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Discussione: 38° Poeticforum - Le poesie che amiamo

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  1. #1
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    Predefinito 38° Poeticforum - Le poesie che amiamo

    Eccoci qui per aprire il 38° Poeticforum!

    Forza, poeti e amanti della poesia, postate una proposta a ciascuno e poi passeremo alla fase dei commenti!

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    Clochard

    Un ringhio al mio passaggio: sguardo fisso
    Stravaccato sulla tua lettiera di cartoni
    Spalle appoggiate al muro del parcheggio,
    Mi “saluti”, immobile, con un sorriso assente

    Resti d’una cuffia tibetana, il colore incerto
    Le buffe appendici penzolanti al collo
    Come elmo spartano delle tue Termopili
    Patibolare grugno e guance scavate celano;
    Rivendican ribelli sparute ciocche l’aria

    Cispose e indecifrabili fessure gli occhi,
    D’una lente orfani gli occhiali di John Lennon
    Vittima d’una tra tante risse una stanghetta.
    Bocca sdentata, tra la folta barba incolta
    Lorda testimone ancor dell’ultima tua cena

    Mani seminascoste nelle tasche sfondate
    Di quello che fu un piumino invernale trendy;
    Ampi strappi e non più un consunto Gore-Tex,
    Del compito della traspirazione si fan carico.
    Tra poco il sole, risentito, caccerà via entrambi:
    Te e quell’ombra traditrice, che refrigerio t’offre
    Dal legittimo potere di questo afoso agosto

    E come parte di quel circo naturale
    L’eterno palcoscenico del mondo
    Come greggi ovine in transumanza
    Rondini viandanti e uccelli migratori
    Come nostri preistorici comuni avi
    Come fiori di girasole all’Armageddon
    Lentamente solleverai il corpo emaciato
    Sulle lunghe gambe valghe rinsecchite
    Scalzi piedi gonfi, non solo per il sole scuri
    Laceri jeans macchiati, sformati e troppo corti

    Le spalle ingobbite, claudicando goffo
    Faticosamente ti incamminerai, spingendo
    Il carrello arrugginito del supermercato
    Come fa l’infermo col deambulatore:
    Supporti ambedue di un’esistenza,
    Frutto rispettivo di scelta e condanna.

    La tua merce ti riflette come specchio:
    Robe gettate da tutti quegli zombie
    Nel globale consumismo omologati
    Dopo un breve approccio compulsivo
    Rottamando ciò che più lor non serve.

    Proprio come con te da che nascesti.

    Perché ho l’impressione che sia tu,
    A guardare me con compassione?

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  • #3
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    @ Hotwireless
    Complimenti, Clochard è straordinaria! Eccellente!


    Uomini

    Non ci sono uomini poco interessanti.
    Sono i loro destini storie di pianeti.
    Tutto, nel singolo destino, è singolare
    E non c’è un altro pianeta che gli somigli.
    Ma se qualcuno è vissuto inosservato
    - e di questo si è fatto un amico -
    tra gli uomini è stato interessante
    anche col suo passare inosservato.
    Ognuno
    Ha un mondo misterioso
    Tutto suo.
    E in esso c’è l’attimo più bello
    E l’ora più angosciosa,
    solo che noi non ne sappiamo niente.
    Se muore un uomo,
    con lui muore
    la sua prima neve, il primo bacio,
    la sua prima battaglia…
    E tutto egli porta via con sé.
    Restano, è vero, libri e ponti
    Macchine e quadri. E’ destino
    Che molto rimanga, eppure
    Qualcosa se ne va lo stesso.
    E’ la legge di un gioco spietato:
    non muoiono uomini,
    ma interi mondi.
    Ricordiamo gli uomini, terrestri e peccatori.
    Ma, in sostanza, che ne sapevamo di loro?
    Che ne sappiamo di fratelli e amici?
    Che ne sappiamo del nostro unico amore?
    E anche di nostro padre, sapendo tutto,
    noi non sappiamo niente.
    Gli uomini passano…
    Ed è impossibile richiamarli in vita.
    Impossibile risuscitare i loro mondi misteriosi.
    Ma ogni volta desidero ancora
    Gridare
    per questa irrevocabilità.

