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Discussione: 166° MG - Inferno (Divina Commedia) di Dante Alighieri

  1. #1
    The black sheep member
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    Predefinito 166° MG - Inferno (Divina Commedia) di Dante Alighieri

    Credo che la parola "capolavoro" sia tra le più utilizzate.

    Io penso che i capolavori che portiamo nel cuore debbamo essere pochi, pochissimi, diversamente si svuota di significato la portata assoluta del termine e tutto si riconduce ad una media poco equilibrata.

    Detto questo, non ho difficoltà a dire che per me l'Inferno è un capolavoro tra i più alti prodotti dall'intera umanità.

    Io e Momi ci addentriamo nella selva e chissà che alla fine di questo viaggio non si veda la luce.

    ps: ben venga chiunque si voglia aggiungere ovviamente!

  2. #2
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    Ho letto l'inferno con più volentieri del paradiso, ma non ho mai capito una parte, magari voi riuscirete a illuminarmi come Virgilio. ..Dante scrive : amor che nulla amato amar perdona.....spiegazioni, please!

  3. #3
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    Citazione Originariamente scritto da wolverine Vedi messaggio
    Ho letto l'inferno con più volentieri del paradiso, ma non ho mai capito una parte, magari voi riuscirete a illuminarmi come Virgilio. ..Dante scrive : amor che nulla amato amar perdona.....spiegazioni, please!
    Come per la maggiorparte delle terzine dell'Inferno, troverai in giro diverse interpretazioni.

    Io mi attengo a quella che, nel mio piccolo, mi sembra la più corretta: premesso che per amore, qui, si intende quello tra uomo e donna, la terzina significherebbe che nessuna persona amata, veramente e nel profondo, non può non ricambiare il sentimento. Il verbo "perdonare" è da leggersi al pari del nostro "risparmiare". Quindi nessun amore (vero) "risparmierà" all'altro di amare a sua volta.

    Ripeto che certamente troverai altre interpretazioni, che a volte si spingono fino a negare quelle tradizionali.

    Bellissimo il canto V, il più bello per me, ci arriveremo.

    Perchè non ti aggiungi al mini gruppo?

  4. #4
    The black sheep member
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    Dante ha quasi 40 anni quando inizia a scrivere l’opera che lo terrà impegnato per due decenni.

    Nelle terzine della Commedia mai niente viene lasciato al caso e alcune tra le interpretazioni che si sono fatte sono tra le più svariate. Io, che non sono un esperto, rimango vincolato per lo più a quelle più tradizionali.

    Devo dire, però, che alcuni passaggi hanno fatto riflettere anche me, nel senso che mi sono trovato a pensare che forse Dante voleva dirci altro, o più probabilmente più cose insieme. Non ho mai creduto, però, che i suoi messaggi nascondessero chissà quali profezie o segreti. Dietro alle ingegnose figure retoriche della Commedia c'è semplicemente la volontà di nascondere alcune stoccate rivolte ai grandi della storia, alcuni tra loro vivi nel momento in cui Dante scriveva.

    Se oggi tutti possono parlare male di Renzi e Berlusconi a viso scoperto, non così facile era per Dante criticare i suoi antagonisti, ghibellini, ma non solo.

    E non dimentichiamoci che sono passati 700 anni, ragion per cui il suo linguaggio oggi ci appare difficile.

    Avremo modo di parlare di tutto questo.

    Spero vivamente che molti parteciperanno al gruppo, perché se è vero che la Divina Commedia può spaventare evocando gli allori nella testa di Dante, assicuro tutti quelli che non l’hanno mai affrontata che l’opera è quanto meno meritevole. E non è per niente difficile, basta solo affidarsi a buone parafrasi, poi via via farsi una propria opinione in merito a ciò che Dante voleva dirci.

    Il suo, per l’epoca, non era un linguaggio oscuro, ma solo leggermente velato, in alcuni punti, da piccoli giochi e metafore. Dante Alighieri era un intellettuale fortemente inserito nella vita politica sociale del suo tempo. E, tra l’altro, era un bel bischero, antipatico e non proprio socievolissimo.

