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La montagna incantata

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Discussione: Mann, Thomas - La montagna incantata

  1. #1
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    Predefinito Mann, Thomas - La montagna incantata

    Hans Castorp, giovane ingegnere della buona borghesia di Amburgo, si reca per tre settimane a trovare il cugino Joachim, militare di carriera, al sanatorio Berghof a Davos, sulle Alpi svizzere, lì ricoverato per tubercolosi.
    Al termine delle tre settimane lo stesso Castorp si troverà a dover prolungare il suo periodo perchè anche lui ammalato. Vi resterà per sette anni finche allo scoppio della I Guerra Mondiale partirà per il fronte.
    "La Montagna Incantata" rientra nella categoria dei Bildungsroman, ossia i romanzi di formazione. Castorp infatti non è un carattere già delineato al suo comparire nelle storia, ma si evolve nel corso del romanzo.
    Appena arrivato infatti Castorp inizia ad imparare: impara dal cugino a muoversi nell'ambiente di montagna, impara dall'amore di Claudia, impara dalla forte personalità di Peeperkorn, ma soprattutto impara dalle discussioni dei due pedagoghi che segnano la sua vita e che sembrano quasi lottare per la sua anima: Settembrini e Naphta.
    L'italiano Settembrini è un umanista, liberale, assertore del progresso umano; Naphta, gesuita di origine ebraica e comunista, è tutto il contrario, nega l'umanesimo, la scienza, il progresso , è sostenitore dello spirito sul corpo, sostenitore della tortura e della pena di morte.
    L'ambiente del sanatorio però non è solo positivo per la formazione di Hans, am anche altamente pericoloso, come Settembrini gli fà notare.
    Infatti è un ambiente che esercita una sorta di canto delle sirene, dà una visione distorta della vita allontanando tutti dalla vita reale e attiva. Tutto è lusso specie il concetto di tempo, che per i residenti si dilunga cosi tanto che si annulla. Esempio l'abbiamo già all'arrivo di Castorp quando gli viene fatto notare che l'unità di tempo più piccola "lassù" sia il mese, con il tempo i residenti quasi si annullano non leggono più giornali considerano il mondo in pianura come un altro mondo e Settembrini interviene proprio su Castorp per non fargli fare la stessa fine.
    Mann con questo romanzo scrive il grande poema della morte, come l'ambientazione stessa fà capire, ma se è vero che la morte domina la vita, se per la salute dello spirito bisogna passare attraverso la malattia, se per salire in Paradiso bisogna prima scendere all'Inferno e scalare il Purgatorio allora il tutto diventa anche un inno alla vita. Inno che emerge dallo splendido capitolo Neve in cui Castorp, bloccato da una tormenta, sogna un mondo sereno, idilliaco, in pace, e da qui capisce che la morte fà si parte della vita,ma non bisogna esserne schiavi perchè altrimenti si scivola nella misantropia e nella negazione dell'amore.
    E' un romanzo che ho trovato splendido proprio per lla profondità e l'enormità dei temi trattati; Mann infatti parla anche di scienza, medicina, fisiologia, astronomia. I personaggi che descrive sono indimenticabili, anche i meno importanti, splendide poi le discussioni filosofiche e storiche tra Settembrini e Naphta. Il romanzo vale poi per altri due motivi: il primo per la descrizione di una società che si avvia verso la fine , la Belle èpoque, prima dell'avvento della Grande Guerra e secondo proprio per conoscere l'immensa cultura di uno dei massimi scrittori del 900

  2. #2
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    Questo libro gironzola nella mia testa da anni e anni. Ogni tanto quando vado in libreria lo prendo e lo sfoglio, leggo le prime righe, penso "lo prendo, non lo prendo", e alla fine non lo prendo mai. Non è mai il momento giusto per leggerlo. Ma sono sicura che prima o poi il momento giusto per me per leggere questo libro arriverà...
    ...almeno spero...

  3. #3
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    A me l'hanno regalato anni fa, ma chissà perchè non mi ha mai ispirato E' lì nella libreria che fa bella mostra di sè ma non mi attira.... Certo che la tua recensione è invogliante... ci faròl un pensierino

