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Discussione: Domanda forse ingenua sull'analisi critica dei classici

  1. #16
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    Premetto che ho scritto questo commento "offline" per cui non ho avuto modo (nè ce l'ho adesso purtroppo!) di leggere gli ultimi interventi!!! per tanto questa è la mia opinione, nel rispetto di tutti quelli che la pensano diversamente...

    Che bella discussione!!! non posso esimermi dall’intervenire anch’io, anche se devo ammettere che quello che provo è stato espresso magnificamente sia dal senso di “disagio” provato da Bacci, sia dalla “reazione” di Des... Mi ritrovo perfettamente in quello che hanno scritto entrambi...
    Già, perchè anch’io vengo assalita tante volte dalla coscienza che quello che riesco a comprendere di un libro, per quanto elevati possano essere la mia “cultura” o il mio interesse (e nel mio caso, l’una è decisamente “normale” mentre l’altro è sì grande, ma non tanto da farmici dedicare quanti vorrei...), sarà sempre poca cosa rispetto a quello che potenzialmente contiene quello stesso libro.. Questo, chiaramente, vale solo (o soprattutto) quando il libro in questione è un libro “di valore”, ovvero un libro che non è stato scritto “tanto per” e che quindi, come tale, pretende di non essere letto “tanto per” (e qui credo di essere in perfetta sintonia con Des, ma non mi sorprende!!!)...

    è proprio per questa ragione che, da un po’ di tempo a questa parte, anch’io sono diventata estremamente selettiva con le mie letture (e questo, a onor del vero, soprattutto da quando sono iscritta qua e ho avuto a che fare con certi “soggetti”..ahahha!!!): la vita è troppo breve per essere sprecata! e questo (secondo me) vale in qualsiasi aspetto di essa! Perciò preferisco concentrarmi su ciò che so (o intuisco) essere “di spessore”, quindi costruttivo per me (non tanto per la mia cultura, ma proprio per me stessa, per la mia anima, persino per la mia “umanità”...) piuttosto che perdermi in mille strade laterali...

    Però, avendo spesso a che fare con questi “colossi” (penso ad alcuni dei libri letti più o meno recentemente: il Don Chisciotte, il Faust di Goethe, il mio adorato Dosto, Faulkner, Proust che sto leggendo proprio adesso...), percepisco ancora più grande dentro di me il “gap” di cui sopra, ovvero la grandezza “oggettiva” del libro e quello che può giungere a me, umile lettrice senza alcuna preparazione specifica... Credo che questo senso di “inadeguatezza” , se vissuto come uno stimolo e non come un’inibizione, sia qualcosa di estremamente positivo...
    A parte che è una questione di carattere (io infatti vivo questo “scarto”, a volte non sempre del tutto positivo, in moltissimi aspetti della mia vita), però –per quanto mi riguarda– non ho mai lontanamente pensato di rinunciare a una lettura solo perchè la ritenevo troppo “difficile” o “inarrivabile”.... anzi, semmai il contrario!!! Ripeto, è questione di carattere, per cui non sto affermando che questo sia il modo giusto di approcciarsi, però io adoro le “sfide” e confrontarmi con un Grande della letteratura non mi fa paura, ma anzi... mi stuzzica, accende la mia passione e il mio entusiasmo!

    Oltretutto (ma anche questa è solo la mia opinione) credo che sia solo “puntando alto” che miglioriamo noi stessi... Certo, occorre avere coscienza dei nostri limiti (nella letteratura come in qualsiasi altra cosa) ma da che mondo è mondo si cresce bene nutrendosi di cose “buone”... (Tra parentesi: detto così sembra che la mia sia una scelta di principio, ma non è affatto così: io leggo certi libri perchè mi piacciono di più... punto!!! Semplicemente mi accorgo che più libri “di valore” leggo, più il mio gusto si affina e di conseguenza “pretendo” di più... In questo non posso che essere pienamente d’accordo con Des)

