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L'Insostenibile Leggerezza dell'Essere

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Mostra risultati da 31 a 45 di 82

Discussione: Kundera, Milan - L'Insostenibile Leggerezza dell'Essere

  1. #31
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    Caro El-tipo! Mi mancano parole italiane per rispondere veloce con tutte le miei raggioni, ma in due parole;

    - senza compassione a suo popolo;
    - racconta da sesso in un stile scporco, osceno(похабно), vanteggiato;
    - ha pregiudizi non solo da sistema sovietica,ma da tutto popolo.

    E poi per che cosa serve episodio con figlio di Stalin?

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  • #32
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    Quando si dice 'un grande libro'...!!
    Non è un romanzo d'amore, ma un romanzo sul Amore.
    Quattro punti di vista dell'Amore: Tomas e Franz (due punti di vista maschili), Tereza e Sabrina (due punti di vista femminili)...
    Kundera non condivide le passioni con i suoi protagonisti e non lo aspetta neanche dai suoi lettori, ma interoga le loro situazioni, li annota scrupolosamente e li commenta stoicamente...
    Ho trovato eccezionale il suo saggio sul Kitsh ... però non so per quanto lo può comprendere fino in fondo una persona se non aveva vissuto il clima dei comunisti sulla propria pelle.
    Oltre questo, mi è piacuto anche l'atmosfera palpabile di quella lontana Primavera di Praga... stessa cosa, ma nella più leggera versione è capitata nel mio paese, due anni più tardi, ma le conseguenze sono rimaste fino agli anni '80, sono i ricordi che rimangono per sempre.

    Voto 5/5

  • #33
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    Anche per me è un libro molto bello, un romanzo che offre infiniti spunti di riflessione; le storie di personaggi intensi come Tereza, Tomàs e Sabina con la sua bombetta-simbolo si fondono con la descrizione del disorientamento socio-politico del periodo. I concetti di forza e di debolezza si fondono l'uno nell'altro, nel senso che infine tutto può essere l'una e l'altra cosa. Anche i personaggi sono forti e fragili nello stesso tempo, Tereza sembra la più debole e Tomàs il più forte, ma è poi davvero così?

