sposi

  1. #16
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    Citazione Originariamente scritto da nicole Vedi messaggio
    Quanto siamo strani, a volte.... sorvoliamo i commenti positivi e poi ci fa da esca uno completamente negativo...
    Capita anche a me; è normale . Poi i commenti positivi si notano meno perché spesso sono ripetitivi, aggiungono poco (il classico "bello bello, mi è piaciuto" )

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  • #17
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    Citazione Originariamente scritto da WilLupo Vedi messaggio
    I personaggi sono falsi in quanto si avverte pesantemente che si tratta di stereotipi costruiti con intenti didascalici!
    Renzo e Lucia impestano l'intero romanzo e sono personaggi piatti, privi di complessità, e falsi, mostruosamente falsi:
    Non mi sembra proprio.
    Ad una lettura meditata e ragionata, ci si renderà conto che i personaggi del Nostro sono gran costruzione. Son costruiti taglierino alla mano: cesellati, scolpiti. Difficile trovare un autore di tale raffinatezza...c'è da aspettare i russi o comunque la fine dell'Ottocento.
    Tali cesellature sono celate negl interstizi dell'opera: in una parola di Abbondio, nel modo in cui sono disposti gli invitati a tavola da Rodrigo, in una risposta di Lucia alla madre. L'opera è piena di codesti spunti. Purtroppo, se la si affronta con pregiudizi militanti ed alabarde alla mano, si tratta di elementi di difficile rivelazione.

    Citazione Originariamente scritto da WilLupo Vedi messaggio
    pensiamo solo al poetico e “dotto” addio ai monti messo in bocca ad una popolana del ‘600 … fa quasi ridere.
    Manzoni, è lui che parla, perchè presumibilmente incapace o non interessato a far parlare con la sua voce e le sue parole una popolana del 600.
    Fatto sta che il ritratto della popolana del 600 dal romanzo non emerge...
    Ma lì la fictio è evidente...non so se mi spiego
    In ogni caso Lucia non è una popolana...ed anche questo è evidente, secondo me.

    Citazione Originariamente scritto da WilLupo Vedi messaggio
    Mò non mi metto a fare l'analisi degli altri personaggi, non me lo posso permettere perché è passato troppo tempo e non ho il libro sotto mano, ma il ricordo è di un grigiore incontrastato: ognuno ho uno scopo, ha un ruolo preciso nel realizzare l’intento moralistico del romanzo, ma con ben poca umana e contraddittoria complessità.
    Addirittura? Vale anche per l'Abbondio dei ricordi, per il Rodrigo degli accenni trattenuti ad arte, per la Lucia delle candele?

    In effetti...molto meglio i personaggi di Camilleri, Smith e Baricco

    Citazione Originariamente scritto da WilLupo Vedi messaggio
    In generale su tutto il romanzo grava la cappa oppressiva della componente didascalica, dottrinale.
    Più che ispirazione, ci si avverte onnipresente l’ideologia religiosa.
    Lo scopo è palese: dare forza ad un messaggio. In questo caso si tratta di quello cattolico ma se fosse un altro non cambierebbe molto.
    Ed allora? Il fatto che vi sia del didascalismo, del religioso, del dottrinale (tamquam non esset in quest'ultmo caso) non significa scarsa qualità.
    Lei scrive: lo scopo è dare forza ad un messaggio. Ma ci mancherebbe: si tratta di una verità per ogni opera d'arte - e di qualsiasi genere...

    Citazione Originariamente scritto da WilLupo Vedi messaggio
    Di solito le opere ideologiche le apprezza soprattutto chi è allineato con quall'idea (con buona pace della presunta universalità).
    Prima di tutto ideologie ed ideologismi son nati e finiti nel Novecento. Quindi il discorso andrebbe posto fra virgolette ed affrontato in maniera critica e magari ironica !
    In secondo luogo, non sono affatto d'accordo con la proposizione. Essa mi incute anche una certa paura ad essere sincero. Mi sa tanto di un'estetica superata da grossomodo quarant'anni
    Io apprezzo tantissimo opere novecentesche di mano di scrittori di idee totalmente diverse e lontane dalle mie per il semplice fatto che in un'opera d'arte (se è veramente tale) ciò che conta è il sub...stratus. Se il messaggio c'è e si sta parlando di opera artistica, il messaggio stesso sarà universale nella sua umanità.
    Il Novecento è finito, insomma Sveglia ragazzi: siamo nel 2009

    Citazione Originariamente scritto da WilLupo Vedi messaggio
    Il cattolicesimo è molto diffuso e il romanzo molto apprezzato: ovviamente chi è in linea con quel credo si sente coinvolto, avvalorato…(certo che anche a me piacciono alcuni libri che ricalcano come la penso, ma in quanto al loro valore letterario cerco di rimanere obiettiva)
    A quanto so Manzoni non ha un grosso successo all'estero, in paesi non cattolici .
    Ma quesrto non è vero. Manzoni è conosciuto all'estero e soprattutto letto. Letto come letteratura comanda e non in vivisectio liceale :o
    Viene studiato in alcune università americane...