  4. #4
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    Potrei limitarmi a scrivere di quanto sono legato a questo libro, alle sue premesse ed alle sue implicazioni, se solo ciò non fosse di poco interesse.
    Der Zauberberg è un monumento novecentesco. Esso gioca, da pedina, un ruolo non meno importante di alfieri quali l'uomo senza qualità, la Ricerca o l'Ulysses. La montagna è incantata in quanto luogo di primordiali solitudini. Solitudini composte di uomini legati a doppio filo con la morte - così, per tale motivo, tanto più umani ed 'archetipici' - e di Tempo. La montagna è un luogo di iniziazione, di crescita, di comprensione (quì la Bildung). Da uomo del Novecento, Hans - nell'anonimato anodino del suo nome 'bosghese' - ha da fronteggiare le forche caudine della storia e delle storie della letteratura, musica, arti, filologia, tecnica, filosofia, medicina, radiologia, spiritologia, misticismo, pedagodia, della epistemologia e del senso del conoscere. Giustamente si è fatto riferimento al capitolo "Neve". Momento 'iniziatico' dell'opera a mio modo di vedere. Qui il biancore pallido dei fiocchi copre ogni cosa; il protagonista è solo per le altitudini, disarmato; nel gelo, il gelo lo addormenta; viaggiando ai confini della morte egli sperimenta visioni allegoricamente oniriche di un poema umano, ovvero della tensione tutta manniana tra vita attiva ed artistica - e tra i pericoli che quest'ultima, così vicina (per definizione) alla morte, può comportare - risorgendo infine dal bianco. Il poema è l'uomo stesso, ed è la morte: ovvero il suo specchio. La vita umana è punto di fuga tra uomo e morte.
    Grande anche il capitolo musicale. Capitolo di riflessione sulla relazione tempo-musica nel Linderbau schubertiano ed altro.
    Ultima modifica di Mizar; 09-20-2009 alle 06:40 PM.

  5. #5
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    Per capire ancora meglio l'impronta di questo libro vorrei lasciare un estratto della
    lezione che lo stesso Mann tenne davanti agli studenti di Princetonnel maggio 1939.
    " Che devo dire ora del libro stesso e del modo in cui lo si dovrebbe leggere ? Comincio con una richiesta molto arrogante: che lo si deve leggere due volte. Questa richiesta va beninteso ritirata subito, qualora la prima volta il lettore si sia annoiato. L'arte non deve essere un compito di scuola, una fatica, un occupazione, ma vuole e deve procurare gioia, divertire, animare, e chi non sente quest'effetto dell'opera d'arte, gli conviene lasciarla lì e volgersi ad altro.
    A chi invece è arrivato in fondo alla Montagna incantata, do il consiglio di leggerla una seconda volta, poichè la sua particolare fattura, il suo tipo di composizione fa sì che la seconda volta il piacere del lettore sarà maggiore e più profondo..., come d'altronde anche la musica bisogna conoscerla già per goderla appieno. Non a caso ho detto composizione, parola che di solito è riservata alla musica. Ora, la musica ha sempre agito sul mio lavoro, contribuendo largamente a formare lo stile. Per lo più gli scrittori sono " a rigore" qualcos'altro, sono pittori spostati o incisori o scultori o architetti o che so io. In quanto a me, devo annoverarmi tra gli scrittori-musicisti. Per me il romanzo è sempre stato una sinfonia, un lavoro di contrappunto, un tessuto di temi dove le idee fanno la parte dei motivi musicali. Si è accennato talora all'influsso che l'arte di Wagner ha esercitato sulle mie opere. Non nego certo quest'influsso, anzi ho particolarmente seguito Wagner nell'uso del leitmotiv che trasferii nel racconto, non già, come fecero ancora Tolstoj e Zola e anch'io nel mio romanzo giovanile I Buddenbrook, soltanto a modo di contrassegno naturalistico, in maniera, dirò così, meccanica, bensì seguendo il modo simbolico della musica. Un primo tentativo di questo genere lo feci nel Tonio Kroger. La tecnica ivi adottata è applicata, entro una cornice più ampia, all Montagna incantata in un modo complicatissimo e onnipresente. E a ciò appunto si riferisce la mia presuntuosa richiesta che si legga due volte. Si può afferrare esattamente e gustare il suo ideale e musicale complesso di rapporti solo quando se ne conoscono i temi e si è in grado di interpretare l'allusione simbolica delle formule non solo come riferimento al passato, ma anche come anticipazione del futuro....."
    La conferenza poi logicamente continua spostandosi su altri punti del romanzo. Come detto questa spiegazione può aiutare ulteriormente a che si vuole avvicinare a questo romanzo