    Non vorrei aver spostato il discorso dalla questione “critica” a una di pura “selezione dei libri letti”... Ritorno sul tema principale per dire che comunque io credo che già solo sentire dentro di sè la voglia, il bisogno di andare un po’ più in profondità sia qualcosa di meraviglioso, da coltivare... Probabilmente non diventeremo mai degli esperti (sennò saremmo tutti critici e non semplici lettori), però avremo il privilegio di percepire, di “intuire” anche solo in modo confuso, tutta la grandezza, la complessità e la bellezza che si “nascondono” in un libro (non tutti i libri, ma molti sì)... e alla fine non è questa l’Arte?
    Ultima modifica di ayuthaya; 06-13-2013 alle 10:30 AM.

  2. #17
    Balivo di Averoigne
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    Citazione Originariamente scritto da Bacci Vedi messaggio
    Prima che si sfoci in polemiche poco piacevoli ci tengo a precisare che con il post iniziale intendevo soltanto porre l'accento sul mio metodo di lettura, su quello che mi capita di provare quando affronto un libro e l'ho fatto proprio per scoprire se qualcuno condivideva i miei stessi dubbi e magari per ricevere dei consigli da chi ne sa più di me, ma non ho mai minimamente pensato che esista un modo "giusto" di leggere e uno "sbagliato" e di conseguenza estendere il giudizio dal metodo di lettura, al lettore... Questa è una cosa che proprio non mi è mai passata per la testa e credo non sia nelle intenzioni di nessuno, tra l'altro mi è costato anche un po' di fatica provare a mettere in pubblico i miei dubbi e le mie perplessità, visto che sono anche parecchio timido Detto questo, secondo me ogni punto di vista può essere utile a ragionare, per mettersi in gioco e ad accrescerci un pochino pensando e ragionando su quello che condividiamo o su quello su cui dissentiamo, secondo il nostro modo di vedere le cose. Perciò grazie a tutti per i vostri contributi
    Ma no, dai Bach, non ce l'hanno mica con te!
    L'unico che si assesta veramente su certe posizioni "estremiste" sono io
    Ricorda che io sono quello che, tempo fa, scrisse "ognuno è ciò che legge"
    Ovvio che il tuo topic sia stato ideato nel rispetto delle posizioni, condivisibili o meno, degli altri..
    Io resto della mia, c'è differenza tra "leggere bene" e "leggere male" (e non solo nel senso della qualità dell'opera, ma anche, e soprattutto, nel modo di porsi davanti ad essa): quello che, da come ha scritto, sembra fare IreneElle è "leggere bene"

  3. #18
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    Citazione Originariamente scritto da Des Esseintes Vedi messaggio
    Ma no, dai Bach, non ce l'hanno mica con te!
    L'unico che si assesta veramente su certe posizioni "estremiste" sono io
    Ricorda che io sono quello che, tempo fa, scrisse "ognuno è ciò che legge"
    Ovvio che il tuo topic sia stato ideato nel rispetto delle posizioni, condivisibili o meno, degli altri..
    Io resto della mia, c'è differenza tra "leggere bene" e "leggere male" (e non solo nel senso della qualità dell'opera, ma anche, e soprattutto, nel modo di porsi davanti ad essa): quello che, da come ha scritto, sembra fare IreneElle è "leggere bene"
    Ehi guarda che lo so, io cercavo di fare da paciere per tutti
    Ultima modifica di Bacci; 06-12-2013 alle 11:54 PM.

  4. #19
    maredentro78
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    Io credo dipenda da come viviamo la lettura,come un esame come c'e stata inculcata a scuola e a quali obiettivi e fini ci poniamo e la lucidità e la consapevolezza di quello che stiamo leggendo e del perché!Io sono fermamente convinta che si possa leggere libri impegnativi continuando a migliorarsi come dice ayu,ma anche che la lettura possa essere un momento di svago e allontanamento dalla realtà,una cosa non esclude l'altra,ne sono certissima anzi una mente meno rigida e flessibile é una mente piu vivace e meno intrappolata in quello che penso sia lo snobismo intellettuale.La critica e l'approccio critico sono affascinanti ma un uso smoderato di questi ci intrappola facendoci perdere il senso dell'opera!come dice saggiamente hot il senso dell'opera appartiene solo all'autore,noi semplici mortali possiamo solo interpretare.Comunque Bacci le stesse domande che ti sei posto tu io lo feci con i film,e ho iniziato a sperimentare di piu e aiutarmi leggendo le recensioni di critici,ma anche li a volte un pubblico attento coglie di piu rispetto ad un critico accreditato.Se quello che t'interessa é approfondire troverai il modo ma non scordare di filtrare tutto con la tua testa e le tue emozioni,l'oggettività non esiste.....