    Poi ripeto: le opere 'didascaliche' sono innumerevoli ed il didascalismo non è deteriore a priori. Se la qualità c'è, non si discute. In un certo senso si potrebbero utilizzare alcune delle argomentazioni contenute nel post per la Commedia o (sostituendo i termini) con l'Orestea...non so se mi spiego.

    Detto questo, posso dire di non essere affatto un estimatore dei Promessi. L'opera non mi interessa che dal punto di vista 'tecnico'.

  • #18
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    vedo che i due partiti si sono già belli e creati... pro e contro il romanzo manzoniano...
    a me piace molto questo libro, l'ho letto altre due volte oltre l'obbligo del liceo... ed ogni volta sono riuscito a focalizzarmi su aspetti diversi che magari non avevo approfondito prima... d'altra parte gli spunti di riflessione sono talmente tanti che molto ho lasciato ancora per strada... andrebbe ridata una ripassata...
    sicuramente il giudizio su quest'opera deve avere più di una sfaccettatura e deve considerare vari aspetti: quello letterario, quello storico, quello "romanzesco", quello religioso... e forse altri ancora... può deludere per certe scelte e forme e approccio alle cose, magari eccelle per altri dettagli...
    ... mi sa che è proprio un'opera da studiare a scuola...

  • #19
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    Citazione Originariamente scritto da WilLupo Vedi messaggio
    in quanto al loro valore letterario cerco di rimanere obiettiva
    A me pare che, in questo caso, tu non lo sia affatto. Che tu non condivida le idee di Manzoni e che i personaggi ti stiano antipaciti va benissimo, ma non sembri vedere altro che idee in quest’opera, mentre c’è dentro una varietà ed una profondità di stile ineguagliate nella nostra Letteratura.

    Citazione Originariamente scritto da WilLupo Vedi messaggio
    I personaggi sono falsi in quanto si avverte pesantemente che si tratta di stereotipi costruiti con intenti didascalici!
    Almeno, io lo avverto pesantemente
    Perdonami, ma hai almeno provato a leggere i commenti critici che ho postato più su?

    Citazione Originariamente scritto da WilLupo Vedi messaggio
    Renzo e Lucia impestano l'intero romanzo e sono personaggi piatti, privi di complessità
    Sono piuttosto piatti, sì, specie Renzo. Non a caso lui è protagonista di parecchie delle parti più “avventurose” del romanzo: è un personaggio risolto più nell’azione che nell’approfondimento psicologico.
    Lucia poi è abbastanza bacchettona e posso capire che stia antipatica (io, per dire, non sposerei mai una donna così). Tuttavia su di lei si trovano passaggi come questi:

    “[Renzo, Lucia e Agnese stanno fuggendo dal paese dopo il tentativo fallito di matrimonio] Lucia si teneva stretta al braccio della madre, e scansava dolcemente e con destrezza l'aiuto che il giovane [Renzo] le offriva nei passi malagevoli di quel viaggio fuor di strada; vergognosa in sè, anche in un tale turbamento, dell'essere già stata tanto sola con lui e tanto famigliarmente, quando s'aspettava d'essere fra pochi momenti sua moglie. Ora, svanito così dolorosamente quel sogno, ella si pentiva di essere trascorsa così oltre, e fra tante cagioni di trepidare, trepidava pur anche per quel pudore che non nasce dalla trista scienza del male, per quel pudore che ignora sè stesso, somigliante alla paura del fanciullo che trema nelle tenebre senza saper di che.