  6. #6
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    Citazione Originariamente scritto da fabiog Vedi messaggio
    Per capire ancora meglio l'impronta di questo libro vorrei lasciare un estratto della
    lezione che lo stesso Mann tenne davanti agli studenti di Princetonnel maggio 1939.
    " Che devo dire ora del libro stesso e del modo in cui lo si dovrebbe leggere ? Comincio con una richiesta molto arrogante: che lo si deve leggere due volte. Questa richiesta va beninteso ritirata subito, qualora la prima volta il lettore si sia annoiato. L'arte non deve essere un compito di scuola, una fatica, un occupazione, ma vuole e deve procurare gioia, divertire, animare, e chi non sente quest'effetto dell'opera d'arte, gli conviene lasciarla lì e volgersi ad altro.
    A chi invece è arrivato in fondo alla Montagna incantata, do il consiglio di leggerla una seconda volta, poichè la sua particolare fattura, il suo tipo di composizione fa sì che la seconda volta il piacere del lettore sarà maggiore e più profondo..., come d'altronde anche la musica bisogna conoscerla già per goderla appieno. Non a caso ho detto composizione, parola che di solito è riservata alla musica. Ora, la musica ha sempre agito sul mio lavoro, contribuendo largamente a formare lo stile. Per lo più gli scrittori sono " a rigore" qualcos'altro, sono pittori spostati o incisori o scultori o architetti o che so io. In quanto a me, devo annoverarmi tra gli scrittori-musicisti. Per me il romanzo è sempre stato una sinfonia, un lavoro di contrappunto, un tessuto di temi dove le idee fanno la parte dei motivi musicali. Si è accennato talora all'influsso che l'arte di Wagner ha esercitato sulle mie opere. Non nego certo quest'influsso, anzi ho particolarmente seguito Wagner nell'uso del leitmotiv che trasferii nel racconto, non già, come fecero ancora Tolstoj e Zola e anch'io nel mio romanzo giovanile I Buddenbrook, soltanto a modo di contrassegno naturalistico, in maniera, dirò così, meccanica, bensì seguendo il modo simbolico della musica. Un primo tentativo di questo genere lo feci nel Tonio Kroger. La tecnica ivi adottata è applicata, entro una cornice più ampia, all Montagna incantata in un modo complicatissimo e onnipresente. E a ciò appunto si riferisce la mia presuntuosa richiesta che si legga due volte. Si può afferrare esattamente e gustare il suo ideale e musicale complesso di rapporti solo quando se ne conoscono i temi e si è in grado di interpretare l'allusione simbolica delle formule non solo come riferimento al passato, ma anche come anticipazione del futuro....."
    La conferenza poi logicamente continua spostandosi su altri punti del romanzo. Come detto questa spiegazione può aiutare ulteriormente a che si vuole avvicinare a questo romanzo
    Penso che questa lezione di Mann rappresenti per me lo stimolo giusto per rileggere questo capolavoro: non nascondo un certo senso di frustrazione nel ricordare pressoché nulla di quest'opera nonostante che all'epoca (veramente troppo remota ) mi avesse colpito molto.

  7. #7
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    Provai a leggerlo una decina d'anni fa, ma mi arresi verso la centesima pagina....... ho amato molto i Buddenbrok e Morte a Venezia, ma questo libro non sono proprio riuscita a digerirlo...chissà, forse un giorno riproverò!

  8. #8
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    Citazione Originariamente scritto da Dory Vedi messaggio
    Questo libro gironzola nella mia testa da anni e anni. Ogni tanto quando vado in libreria lo prendo e lo sfoglio, leggo le prime righe, penso "lo prendo, non lo prendo", e alla fine non lo prendo mai. Non è mai il momento giusto per leggerlo. Ma sono sicura che prima o poi il momento giusto per me per leggere questo libro arriverà...
    ...almeno spero...
    Io ho atteso anni prima di dispormi a leggerlo, intimidito dall'imponenza del titolo alla fine ho ceduto al desiderio di conoscere il testo.
    Da allora non mi ha più abbandonato. le sue vicende e i suoi personaggi li rivedo in mille risvolti della vita quotidiana.

  9. #9
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    nn so... forse perchè amo le sfide, ma dopo aver letto qst belle recensioni mi sono decisa a metterlo nella mia prossimissima wishlist!!!

  10. #10
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    Citazione Originariamente scritto da fabiog Vedi messaggio
    L'ambiente del sanatorio ... dà una visione distorta della vita allontanando tutti dalla vita reale e attiva. Tutto è lusso specie il concetto di tempo, che per i residenti si dilunga cosi tanto che si annulla. Esempio l'abbiamo già all'arrivo di Castorp quando gli viene fatto notare che l'unità di tempo più piccola "lassù" sia il mese, con il tempo i residenti quasi si annullano non leggono più giornali considerano il mondo in pianura come un altro mondo

    Libro sicuramente tra i fondamentali della letteratura, di straordinaria profondità e signficato.
    Al di là dei simbolismi è per me particolarmente affascinante la costruzione e descrizione di un mondo (estremamente reale) che, di fronte alla consapevolezza della morte o almeno della concreta possibilità della morte sulla base dei tempi della malattia (noi tutti abbiamo la morte accanto, per così dire, ma solo in condizioni eccezionali - la malattia ad esempio - la "vediamo") si richiude in se stesso, in un'oblio del mondo reale, costruendo un mondo a parte, dove il tempo è in funzione della possibilità di continuare a vivere o morire. Un abbandono dolce a ritmi rassicuranti, a riti fine a se stessi, un mondo dove lasciar sognare la mente, lontano dai bisogni dai problemi, da tutto ciò che è stato lasciato "giù"

