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L'Idiota

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Discussione: Dostoevskij, Fedor - L'Idiota

  1. #31
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    Molti filologi hanno rivolto l'attenzione su nome d'idiota- Lev Nikolaevic Myshkin :

    Lev-leone
    Myshkin- deriva da parola topo ( in russo мышь). Lev Myshkin in italiano Leone del Topo.


    Nulla viene fatto per caso.

  2. #32
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    Citazione Originariamente scritto da darida Vedi messaggio
    ciao tesoro!
    Teoria interessante la tua sui nomi russi, praticamente una lenta tortura comunque la prossima volta mi faccio una legenda e me la sbatto in prima pagina
    Funziona Darida. Garantito al limone. Io faccio così da sempre con i grandi romanzi russi e funziona alla grande. In verità mi son trovato a fare cose del genere anche in altri casi, per esempio le mie copie dei libri di Austen sono istoriati di complicatissimi diagrammi che esemplificano le relazioni amicali e parentali: sono così intricate che senza non se ne esce fuori

    In fondo non è che una variante home made di quanto si trova nei testi teatrali e in molti gialli, che all'inizio propongono la lista dei personaggi principali ciascuno accompagnato da mezza riga di spiega riassuntiva

    Ho amici, (ne ho in mente in particolare una) che addirttura si mettono a pc per fare qs lavoretto quando necessario in modo che risulti più ordinato e poi si tengono il foglio a stampa lì come segnalibro pronto per la consultazione. Personalmente non arrivo a questo punto anche perchè così credo sia un livello che si approssima al patologico .

    Vuoi mettere un bel "casino" fatto a penna pieno pieno di correzioni e cancellature che segue un ordine logico comprensibile solo a te stesso?

  3. #33
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    Ho terminato stamani la lettura di questo libro. A differenza di quel che ho letto in molti commenti non ho trovato per niente pesante questa lettura, e i punti in cui Dostoevskij si concede delle divagazioni sono stati anzi quelli che ho preferito (penso ai capitoli dedicati alla lettera di Ippolit, penso alle dicagazioni "napoleoniche" del vecchio generale).

    Semmai, pur apprezzando nel corso della lettura questo romanzo, arrivato al termine mi mancava un po' il senso profondo che c'era racchiuso dietro (sempre che un senso profondo ci sia... non sono sicuro che ogni romanziere durante la stesura di un capolavoro volesse esprimere tutti quei concetti che gli vengono attribuiti poi dai critici).

    Come insegna Calvino, ho sempre cercato di stare alla larga il più possibile da critiche sui romanzi, però in questo caso ammetto che il saggio di Hesse alla fine del volume (edizione Mondadori) mi ha aperto gli occhi su aspetti e significati che di primo acchito mi erano sfuggiti (il rischio di leggere una critica a caldo è quello di essere poi condizionati sulle riflessioni a proposito di un romanzo, ma in questo caso, visto anche lo spessore del critico, ho preferito fare un'eccezione).

    Di conseguenza trovo molto interessante il paragone tra il principe e Gesù e soprattutto trovo verosimile la ragione per la quale il protagonista non riesce ad integrarsi a pieno con il resto della società. Sugli scopi filosofici per i quali Dostoevskij ci presenta un personaggio del genere preferisco non entrare in merito, anche se la motivazione di Hesse è assai convincente e intrigante (preferisco non entrare in particolari sia perchè rischierei di svelare troppo del libro a chi non l'ha letto, sia perchè trattandosi di un saggio molto breve credo sia meglio rimandare all'originale piuttosto che "sporcare" dei pensieri molto alti con il mio pessimo italiano).

    In conclusione direi che si tratta di un romanzo molto bello, leggerlo è stata sicuramente un'esperienza importante anche se con certi autori si va quasi sempre sul sicuro... Voto? 4/5 (comincia a starmi stretta questa scala da 1 a 5... diciamo 8 e mezzo come ai tempi del liceo!!!).

  4. #34

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    Anche per me è difficile commentare questo testo di una profondità assoluta, anche se nella mia personale classifica arriva quarto, dopo ai fratelli Karamazov, i Demoni, l'Adolescente (secondo me è un libro stupendo anche se spesso la critica così non ha visto).
    Tra i personaggi secondari mi è piaciuto particolarmente il vile Ganeka, anche se "scompare" a un certo punto della storia, diventando un personaggio secondario... il finale mi lasciò agghiacciato e senza parole...