    “[Lucia è stata da poco liberata dall’Innominato] Lucia, tornatele alquanto le forze, e acquietandosele sempre più l'animo, andava intanto assettandosi, per un'abitudine, per un istinto di pulizia e di verecondia: rimetteva e fermava le trecce allentate e arruffate, raccomodava il fazzoletto sul seno, e intorno al collo. In far questo, le sue dita s'intralciarono nella corona che ci aveva messa, la notte avanti; lo sguardo vi corse; si fece nella mente un tumulto istantaneo; la memoria del voto, oppressa fino allora e soffogata da tante sensazioni presenti, vi si suscitò d'improvviso, e vi comparve chiara e distinta. Allora tutte le potenze del suo animo, appena riavute, furon sopraffatte di nuovo, a un tratto: e se quell'animo non fosse stato così preparato da una vita d'innocenza, di rassegnazione e di fiducia, la costernazione che provò in quel momento, sarebbe stata disperazione. Dopo un ribollimento di que' pensieri che non vengono con parole, le prime che si formarono nella sua mente furono: «oh povera me, cos'ho fatto!»
    Ma non appena l'ebbe pensate, ne risentì come uno spavento. Le tornarono in mente tutte le circostanze del voto, l'angoscia intollerabile, il non avere una speranza di soccorso, il fervore della preghiera, la pienezza del sentimento con cui la promessa era stata fatta. E dopo avere ottenuta la grazia, pentirsi della promessa, le parve un'ingratitudine sacrilega, una perfidia verso Dio e la Madonna; le parve che una tale infedeltà le attirerebbe nuove e più terribili sventure, in mezzo alle quali non potrebbe più sperare neppur nella preghiera; e s'affrettò di rinnegare quel pentimento momentaneo. Si levò con divozione la corona dal collo, e tenendola nella mano tremante, confermò, rinnovò il voto, chiedendo nello stesso tempo, con una supplicazione accorata, che le fosse concessa la forza d'adempirlo, che le fossero risparmiati i pensieri e l'occasioni le quali avrebbero potuto, se non ismovere il suo animo, agitarlo troppo. La lontananza di Renzo, senza nessuna probabilità di ritorno, quella lontananza che fin allora le era stata così amara, le parve ora una disposizione della Provvidenza, che avesse fatti andare insieme i due avvenimenti per un fine solo; e si studiava di trovar nell'uno la ragione d'esser contenta dell'altro. E dietro a quel pensiero, s'andava figurando ugualmente che quella Provvidenza medesima, per compir l'opera, saprebbe trovar la maniera di far che Renzo si rassegnasse anche lui non pensasse più... Ma una tale idea, appena trovata, mise sottosopra la mente ch'era andata a cercarla. La povera Lucia, sentendo che il cuore era lì lì per pentirsi, ritornò alla preghiera, alle conferme, al combattimento, dal quale s'alzò, se ci si passa quest'espressione, come il vincitore stanco e ferito, di sopra il nemico abbattuto: non dico ucciso.


    Qui il pudore e l’amore combattono nell’animo della ragazza, e Manzoni segue i suoi sentimenti con una precisone e una delicatezza tali che non si possono non avvertire.
    Non è neanche vero che i due promessi “impestano” tutto il romanzo: Renzo quasi scompare dalla narrazione in tutta la sezione centrale, mentre nelle peripezie di Lucia l’attenzione dell’autore si focalizza soprattutto su Gertrude e l’Innominato.

    Citazione Originariamente scritto da WilLupo Vedi messaggio
    pensiamo solo al poetico e “dotto” addio ai monti messo in bocca ad una popolana del ‘600 … fa quasi ridere.
    Manzoni, è lui che parla
    Esatto, è proprio Manzoni che parla: e lo dice: subito dopo l’Addio monti si legge infatti “di tal genere, se non tali appunto, erano i pensieri di Lucia”: qui egli ha voluto riportare i pensieri di lei più nello “spirito” che nella forma, ha abbandonato per un momento il realismo linguistico, prendendosi una “parentesi” poetica.
    Ma è un’eccezione, Lucia e gli altri “umili” non parlano mai così.
    Questo io l’avevo già scritto in un altro topic, nel quale hai da poco scritto anche tu: pare proprio che i commenti positivi a questo libro tu non voglia vederli…
    E, in verità, è preoccupante che tu porti l’Addio monti come esempio del linguaggio dei due promessi, perché basta aprire il romanzo ad una qualsiasi pagina dove sia presente uno di loro per vedere come le loro parole siano naturali e nient’affatto dotte. C’è da dubitare che tu abbia davvero letto il libro…

    Citazione Originariamente scritto da WilLupo Vedi messaggio
    il ritratto della popolana del 600 dal romanzo non emerge
    Vero, ma fornire questo ritratto non era nelle intenzioni dell’autore: Lucia non è la popolana “tipica” del Seicento, Lucia è un “modello”, è la popolana ideale del Manzoni. La sua peculiarità sta nel fatto che appartiene a quella minoranza di credenti che prendono la religione sul serio, tanto da darle il primo posto nella loro scala di valori. Questo non significa che sia “falsa”, perché contadine siffatte ce n’erano di sicuro in quel secolo, come ce ne sono oggi e ce ne sono sempre state. Solo, non è in lei che Manzoni ha voluto esprimere lo “spirito” di quei tempi.
    Il Seicento, nel romanzo, si vede in altri personaggi (il conte zio, il padre provinciale dei cappuccini, Don Ferrante,… e tante figure minori) e più in generale nell’ambientazione.

    Citazione Originariamente scritto da WilLupo Vedi messaggio
    Mò non mi metto a fare l'analisi degli altri personaggi, non me lo posso permettere perché è passato troppo tempo e non ho il libro sotto mano
    Allora non ti farebbe male rileggerlo, o almeno rileggere le parti dell’Innominato e di Gertrude

    Citazione Originariamente scritto da WilLupo Vedi messaggio
    ognuno ho uno scopo, ha un ruolo preciso nel realizzare l’intento moralistico del romanzo
    Verissimo.