  11. #11
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    Capolavoro immancabile, forse il punto più alto di Mann insieme al superbo Dottor Faustus.
    Una vera e propria opera mondo, che riesce a rendere benissimo e unire tanto lo spirito dei tempi dell'epoca in cui fu scritto (e di molta modernità) quanto la complessa dimensione interiore e il travaglio che lo stesso Mann stava vivendo. Racchiude anche molte intuizioni della filosofia del tempo e numerosi spunti interessanti, fra i quali anche qualche divertente stilettata ad Heidegger
    Il genio sta nel fondere perfettamente i due mondi, interiore ed esteriore: la linea di confine fra interiore ed esteriore sfuma, è incerta se mai veramente c'è stata...

  12. #12
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    Libro molto"corposo", non solo per il numero di pagine ma anche, e soprattutto, perchè pieno zeppo di spiegazioni scientifiche e di discorsi eruditi che se da un lato rallentano la lettura, dall'altro la rendono piena di valore.
    Ho avuto l'impressione che Mann volesse scrivere una specie di opera enciclopedica, sia dal punto di vista storico:Hans infatti incontra e si scontra con le idee illuministe, carbonare, gesuite- che dal punto di vista umano: c'è di tutto nel romanzo - l'amore, l'amicizia, il tempo (ossessiva l'idea del tempo in Mann!), la morte, la voglia di vivere ma anche quella di morire... Forse c'è addirittura troppo e alla fine ti senti come dopo una grande abbuffata......
    Su alcuni brani è stato necessario tornarci su ma sono contenta di non essermi arresa perchè ne vale la pena..

  13. #13
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    Predefinito La montagna incantata

    l'ho letto due volte, non per il consiglio dell'autore, ma perchè l'avevo letto in giovane età e mi aveva molto impressionato. Ho voluto vedere se provavo le stesse emozioni. Ovviamente ciò non può essere. Si tratta senza dubbio di una grande opera, direi enciclopedica dal punto di vista letterario. Ci sono dissertazioni sulla musica, sulla scienza, sulla politica, sulla filosofia, sulla vita e sulla morte, ecc... C'è "tutto" ciò che può interessare un lettore attento. A mio avviso anche momenti letterari molto elevati (le prime impressioni del protagonista su questo mondo "fuori dal mondo", le descrizioni inarrivabili del paesaggio, la tempesta di neve in cui si trova suo malgrado il protagonista, alcune figure veramente indimenticabili....ecc..., ma....., forse tale enorme ricchezza di temi può essere un piccolo limite......In definitiva, leggendolo per la seconda volta, mi ha impressionato di più "Morte a Venezia". Si tratta comunque, anche per tutte le altre opere che ha scritto, di un "grandissimo" autore.

  14. #14
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    Ho letto qui questo capolavoro affrontando la scalata insieme alle mie compagne di viaggio:
    http://www.forumlibri.com/forum/grup...omas-mann.html
    Così l'impresa (che forse all'inizio ci spaventava) ci è risultata facile e la sua lettura ci ha soddisfatte fino in fondo .

    Opera maestosa,coinvolgente,appagante,densa di argomenti su cui discutere.
    Come avete già detto,in questo romanzo c'è di tutto e di più.Soprattutto i concetti di tempo e morte/vita sono molto interessanti.
    La vita in sanatorio ti entra dentro,non sarai più la stessa persona dopo aver condiviso le vicende dei cugini,dei pedagogisti/filosofi e della schiera di pazienti del Berghof;ogni personaggio ti lascia qualcosa,è ancora attuale e ci si può identificare facilmente.

  15. #15
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    Citazione Originariamente scritto da Dory Vedi messaggio
    Questo libro gironzola nella mia testa da anni e anni. Ogni tanto quando vado in libreria lo prendo e lo sfoglio, leggo le prime righe, penso "lo prendo, non lo prendo", e alla fine non lo prendo mai. Non è mai il momento giusto per leggerlo. Ma sono sicura che prima o poi il momento giusto per me per leggere questo libro arriverà...
    ...almeno spero...

    Ti straquoto
    Ci sono libri che arrivano nella tua vita come una chiamata mistica ...
    Alcuni li ho letti troppo in anticipo sulla formazione della mia personalità, non apprezzandoli, per poi riscoprirli anni avanti, amandoli.
    Altri li incontro ancora nelle librerie; ammiccano dagli scaffali mentre io gli giro attorno annusandoli coi sensi come gli squali annusano le prede, in attesa del momento giusto per afferrarli e divorarli. La montagna incantata è una di queste opere, e dopo essermi loggata nel forum a distanza di quasi un mese, trovandolo come primo titolo nella cronologia della biblioteca, mi sono convinta che è arrivato finalmente il momento di leggerlo!

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