  5. #35
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    Eccomi (quasi) pronta per inserire il mio commento di questo considerevole romanzo,che ho terminato di leggere ieri con il gruppo di lettura estivo.Riporto di seguito ciò che ho scritto proprio x il GL.
    La prima cosa che mi viene da fare è il confronto con Delitto,avendolo letto qualche mese fa.
    Ne L'idiota ho trovato un numero superiore di personaggi,ma per fortuna, dopo l'iniziale confusione con i nomi,sono riuscita sempre a distinguerli e conoscerli man mano che le pagine scorrevano.Mi è venuto in mente un paragone tra Rasko e Ganja,riferito al ruolo che entrambe le sorelle rivestono nella loro vita:sono (o vorrebbero) essere un conforto materiale e morale.
    Anche io ho notato,come pigreco,l'iniziale dei nomi delle 3 sorelle Epancin (come per Svevo ne La coscienza).
    Alcune descrizioni mi hanno fatto pensare anche ad un altro nostro grande autore,Leopardi,quando Dosto parla della natura matrigna,tema sempre presente nelle poetica leopardiana.
    La "spiegazione" di Ippolit mi ha molto affascinata e non l'ho trovata per niente superflua,come del resto ogni passo,ogni descrizione,ogni pensiero che ho letto non è stato per me assolutamente in più nel contesto dell'opera.
    Ogni personaggio è legato agli altri,in primis il protagonista,Myskin,che con la sua eterna indecisione (mi ricorda molto me stessa) ha coinvolto 2 donne (Nastasja e Aglaja,entrambe affascinanti e desiderabili) e 2 uomini (Ganja e Rogozin,molto diversi tra loro) in un vortice di passione,bugie,intrigo e confusione,fino al tragico epilogo.
    Del resto anche le donne si sono comportate in maniera piuttosto indecisa,senza esprimere mai in maniera definitiva la loro scelta d'amore.Probabilmente il principe le amava davvero entrambe,o forse non era assolutamente capace di amare,ma solo di provare pietà e compassione,come diceva lui stesso.
    La sua presunta idiozia (crisi epilettiche a parte) era secondo me solo troppa ingenuità e spontaneità nel riferire il proprio pensiero,senza badare,prima di esprimerlo (perchè poi dopo se ne rende conto) a ciò che le altre persone avrebbero potuto intendere.Lui era per l'epoca un vero anticonformista,e forse per questo motivo non poteva essere completamente accettato dalla nobile società russa che teneva molto all'etichetta.
    Non importa come sia finita la storia,perchè il piacere di leggere sta in ogni pagina,in ogni sfumatura dei vari personaggi,in tutte le descrizioni presenti,che sanno affascinare il lettore e coinvolgerlo pagina dopo pagina in un racconto con continui cambiamenti e mai noioso.
    Il mio giudizio finale è : opera maestosa e coinvolgente,che seduce il lettore attraverso i vari personaggi,con le loro caratteristiche e i loro legami.

  6. #36
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    C'ho messo veramente tanto a finirlo,ma è un capolavoro Dostoevskijano,ci sono un 'infinità di personaggi,ogniuno con un proprio carattere (o non carattere) definito,Dosto descrive benissimo le pecche e le storture della Russia del suo tempo,la decadenza al tempo degli zar,il principe Myskin è un'anima candida,un bambino nel corpo di un'uomo,la bellezza salverà il mondo...e lui solo quello vedeva,solo il lato buono delle cose,in una società corrotta e calcolatrice poteva solo essere tacciato di idiozia.I punti che più mi hanno colpito sono la sensazione che provava quando la sua malattia stava arrivando,il monologo che fece sulla chiesa romana e il carattere border line di Nastasja,stucchevoli invece i capricci di Aglaja.Le avrà amate tutte e due? o ha deciso per quella che più gli ispirava pietà? forse Myskin era più proiettato verso una specie d'amore universale che non di coppia,in un certo qual modo mi ha ricordato il piccolo principe (non sò se per associazione di titolo o carattere).Il finale un pò me l'aspettavo.Voto 4,90/5