    Citazione Originariamente scritto da WilLupo Vedi messaggio
    ma con ben poca umana e contraddittoria complessità.
    Questa, criticamente parlando, è una bestemmia .
    In Gertrude c’è un’autentica tragedia, quella di una personalità sistematicamente violentata dagli altri (fin dall’infanzia, quando le regalano bambole vestite da suora: un’agghiacciante strumentalizzazione che tocca perfino l’innocenza del gioco) e di una volontà che non riesce mai a vincere le costrizioni, che non riesce mai a farsi azione. E anche qui Manzoni sente profondamente il dramma: la sua resta una condanna, ma vi si insinua la pietà per questa donna che non sa mai volere fino in fondo.
    Esattamente il contrario dell’Innominato, un uomo capace di rischiare nelle sue scelte. Eppure tutt’altro che un impulsivo: in lui la conversione è preceduta da un tormentoso esame di tutto il suo passato, dalla rimessa in discussione di tutti i valori su cui ha fin là basato la sua esistenza, da un incontro-scontro a tu per tu con le basi della Fede. Ma tutto questo avviene per gradi, attraverso mille tentennamenti, in una potente ricognizione dei sentimenti più segreti del cuore umano. Qui l’approfondimento psicologico è semplicemente straordinario. Rileggiti quei capitoli, e il commento di Luigi Russo che ho postato!
    Don Abbondio è un grande egoista, ma anche lui capace di riflessioni dolorosamente vere, di un momento di autentica carità per gli altri, e anche per lui Manzoni riesce a farci sentire un po’ di umanissima pietà, specie nel dialogo col Cardinale.
    Fra Cristoforo è un uomo che mette continuamente in discussione le regole, che non s’accontenta mai dei dogmi cattolici ma che vuole arrivare a “sentire” da sé ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, che per trent’anni ha continuato a chiedersi se non ci sia stato qualcosa di buono anche nell’omicidio che ha commesso (nonostante il comandamento dica chiaramente: Non uccidere).
    Se tutto ciò non è umano, complesso, contraddittorio, dimmi tu…

    Citazione Originariamente scritto da WilLupo Vedi messaggio
    Lo scopo è palese: dare forza ad un messaggio. In questo caso si tratta di quello cattolico
    Sì. Ed è fatto straordinariamente bene, al di là che si condivida o meno quel messaggio.

    Citazione Originariamente scritto da WilLupo Vedi messaggio
    ma il moralismo trapela ovunque, prende pesantemente il sopravvento su qualunque altra cosa. "Ispirazione" non se ne avverte proprio
    Il fatto che legioni di critici quest’ispirazione l’abbiano sentita, e molti di loro più che in ogni altro romanzo mai scritto in italiano, non ti fa sospettare che forse forse non l’hai letto con sufficiente attenzione?

    Citazione Originariamente scritto da WilLupo Vedi messaggio
    Di solito le opere ideologiche le apprezza soprattutto chi è allineato con quall'idea (con buona pace della presunta universalità). Il cattolicesimo è molto diffuso e il romanzo molto apprezzato: ovviamente chi è in linea con quel credo si sente coinvolto, avvalorato…
    I Promessi Sposi sono apprezzati da pressochè tutta la critica letteraria italiana (dico "pressochè" per sicurezza, ma io non ho ancora trovato un critico che dica che Manzoni scriveva male o non era ispirato o che il romanzo non è un’opera di grande poesia), da sinistra a destra, dagli atei ai gesuiti. Più d’uno l’ha criticato per le idee, ma nessuno per lo stile. Fra gli autori degli interventi che ho riportato su, Luigi Russo e Umberto Eco sono atei, Attilio Momigliano ebreo.

    Citazione Originariamente scritto da WilLupo Vedi messaggio
    A quanto so Manzoni non ha un grosso successo all'estero, in paesi non cattolici
    Neache in quelli cattolici. Manzoni, come Leopardi e gran parte degli scrittori italiani dal Settecento in poi, si legge poco all’estero, almeno rispetto a quanto in Italia leggiamo gli stranieri. Salvo per i critici che se ne sono occupati e per qualche scrittore (Goethe, D. H. Lawrence,…): e tutti questi hanno elogiato il romanzo.

    Citazione Originariamente scritto da WilLupo Vedi messaggio
    Continuo a pensare che il merito del Manzoni sia soprattutto linguistico.
    Mi pare tra l’altro che sia stato il primo romanzo in italiano, no?
    No. Si scrivono romanzi in italiano almeno dal Seicento. Ma Manzoni ha grandi meriti anche linguistici, per aver sostituito il tono aulico della nostra letteratura ottocentesca col parlato realistico e colloquiale di tanti personaggi del romanzo, in particolare gli “umili” che qui per la prima volta sono i veri protagonisti (non solo Renzo e Lucia, ma anche Agnese, Perpetua, Don Abbondio e tutti gli altri).

    Citazione Originariamente scritto da WilLupo Vedi messaggio
    Mi piacerebbe vedere cosa ne è dei P.S. se tradotto in inglese o in qualche altra lingua lontana dall’italiano
    Certamente, se ben tradotto, resta una grandissima opera: perché le meravigliose similitudini, gli scavi psicologici, l’armoniosa struttura, la ricostruzione storica, l’ironia,… si conservano in qualsiasi lingua.