    “Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura che la via diritta era smarrita.”

    La prima terzina, che ormai recitiamo come una sorta di spot pubblicitario, è splendida. Non mi colpisce tanto il fatto che Dante attraversi una sorta di “crisi di mezza età” e di conseguenza si perda in una selva di pensieri apparentemente inestricabile, cosa che di per sé è piuttosto comune. Quello che mi ha sempre fatto riflettere è che dica che lui si è perso, ma il cammin è di tutti. Non scrive di essersi perso a metà della sua vita, ma a metà della nostra, come se lui fosse una sorta di novello Gesù Cristo e si facesse carico di portarci fuori, tutti quanti, dal buio.

    Ma prima di uscirci, dal buio, bisogna entrarci.
    Ultima modifica di Zingaro di Macondo; 07-22-2015 alle 10:01 PM.

  5. #5
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    Predefinito I Canto

    Inizia il viaggio, Dante si cala nella duplice parte di personaggio-autore e in questo primo canto introduce il piano della sua opera: il cammino suo (e di tutti noi: la nostra vita) dal peccato alla salvezza eterna.
    Ma io credo che Dante sia veramente convinto di avere un messaggio più ampio e una morale da trasmettere ai suoi contemporanei (e forse, nella sua umiltà, anche ai posteri), e che non si sia tolto qualche sassolino dalle scarpe, anche se non è proprio stato gentile con alcuni suoi conoscenti.

    Del primo canto mi colpisce sempre la descrizione della lupa famelica, e nella mia mente me la vedo sempre anche con le mammelle cadenti delle cagne magre e affamate, anche se questo nel canto non c'è!
    "ed una lupa,che di tutte brame
    sembiava carca nella sua magrezza,
    e molte genti fè già viver grame
    ...................
    e ha natura sì malvagia e ria,
    che mai non empie la bramosa voglia,
    e dopo 'l pasto ha più fame che pria."


  6. #6
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    Citazione Originariamente scritto da momi Vedi messaggio
    Inizia il viaggio, Dante si cala nella duplice parte di personaggio-autore e in questo primo canto introduce il piano della sua opera: il cammino suo (e di tutti noi: la nostra vita) dal peccato alla salvezza eterna.
    Ma io credo che Dante sia veramente convinto di avere un messaggio più ampio e una morale da trasmettere ai suoi contemporanei (e forse, nella sua umiltà, anche ai posteri), e che non si sia tolto qualche sassolino dalle scarpe, anche se non è proprio stato gentile con alcuni suoi conoscenti.

    Del primo canto mi colpisce sempre la descrizione della lupa famelica, e nella mia mente me la vedo sempre anche con le mammelle cadenti delle cagne magre e affamate, anche se questo nel canto non c'è!
    "ed una lupa,che di tutte brame
    sembiava carca nella sua magrezza,
    e molte genti fè già viver grame
    ...................
    e ha natura sì malvagia e ria,
    che mai non empie la bramosa voglia,
    e dopo 'l pasto ha più fame che pria."

    una lupa che fa vivere le propre genti con "gramezza" e che, insaziabile, quando ha finito di cibarsi ha più fame di prima

  7. #7
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    Predefinito Canto I Parafrasi