  7. #37
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    Predefinito l'idiozia del principe

    "L'idea principale del romanzo è di rappresentare un uomo positivamente buono. Non c'è nulla di più difficile al mondo e specialmente adesso. Tutti gli scrittori, non solo i nostri ma anche quelli europei, che hanno affrontato la rappresentazione di un uomo "positivamente" buono, hanno fatto fiasco. È un compito smisurato. Il bello è un ideale, ma l'ideale non è nostro, né la civile Europa l'ha minimamente elaborato. Nel mondo c'è un essere positivamente buono, Cristo, così che l'apparizione di questo essere smisuratamente, illimitatamente buono, è naturalmente un miracolo sconfinato".

    Così scriveva Dostoevskij in una lettera alla nipote del 13 gennaio 1867. (Cit. ripresa dall’introduzione dell’ edizione Garzanti)

    Non ci sono parole per commentare questo romanzo. Immenso. E con immenso piacere riletto a distanza di anni.

    Da qualche parte lessi che Dosto utilizzava il termine “prekrasnyj” che starebbe a significare qualcosa di ultimo ed assoluto, non semplicemente bontà, ma di più: lo splendore della bellezza.

    Opera molto cristiana nella sua concezione progettuale, senz’altro. Ma c’è qualcosa di più universale, più umanamente assoluto a mio avviso. Il potere dirompente, eversivo, irresistibile ed finanche violento della compassione. Compassione intesa non meramente come partecipazione più o meno profonda alla sofferenza dell’altro, o caritatevole e pietistica disponibilità ad un aiuto, ma molto di più.

    La capacita, la possibilità di un punto di incontro tra la radice del dolore dell’uno e la assoluta disponibilità dell’altro a farsene carico in modo totale prendendola su di sé, travolgendo dell’altro ogni difesa, rendendo all'altro possibile ed inevitabile la cosa più difficile: la resa. “Prekrasnyj”: questa l’diozia del principe Miskin.

    Dostoevskij riesce a raccontarci la bellezza assoluta: un capolavoro. 5/5.

  8. #38
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    Predefinito La magnificenza de L'Idiota

    La “malattia” come salvezza dal mondo che non gli appartiene più.

    "Prekrasnyj" ovvero, come già spiegato da Zefiro, lo splendore della bellezza è il/nel principe Lev Nicolaevic Myskin.

    E allora perché "L'idiota"?...semplice.Perché come a volte accade, spesso ciò che non si comprende si tende ad etichettarlo come diverso, approfittando della sua bontà.

    Questo splendore è il metro della società narrata nel romanzo. Di volta in volta i personaggi dell'Idiota si confrontano con Myskin e rimangono attratti o vengono respinti dal suo prekrasnyj.
    M’è piaciuto molto. Per me il migliore di Dostoevskij.

    Affascinanti alcuni personaggi..C’è Rozokin, il male,l’oscuro. Un mercante travolto dalla passione. E la bella Nastasja che alla salvezza offertale da Myskin sceglie la perdizione di Rogozin, divenendone la vittima. Poi la "donnetta" tutta capricci innamorata di Myskin. Aglàja.
    E soprattutto abbiamo il romanticismo di Myskin che ricorda molto il Don Chisciotte di Cervantes che lotta contro i suoi mulini a vento; con la sua lotta tra il bene e il male. Un male combattuto (come già detto prima di me) con la compassione. Guidata dalla fiducia cieca verso il prossimo che non sa che farsene perché troppo contaminato dalla vita.

    Di Dostoevskij ho sempre amato la sua capacità di descrivere la crudezza della vita in tutti i suoi aspetti più amari sempre senza sbavature, con perfezione.