    Se posso darti un consiglio, fa così: lascia perdere le idee di Manzoni, considerale come un elemento neutro del paesaggio, magari dicendoti in cuor tuo che in fondo era un pirla , e leggi solo per il gusto di leggere, riprendendo in mano per primi i capitoli che ti invogliano di più. Io, che non sono credente, ho fatto così: ti assicuro che ne vale la pena

  • #20
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    Riporto un estratto più ampio dall’analisi di Luigi Russo sull’Innominato:

    << Iddio viene di dentro come la morte. Non dall’esterno e per l’insegnamento altrui, ma dall’interno e per intuizione insoffocabile nasce Iddio nel cuore degli uomini, come sentimento della morte prima, come sentimento della giustizia poi, e infine come sentimento della sua eterna presenza. Questo primo punto è importante che sia fissato per combattere l’interpretazione di alcuni critici cattolici, che attribuiscono la conversione dell’Innominato agli occhi di Lucia prima, e alle parole catechistiche del cardinale dopo. Per il Manzoni, una conversione viene sempre dal di dentro, gli incontri ed i colloqui con gli altri uomini sono soltanto la parte fenomenica, contingente, di quella conversione. Chiamerò questo concetto manzoniano di Dio il concetto del Dio-passione, da contrapporre al Dio-mito di più superficiali credenti: un Dio che viene precisamente dal di dentro, colui che atterra e suscita, che affanna e che consola, della strofa del Cinque Maggio. È lo stesso concetto di Dio che il cardinale chiarirà nel colloquio con il grande ribaldo:
    Non ve lo sentite in cuore, che v’opprime, che v’agita, che non vi lascia stare, e nello stesso tempo v’attira, vi fa presentire una speranza di quiete, di consolazione, d’una consolazione che sarà piena, immensa, subito che voi lo riconosciate, lo confessiate, lo imploriate?”.
    Intanto osserviamo come il Manzoni ha con molta esattezza scandito questi tre successivi momenti del ritrovamento interiore di Dio; innanzi tutto il sentimento della morte, poi il sentimento del giudizio individuale, ed infine il sentimento della presenza di Dio. [...] Manzoni in questi tre momenti, senza formule filosofiche, nella rappresentazione trasparente della poesia, ci ha saputo descrivere tutto il capovolgimento di una visione filosofica della vita. Il Manzoni è stato profondamente accorto nel mettere per ultimo il sentimento della presenza di Dio, il quale è al di sopra di ogni nostra volontà. Quest’ultimo sentimento invero è quello che rovescia la visione dell’Innominato: Io sono però. L’oggetto che ha una sua esistenza immutabile, al di fuori ed al di sopra del soggetto che lo pensa. Gli altri due momenti precedenti sono vagamente religiosi, ma non sono ancora concretamente religiosi nel senso di una religione positivamente intesa. Tutti possiamo avere un senso religioso della morte, tutti avvertire la paura di un giudizio eterno, il giudizio stesso degli uomini, il giudizio della storia che è anch’essa una forma di eternità, la giustizia stessa delle cose che si viene compiendo mentre noi viviamo ed operiamo; non per questo, noi siamo entrati nel mondo di una religione positivamente intesa, di una religione del trascendente. Per sentirci al centro di questa religione del trascendente, dobbiamo giungere all’aperto e pauroso riconoscimento di qualche cosa che è, che esiste al di fuori di noi, al di fuori della nostra volontà. Ed è quello a cui giunge l’Innominato, il quale fin da questo momento dunque si converte non già ad una vaga e generica religiosità, ma ad una precisa puntuale e positiva religione del trascendente. Sicché se io combatto l’interpretazione magica o taumaturgica della conversione dell’Innominato e sostengo invece che tal conversione è razionale in ogni suo momento e cotesta crisi segue lo stesso processo di ogni altra crisi, per dir così, laica, ciò non pertanto non vorrei che si pensasse che io voglia fare dell’Innominato l’eroe di una religione laica, come pure è stato tentato da qualche interprete. La crisi dell’Innominato sbocca ad un riconoscimento manifesto di Dio: Io sono però; al riconoscimento di un oggetto come dicevo che ha una sua esistenza immutabile, al di fuori e al di sopra del soggetto che lo pensa; quindi è una crisi che, per il Manzoni, si conclude in un pieno ed integrale trascendentismo. Ma volevo piuttosto rilevare come il Manzoni non ci fa giungere ex abrupto a questo capovolgimento di visione; tale conversione, dico, appare preparata, graduata, da quelle due precedenti fasi del pensiero della morte, del timore del giudizio eterno. [...] Quel però tradisce verbalmente che si tratta di un dibattito logico, di un dialogo tra un’anima e Dio, che procede per via di mute argomentazioni. In questa specie di tenzone, di muto contrasto filosofico, l’avversativa a me pare artisticamente legittima. Anzi in forza di quell’avversativa, io sono stato tratto a definire che la conversione dell’Innominato in questa pagina è presentata come una crisi di pensiero. [...] E soltanto perché si tratta di una risoluzione di pensiero, tutti gli altri stati d’animo e riflessioni dell’Innominato hanno qualche cosa di consenquenziale, come i corollari tratti da una premessa: con la coscienza della presenza di Dio, dell’essere di Dio, indipendente dalla nostra volontà, ecco che l’Innominato comincia ad avere il sentimento dell’adempirsi della sua legge, anche se quella legge è da lui disconosciuta. La legge di Dio si dispiega anche senza la nostra ratifica od adesione, questo è un altro implicito ragionamento dell’Innominato:
    Nel primo bollor delle passioni, la legge che aveva, se non altro, sentita annunziare in nome di Lui, non gli era parsa che odiosa; ora, quando gli tornava d’improvviso alla mente, la mente suo malgrado, la concepiva come una cosa che ha il suo adempimento.
    Ma tale riconoscimento in una natura forte ed inselvatichita non può venire senza contrasti. Da ciò i combattimenti della sua volontà contro la lenta invasione di questi pensieri religiosi: una troppo immediata adesione a codesti pensieri religiosi sarebbe stato segno di superficialità, segno di un rugiadoso ottimismo catechistico da parte del Manzoni stesso. [...] È stato detto che l’episodio dell’Innominato è il capolavoro della tetraggine romantica. In verità nulla di tetro nelle pagine dell’episodio, se non ce lo aggiungiamo noi con la nostra fantasia; romantico, se mai, l’Innominato è solo per questo contrasto con se stesso, come romantica è la monaca di Monza, non già per i foschi delitti (da cui in fondo il Manzoni ritrae lo sguardo) a cui è mescolata, ma per la sua capricciosa condotta che non è una capricciosità di viziosa, ma una capricciosità di sentimento, di donna tormentata, capricciosità nascente dal disagio stesso della sua coscienza. Qui si chiude la pagine critica, per dir così, sulla conversione dell’Innominato, che è forse la più profonda e la più intensa dell’episodio, dove ogni paragrafo segna un avanzamento nella parte più occulta della coscienza. Qui il Manzoni è giunto al culmine della sua analisi critica: dopo, il tono muta, all’analisi critica succede la forma rappresentativa diretta, dove continua la chiaroveggenza psicologica ma nella forma diffusa del racconto. >>