    A metà del cammino della vita umana
    mi ritrovai in una buia boscaglia
    perché avevo smarrito il giusto percorso.
    Ahimé, non è affatto facile descrivere
    questo bosco inospitale, impervio e difficile,
    del quale il solo pensiero mi fa tornare la paura!
    [la selva] È tanto angosciante quasi quanto la morte;
    ma per dire ciò che di buono lì incontrai,
    parlerò [prima] delle altre cose che lì ho viste.
    Io non so descrivere il modo in cui vi entrai
    dato che il mio torpore era tale in quel momento
    che mi ero allontanato dalla via vera.
    Ma dopo che arrivai alle pendici d'un colle,
    la dove finiva quel bosco
    che mi aveva riempito il cuore di paura,
    alzai gli occhi e vidi le sue pendici
    già illuminati dai raggi di quel pianeta [il Sole]
    che guida ciascuno sulla giusta via.
    Allora si calmò un poco quella paura
    che mi era rimasta nel profondo del cuore
    durante la notte trascorsa nel dolore.
    E come colui che con respiro affaticato,
    scampato dal mare e arrivato alla spiaggia, si rigira
    verso lo specchio d'acqua pericoloso e [lo] guarda;
    Allo stesso modo il mio animo, che ancora fuggiva,
    si girò indietro a guardare il tragitto [la selva],
    che non lasciò uscire mai nessun vivo.
    Dopo che riposai per un po' il corpo stanco,
    ripresi il cammino lungo il pendio deserto [del colle],
    scalando la salita.
    E d'improvviso, quasi all'inizio del pendio,
    [arrivò] una lince (o leopardo) agile e molto veloce,
    dal pelo maculato;
    che non si scansava da davanti a me,
    e bloccava il mio cammino a tal punto
    che più volte mi voltai per tornare indietro.
    Era il principio del mattino,
    e il sole saliva in quella [stessa] costellazione
    in cui si trovava, quando Dio
    cominciò a muovere i corpi celesti;
    per cui mi dava ragione di non temere
    quella belva dalla pelle maculata
    l'ora in cui [essa] comparve e la bella stagione;
    finché non mi spaventò
    la presenza improvvisa di un leone.
    Questo sembrava procedere contro di me
    superbo e affamato,
    al punto che sembrava far tremare l'aria.
    Ed una lupa, che di tutti i desideri
    sembrava carica nella sua magrezza,
    e già fece vivere molti popoli in miseria,
    questa vista mi trasmise tanta angoscia
    per la paura che mi diede la sua comparsa,
    che persi la speranza di arrivare in cima.
    E come [avviene a] colui che volentieri accumula denaro,
    arriva il momento che lo fa perdere,
    al punto che nell'animo si rattrista e piange;
    così mi ridusse la belva che non ha pace,
    la quale, venendomi incontro, pian piano
    mi respingeva là dove non arriva il sole.
    Mentre ero ricacciato a forza in basso
    mi si offrì alla vista colui che
    per un lungo silenzio era rimasto sfuocato.
    Quando lo vidi nella grande spiaggia vuota
    “Pietà di me”, gli gridai,
    “chiunque tu sia, fantasma o uomo vero!”
    Mi rispose: “Non sono un uomo, uomo lo fui già,
    e i miei genitori furono lombardi,
    entrambi di Mantova.
    Nacqui sotto Giulio Cesare, ma troppo tardi,
    e vissi a Roma durante il regno del buon Augusto,
    all'epoca degli dei finti e impostori.
    Fui un poeta, e scrissi di quell'uomo giusto
    figlio di Anchise che arrivò da Troia,
    dopo che la superba Ilio venne bruciata.
    E tu, perché ridiscendi a tanta pena? (questa sembra un’incongruenza, Virgilio sa che Dante non può salire il colle; è stato mandato apposta da Beatrice per fargli da quida!)
    Perché non scali il felice colle
    che è principio e causa di tutte le gioie?”
    “Sei tu dunque quel Virgilio e quella fonte
    che spande un fiume così ricco di parole?”
    Gli risposi con volto umile.
    “Oh, gloria e luce per gli altri poeti,
    mi serva l'assiduo studio e il forte amore
    per il quale ho cercato le tue opere.
    Tu sei il mio maestro e il mio autore [di riferimento],
    da te solo ho tratto
    lo stile eletto per cui sono conosciuto.
    Guarda la belva per cui mi voltai indietro
    salvami da lei, celebrato poeta,
    poiché questa mi fa tremare le vene e i polsi.”
    “Ti conviene intraprendere un itinerario diverso”
    rispose, dopo che mi vide piangere,
    “se vuoi uscire da questo luogo selvaggio:
    Poiché questa belva, a causa della quale tu gridi,
    impedisce a tutti di attraversare la sua via,
    e blocca chiunque fino a ucciderlo;
    e ha una natura così perversa e colpevole,
    che non riempie mai il suo desiderio ansioso,
    e dopo essersi cibata ha più fame di prima.
    Sono molti gli uomini a cui si lega,
    e ce ne saranno ancor di più, finché arriverà il Veltro,
    che la farà morire con dolore.
    Costui non tratterà né terra, né denaro,
    ma sapienza, carità e virtù,
    e nascerà tra feltro e feltro.
    Sarà la salvezza di quella umile Italia
    per la quale morì la vergine Camilla,
    Eurialo, Turno e Niso per le ferite.
    Costui la caccerà di città in città
    finché non l'avrà ricacciata nell'Inferno,
    da dove la prima l'invidia la fece uscire.
    Per cui, riguardo te, penso e comprendo sia meglio
    che tu mi segua e io ti sia guida,
    portandoti da qui nell'oltretomba,
    dove sentirai le urla senza speranza,
    osserverai i vecchi spiriti sofferenti,
    che gridano per la morte dell'anima;
    e vedrai coloro che appaiono contenti
    nel dolore, perché hanno la speranza
    di accedere nel tempo al regno dei beati.
    A cui poi se tu vorrai accedere,
    ti porterà un'anima più degna di me:
    quando me ne andrò ti lascerò a lei;
    poiché quell'Imperatore che regna lassù,
    per via del fatto che fui ribelle alla sua dottrina,
    mi vieta di entrare nel suo Regno.
    [Dio] regna in ogni luogo e qui dimora;
    questa è la sua città e il suo trono:
    felice è colui che viene chiamato nel suo Regno!”.
    Ed io gli dissi: “Poeta, io ti chiedo per quel Dio
    che tu non avesti modo di conoscere
    affinché io mi allontani da questo male e dalla dannazione,
    che tu mi conduca là dove dicesti,
    affinché io veda le porte del Paradiso
    e coloro i quali tu descrivi tanto tristi”.
    [Virgilio] allora si mise in cammino, ed io lo seguii.