  5. #20

    Predefinito precious

    Citazione Originariamente scritto da maredentro78 Vedi messaggio
    Io credo dipenda da come viviamo la lettura,come un esame come c'e stata inculcata a scuola e a quali obiettivi e fini ci poniamo e la lucidità e la consapevolezza di quello che stiamo leggendo e del perché!Io sono fermamente convinta che si possa leggere libri impegnativi continuando a migliorarsi come dice ayu,ma anche che la lettura possa essere un momento di svago e allontanamento dalla realtà,una cosa non esclude l'altra,ne sono certissima anzi una mente meno rigida e flessibile é una mente piu vivace e meno intrappolata in quello che penso sia lo snobismo intellettuale.La critica e l'approccio critico sono affascinanti ma un uso smoderato di questi ci intrappola facendoci perdere il senso dell'opera!come dice saggiamente hot il senso dell'opera appartiene solo all'autore,noi semplici mortali possiamo solo interpretare.Comunque Bacci le stesse domande che ti sei posto tu io lo feci con i film,e ho iniziato a sperimentare di piu e aiutarmi leggendo le recensioni di critici,ma anche li a volte un pubblico attento coglie di piu rispetto ad un critico accreditato.Se quello che t'interessa é approfondire troverai il modo ma non scordare di filtrare tutto con la tua testa e le tue emozioni,l'oggettività non esiste.....
    La penso esattamente come te:vuoi mettere,ad esempio, leggere "L'infinito"di Leopardi come si fa la liceo,cercandoci dentro cose che forse lui neanche pensava e leggerlo stando su un'amaca una sera d'estate lasciando che le parole fluiscano direttamente al cuore senza il filtro dell'analisi critica?

  6. #21
    Balivo di Averoigne
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    Citazione Originariamente scritto da precious Vedi messaggio
    La penso esattamente come te:vuoi mettere,ad esempio, leggere "L'infinito"di Leopardi come si fa la liceo,cercandoci dentro cose che forse lui neanche pensava e leggerlo stando su un'amaca una sera d'estate lasciando che le parole fluiscano direttamente al cuore senza il filtro dell'analisi critica?
    Scusami Precious ma io mi ribello e butto il mio "J'accuse"! (ma non vorrei finire come Zola )
    E' proprio questo il senso ultimo del post!
    Non è il cuore!!! I film, i libri che toccano il cuore sono film/libri "facili", lo loro fruizione è a livello elementare..
    Spesso i libri che dissipano le nebbie del cuore e fanno sognare, sono costruiti appositamente in quel modo (qualcuno ha detto "Twilight"/"50 sfumature"?)..
    Per trovare "qualcosa di più" in un romanzo, il cuore non serve, è strumento fallace e semplicistico!!

    Ho appena letto gli interventi nel topic de "L'urlo e il furore", e mi viene da domandarmi: come si può giudicare un romanzo del genere "col cuore"/ coi sentimenti che suscita? Occorre ben altro livello, quello che ricercano il Bach, Ayu e Irene, sennò si avrà la stessa fruizione che potrebbe avere un bambino di 8 anni rispetto ad una fiaba..
    Personalmente ho sempre trovato sciocco e insensato dire di un libro "mi ha emozionato", o meglio, lo si può affermare, ma non è un giudizio di merito e comunque presenta connotazioni negative! La mia equazione è: libro emozionante = libro orrido e non sbaglia quasi mai! "Và dove ti porta il cuore"? Emozionante e commuovente, infatti è orrendo, fievole, facile e furbetto..