    Evgenij Aleksandrovič Evtušenko

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  • #4
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    Vado a dormire (Alfonsina Storni)

    Denti di fiori, cuffia di rugiada,
    mani d'erba, tu, tenera nutrice,
    rabboccami le lenzuola di terra
    e la trapunta di muschio cardato.
    Vado a dormire, nutrice mia, addormentami.
    Mettimi una lampada al capezzale;
    una costellazione, quella che ti piace;
    tutte sono buone;
    abbassala un poco.
    Lasciami sola:
    senti i germogli spuntare...
    ti culla un piede celestiale da lassù
    e un uccello intona il suo canto
    affinché dimentichi... grazie.
    Ah, un favore:
    se chiama ancora al telefono
    digli di non insistere, sono uscita..

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  • #5
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    Le tre parole più strane

    Quando pronuncio la parola Futuro
    la prima sillaba va già nel passato.

    Quando pronuncio la parola Silenzio,
    lo distruggo.

    Quando pronuncio la parola Niente,
    creo qualcosa che non entra in alcun nulla.


    Wislawa Szymborska

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  • #6
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    Eccovi in ritardissimo la prossima poesia

    Le tre parole più strane

    Quando pronuncio la parola Futuro
    la prima sillaba va già nel passato.

    Quando pronuncio la parola Silenzio,
    lo distruggo.

    Quando pronuncio la parola Niente,
    creo qualcosa che non entra in alcun nulla.


    Wislawa Szymborska

  • #7
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    @maclaus
    Non entro nel merito se questa è prosa o poesia, perchè non ho gli strumenti per farlo. Immagino che secondo te sia prosa perchè manca di particolari schemi metrici, ritmici o stilistici.
    ...esattamente qweedy
    Forse ancora non eri iscritta al forum quando abbiamo "dibattuto" sul tema... E' un'antica diatriba nel mondo della letteratura "trovare" il confine tra prosa e poesia.
    Diciamo che io sono tradizionalista e i miei riferimenti poetici sono "classici": la struttura, la metrica, la rima, sono elementi fondamentali per la mia visione di poesia...
    Un componimento poetico dev'essere musicale, ondeggiante, fluido, morbido, non spigoloso, che non sia "faticoso" quando lo leggi...
    E non si tratta per forza di rime: Solo e pensoso/ i più diserti campi/ vo' mesurando/ a passi tardi e lenti... Sempre caro mi fu quest'ermo colle/ e questa siepe che da tanta parte il guardo esclude...
    Come vedi in questi esempi immortali non vi è nessuna rima: ma leggi e rileggi e "senti" la "morbidezza", "l'andamento lento", la bellezza dei termini usati, l'amore per le parole...
    Questa è, a mio modo di vedere, poesia.

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  • #8
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    Citazione Originariamente scritto da maclaus Vedi messaggio
    ...esattamente qweedy
    Forse ancora non eri iscritta al forum quando abbiamo "dibattuto" sul tema... E' un'antica diatriba nel mondo della letteratura "trovare" il confine tra prosa e poesia.
    Diciamo che io sono tradizionalista e i miei riferimenti poetici sono "classici": la struttura, la metrica, la rima, sono elementi fondamentali per la mia visione di poesia...
    Un componimento poetico dev'essere musicale, ondeggiante, fluido, morbido, non spigoloso, che non sia "faticoso" quando lo leggi...
    E non si tratta per forza di rime: Solo e pensoso/ i più diserti campi/ vo' mesurando/ a passi tardi e lenti... Sempre caro mi fu quest'ermo colle/ e questa siepe che da tanta parte il guardo esclude...
    Come vedi in questi esempi immortali non vi è nessuna rima: ma leggi e rileggi e "senti" la "morbidezza", "l'andamento lento", la bellezza dei termini usati, l'amore per le parole...
    Questa è, a mio modo di vedere, poesia.
    Capisco, ti ringrazio molto per l'eccellente spiegazione e per i sublimi i versi che hai citato.
    So che è un tema sempre molto dibattuto.
    In effetti molti poeti americani e russi, non solo Evtušenko, scrivono poesie dove il confine con la prosa, se c'è, è davvero molto labile.

