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copertina libro

Il peso della farfalla

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Discussione: De Luca, Erri - Il peso della farfalla

  1. #1
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    Predefinito De Luca, Erri - Il peso della farfalla

    Il peso della farfalla non è il miglior libro di erri de luca. Nonostante la lettura sia piacevole, la favoletta carina, e la morale ricca di significato, di certo non ci lascia a bocca aperta. Rispetto ad altri suoi libri manca di quel contenuto di napoletanità, e di conseguenza di quel momento condivisibile. E poi sa di già sentito, a me ricorda per alcuni versi il cacciatore, il mitico film con robert de niro, e in parte il vecchio e il mare di Hemingway, non so se anche a voi ha dato la stessa impressione.
    Il secondo racconto poi non si commenta proprio.

    Però andava letto, era sul comodino da troppi mesi!!!

  2. #2
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    " La sua vita a spasso di stagioni era andata col mondo. Se l'era guadagnata molte volte,ma non era roba sua. Era da restituire,sgualcita dopo averla usata, da buttare.
    Gli serviva credere che c'era un capomastro e che il mondo era il sui manufatto?Non serviva per parlargli, per crederlo in ascolto, però era un pensiero che teneva compagnia.Un padrone di tutto se c'era, non avrebbe permesso il guasto della sua roba, non l'avrebbe lasciata alla malora in mano alla specie degli uomini.Un padrone se c'era s'era ubriacato e aveva perso la via di casa
    Meglio se non c’era l’uomo prosperava in sua assenza. Aveva imparato il bene e il male servendosi da solo.Era impossibile un padrone di tutto, però quell’impossibile teneva compagnia. Gli piaceva dire di fronte al cielo che calava in terra per la sera, un grazie al capomastro”

    “L’uomo aveva assistito a duelli di camosci di altri branchi. Ammirava la loro lealtà, mai due contro uno(…)Gli uomini hanno inventato i minuziosi codici ma appena c’è occasione si azzannano senza legge”

    Un camoscio che ha perduto sua madre e che vorrebbe vendicarla,ma non può farlo perché si ritrova ad essere re del suo branco e deve evitare spargimenti inutili di sangue. Un uomo. Un bracconiere, apparentemente crudele, ma con una sua etica nel dare la morte. Lui uccide con un colpo soltanto.
    E poi lei la farfalla, con il suo peso quasi inesistente nella realtà E a dire il vero resterà inesistente per tutto il racconto, fino a quando non lascerà la sua impronta sul camoscio preannunciandogli la sua ora.

    La storia del camoscio ormai vecchio stanco che decide,sacrificandosi, di lasciare il suo posto ad un suo successore giovane e quindi più forte è l’immagine di giustezza della vita.
    Il farsi da parte in favore del prossimo, quando ormai non si può più garantire la sicurezza del “branco”.


    Per gli appassionati della montagna suggerirei di soffermarsi sul racconto finale “Visita a un albero”, la descrizione della straordinarietà degli alberi di montagna. Qui il cirmolo.

    Che dire. Ben scritto, alcuni passaggi mi piacciono molto, ma sembra qualcosa di già letto. Comunque grazie, a chi l’ha fatto, per averlo proposto.

    Il mio giudizio è 3/5.

  3. #3
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    L'ho letto tutto d'un fiato. E' il mio primo Erri De Luca. L'ho trovato molto bello, molto poetico. Sì, è una favola come dice El_, ma insegna molto sul rispetto per la natura, sulla presenza del sacro, rivela una conoscenza approfondita della montagna, degli elementi naturali, degli animali, delle leggi della natura meno crudeli del comportamento dell'uomo. E' un inno alla bellezza insuperabile della solitudine e del silenzio, e ci dimostra questa verità secondo la quale noi non possediamo niente se no il nostro presente.
    Che belle le metafore musicali:
    gli zoccoli del camoscio sono le quattro dita del violinista...
    l'unghia divisa in due è nacchera di flamenco...

    Tante frasi poeticamente delicate:
    appena un segno di matita sopra i precipizi...
    lui ci vedeva i frantumi staccati dai fulmini e i fiocchi di neve sopra il pelo nero di sua madre...
    le chiacchiere del legno che si disfa nelle fiamme...
    la tempesta invergina la terra...
    l'odore profumato con cui le donne marcano l'aria....