  • #21
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    Non sono una manzoniana ad oltranza e forse sono "i manzonismi" più che il Manzoni ad essere scivolati oltre il patetico. Manzoni mantiene una linea morale e religiosa che può piacere o non piacere, ma indubbiamente la lucidità e lo spessore dei contenuti sono di grande interesse. Io laicissima, ai confini con l'ateismo, non ho problemi a confrontarmi con I promessi sposi, proprio perchè riconosco al romanzo una capacità di suscitare quesiti e pensieri di ottimo livello e non di superficie. E' un romanzo capace di guardare al di là della superficie ed il fatto che ancor oggi ne parliamo, dimostra la profondità di innesto che ha lasciato nella letteratura italiana.
    Penso solo al Don Abbondio e a quanto incarni un personaggio tipicamente italiano, ma vorrei dire internazionale, con il suo opportunismo e la ricerca del quieto vivere. Per me è un riferimento indelebile, che mi piaccia o meno. Poi che spesso I promessi sposi siano una palla, questo è vero, ma questo è sintomo di un gusto letterario che si è modificato e per il fatto che sia anche un romanzo morale, che adesso non incontra affatto l'interesse dei lettori. Ma a Manzoni non si può negare una profonda conoscenza del periodo storico e degli argomenti civili e sociali, oltre che religiosi, che aveva assorbito col latte, essendo nipote di Beccaria e figlio di Giulia, una grande figura femminile, femminista ante litteram.

  • #22
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    Citazione Originariamente scritto da elisa Vedi messaggio
    Non sono una manzoniana ad oltranza e forse sono "i manzonismi" più che il Manzoni ad essere scivolati oltre il patetico. Manzoni mantiene una linea morale e religiosa che può piacere o non piacere, ma indubbiamente la lucidità e lo spessore dei contenuti sono di grande interesse. Io laicissima, ai confini con l'ateismo, non ho problemi a confrontarmi con I promessi sposi, proprio perchè riconosco al romanzo una capacità di suscitare quesiti e pensieri di ottimo livello e non di superficie. E' un romanzo capace di guardare al di là della superficie ed il fatto che ancor oggi ne parliamo, dimostra la profondità di innesto che ha lasciato nella letteratura italiana.
    Concordo su tutta la linea

  • #23
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    Citazione Originariamente scritto da elisa Vedi messaggio
    Manzoni mantiene una linea morale e religiosa che può piacere o non piacere, ma indubbiamente la lucidità e lo spessore dei contenuti sono di grande interesse.
    Quoto

    Citazione Originariamente scritto da elisa Vedi messaggio
    Poi che spesso I promessi sposi siano una palla, questo è vero
    Qui no; non è assolutamente un romanzo palloso, anche se qualche parte noiosa c’è. Ma ci sono troppi capitoli memorabili (la notte degli imbrogli, i due viaggi di Renzo a Milano, la Peste, il Lazzaretto, l’invasione dei lanzichenecchi, l’Innominato, Gertrude,…), e anche dove spira più che altro la propaganda cattolica manzoniana è ben difficile trovare una pagina senza una qualche invenzione stilistica, un’espressione azzeccata, un momento di poesia.