    Credo sia come voler definire l'arte: molte opere ultramoderne e provocatorie esposte alla Biennale di Venezia per molti non sono arte. Penso ad esempio alla "Venere degli stracci" di Pistoletto, che pure è famosa.

    In entrambi i casi, poesia e arte, io accetto senza problemi un'interpretazione molto estensiva, se mi emoziona, se mi piace, per me va bene. Comprendo comunque la necessità di mettere dei paletti, di dare delle regole.
    Diversi anni fa ho letto in internet una "poesia" che poesia certo non era, che però mi ha colpito profondamente. Il titolo mi pare fosse "La guerra" e i versi erano una serie di croci, ripetute simmetricamente. Difficile definirla poesia, però posso dire che il messaggio è arrivato forte e chiaro.
    Ultima modifica di qweedy; 06-08-2018 alle 02:37 PM.

  • #9
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    Inserisco la prossima poesia ...


    Vado a dormire (Alfonsina Storni)

    Denti di fiori, cuffia di rugiada,
    mani d'erba, tu, tenera nutrice,
    rabboccami le lenzuola di terra
    e la trapunta di muschio cardato.
    Vado a dormire, nutrice mia, addormentami.
    Mettimi una lampada al capezzale;
    una costellazione, quella che ti piace;
    tutte sono buone;
    abbassala un poco.
    Lasciami sola:
    senti i germogli spuntare...
    ti culla un piede celestiale da lassù
    e un uccello intona il suo canto
    affinché dimentichi... grazie.
    Ah, un favore:
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    digli di non insistere, sono uscita..

  • #10
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    La storia di Alfonsina Storni mi ha colpito molto, l'ho scritta in una sezione del forum.
    Trovo questa poesia drammatica ma al tempo stesso di una dolcezza infinita, di una ricerca di pace e di armonia con l'universo, forse non è stato un caso che abbia scelto il mare come sua ultima dimora.
    L'ultimo pensiero è rivolto al figlio, un addio silenzioso, forte più di mille parole.

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  • #11
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    Vado a dormire (Alfonsina Storni)

    Denti di fiori, cuffia di rugiada,
    mani d'erba, tu, tenera nutrice,
    rabboccami le lenzuola di terra
    e la trapunta di muschio cardato.
    Vado a dormire, nutrice mia, addormentami.
    Mettimi una lampada al capezzale;
    una costellazione, quella che ti piace;
    tutte sono buone;
    abbassala un poco.
    Lasciami sola:
    senti i germogli spuntare...
    ti culla un piede celestiale da lassù
    e un uccello intona il suo canto
    affinché dimentichi... grazie.
    Ah, un favore:
    se chiama ancora al telefono
    digli di non insistere, sono uscita...

    Una morte dolce, una decisione certamente ponderata e presa, paradossalmente, con razionalità, come fosse l'unica soluzione possibile. E forse lo era.
    Trovo questa poesia struggente e commovente ma al tempo stesso rasserenante. Bellissima.