    Ricercare un approccio, non dico studiando millemila testi, ma un tantino più profondo non fa male; anche se una volta ogni tanto, invece della Ward si legge Rabelais, non è che si muore!

  7. #22
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    Io penso che si possano fare tantissimi esempi, anche molto semplici, per spiegare questi pensieri che mi frullano in testa da parecchio tempo, che stanno diventando sempre di più una convinzione e anche un'altra fonte di "angoscia" - per il fatto di rendersi conto di certe cose e non sentirsi all’altezza - pensieri e concetti nati a poco a poco attraverso piccole domande che si insinuano nella mente tra una pagina e l'altra di un libro, esempi anche mutuati da argomenti che con la letteratura hanno poco a che fare.

    Spero che questo mio post non venga preso come un atto di chissà quale presunzione, quanto invece come un tentativo di condividere i propri dubbi e pensieri. Un esempio semplicissimo, che è anche il primo che mi è venuto in mente: un meccanico è capace di aggiustare un motore e smontarlo sapendo come e dove intervenire in caso di malfunzionamento per sostituire qualche pezzo, perché conosce a fondo il suo mestiere e sa distinguere a prima vista il motore di una fiat 500 da quello di una mercedes. Immagino che possiamo essere tutti disposti a riconoscere che queste particolari abilità gli arrivino da una lunga esperienza fatta sul campo, composta da decine e decine di motori smontati e rimontati, e anche da qualche errore e insicurezza, commessi soprattutto nei primi tempi. Io credo che anche le basi teoriche possano essergli state d'aiuto, ma non necessariamente una persona che studia il funzionamento di un motore a scoppio poi sa dove mettere le mani quando si trova "sul campo".

    E' logico che se io personalmente mi trovassi da un giorno all'altro di fronte a un motore diesel, senza alcuna esperienza precedente, non saprei non solo distinguerlo da uno a benzina, ma nemmeno saprei dire se appartiene a una utilitaria o a una ferrari, se non affidandomi a congetture piuttosto aleatorie e nessuna certezza datami dall’esperienza. Io credo che il principio sia lo stesso quando una persona si mette in gioco leggendo un libro, o ammirando un quadro. Come può giudicare se un libro è bello o brutto se è il primo che legge? Dove può trovare appigli per capire se quella che sta leggendo è una banale sequenza amorosa o ha qualcosa in più da dire, se non ha letto nient'altro prima o se ha letto soltanto un "genere" prima di quel momento? Magari legge twilight e si innamora perdutamente dei personaggi e delle vicende riportate, ma se si ferma alle emozioni provate di primo acchito, bé, secondo me verrà ingannato minimo minimo il 70% delle volte, perché se non conosce le altre tipologie di emozioni che possono dare altri tipi di letture, per forza il primo libro che smuoverà qualcosa in lui verrà considerato il più bello, il più emozionante, pregno di significato, quando magari........... è solo il suo punto di vista di quel momento, viziato dall'inesperienza. Tra l'altro anche per questo credo che le prime letture o visioni lascino una specie di "imprinting".

    In tutto questo secondo me la passione gioca un ruolo fondamentale, e la passione per la lettura, o per i motori, può nascere anche da un twilight o dalla catena incastrata di una bicicletta. Sono i primi passi, le prime semplici forme di romanzi e di meccanismi in cui ci imbattiamo, e sta a noi vedere se siamo interessati a metterci d'impegno e farci delle domande su come funzionano per riuscire a smontarli e dare un' occhiata ai loro meccanismi, cercando successivamente motori sempre più complessi sui quali metterci alla prova, esercizi su esercizi di montaggio e smontaggio, che aiutano ad avere dimestichezza con la meccanica. Vorrei anche dire che ovviamente non è per nulla obbligatorio fare tutto ciò, non è obbligatorio per nessuno diventare meccanico e non tutti hanno questa passione, però ci sono in giro molti appassionati di motori che nel nel tempo libero sono capaci di aggiustarsi l’auto, e molti che non sanno nemmeno tirare su la catena alla bicicletta (io, per esempio).

    fine prima parte
    Ultima modifica di Bacci; 06-15-2013 alle 05:12 AM.