    L'animale una bestia? No!
    Bestia assassina l'uomo che abbatteva i figli del re dei camosci da lontano, bestia che brulicava a valle e faceva rumore di tuono quando era sereno.
    Bello il parallelismo fra i due re, l'uomo e il camoscio, nella loro ultima stagione, ma uno quel mattino si svegliò con il cuore che gli batteva più lento, mentre l'altro quel giorno si alzò con un pesante affanno.
    Alla fine ha vinto l'animale:
    La bestia lo aveva risparmiato, lui no. Niente aveva capito di quel presente che era già perduto.
    La fine mi commuove. Dobbiamo riflettere sulla nostra inciviltà in seno alla natura.

  4. #4
    ~ Patrizia ~
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    Una favola breve ma intensa e commovente, da leggere col respiro sospeso, in apnea.

    Una scrittura originale, docile all'interpretazione, poetica se vuoi, tagliente se preferisci.

    Un'allegoria di due solitudini altere che si avversano per tutta la vita e si legano per sempre nella morte.

  5. #5
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    sono tutti cosi' i libri di sto qua'?

  6. #6
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    Citazione Originariamente scritto da sergio Rufo Vedi messaggio
    sono tutti cosi' i libri di sto qua'?
    è una domanda retorica?


    metto il mio commento dal gruppo di lettura

    "Questa favola di Erri De Luca ha una dolcezza e un impatto emotivo fuori dal comune, il parallelo tra il vecchio camoscio e il vecchio bracconiere, ognuno dei due solitario e con delle regole proprie mi ha commosso. Non ho trovato somiglianze con altre storie, anche perchè questa non era una sfida secondo me, ma un accompagnarsi fuori dalla vita, dopo che per tanto tempo questi due personaggi si erano sentiti uniti e simili nel bene e nel male. Decreto un 4/5 perchè troppo breve per potersi esprimere al meglio. Ho trovato notevole anche il secondo brevissimo racconto."

  7. #7
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    Citazione Originariamente scritto da ~ Patrizia ~ Vedi messaggio
    Una favola breve ma intensa e commovente, da leggere col respiro sospeso, in apnea.

    Una scrittura originale, docile all'interpretazione, poetica se vuoi, tagliente se preferisci.

    Un'allegoria di due solitudini altere che si avversano per tutta la vita e si legano per sempre nella morte.
    Citazione Originariamente scritto da elisa Vedi messaggio
    è una domanda retorica?


    metto il mio commento dal gruppo di lettura

    "Questa favola di Erri De Luca ha una dolcezza e un impatto emotivo fuori dal comune, il parallelo tra il vecchio camoscio e il vecchio bracconiere, ognuno dei due solitario e con delle regole proprie mi ha commosso. Non ho trovato somiglianze con altre storie, anche perchè questa non era una sfida secondo me, ma un accompagnarsi fuori dalla vita, dopo che per tanto tempo questi due personaggi si erano sentiti uniti e simili nel bene e nel male. Decreto un 4/5 perchè troppo breve per potersi esprimere al meglio. Ho trovato notevole anche il secondo brevissimo racconto."
    Carissime,
    ho letto il libro da poco, avete espresso in pieno tutte le emozioni ed i pensieri che mi aleggiavano nella mente da quando ho finito l'ultima pagina. Non potrei esprimerli meglio, quindi quoto i vostri commenti!
    Di Erri De Luca ho letto per ora solo un altro lavoro: Il giorno prima della felicità, e anche questo mi è piaciuto molto per i temi, i sentimenti e l'ambientazione.
    Come spesso accade, probabilmente è questione di gusti... può succedere che non tutti gradiscano gli stesi stili di scrittura...
    Buona serata!

  8. #8
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    Citazione Originariamente scritto da sergio Rufo Vedi messaggio
    sono tutti cosi' i libri di sto qua'?
    No, non tutti, alcuni un po' di più... altri di meno!