  • #34

    Predefinito Kundera, Milan - L'insostenibile leggerezza dell'essere

    Un libro molto noto e molto amato. Giustamente.
    Tomᚠè un chirurgo che ha nella vita due grandi passioni: il suo lavoro e le donne. A queste dedica tutto se stesso, senza dubbi o intime lacerazioni. "L'uomo vive ogni cosa subito per la prima volta, senza preparazioni. Come un attore che entra in scena senza aver mai provato. Ma che valore può avere la vita se la prima volta è già la vita stessa?" Tomᚠconosce Tereza che, innamorata di lui, gli si offre con dedizione totale. Si amano, si sposano, si posseggono, ma in modo, per entrambi, diverso: Tereza è divorata dalla gelosia e dal desiderio di possesso totale, pur sapendo che Tomáš, tradendola spesso, le è sempre fedele. Dalla Cecoslovacchia, invasa dai Russi, sono costretti a fuggire, ma Tereza non resiste a lungo. "Chi vive all'estero cammina su un filo teso in alto nel vuoto senza la rete di protezione offerta dalla propria terra dove ci sono la famiglia, i colleghi, gli amici, dove ci si può facilmente far capire nella lingua che si conosce dall'infanzia. A Praga Tereza dipendeva da Tomᚠsoltanto nelle cose del cuore. Quì dipende da lui in tutto. Se lui l'abbandonasse, che ne sarebbe di lei? Deve dunque passare tutta la vita con la paura di perderlo?"
    Tereza torna e Tomᚠla segue: a Praga conducono adesso una vita da operai improvvisati, tra carri armati e polizia segreta. Lui fa il lavavetri e lei lavora in un bar.
    Parallela a questa loro storia, corrono le vicende di Sabine e Franz, un professore di Ginevra, col quale la donna, una pittrice ceca in esilio, amica di Tereza e di Tomáš, ha una relazione. I loro mondi si sfiorano senza capirsi: troppo diversamente sentono la vita, se stessi e gli altri. "Per Sabine vivere nella verità ... è possibile solo a condizione di vivere senza pubblico. Nell'istante in cui qualcuno assiste alle nostre azioni, volenti o nolenti, ci adattiamo agli occhi che ci osservano, e nulla di ciò che facciamo ha più verità ... Franz, invece, è convinto che nella divisione della vita in sfera privata e sfera pubblica sia contenuta l'origine di ogni menzogna ... Per lui 'vivere nella verità' significa abbattere la barriera tra il privato e il pubblico."
    Franz è sposato e solo a fatica riesce a confessare alla moglie la relazione con Sabine. Ma, mentre la prima sta ad ascoltare con rancorosa freddezza (e lui aveva tentato di proteggerla per anni, pensando a chissà quale disperazione!), Sabine si rende conto che il loro amore, reso pubblico, sarebbe presto diventato un peso insostenibile e lo lascia. Franz non ritorna a casa, ritrova una dimensione più vera in una solitudine non prevista nè cercata, si innamora di un'altra, ma finirà col morire in Cambogia durante una missione umanitaria. Il funerale sarà gestito imperiosamente dalla moglie, unica legittima titolare dello stato di vedovanza. Tra una storia e l'altra, le vicende della Cecoslovacchia, la Primavera di Praga, l'invasione russa, la polizia segreta, le persecuzioni, i ricatti. Le angosce personali dei protagonisti si intrecciano alle angosce di un popolo.
    "Le domande veramente serie sono solo quelle che possono essere formulate da un bambino. Sono domende per le quali non esiste risposta." Il nuovo regime sovietico sconvolge ancora una volta la vita di Tomᚠe Tereza. "I regimi criminali non furono creati da criminali ma da entusiasti convinti di aver scoperto l'unica strada per il paradiso."
    Nè Tomᚠnè Tereza credono a quest'unica strada: accettano entrambi di fuggire via dalla città e di rifugiarsi in campagna, dove, tra i più umili lavori, ritrovano una parvenza di libertà e di serenità. Intanto lontana, prima in Francia poi in America, Sabine si sentirà sempre più estranea alla realtà del suo paese. Sarà accusata di essere troppo indifferente alla storia e nemica del comunismo.
    "Il mio nemico non è il comunismo, è il Kitsh!" Un concetto interessante.
    Se si crede che il mondo è stato creato in maniera giusta si è raggiunto "l'accordo categorico con l'essere". L'ideale estetico corrispondente è il Kitsh che elimina "dal proprio campo visivo tutto ciò che nell'esistenza umana è essenzialmente inaccettabile." Dai tempi della Rivoluzione francese, una metà dell'Europa viene chiamata sinistra e l'altra destra e non in base a principi teorici dato che "i movimenti politici non si fondano su posizioni razionali, ma su idee, immagini, parole, archetipi che tutti insieme vanno a costituire questo e quel Kitsh politico. L'idea della Grande Marcia ... è un Kitsh politico che unisce la gente di sinistra di tutte le epoche e di tutte le tendenze." Ecco da cosa Sabine, Tereza e Tomᚠvogliono vivere lontani. Sabine sarà in California quando riceverà la notizia della morte dei due amici, in un incidente stradale.
    "Prima di essere dimenticati, verremo trasformati in Kitsh. Il Kitsh è la stazione di passaggio tra l'essere e l'oblìo."
    Il testo a questo punto potrebbe essere concluso, ma l'autore che ha giocato col tempo (andando avanti e indietro coi suoi personaggi) ci congeda con un ricordo di Tereza, di Tomᚠe di Karenin, la loro inseparabile cagna. E' l'ultimo periodo della loro vita, anche se loro stessi non lo sanno. Tereza chiarisce finalmente a se stessa il senso del suo rapporto col marito. "Siamo tutti pronti a vedere nella forza il colpevole e nella debolezza la vittima innocente. Ma ora Tereza si rende conto che nel loro caso è stato tutto il contrario! ... La sua debolezza era aggressiva e lo costringeva ad una continua capitolazione, fino a che lui non aveva smesso di essere forte e si era trasformato in un leprotto tra le sue braccia." Riconciliata con se stessa e la sua sofferenza, Tereza chiederà scusa all'uomo che, amandola, le è stato sempre vicino, rinunciando a tutto. "Il tempo umano non ruota in cerchio, ma avanza veloce in linea retta. E' per questo che l'uomo non può essere felice, perchè la felicità è desiderio di ripetizione."
    Ho citato molti brani del testo perchè è un libro ben scritto, padroneggiato con sicurezza, affascinante per la varietà dei motivi e dei personaggi. Gli nuoce forse un'elegante sentenziosità: le considerazioni dell'autore sul comunismo e sul Kitsh della Grande Marcia mi sembrano troppo generiche pur avendo la pretesa di essere valide una volta per tutte. Anche i rapporti sentimentali sono analizzati con una buona dose di ovvietà, non è un caso che Sabine, la personalità forse più interessante, rimanga uno schizzo, un ottimo schizzo.
    E infine: l'uomo può essere felice Basta mettersi daccordo sulla parola "felicità". Diceva B. Russell, che si intendeva un po' di roba del genere, che le più complesse questioni filosofiche sono in fondo problemi di grammatica e di lessico.