  8. #23
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    parte due

    Quello che voglio dire, sperando che non venga frainteso come un discorso snob quando in realtà io per primo sono ad uno stadio veramente misero dell’esperienza di cui sopra che credo necessaria per capire un libro o smontare un motore, è che quando un critico d’arte dice che non vale la pena di perdere tempo a guardare delle croste, o al contrario trova chissà quali assurdi pensieri filosofici dietro a un quadro, quelli che fino a quel momento le guardavano le opere in questione non dovrebbero sentirsi insultati o discriminati (gli insulti sono ben altra cosa secondo me) se non sanno dire esattamente cosa ci sia di vero o falso nel giudizio del critico d'arte, ma semplicemente quello è il punto di vista di qualcuno che forse ha visto meccanismi più complessi e li sa riconoscere perché ha esperienza e studi dalla sua parte, e sa che è inutile continuare a perdere tempo a tirare su questa benedetta catena della mountain bike quando ci si potrebbe dedicare a qualcosa di più complesso e che può appassionare e stimolare di più.

    Non per questo chi non segue o condivide il suo pensiero è un ignorante, e deve sentirsi discriminato se legge una critica che stronca il suo pittore preferito, ma secondo me, se è veramente interessato a quello che guarda, dovrebbe prenderlo come uno stimolo per approfondire la questione e capire con la sua testa se quello che diceva quel critico è giusto o è sbagliato o ci sono vie di mezzo. Spessissimo si sente dire che certi critici attribuiscono significati troppo fantasiosi o completamente inventati a delle opere d’arte o presunte tali. Ma prima di dire che questo dice cavolate solo perché quei significati non li vediamo alla prima occhiata, proviamo a informarci sulla materia contestualizzando il tutto e cercando di capire altri punti di vista. Credo fermamente che questo non possa che far bene in QUALUNQUE CASO, perché quando avremo acquisito qualche nozione e un po’ di conoscenze ed esperienza in più, visto più mostre e letti i cataloghi e fatto paragoni, potremo capire che quel critico era un incompetente, oppure che aveva completamente ragione, ma in ogni caso l’avremo fatto con i nostri mezzi e con la nostra testa, basandoci sullo studio o sull’assidua frequentazione di quell’ambiente che prima giudicavamo ostico o che non capivamo. E in ogni caso questo avrà portato a una piccola crescita personale, di qualunque genere sia.

    La verità è che concordo con chi ha detto che “L’arte non è mai immediata, anche se spesso può sembrarlo”. Questo credo valga per libri, quadri, sculture e qualunque altro genere di espressione artistica. Chiunque può scrivere un libro o scolpire un pezzo di marmo, o impugnare de pennelli, ma non per questo automaticamente sta creando arte, e molti dei best seller di tutti i tempi non sono arte (e non sono obbligate ad esserlo, ma capisco che chi cerca altro nelle letture possa rimanere schifato dal successo immeritato di molti libri poco meritevoli a discapito di altri che non si fila nessuno). Io vedo quasi come una missione, anche se la parola è volutamente esagerata, il riuscire a capire cosa è buono e cosa no, per poter evitare anche solo di fare complimenti spropositati a presunti scrittori che non lo meritano, o al contrario per fare un piccolo apprezzamento ad artisti che nessuno considera, e tutto questo anche se nessuno considererà mai me! O meglio, la vedrei come una "missione", perché allo stato attuale delle cose non so distinguere una crosta da un capolavoro, ma mi sto ingegnando per capire come sviluppare il mio senso critico. Direi che mi prendo terribilmente sul serio