  8. #8
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    Sarà un capolavoro e su questo non ci piove, ma con questa opera a scuola mi hanno torchiato non poco, mi vengono i brividi solo a pensarci

  9. #9
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    la scuola ha fatto dei danni enormi, ma con un poco d'impegno il trauma va elaborato e superato
    unisciti al gruppo!

  10. #10
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    Citazione Originariamente scritto da momi Vedi messaggio
    la scuola ha fatto dei danni enormi, ma con un poco d'impegno il trauma va elaborato e superato
    unisciti al gruppo!
    In questo periodo proprio non riesco, ho molto da leggere e ben poco tempo a disposizione

  11. #11
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    Dante ci tiene a farci sapere, e da subito, che la condizione in cui si trova è terrificante e che il cammino che lo aspetta non sarà da meno.

    Immediatamente dopo, però, ci dice una cosa del tutto inattesa: dice che troverà del "bene" durante il suo cammino, nonostante sarà costretto a vedere gente martoriata per l’eternità dalle peggiori torture.

    A me pare di capire che Dante ci dica che questo bene arriverà anche “dentro l’inferno” stesso e non solo, come preventivabile, alla fine del tunnel.

    La morale è semplice; la vita può essere fatta di momenti tragici, che, però, se affrontati a dovere possono tramutarsi in opportunità di crescita e, addirittura, di gioia.

    Quanto sono più belle le stelle riviste dopo un tunnel, proprio quelle stesse stelle che prima di entrarci, nel tunnel, magari non vedevamo!

    La Commedia è un racconto per allegorie, vale forse la pena ripetere la simbologia nascosta dietro i tre animali. La lonza, sinuosa e accattivante, rappresenta la lussuria che, assieme al leone (la superbia) sono i due vizi capitali secondo l’autore peggiori, quelli che possono portare l’uomo alla rovina, spirituale e materiale.

    Addirittura peggio è la lupa, animale terrificante che viene presentata con toni esasperati, una bestia immonda che fa quasi desistere Dante dal proseguire il suo viaggio.

    La lupa rappresenta l’avarizia, un animale che non cessa mai di cibarsi e che nasconde il vizio capitale di quella Chiesa contro la quale Dante si scaglierà con veemenza anche nel proseguo della sua opera.