    a cura di Maria Antonietta Amico

    Capolavoro il seguente film dell'88 di P. Kaufman.

  • #35
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    io sono rimasta un po' scioccata.. i libri mi piacciono quando riesco ad affezionarmi ai personaggi, capisco che nessuno è perfetto ma non riesco a farmi piacere un personaggio che dice di amare qualcuno e sente però il bisogno di avere relazioni con altre donne ( e che non intrattiene rapporti con il figlio), ne dall' altro lato a comprendere una donna disposta ad accettare i continui tradimenti del marito.. forse non ho la giusta sensibilità, e la cultura necessaria, per capire quello che Kundera voleva dire, sarà che preferisco libri con più dialoghi e meno parti narrative, sarà che leggo per evadere da tutto e tutti e preferisco personaggi più "buoni", integri moralmente, anche se capisco che questo mi porta ad affezionarmi a personaggi troppo buoni e spesso finti, che nel mondo "reale" non si trovano, ma non sono riuscita ad affezionarmi alla storia, a provare quel senso di dispiacere quando giri l' ultima pagina e pensi con un pizzico di malinconia " peccato è finito, ma che bella storia che ho letto".

  • #36
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    Lavy, mi dispiace tanto, ma L'insostenibile Leggerezza dell'Essere non è un romanzo...
    Più che altro, è un saggio romanziato sull'Amore. Non si può affezzionare ai personaggi quando l'autore non lo cerca neanche...
    Kundera introduce i suoi personaggi solo come protesta per poter interrogare le situazioni e annalizarli, molto freddamente...
    Nessuno dai suoi testi è un vero romanzo... si tratta sempre di cosiddetti saggi romanzati, e nessuno di questi è stato scritto per potersi medessimare con qualcuno dei suoi protagonisti...

  • #37
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    E' un libro allo stesso tempo delicato e profondo.. La sua leggerezza è quasi impalpabile mentre la sua pesantezza si rivela nella sua necessità di essere letto ("Es muss sein? Es muss sein!)
    Mi sono accostata alla lettura di questo libro quasi con timore nonostante il titolo mi abbia più volte attirato. Avevo paura che un libro dal titolo così interessante avrebbe poi potuto deludermi nei contenuti! Invece non è stato assolutamente così...L'insostenibile leggerezza dell'essere è un libro che aiuta a vedere meglio le paradossali incongruenze tra il modo di vedere maschile e quello femminile.. Pensandoci bene è una sorta di filosofia delle opposizioni (Tomas-Tereza; Sabina-Franz) che si scopre ogni giorno più attinente alla realtà..I personaggi sono ben caratterizzati, soprattutto Teresa, una donna reale e con una psicologia complessa. Trovo incredibile la profondità con cui vengono spiegate anche le "scappatelle" di Tomas: anche quello che sembra essere superficialità e leggerezza acquisisce in questo libro un carattere filosofico. Dopotutto dietro ad ogni azione ci sta una riflessione che si può rivelare a seconda del contesto leggera o pesante..
    L'inizio del libro risulta leggero, la fine pesante.. Ma non vi ricorda un po' la vita???? Bello, bello, da rileggere, sottolineare e soffermarci a pensare..
    Capolavoro!! 5/5