  9. #9
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    Alcuni un po' di piu' altri un po' di meno? bene, immagino quelli di meno, allora, cosa possano essere.
    Al contrario di tutte le lodi lette sopra ( sto' tipo qua' piace a tutti) io non so quale sia la critica che piu' si addica a quello che ho letto: forse...banale, scontato, melenso, sdolcinato, insussistente, inconsistente, evanescente. In poche parole, la classica fiabetta moral/esistenziale dalla quale, bene che vada, si puo' cavare un sorrisetto di commiserazione non tanto per il camoscio ( re!) e nemmeno tanto per il cacciatore , ma proprio per l'autore.
    Sto tipo qua - che per riempire 70 paginette di quel compitino feltrillenesco ( 7.50 euro),
    infarcisce su' una specie di torta insapore fatta di luoghetti comuni sulla solitudine, sulla lealta', sul senso della caccia e della vita - che sono poi la stessa cosa ma lui non lo sa -per finire di risolvere tutto in una salomonica fine alla pari.
    E come poteva essere diversamente? da quando in qua', una novella di simil fatta, poteva sucitare quell'aspezza e quella durezza tipiche di ogni grande passione, di ogni grande esistenza?
    Un cacciatore e un camoscio che sembrano soltanto dei simulacri buoni per una predichetta da vissero ( o morirono) tutti felici e contenti.
    Scrive sempre ste' cose, sto tipo qua'?

  10. #10
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    Riporto il mio parere dal XXXI gruppo di lettura



    Questo racconto mi ha fatto conoscere Erri De Luca; scrittore (poeta?) dallo stile semplice e scorrevole, intenso e toccante.

    “Il peso della farfalla”, la storia del confronto tra l’uomo e l’animale; tra chi agisce per la brama di primeggiare sfidando la natura e chi agisce secondo natura; tra la cattiveria umana e la lealtà animale.
    È vero che il tema non brilla per originalità, ma l’epilogo – bell’esempio di solidarietà animale – è sorprendente e poetico.

  11. #11
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    A questo punto riporto anche il mio:
    Ho spesso la sensazione di essere un po’ fuori dal coro. A me questo libro è piaciuto da impazzire ed è proprio la brevità, di un racconto così intenso, che mi ha affascinato. L’animale superiore all’uomo, perché privo della smania di potere, e questo peso della farfalla, talmente lieve e impercettibile all’apparenza, ma allo stesso tempo devastante. Bello bello bello e non mi interessa che fine ha fatto lei… poco importa e anche i congiuntivi… passino, quando la storia mi acchiappa così io ne leggo solo l’anima.

  12. #12
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    Non si capisce bene la sottile distinzione tra chi agisce per natura e chi agisce per volonta' di primeggiare contro natura.
    Sembra quasi, dicendo questo, che l'uomo non agisca per natura, ma per qualcosa d'altro.
    Oppure che l'uomo sia estraneo alla natura stessa non riconoscendone le regole.
    Ma come? se proprio la natura e' la piu' severa maestra della crudelta'? Non esiste in natura un fenomeno che non appaia assolutamente incurante di quel concetto morale chiamato virtu' che falsifica ogni nostro agire umano.
    Una virtu' non e' mai innata: se fosse innata perderebbe il suo requisito piu' importante per poterla definire appunto tale: la rinuncia ad esercitare un diritto naturale.
    Per spiegarmi: l'essere buono significa esercitare la scelta, per fare un esempio, di non aggredire uno piu' debole di noi. Ma se lo siamo noi nei confronti di un altro, non aggredirlo significa solo non esserne capaci.
    Non siamo piu' virtuosi, dunque.

    La volonta' di primeggiare dell'uomo e' - quindi - un fatto assolutamente naturale.
    Volere sostenere il contrario, significa piu' o meno, disconoscere l'uomo in quanto tale per disegnarlo su un modello umano possibile ma non come l'unico vero.
    Per quale razza di motivo e' lecito immaginare che una tigre non sappia distinguere il proprio io da quello di chi sta sbranando per istinto?
    Bisognerebbe chiederlo a chi fu sbranato. La tigre se ne rende conto benissimo, per istinto appunto, di non essere la stessa cosa che sta divorando.
    Come l'uomo nel momento di esercitare la propria aggressione contro un animale.
    Solo la morale interviene, come sempre, ad inficiare questa scelta come cattiva e poco leale.