    Sappiamo quanto Dante fosse inserito nei giochi politici del suo tempo e quanto fosse contrario alle ingerenze della Chiesa negli affari dell’Impero. Credo che il motto di Dante, se fosse vissuto qualche secolo più tardi, sarebbe stato “libera Chiesa in libero Stato”.

    Se alla maggior parte delle terzine dantesche sono date interpretazioni su basi storiche, quella del veltro (una sorta di cane da caccia) non ha mai avuto riscontri univoci. Anche perché si tratta di una vera e propria profezia, cosa che, credo (ma potrei sbagliare) è caso unico nella Divina Commedia.

    ps Momi, quando vuoi posto il canto 2.
    Ultima modifica di Zingaro di Macondo; 07-28-2015 alle 10:09 AM.

  12. #12
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    vorrei solo aggiungere una cosa: la divina commedia ha molti piani di lettura ed è anche un poema molto complesso dal punto di vista teologico e filosofico, ma non vorrei dimenticare che è anche un poema molto bello, e in alcune terzine la poetica raggiunge quasi la perfezione;
    io proporrei di riportare anche la nostra terzina favorita (o le terzine) per ogni canto; io ho già indicato la parte della lupa come la mia.

  13. #13
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    ottima proposta!

    La mia terzina del primo canto è quella della speranza.

    Tant' è amara che poco è più morte;
    ma per trattar del ben ch'i' vi trovai,
    dirò de l'altre cose ch'i' v'ho scorte
    .

  14. #14
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    Citazione Originariamente scritto da Zingaro di Macondo Vedi messaggio
    ottima proposta!

    La mia terzina del primo canto è quella della speranza.

    Tant' è amara che poco è più morte;
    ma per trattar del ben ch'i' vi trovai,
    dirò de l'altre cose ch'i' v'ho scorte
    .
    Bella scelta
    quando vuoi puoi postare il secondo canto.

  15. #15
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    Predefinito Parafrasi canto 2


    Il giorno se ne andava e mentre il tramonto
    toglieva gli animali dalle loro fatiche
    io solo mi preparavo ad affrontare
    il cammino angoscioso che la mia mente
    vi racconterà senza mentire.

    Muse e ingegno aiutatemi;
    mente mia, nel descrivere i fatti
    capiremo se veramente sei nobile.

    Dissi a Virgilio: “Poeta che mi guidi,
    valuta se io sia così virtuoso da poter
    condurre questo viaggio
    Tu dici che Enea, ancora in vita,
    fece questo stesso viaggio
    Dio fu cortese nei suoi confronti
    perché sapeva cosa sarebbe diventato in futuro
    e infatti fu tra i fondatori di Roma e del suo impero
    che poi fu sede della Chiesa e
    stabilita come luogo santo
    dove siede il successore di Pietro
    durante questo viaggio di cui tu mi parli
    egli (Enea) capì cose che furono poi la sua ragione
    di vittoria e ragione della nascita della Chiesa
    andò nell’aldilà anche il prescelto (San Paolo),
    per confortare quella fede
    indispensabile alla salvezza
    Ma per quale motivo io dovrei fare lo stesso viaggio?
    Chi me lo concede?
    Non sono né Enea né San Paolo
    e nessuno mi crede tanto degno
    Qualora dovessi decidermi al viaggio,
    potrebbe essere una follia.
    Sei saggio; capiscimi, adesso che fatico a ragionare.”

    E come colui che non vuole più ciò che voleva
    e per nuovi pensieri cambia idea
    così io posi fine al voler cominciare il viaggio
    perché pensando alla selva oscura
    così a lungo era come se l’avessi già attraversata.