  • #38
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    Citazione Originariamente scritto da nicole Vedi messaggio

    Più che altro, è un saggio romanziato sull'Amore. Non si può affezzionare ai personaggi quando l'autore non lo cerca neanche...
    Kundera introduce i suoi personaggi solo come protesta per poter interrogare le situazioni e annalizarli, molto freddamente...
    chiedo scusa ho sbagliato il termine, fatto sta che me lo avevano presentato proprio come romanzo va bè, il fatto che non adori la saggistica allora spiega parecchie cose

  • #39
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    Posso soltanto dire che questo libro mi ha cambiato, trascinandomi in una visione più angosciante dell'amore.
    E' il libro che più amo in assoluto, se la gioca con L'idiota di Dostoevskij.
    Il modo in cui Kundera traspone su carta le lotte interiori di un io in preda all'amore non ha eguali.

  • #40
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    ...Sono arrivata a pagina... 83, dove c'è la continuazione del piccolo dizionario di parole fraintese. Per ora mi piace molto. Vi farò sapere, poi, se rimarrò scioccata o delusa.

  • #41
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    Finito. E' sicuramente un romanzo di un certo spessore, ma non tanto fresco. Troppo introspettivo, mortalmente noioso, ma sicuramente un'opera d'arte.

  • #42
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    Citazione Originariamente scritto da Emma96 Vedi messaggio
    Finito. E' sicuramente un romanzo di un certo spessore, ma non tanto fresco. Troppo introspettivo, mortalmente noioso, ma sicuramente un'opera d'arte.


    (undicicaratteri)

  • #43
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    E' una lettura che ha appesantito il mio io di riflessioni sulla morte, l'esistenza, l'amore e il sesso. All'inizio ho avuto qualche difficoltà ad appassionarmi alle vicende dei protagonisti, però l'ho rivalutato molto nella seconda parte, specialmente il capitolo su Karenin che mi ha commosso. Nonostante questo non sono riuscita ad apprezzare fino in fondo queso libro che ho trovato un pò freddo e noioso, forse, perchè a pelle i personaggii non mi hanno suscitato una particolare simpatia.

  • #44
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    Non mi è piaciuto più di tanto questo romanzo-saggio di Kundera, l'ho trovato noioso e pesante, anche se ben scritto

  • #45
    da sudovest
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    “Soltanto nel 1980 abbiamo potuto sapere dal Sunday Times come morì il figlio di Stalin, Jakov. Catturato dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale, fu internato in un campo di prigionia insieme a un gruppo di ufficiali inglesi. Avevano in comune le latrine. Il figlio di Stalin le lasciava sempre sporche. Agli inglesi non piaceva vedere le loro latrine sporche di merda, anche se si trattava della merda del figlio dell'uomo più potente della terra. Glielo rimproverarono. Lui si offese. Glielo rimproverarono di nuovo più volte e lo obbligarono a pulirle. Lui si arrabbiò, iniziò una lite, venne alle mani. Alla fine chiese di essere ascoltato dal comandante del campo. Voleva che fosse lui a fare da arbitro. Ma l'arrogante tedesco si rifiutò di parlare di merda. Il figlio di Stalin non poté sopportare l'umiliazione. Urlando al cielo terribili ingiurie russe, si lanciò contro il filo spinato percorso dalla corrente elettrica che cingeva il campo di prigionia. Vi cadde sopra. Il suo corpo, che non avrebbe mai più sporcato le latrine degli inglesi vi rimase appeso.
    (...)
    Il figlio di Stalin ha dato la sua vita per della merda. Ma morire per della merda non vuol dire morire senza un senso. I tedeschi che sacrificarono la loro vita per estendere più a oriente i territori del Reich, i russi che morirono perché la potenza del loro paese arrivasse più a occidente, loro sì che morirono per qualcosa di stupido e la loro morte è priva di senso e di validità generale. La morte del figlio di Stalin invece fu, nella generale stupidità della guerra, la sola morte metafisica."


    M. Kundera: Da: L’insostenibile leggerezza dell’essere

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