    E’ una analogia che per quanto semplice mi ha portato via decine di righe e forse (anzi, certamente) è attaccabile da molti punti di vista, ma oltre a confondere me stesso per primo, e a non voler illustrare nessuna verità assoluta - ma solo miei pensieri su questi argomenti - spero che sia in qualche modo utile per spiegarmi meglio (sempre che vi interessi il mio punto di vista) su diatribe che spessissimo si ritrovano in occasioni varie ed eventuali, mica solo su questo forum, eh figurarsi!
    Adesso vediamo, se qualcuno risponderà a questo messaggio, vorrà dire che avrà avuto il buon cuore di arrivare fino in fondo a questo delirio notturno, e per questo lo ringrazio già indipendentemente dagli insulti che mi tirerà dietro

    Potete sempre dirottare il post sul topic "scrivere come cura" se lo riterrete necessario, ma sappiate che mi ferireste mortalmente
    In ogni caso, il tempo è un buon giudice, e farà piazza pulita di questi eccessi
    Ultima modifica di Bacci; 06-15-2013 alle 05:17 AM.

  9. #24
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    Sono senza parole... Hai scritto delle cose bellissime, intelligenti e permeate di quella modestia che non è "diplomazia", ma vera apertura di mente (e che, conoscendoti, so che ti è propria)...
    Ti ringrazio davvero per questo bellissimo intervento, nel quale mi ritrovo completamente, e grazie ancora per aver aperto questo thread, che trovo davvero interessante, se si riesce a non farlo scivolare nelle solite sterili "contrapposizioni"...!!!
    Non vedo l'ora di poter aggiungere qualcosa.. a presto!

  10. #25

    Predefinito precious

    Citazione Originariamente scritto da Des Esseintes Vedi messaggio
    Scusami Precious ma io mi ribello e butto il mio "J'accuse"! (ma non vorrei finire come Zola )
    E' proprio questo il senso ultimo del post!
    Non è il cuore!!! I film, i libri che toccano il cuore sono film/libri "facili", lo loro fruizione è a livello elementare..
    Spesso i libri che dissipano le nebbie del cuore e fanno sognare, sono costruiti appositamente in quel modo (qualcuno ha detto "Twilight"/"50 sfumature"?)..
    Per trovare "qualcosa di più" in un romanzo, il cuore non serve, è strumento fallace e semplicistico!!

    Ho appena letto gli interventi nel topic de "L'urlo e il furore", e mi viene da domandarmi: come si può giudicare un romanzo del genere "col cuore"/ coi sentimenti che suscita? Occorre ben altro livello, quello che ricercano il Bach, Ayu e Irene, sennò si avrà la stessa fruizione che potrebbe avere un bambino di 8 anni rispetto ad una fiaba..
    Personalmente ho sempre trovato sciocco e insensato dire di un libro "mi ha emozionato", o meglio, lo si può affermare, ma non è un giudizio di merito e comunque presenta connotazioni negative! La mia equazione è: libro emozionante = libro orrido e non sbaglia quasi mai! "Và dove ti porta il cuore"? Emozionante e commuovente, infatti è orrendo, fievole, facile e furbetto..

    Ricercare un approccio, non dico studiando millemila testi, ma un tantino più profondo non fa male; anche se una volta ogni tanto, invece della Ward si legge Rabelais, non è che si muore!
    Io non leggo Tamaro,tantomeno 50 sfumature ecc...Leggo e rileggo i classici anch'io.In base alla tua equazione "L'uomo che ride" o "I Demoni" o "Il maestro e Margherita"(tanto per citare i primi che mi vengono in mente)sarebbero orridi:io non la penso così.
    Nessuno vieta di analizzare i libri in maniera scientifica:io ho voluto solo consigliare di lasciarsi un pò andare quando si legge un libro perchè è questo,secondo me, il piacere della lettura.Anche dal punto di vista sociale è utile la lettura col cuore:basti pensare al ruolo dei libri di Dickens nel sensibilizzare l'opinione pubblica sul problema del lavoro minorile.