  • #24
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    Citazione Originariamente scritto da Masetto Vedi messaggio
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    Qui no; non è assolutamente un romanzo palloso, anche se qualche parte noiosa c’è. Ma ci sono troppi capitoli memorabili (la notte degli imbrogli, i due viaggi di Renzo a Milano, la Peste, il Lazzaretto, l’invasione dei lanzichenecchi, l’Innominato, Gertrude,…), e anche dove spira più che altro la propaganda cattolica manzoniana è ben difficile trovare una pagina senza una qualche invenzione stilistica, un’espressione azzeccata, un momento di poesia.
    se quotavi tutto Masetto cominciavo a preoccuparmi

    io ho detto che spesso è pesante, riduco a talvolta...la meme chose che hai detto tu

  • #25
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    Citazione Originariamente scritto da elisa Vedi messaggio
    se quotavi tutto Masetto cominciavo a preoccuparmi


    Citazione Originariamente scritto da elisa Vedi messaggio
    io ho detto che spesso è pesante, riduco a talvolta...la meme chose che hai detto tu
    Allora siamo d'accordo

  • #26
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    Citazione Originariamente scritto da darida Vedi messaggio
    Mmmmh, continua a bastarmi quel che lo letto sotto costrizione, magari, tempo permettendo piu' in la' ci riprovero'
    Il bello è che all'epoca io non mi sentivo costretta.
    Certo avrei preferito un altro libro di testo, potendo scegliere, ma era molto più facile a quell'età dedicare energie anche a testi non graditi, ce n'erano molte di più, di energie
    Era divertente mantenere acceso il cervello e... scorticare il romanzo
    E pensare che a quei tempi ero pure religiosa...

  • #27
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    C'è voluto un pò

    Citazione Originariamente scritto da Masetto Vedi messaggio
    A me pare che, in questo caso, tu non lo sia affatto. Che tu non condivida le idee di Manzoni e che i personaggi ti stiano antipaciti va benissimo, ma non sembri vedere altro che idee in quest’opera, mentre c’è dentro una varietà ed una profondità di stile ineguagliate nella nostra Letteratura.
    Citazione Originariamente scritto da Masetto Vedi messaggio

    Perdonami, ma hai almeno provato a leggere i commenti critici che ho postato più su?

    Sono piuttosto piatti, sì, specie Renzo. Non a caso lui è protagonista di parecchie delle parti più “avventurose” del romanzo: è un personaggio risolto più nell’azione che nell’approfondimento psicologico.
    Lucia poi è abbastanza bacchettona e posso capire che stia antipatica (io, per dire, non sposerei mai una donna così).
    Non è solo che mi sono antipatici, non mi sembra corretto da parte tua ridurre a questo la mia critica
    E' piena la letteratura di personaggi odiosi e (magari proprio per quello) terribilmente coinvolgenti!!!

    Tu riporti dei brani, io li rileggo obtorto collo e li trovo falsi, artificiosi. Mi sembrano quelle scene di certe fiction televisive all’italiana dove si capisce lontano un miglio che gli attori recitano.
    Tu li riporti con uno scopo, e ottieni quello opposto...
    Alla fine questa discussione può concludersi solo con un “de gustibus”!

    Si, le ho lette le critiche che hai riportato … preferisco comunque parlare direttamente con Masetto piuttosto che attraverso citazioni di critici famosi.
    Un po’ perché posso rispondere solo con parole mie, un po’ perché una opinione, anche se espressa da Russo o Momigliano, resta sempre un’opinione: nella fattispecie mi interessano le opinioni di Masetto


    Citazione Originariamente scritto da Masetto Vedi messaggio
    Esatto, è proprio Manzoni che parla: e lo dice: subito dopo l’Addio monti si legge infatti “di tal genere, se non tali appunto, erano i pensieri di Lucia”: qui egli ha voluto riportare i pensieri di lei più nello “spirito” che nella forma, ha abbandonato per un momento il realismo linguistico, prendendosi una “parentesi” poetica.
    Ma è un’eccezione, Lucia e gli altri “umili” non parlano mai così.
    Questo io l’avevo già scritto in un altro topic, nel quale hai da poco scritto anche tu: pare proprio che i commenti positivi a questo libro tu non voglia vederli…
    E, in verità, è preoccupante che tu porti l’Addio monti come esempio del linguaggio dei due promessi, perché basta aprire il romanzo ad una qualsiasi pagina dove sia presente uno di loro per vedere come le loro parole siano naturali e nient’affatto dotte. C’è da dubitare che tu abbia davvero letto il libro…
    Come no, l’avevo visto il tuo commento positivo, mi pareva che si capisse dalla risposta… Manzoni è poco interessato a rendere viva e reale Lucia. Qui e altrove, io trovo.