    Anche per me un capolavoro 5/5

  9. #39

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    Lo so Maestro,
    sono un "camice bianco", un "zirutja movie" e dovrei pensare ai fatti miei.
    Avete ragione da vendere ma, vedete, mia madre è nata e vissuta a lungo a Vladivostok (Russia che non conta, so anche questo), e fin da quando ero un fantolino mi leggeva le vostre opere nella vostra lingua.
    Diceva che così mi abituavo alla sonorità della pronuncia.
    E questo vostro capolavoro, non conosco parola più grande, l'ho poi riletto. Da solo.
    Shine, Maestro!
    Che cosa significa? Be', è intraducibile in russo e anche, sì, anche in italiano.
    Vuol dire eccezionale, qualcosa che va oltre, insomma, il non plus ultra.
    Quante lingue ho scomodato, Maestro, per definire una sola parola: Genio.
    Myskin, la sua ingenua purezza, il fiato che si vede quando parla...perché voi lo avete disegnato anche se non sapevate disegnare. E come si infiamma ed accende quando l'inarrivabile Nastas'ja è con lui...
    La descrizione della "febbre cerebrale" che noi che abbiamo terminato gli studi di Medicina sappiamo (ma che sappiamo?) chiamarsi epilessia.
    La solitudine, Maestro, la tristezza e lo squallore del rapido secondo che intercorre fra l'attesa di vederla ed il sembiante.
    Io non lo so, per me Myskin ha un volto...e non è il volto pallido e sofferente che gli editori danno ai ritratti in copertina.
    E' il vostro volto, Maestro.
    Voi studiavate Medicina, ricordo.
    Non l'avete terminata.
    Ma sapete che vi dico?
    Non vi siete perso nulla, credetemi.
    Noi tentiamo di salvare la vita...voi, Maestro, semplicemente, la donate.
    Salutatemi Kafka là dove siete ora, Maestro.
    Sono sicuro che anche a lui farà un pocolino di piacere sapere che un misero cerusico non ha parole tranne una.
    Grazie.

    Frundsberg

  10. #40
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    Citazione Originariamente scritto da Frundsberg Vedi messaggio
    Lo so Maestro,
    sono un "camice bianco", un "zirutja movie" e dovrei pensare ai fatti miei.
    Avete ragione da vendere ma, vedete, mia madre è nata e vissuta a lungo a Vladivostok (Russia che non conta, so anche questo), e fin da quando ero un fantolino mi leggeva le vostre opere nella vostra lingua.
    Diceva che così mi abituavo alla sonorità della pronuncia.
    E questo vostro capolavoro, non conosco parola più grande, l'ho poi riletto. Da solo.
    Shine, Maestro!
    Che cosa significa? Be', è intraducibile in russo e anche, sì, anche in italiano.
    Vuol dire eccezionale, qualcosa che va oltre, insomma, il non plus ultra.
    Quante lingue ho scomodato, Maestro, per definire una sola parola: Genio.
    Myskin, la sua ingenua purezza, il fiato che si vede quando parla...perché voi lo avete disegnato anche se non sapevate disegnare. E come si infiamma ed accende quando l'inarrivabile Nastas'ja è con lui...
    La descrizione della "febbre cerebrale" che noi che abbiamo terminato gli studi di Medicina sappiamo (ma che sappiamo?) chiamarsi epilessia.
    La solitudine, Maestro, la tristezza e lo squallore del rapido secondo che intercorre fra l'attesa di vederla ed il sembiante.
    Io non lo so, per me Myskin ha un volto...e non è il volto pallido e sofferente che gli editori danno ai ritratti in copertina.
    E' il vostro volto, Maestro.
    Voi studiavate Medicina, ricordo.
    Non l'avete terminata.
    Ma sapete che vi dico?
    Non vi siete perso nulla, credetemi.
    Noi tentiamo di salvare la vita...voi, Maestro, semplicemente, la donate.
    Salutatemi Kafka là dove siete ora, Maestro.
    Sono sicuro che anche a lui farà un pocolino di piacere sapere che un misero cerusico non ha parole tranne una.
    Grazie.

    Frundsberg
    Beh, caro Frundsberg, a questo punto attendo che tu lasci un commento della stessa levatura anche nel post del romanzo che, per il momento, ho più amato di Dostevskij, ovvero "I demoni". Credo che "L'idiota" sia un libro bellissimo, il protagonista è davvero spettacolare, però nei Demoni ho trovato quella coralità di voci, quegli aspetti politico/sociali che davvero mi hanno aperto la mente e mi hanno fatto crescere.