  11. #26
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    Rieccomi qui...
    Prima di rispondere, in modo più o meno diretto, agli interventi che mi hanno preceduto, condivido con voi una cosa che ho provato poco fa, mentre attraversavo Piazza San Marco per raggiungere l'ufficio della Soprintendenza che si trova a Palazzo Ducale (sì, lo so... sono una donna fortunata!)
    Premetto che Piazza S.Marco è uno dei luoghi che meno amo di Venezia, però il suo fascino è innegabile...
    Mentre passavo davanti alla Biblioteca (progettata da Sansovino, uno dei maggiori architetti che hanno lavorato a Venezia in epoca "classica") mi sono ricordata che su questo stesso edificio avevo fatto un esame molto accurato... Non entro nei dettagli, ma lo scopo del suddetto esame (che era quasi un "laboratorio") era farci capire come certe scelte architettoniche e persino stilistiche fossero il frutto di mille fattori... fattori che nessuno di noi, senza studiarli, potrebbe immaginare...
    Il risultato è che, ogni volta che passo davanti alla Biblioteca, penso fra me e me "quanto è bella...!" Proprio perchè conosco la sua genesi, proprio perchè ho avuto l'occasione di scoprire le "ragioni" della sua bellezza (i richiami, i rimandi, le reazioni, gli "imprevisti", le conseguenze... per dirla in una parola: il substrato nel quale questo edificio è nato e di cui si nutre), io in realtà la apprezzo e ne godo -in senso anche emotivo (e qui mi dissocio parzialmente dall' "estremismo" di Des, anche se credo di capire cosa intende) molto di più...

    Ancora due esempi, due approcci diversi da questo appena descritto e l'uno opposto all'altro...
    Io potrei camminare per Piazza San Marco e lasciarmi coinvolgere dall'atmosfera meravigliosa che la caratterizza, l'affacciarsi di architetture grandiose di cui la Biblioteca Sansoviniana è solo un minuscolo tassello (e neanche il più "eclatante" nella sua bellezza) senza conoscere nulla della Storia (politica, culturale, artistica) che l'ha generata, e ne godrei comunque...
    Oppure potrei passeggiare per Venezia con la testa incollata alle pagine di una guida, cercando di estrapolare quante più nozioni possibili nella mera illusione di poter accrescere la mia "cultura", mentre così facendo mi perdo un approccio diretto, spontaneo, "emotivo"...(anzi, forse mi perdo pure il fatto di guardarla e basta!!!)

    Qual è l' "approccio" giusto?
    è chiaro che non esiste, e che ognuno sceglierà quello che gli è più congeniale... è anche chiaro che non tutti hanno fatto un esame sulla Biblioteca Sansoviniana (o non tutti hanno studiato Picasso, o non tutti conoscono Walser...) e meno male che è così, altrimenti -ripeto- saremmo tutti critici prima che fruitori!
    Quello che però volevo dire con questo esempio (ma ce ne sarebbero decine da fare, Picasso che citava all'inizio Bacci ne è uno lampante) è che fra i due "estremi", ovvero leggere affidandoci solo alle nostre emozioni, senza un minimo di "bagaglio" (che non dev'essere per forza un apparato critico in senso stretto, ma potrebbe anche derivare semplicemente da una "colta" esperienza) che ci aiuti a dare il giusto "valore" a ciò che leggiamo e a orientarci nelle scelte future, e leggere come degli automi solo ciò che viene universalmente considerato un capolavoro senza riuscire a gustarne la bellezza, io credo che ci sia una via di mezzo...
    Questa via di mezzo è espressa dalla fortuna che io ho avuto di fare un esame su quell'edificio e di poterlo guardare adesso, a distanza di anni, di potermi emozionare ancora di più guardandolo, proprio perchè l'ho studiato, so cosa vedere e conosco il valore di ciò che vedo.

    Ripeto, non tutto richiede una conoscenza così approfondita (diventeremmo pazzi), anche perchè nessuno di noi -mi pare- è un critico di professione, però (chiedo venia per l'ulteriore esempio) ricordo la mia doppia lettura de La coscienza di Zeno... La prima volta mi è piaciuto ma non mi ha "sconvolto" più di tanto... la seconda l'ho letta avendola scelta per una mini-tesi su "lo spazio e il tempo in una coscienza malata"... be', che dire? non accontentandomi di "restare in superficie" l'ho apprezzato molto ma molto di più...
    Ultima modifica di ayuthaya; 06-17-2013 alle 02:20 PM.