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  • #12
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    La prossima poesia

    Uomini

    Non ci sono uomini poco interessanti.
    Sono i loro destini storie di pianeti.
    Tutto, nel singolo destino, è singolare
    E non c’è un altro pianeta che gli somigli.
    Ma se qualcuno è vissuto inosservato
    - e di questo si è fatto un amico -
    tra gli uomini è stato interessante
    anche col suo passare inosservato.
    Ognuno
    Ha un mondo misterioso
    Tutto suo.
    E in esso c’è l’attimo più bello
    E l’ora più angosciosa,
    solo che noi non ne sappiamo niente.
    Se muore un uomo,
    con lui muore
    la sua prima neve, il primo bacio,
    la sua prima battaglia…
    E tutto egli porta via con sé.
    Restano, è vero, libri e ponti
    Macchine e quadri. E’ destino
    Che molto rimanga, eppure
    Qualcosa se ne va lo stesso.
    E’ la legge di un gioco spietato:
    non muoiono uomini,
    ma interi mondi.
    Ricordiamo gli uomini, terrestri e peccatori.
    Ma, in sostanza, che ne sapevamo di loro?
    Che ne sappiamo di fratelli e amici?
    Che ne sappiamo del nostro unico amore?
    E anche di nostro padre, sapendo tutto,
    noi non sappiamo niente.
    Gli uomini passano…
    Ed è impossibile richiamarli in vita.
    Impossibile risuscitare i loro mondi misteriosi.
    Ma ogni volta desidero ancora
    Gridare
    per questa irrevocabilità.

    Evgenij Aleksandrovič Evtušenko

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  • #13
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    Una poesia che rivela un'indagine psicologica coinvolgente.
    I poeti, così come gli artisti in generale, sono grandi conoscitori dell'animo umano.

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  • #14
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    Un componimento che non conoscevo e che, a prescindere se sia prosa o poesia, mi piace moltissimo perché è scritto in un linguaggio "comprensibile" ai più e non cela il proprio messaggio dietro virtuosismi o volute oscurità. In questo modo l'autore ci permette di riflettere sulle sue parole e di farle nostre.

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  • #15
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    Uomini

    Non ci sono uomini poco interessanti.
    Sono i loro destini storie di pianeti.
    Tutto, nel singolo destino, è singolare
    E non c’è un altro pianeta che gli somigli.
    Ma se qualcuno è vissuto inosservato
    - e di questo si è fatto un amico -
    tra gli uomini è stato interessante
    anche col suo passare inosservato.
    Ognuno
    Ha un mondo misterioso
    Tutto suo.
    E in esso c’è l’attimo più bello
    E l’ora più angosciosa,
    solo che noi non ne sappiamo niente.
    Se muore un uomo,
    con lui muore
    la sua prima neve, il primo bacio,
    la sua prima battaglia…
    E tutto egli porta via con sé.
    Restano, è vero, libri e ponti
    Macchine e quadri. E’ destino
    Che molto rimanga, eppure
    Qualcosa se ne va lo stesso.
    E’ la legge di un gioco spietato:
    non muoiono uomini,
    ma interi mondi.
    Ricordiamo gli uomini, terrestri e peccatori.
    Ma, in sostanza, che ne sapevamo di loro?
    Che ne sappiamo di fratelli e amici?
    Che ne sappiamo del nostro unico amore?
    E anche di nostro padre, sapendo tutto,
    noi non sappiamo niente.
    Gli uomini passano…
    Ed è impossibile richiamarli in vita.
    Impossibile risuscitare i loro mondi misteriosi.
    Ma ogni volta desidero ancora
    Gridare
    per questa irrevocabilità.

    Evgenij Aleksandrovič Evtušenko

    Nemmeno io entro nel merito poesia/prosa perché non ho gli strumenti adatti per farlo. Di qualsiasi cosa si tratti, però, questo testo mi piace moltissimo perché si sofferma su qualcosa che spesso sfugge alla sensibilità umana. L'importanza di ogni individuo in quanto tale, per il suo mondo interiore qualunque esso sia, ma non solo: parla di un aspetto particolare della solitudine, quello che interessa tutti, la non-conoscenza dell'altro, che non ha eccezioni. Per quanto bene conosciamo una persona, è sempre tanto quello che ci sfugge, talvolta quasi tutto anche se viviamo fianco a fianco. E' una cosa triste - non potremo mai comunicare al cento per cento con altri esseri umani - ma in un certo senso anche rassicurante - siamo noi a decidere quando, a chi e cosa trasmettere della nostra interiorità.

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