  13. #13
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    Caro Sergio,
    in questo caso non sono proprio d'accordo con te sulla chiave di lettura di questo libro, e neanche sul tuo giudizio su di esso... non ripeto il mio parere, perché poi diventerei ripetitiva...
    Però ti scrivo questo messaggio, perché in questa discussione ed in molte altre, ammiro moltissimo i tuoi modi di esprimerti, perché sono carichi di passione, cercano sempre visioni alternative a ciò che appare (e sempre ben motivate dalle tue vaste conoscenze e dalla tua invidiabile cultura), e non si lasciano intimorire se per caso tutti gli altri la pensano diversamente... il tutto con estrema civiltà.
    Quindi, nonostante le nostre opinioni differenti in questo caso, vorrei solo esprimerti questa mia ammirazione! Seguo giornalmente i tuoi interventi, perché mi sembra di poter imparare tante cose nuove da essi. Poi spesso non intervengo... perché, ahimè mi sento anni luce lontana dal poter aggiungere commenti sensati... vorrà dire che mi documenterò di più per poter diventare all'altezza delle discussioni!
    Un caro saluto

  14. #14
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    Citazione Originariamente scritto da sergio Rufo Vedi messaggio
    Al contrario di tutte le lodi lette sopra ( sto' tipo qua' piace a tutti) io non so quale sia la critica che piu' si addica a quello che ho letto: forse...banale, scontato, melenso, sdolcinato, insussistente, inconsistente, evanescente. In poche parole, la classica fiabetta moral/esistenziale dalla quale, bene che vada, si puo' cavare un sorrisetto di commiserazione non tanto per il camoscio ( re!) e nemmeno tanto per il cacciatore , ma proprio per l'autore.
    ciao sergio, mi duole dirlo ma sono d'accordo con te. In questo libro erri de luca che rimane uno dei miei scrittori preferiti mi ha deluso fortemente.
    Ha scritto una favoletta impalbabile un po scopiazzata forse costretto dalle case discografiche a cavalcare l'onda del suo successo. Come dice nella prefazione, ha scritto sta roba in pochi giorni, durante le sue passeggiate in montagna, e si vede.
    Non c'è la sua solita forza espressiva, manca la poesia che lo contraddistigue.
    Erri de luca caro sergio non è sto tipo qua, te lo assicuro. Lo hai approcciato col libro sbagliato. Se ti fidi un po di el tipo dagli un'altra possibilità. Io ho letto il giorno prima della felicità e montediddio e ti assicuro che sono meravigliosi.
    PS: ieri ho concluso la lettura del sosia di dostoevsky, un libro veramente pessimo. Se avessi approcciato uno degli scrittori più grandi della storia con quel libro sicuramente lo avrei bocciato.
    Dai un'altra possibilità a erri de luca

  15. #15
    CON LA "C"
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    Citazione Originariamente scritto da sergio Rufo Vedi messaggio
    Non si capisce bene la sottile distinzione tra chi agisce per natura e chi agisce per volonta' di primeggiare contro natura.
    Sembra quasi, dicendo questo, che l'uomo non agisca per natura, ma per qualcosa d'altro.
    Oppure che l'uomo sia estraneo alla natura stessa non riconoscendone le regole.
    Ma come? se proprio la natura e' la piu' severa maestra della crudelta'? Non esiste in natura un fenomeno che non appaia assolutamente incurante di quel concetto morale chiamato virtu' che falsifica ogni nostro agire umano.
    Una virtu' non e' mai innata: se fosse innata perderebbe il suo requisito piu' importante per poterla definire appunto tale: la rinuncia ad esercitare un diritto naturale.
    Per spiegarmi: l'essere buono significa esercitare la scelta, per fare un esempio, di non aggredire uno piu' debole di noi. Ma se lo siamo noi nei confronti di un altro, non aggredirlo significa solo non esserne capaci.
    Non siamo piu' virtuosi, dunque.

    La volonta' di primeggiare dell'uomo e' - quindi - un fatto assolutamente naturale.
    Volere sostenere il contrario, significa piu' o meno, disconoscere l'uomo in quanto tale per disegnarlo su un modello umano possibile ma non come l'unico vero.
    Per quale razza di motivo e' lecito immaginare che una tigre non sappia distinguere il proprio io da quello di chi sta sbranando per istinto?
    Bisognerebbe chiederlo a chi fu sbranato. La tigre se ne rende conto benissimo, per istinto appunto, di non essere la stessa cosa che sta divorando.
    Come l'uomo nel momento di esercitare la propria aggressione contro un animale.
    Solo la morale interviene, come sempre, ad inficiare questa scelta come cattiva e poco leale.
    Ma nooo! Caro Sergio Rufo, mi duole replicare proprio a te che sei uno dei miei preferiti del forum, è solo un breve romanzo, per nulla pretenzioso, e non un trattato rigoroso sul comportamento animale e sulla natura umana.

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