    Che dire, riportami qualche dialogo dove Lucia mi convinca, come contadina del 600.
    E’ probabile che, data la evidente a sto punto differenza di sensibilità tra noi due, tu avverti vero quello che io trovo artificioso.
    (io il libro ce l’ho a casa paterna altrimenti di sicuro lo aprirei a caso e ti trascriverei qualche dialogo che mi suona “falso”)



    Citazione Originariamente scritto da Masetto Vedi messaggio
    Il fatto che legioni di critici quest’ispirazione l’abbiano sentita, e molti di loro più che in ogni altro romanzo mai scritto in italiano, non ti fa sospettare che forse forse non l’hai letto con sufficiente attenzione?

    I Promessi Sposi sono apprezzati da pressochè tutta la critica letteraria italiana (dico "pressochè" per sicurezza, ma io non ho ancora trovato un critico che dica che Manzoni scriveva male o non era ispirato o che il romanzo non è un’opera di grande poesia), da sinistra a destra, dagli atei ai gesuiti. Più d’uno l’ha criticato per le idee, ma nessuno per lo stile. Fra gli autori degli interventi che ho riportato su, Luigi Russo e Umberto Eco sono atei, Attilio Momigliano ebreo.
    Poca attenzione? Non credo proprio. Se non riesco ad avere attenzione quando leggo un libro, lo fiondo

    Hai chiaramente il coltello dalla parte del manico a citare la critica… non posso effettuare controcitazioni perché la mia frequentazione di questo genere risale veramente ai tempi del liceo.
    Allora leggevo vivisezionando i libri, andandomi a vedere le critiche, chiedendomi se ero d’accordo o no…
    Ora non ho più voglia: leggo per il mio piacere e non per interesse intellettuale.

    Tutto quello che posso dire è che all’epoca mi ero documentata e le avevo trovate, le controcritiche.
    Devo averlo già detto, mi ricordo di aver consegnato proprio sul Manzoni e i P.S. un tema che andava alquanto controcorrente rispetto alle idee dei docenti: ma avevo le “pezze d’appoggio” e anche le mie opinioni erano ben motivate, presi un votone

    Attualmente posso rispondere solo con le mie opinioni. Non saranno blasonate ma sono le mie.



    Citazione Originariamente scritto da Masetto Vedi messaggio
    Neache in quelli cattolici. Manzoni, come Leopardi e gran parte degli scrittori italiani dal Settecento in poi, si legge poco all’estero, almeno rispetto a quanto in Italia leggiamo gli stranieri. Salvo per i critici che se ne sono occupati e per qualche scrittore (Goethe, D. H. Lawrence,…): e tutti questi hanno elogiato il romanzo.


    Mi sembra piuttosto indicativo, che Manzoni non si legga all’estero.

    PS: il brano del Russo che hai postato subito dopo.
    Lo leggo (faticosamente, 2 volte, per sicurezza) e mi pare più un’analisi dei meccanismi della conversione che l’analisi di un personaggio vero e vivo
    Sarà un caso?!?
    Mi restituisce in pieno la sensazione (sempre avvertita) che anche l’Innominato sia solo uno stereotipo che vive in funzione del messaggio che deve trasmettere. E dire che il Russo ha di sicuro tutt’altre intenzioni

    Chiudiamola qua: “de gustibus”
    C’è un mondo di roba da leggere e da rileggere, i P.S. restano l’ultimo dei miei pensieri ...

  • #28

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    http://www.youtube.com/watch?v=hpkKW...eature=related

    e dopo tanto parlare..non posso non ricordare!!!! quante risate con le mie amiche..mi sembra un'altra vita..quanti ricordi!! via via malinconia..

    Io del Manzoni non ricordo proprio nulla, come tante cose di quegli anni (del liceo, non dell'800 ), però, come Nicole, anch'io sono curiosissima dopo tanti 'si vivi scontri d'opinione..appena finisco di secchiare vedo se il Manzoni avrà ancora qualcosa da dirmi!

    per deformazione professionale mi sento di appoggiare e sostenere il diritto assoluto di WilLupo a pensare e scrivere che i PS sono pallosi. Spiace Masetto, ma anche i migliori talvolta non sono apprezzati! dopotutto la letteratura deve principalmente emozionare, coinvolgere, indurre alla riflessione, arricchire l'animo. Se questo non succede, non c'è critico che tenga: il fallimento non può che addebitarsi all'opera. Nessuno può essere accusato di essere troppo distratto o poco recettivo per apprezzare un capolavoro. Il mestiere dello scrittore è di risultato, non di mezzo. IMHO, naturalmente. Manzoni ha raggiunto tanti risultati, evidentemente non tutti.
    Peace!

  • #29
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  • #30

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    Citazione Originariamente scritto da WilLupo Vedi messaggio
    hihi..peraltro sembrerebbe che anche il Trio abbia percepito il romanzo come forzato e costruito...mi fan morire, basta fare la scema, devo studiare!

    http://www.youtube.com/watch?v=w4oGp...eature=related

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