    Mi piacerebbe anche conoscere la tua opinione sull'eterno dilemma "Tolstoj o Dostoevskij?". Purtroppo io non sono ancora in grado di dire la mia dato che se del secondo ho letto abbastanza (dei capolavori mi manca solo "Delitto e castigo", ma è uno di quei libri di cui rimando la lettura per "poterlo ancora leggere...") del primo non ho ancora mai letto nulla, quasi ne provassi una sorta di timore reverenziale. Sicuramente comincerò da "Anna Karenina", non fosse altro che già si trova nella mia libreria. Diciamo che a naso mi sento molto più vicino al buon Fedor.

  11. #41

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    Caro Pigreco, "I demoni" mi ha affascinato, corteggiato, conquistato.
    Eppure sento di dovere a Dostevskij un omaggio molto più importante per altri capolavori, "Memorie del sottosuolo" per primo.
    Certo, amico mio, stiamo parlando di capi d'opera monumentali e, chiaramente, non posso che condividere la tua spinta emotiva per "il testo politico" di Dostevskij.
    Ma a mio modo di vedere, ed è personalissimo, non lo trovo il più grande della produzione.
    Fra Dostevskij e Tolstoj? Dove posso firmare?
    Dostevskij tutta la vita.
    E ho letto tutto anche di Tolstoj.
    Ma non esiste paragone, assolutamente.

  12. #42
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    Riporto qui il mio commento, nato per il Giornalino, su questo che, a mio avviso, è un capolavoro assoluto, un'opera straordinaria che mi ha folgorato e mi ha introdotto alla letteratura di colui che nel corso degli anni si è affermato prepotentemente come il mio autore preferito.
    Iniziare un'opera di Dostoevskij vuol dire intraprendere un viaggio, vivere un'esperienza totalizzante. Le passioni che muovono i protagonisti sono talmente intense ed estreme da risultare quasi inverosimili, eppure è proprio attraverso la radicalizzazione dei sentimenti più puri (il bene, il male, l'amore, la paura) che riusciamo a cogliere le infinite sfumature che li compongono. Più andiamo in profondità, più le suddivisioni perdono consistenza e le nostre certezze vengono meno... Questo vale per tutte le sue opere e ancora di più per L'idiota.
    Tutto e di più è stato scritto su questo libro; tutto e di più è stato scritto sul suo protagonista, il principe Myskin, incarnazione del Bene supremo, personaggio controverso nel quale Dostoevskij ha infuso diversi tratti di carattere autobiografico. Perchè controverso? Perchè stravolge l'idea più “ovvia” di cosa sia (o dovrebbe essere) il Bene.
    Sappiamo già (e non mi dilungherò troppo su questo) che il principe Myskin rappresenta il paradigma di una purezza impraticabile nella vita reale, di un amore talmente limpido da risultare disarmante. Da qui lo “scacco” subito nel mondo.
    La recensione più bella che ho letto su quest'opera però (non voglio prendermi meriti che sono miei!) sottolinea il fatto che se noi siamo abituati a pensare al bene come qualcosa di inoffensivo, anzi persino di “lenitivo” rispetto alle nostre sofferenze, il personaggio che qui lo incarna delude in pieno le nostre aspettative: la purezza di Myskin, la sua capacità estrema di compatire chi gli sta vicino, mette ancora più a nudo le sofferenze di quest'ultimo, rendendole più acute. Questo spunto mi ha fatto riflettere.
    Il principe racchiude in sé delle contraddizioni apparentemente inconciliabili: è il bene che porta dolore, è lo spendore della luce vicino al quale -per contrasto- tutto è ancora più tenebra, è il punto fisso, l'apparentemente statico (la sua bontà è tale da renderlo del tutto incapace di agire), intorno a cui ruota tumultuosa una folla di personaggi che da lui non riescono a prescindere... Che rappresenti in qualche modo un “rivale” (come nel caso di Ragozin) o un “ideale” troppo elevato dal quale rifuggire (come nel caso della bella e perduta Nastas'ja), sembra che nessuno possa fare a meno di confrontarsi con lui.
    Da una parte quindi l'autore sembra descriverci un inetto, un idiota appunto (l'etimologia del termine rimanda a una persona che vive una vita “privata”, lontano dai clamori del mondo), dall'altra questo stesso inetto diventa il perno reale della vicenda, colui che suo malgrado infiamma passioni, provoca risentimenti, determina tragedie. Possiamo ancora affermare, dopo aver letto questo libro, che il bene è sempre “innocente”?
    Ma se tutto questo è vero, se dal confronto col Bene supremo ne si esce in qualche modo sempre sconfitti, si può allora affermare che l'intento di Dostoevskij fosse quello di sancire il fallimento di questo bene? Non credo. Credo anzi che il solo aver cercato di modellare una figura simile, l'ideale non realizzabile ma pur sempre anelabile, sia la prova che questa “tensione” è connaturata all'uomo e già solo questo è un segno di speranza, apre la strada a una possibile salvezza...