  12. #27
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    Direi che hai espresso molto ma molto bene quello che penso anche io Di sicuro molto meglio di me Vist oche certe sfumature nei lunghi e noiosi messaggi precedenti non sono riuscito a coglierle...

  13. #28
    d'ya think i'm stupid?
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    vorrei aggiungere una considerazione che forse non è ancora stata fatta, sulla quale mi direte se volete ciò che pensate, per riallacciarmi al quesito di Bacci.

    è giustissimo -l'ho sostenuto io stesso- che per meglio comprendere un classico si proceda a collaterali approfondimenti su ciò che vi viene trattato e sulla location.
    viene da dire però che anche tra i classici vi è una miriade di generi, per cui le ricerche non sono sovente le medesime. possono così risultare frammentarie disomogenee e al limite dispersive, a meno di non organizzarsi in cicli precisi di letture di simile orientamento.
    si potrebbe sostenere che più classici si leggono e più si riesce a disporre piastrelle del mosaico della conoscenza...
    ma qui mi permetto di manifestare una certa perplessità; sì, perchè se è vero che ciascuna opera fornisce un valido apporto propedeutico al quadro generale, credo che un simile approccio sia in realtà "all'incontrario".

    nel senso che alla base di tutto vi deve essere una preparazione -quella sì sempre più da approfondire- su innumerevoli argomenti: storia, filosofia, psicologia, arte, sociologia, linguistica, archeologia, filologia, religioni, matematica, e l'elenco è troppo lungo per esaurirlo qui.
    ecco che la maggior parte di noi, intesi come coloro che han condotto una vita con una scolarizzazione di livello comunque "comune" e non altamente specialistico e settoriale, prima di collezionare libri su libri forse dovrebbe prediligere corsi di studio su ciò di cui gioco forza è rispettivamente carente.
    in tal modo potrà sì dedicarsi al godimento di tutti i classici che desidera, comprendendoli però molto di più e quindi -qui mi sento di affermarlo- sprecando così molto meno il proprio tempo che in letture alle volte gioco forza poco meno che superficiali o percepite oltre un certo punto ermetiche per mancanza di mezzi; o per il doversi ogni volta interrompere in ricerche.

    se si affrontano le cose con metodo e passione, vedrete che non è un deplorevole spreco di tempo e risorse mentali rilassarsi di quando in quando con letture defaticanti; che se uno non è nell'ordine mentale di affrontare una lettura impegnativa significa che non l'avrebbe potuta affrontare in quel momento, per stress, mancanza di concentrazione, stanchezza, e perciò non ruba nell'alternativa magari modaiola e commerciale tempo prezioso per un classico che comunque lì non avrebbe aperto. certo poteva farsi una passeggiata o ascoltare della musica, ma se ad uno piace comunque leggere ...

  14. #29
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    Citazione Originariamente scritto da Bacci Vedi messaggio
    Direi che hai espresso molto ma molto bene quello che penso anche io Di sicuro molto meglio di me
    ... la pianti di sminuirti così??????? (ramanzina finita )

  15. #30
    maredentro78
    Guest

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    Concordo con Hot,questo tipo di approccio si può allora fare in tutti i campi,nella vita stessa e con le persone,comprendo meglio le persone dò loro più valore,peccato limitarlo ai classici allora!!se è un approccio in cui credete si potrebbe fare con molte cose,e non sono d'accordo con Ayu,tutte le cose anche le più apparentemente semplici possono essere valutate con un approccio profondo e competente.
    Altra cosa che mi premeva scrivere perché la sento molto,se un approccio solo emotivo non è completo non lo è neanche uno critico e asettico davanti a nessuna opera.
    Bacci:comunque la discussione è davvero interessante,grazie!

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