    Virgilio disse “Se ho capito bene”, rispose
    il magnanimo nell’ombra,
    “la tua anima è offesa da quel sentimento di viltà
    che troppo spesso opprime l’uomo facendolo desistere dalle onorevoli imprese
    proprio come se una bestia vedesse un’ombra.
    Affinché tu possa liberare te stesso da questi dubbi
    ti spiegherò perchè sono venuto qui
    e per quale motivo per prima cosa ho provato dolore per te.
    Io ero tra coloro che son sospesi (limbo)
    quando mi chiamò una donna così bella e beata
    che le chiesi subito di comandarmi.
    I suoi occhi erano più lucenti delle stelle
    e cominciò a parlarmi dolcemente
    e con una voce che sembrava quella di un angelo.
    “O nobile anima mantovana
    la cui fama ancora nel mondo dura
    e durerà quanto il mondo stesso,
    il mio amico che mi amò tanto profondamente (Dante)
    è fermo presso la selva deserta e
    si è voltato indietro per la paura.
    Temo che si sia smarrito così tanto
    che il mio soccorso potrebbe essere tardivo
    per quel che mi è stato riferito di lui in cielo.
    Ora va', con la tua parola ornata
    e con tutto ciò che possa essergli d’aiuto
    così che io possa essere tranquilla.
    Io ,che ti chiedo di andare, mi chiamo Beatrice
    vengo da dove desidero tornare (paradiso)
    e l’amore mi ha mosso e fatto parlare.
    Quando sarò davanti a Dio
    loderò spesso il tuo nome”.
    Poi tacque e io le risposi:
    “O donna virtuosa, l’unica per cui
    la specie umana si fa contenta oltre misura
    le tue richieste mi aggradano così tanto che
    anche qualora avessi già ubbidito sarebbe comunque tardi.
    Non devi far altro che dirmi ciò che vuoi,
    spiegami il motivo per cui non hai paura
    di scendere qui all’inferno
    dall’ampio luogo nel quale desideri tornare”.
    “Visto che tanto vuoi sapere
    ti dirò brevemente”, mi rispose
    “perché non temo di venire qui:
    si devono temere solo quelle cose
    che hanno il potere di farci del male,
    ma le altre no, non devono far paura.
    Io sono stata concepita da Dio
    in modo che la vostra miseria non mi tocchi
    e in modo che le fiamme di quest’incendio non mi assalgano.
    Nel cielo c’è una donna nobile (Maria) che compiange
    l’impedimento che io ti chiedo di risolvere.
    Maria chiese di parlare a Lucia
    e le disse “Ora il tuo fedele
    ha bisogno di te e a te io lo raccomando,
    Lucia, nemica di ogni crudele”.
    Si mosse e venne nel luogo in cui ero
    seduta a fianco dell’antica Rachele.
    Mi disse “Beatrice, lodata da Dio,
    perché non soccorri colui che così tanto ti amò
    e per te uscì dalla volgare schiera?
    Non senti l’angoscia del suo pianto?
    Non vedi la morte che egli combatte
    in quella fiumana dove nemmeno il mare avrebbe la meglio?”.
    Al mondo non ci furono persone tanto rapide
    a conseguire il proprio vantaggio fuggendo il loro danno
    quanto me dopo aver udito quelle parole.
    Scesi dal mio beato scranno
    fidandomi delle tue parole oneste
    le quali onorano te e chi ti ha udito”.
    Dopo che ebbe detto questo
    girò gli occhi piangenti
    la qual cosa mi decise a fare presto
    e venni da te, così come ella volle.
    Ti levai dalla lupa
    che ti impediva di salire al bel monte.
    Dunque: perché decisi di restare al tuo fianco?
    Perché hai nel cuore tanta viltà?
    Perché non hai ardire e determinazione?
    Considerando che hai tre donne benedette
    che si curano di te nella corte del cielo
    e che le mie parole così tanto ti promettono?”

    Così come dopo il gelo notturno i fiorellini
    piegati e chiusi, ai primi raggi del sole
    Si drizzano aperti sul loro stelo,
    così feci io con la mia vecchia virtù
    e sentii un fuoco dentro al cuore.
    Iniziai a dire, da persona rinvigorita che ero:
    “Oh pietosa colei che mi ha soccorso!
    E tu così gentile che le hai prontamente ubbidito!
    E come sono vere le sue parole!
    Tu hai ben disposto il mio cuore
    con le tue parole
    tanto da farmi tornare al mio primo proposito.
    Ora va, che entrambi vogliamo la stessa cosa:
    tu, guida, tu, signore, tu maestro”.

    Così gli dissi e dopo che si fu mosso
    cominciai il cammino periglioso.

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