    Concludo con una nota del tutto privata (se me lo consentite). Sono credente, e una parte del fascino che mi ha suscitato quest'opera è dovuto alla scoperta che nella figura di Myskin Dostoevskij ha voluto tratteggiare in qualche modo l'immagine di Gesù Cristo.
    Dostoevskij era un fervente cattolico e anzi sua era la convinzione che il popolo russo per sua stessa natura fosse profondamente cristiano. La fede, con tutte le sue contraddizioni, con tutte le sue implicazioni, è un elemento centrale di molti suoi capolavori (basti pensare a quello che io reputo il “contraltare” de L'idiota, ovvero I demoni). L'aver voluto rielaborare in un modo così efficace la figura di Cristo è qualcosa che mi ha colpito dritto al cuore. Perchè è proprio così che io mi immagino il Gesù storico: il bene che scuote, la purezza che infiamma, l'amore che interroga.
    Ultima modifica di ayuthaya; 05-08-2012 alle 12:40 PM.

  13. #43
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    Complimenti ad Ayu per la recensione, davvero molto bella. Solo che poi a un'altro cosa rimane da dire? Brava Ayu veramente ben scritto e argomentato e molto bello il richiamo alla spiritualità, alla religiosità anzi di D. e del popolo russo e molto attenta la contrapposizione tra L'idiota e I demoni.

  14. #44
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    Ti ringrazio, maurizio! Dosto è il mio scrittore preferito e, come suo "capolavoro", secondo me se la giocano strenuamente L'idiota e I demoni! è inevitabile porre a confronto queste due opere, le quali tratteggiano in modo così efficace i due poli opposti: il Bene e il Male.
    L'idiota l'ho letto per primo e mi ha folgorato, dopo un po' di anni è stata la volta de I demoni, più complesso, dal substrato politico-sociale più pregnante e ricco di implicazioni... è stato un secondo "innamoramento", una conferma!
    Stavrogin rappresenta l'incarnazione del Male assoluto come Myskin quella del Bene, nn scrivo certo nulla di nuovo! E come tutta la vicenda de L'idiota gira intorno al principe come a un perno, così succede ne I demoni rispetto a Stavrogin...
    Credo che le due opere si completino a vicenda e credo anche che, per comprendere a fondo Dosto, non si possa non leggere entrambe (oltre a tutto il resto chiaramente! )...

  15. #45
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    Premettendo che io amo Dostoevskij e non mi azzarderei mai a dargli meno di 5/5... però devo anche dire che se fosse stato questo il mio primo romanzo russo, sarei spaventata a morte XD
    Sulla narrativa di Dosto, sui suoi personaggi, sui suoi temi, non ho nulla da dire: ineccepibile come al solito. Però, a differenza di Delitto e Castigo, qui sarebbero state da tagliare qualcosa come 300 pagine. Non è il primo romanzo che uscì all'epoca a puntate che leggo, ma stavolta l'andamento episodico mi è pesato. Verso la metà del libro mi sono proprio arenata, è stata una sfida con me stessa non mollare, perché proprio temporeggiava, non arrivava al "dunque" in nessun modo.
    Per il resto, non ho veramente nessun appunto da fare. Magari quel temporeggiare nelle due parti centrali (soprattutto nella terza) mi ha fatto un po' perdere il filo, e mi dispiace che un personaggio come quello di Nastasja (wow) così centrale, di fatto, appaia così raramente. È la miglior rappresentazione possibile del fatto che, nel genere umano, istinto d'autodistruzione e istinto di autoconservazione si equivalgano. E magistrale è anche il contrasto continuo fra il principe, questa creatura così pura e inesperta, e i tanti meschini e "normali" personaggi che si muovono intorno a lui.

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