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Discussione: 3° GdL poetico - Allegria di naufragi di Giuseppe Ungaretti

  1. #76
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    Predefinito In dormiveglia

    Valloncello di Cima Quattro, 6 agosto 1916

    Assisto la notte violentata

    L’aria è crivellata
    come una trina
    dalle schioppettate
    degli uomini
    ritratti
    nelle trincee
    come le lumache nel loro guscio

    Mi pare
    che un affannato
    nugolo di scalpellini
    batta il lastricato
    di pietra di lava
    delle mie strade
    ed io l’ascolti
    non vedendo
    in dormiveglia


    Versi pieni di similitudini che associano alle immagini di guerra altre della vita precedente, quella vita che manca e a cui il poeta anela.

  2. #77
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    Predefinito In dormiveglia

    Valloncello di Cima Quattro, 6 agosto 1916

    Assisto la notte violentata

    L’aria è crivellata
    come una trina
    dalle schioppettate
    degli uomini
    ritratti
    nelle trincee
    come le lumache nel loro guscio

    Mi pare
    che un affannato
    nugolo di scalpellini
    batta il lastricato
    di pietra di lava
    delle mie strade
    ed io l’ascolti
    non vedendo
    in dormiveglia


    Qui si parte con un inizio che è una stilettata e che racchiude tutto l'orrore di quello che sta accadendo, uno scontro a fuoco tra le trincee. Il poeta si difende con un'immagine quasi rassicurante, sognante, che esula dalla violenta realtà

  3. #78
    Motherator
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    Predefinito I fiumi

    • Cotici il 16 agosto 1916


      Mi tengo a quest’albero mutilato
      Abbandonato in questa dolina
      Che ha il languore
      Di un circo
      Prima o dopo lo spettacolo
      E guardo
      Il passaggio quieto
      Delle nuvole sulla luna

      Stamani mi sono disteso
      In un’urna d’acqua
      E come una reliquia
      Ho riposato

      L’Isonzo scorrendo
      Mi levigava
      Come un suo sasso
      Ho tirato su
      Le mie quattro ossa
      E me ne sono andato
      Come un acrobata
      Sull’acqua

      Mi sono accoccolato
      Vicino ai miei panni
      Sudici di guerra
      E come un beduino
      Mi sono chinato a ricevere
      Il sole

      Questo è l’Isonzo
      E qui meglio
      Mi sono riconosciuto
      Una docile fibra
      Dell’universo

      Il mio supplizio
      È quando
      Non mi credo
      In armonia

      Ma quelle occulte
      Mani
      Che m’intridono
      Mi regalano
      La rara
      Felicità

      Ho ripassato
      Le epoche
      Della mia vita

      Questi sono
      I miei fiumi

      Questo è il Serchio
      Al quale hanno attinto
      Duemil’anni forse
      Di gente mia campagnola
      E mio padre e mia madre.

      Questo è il Nilo
      Che mi ha visto
      Nascere e crescere
      E ardere d’inconsapevolezza
      Nelle distese pianure

      Questa è la Senna
      E in quel suo torbido
      Mi sono rimescolato
      E mi sono conosciuto

      Questi sono i miei fiumi
      Contati nell’Isonzo

      Questa è la mia nostalgia
      Che in ognuno
      Mi traspare
      Ora ch’è notte
      Che la mia vita mi pare
      Una corolla
      Di tenebre

      Meravigliosa autobiografia del poeta declinata attraverso i fiumi che ha conosciuto nella sua vita. Ogni verso è una capolavoro. E' una preghiera, una meditazione, un immergersi nel contesto di vita che in quel momento era l'Isonzo, e che richiama alla memoria tutto il resto, con immagini suggestive, dolenti e sincere. Una delle poesie giustamente più famose del grande poeta.

  4. #79
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    Predefinito Pellegrinaggio

    In agguato
    in queste budella
    di macerie
    ore e ore
    ho strascicato
    la mia carcassa
    usata dal fango
    come una suola
    o come un seme
    di spinalba

    Ungaretti
    uomo di pena
    ti basta un’illusione
    per farti coraggio

    Un riflettore
    di là
    mette un mare
    nella nebbia

    Valloncello dell’Albero Isolato il 16 Agosto 1916


    Il pellegrinaggio è quello del soldato che diventa una "cosa" nella sua fatica come una suola di scarpe o un seme per l'andare senza una direzione voluta. Ma l'uomo ci crede sempre, il poeta crede sempre e all'angoscia subentra la speranza. Ungaretti poeta delle emozioni e della continua lotta tra angoscia e speranza.



  5. #80
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    Predefinito Monotonia

    Fermato a due sassi
    languisco
    sotto questa
    volta appannata
    di cielo

    Il groviglio dei sentieri
    possiede la mia cecità

    Nulla è più squallido
    di questa monotonia

    Una volta
    non sapevo
    ch'è una cosa
    qualunque
    perfino
    la consunzione serale
    del cielo

    E sulla mia terra affricana
    calmata
    a una arpeggio
    perso nell'aria
    mi rinnovavo

    Valloncello dell'Albero Isolato, il 22 agosto 1926

    Siamo in agosto e il poeta è in un momento di riposo che lui vive non come tale ma come monotonia, malinconia, nostalgia. Per il poeta non c'è mai tregua...


  6. #81
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    Predefinito I fiumi

    Citazione Originariamente scritto da elisa Vedi messaggio
    • Cotici il 16 agosto 1916


      Mi tengo a quest’albero mutilato
      Abbandonato in questa dolina
      Che ha il languore
      Di un circo
      Prima o dopo lo spettacolo
      E guardo
      Il passaggio quieto
      Delle nuvole sulla luna

      Stamani mi sono disteso
      In un’urna d’acqua
      E come una reliquia
      Ho riposato

      L’Isonzo scorrendo
      Mi levigava
      Come un suo sasso
      Ho tirato su
      Le mie quattro ossa
      E me ne sono andato
      Come un acrobata
      Sull’acqua

      Mi sono accoccolato
      Vicino ai miei panni
      Sudici di guerra
      E come un beduino
      Mi sono chinato a ricevere
      Il sole

      Questo è l’Isonzo
      E qui meglio
      Mi sono riconosciuto
      Una docile fibra
      Dell’universo

      Il mio supplizio
      È quando
      Non mi credo
      In armonia

      Ma quelle occulte
      Mani
      Che m’intridono
      Mi regalano
      La rara
      Felicità

      Ho ripassato
      Le epoche
      Della mia vita

      Questi sono
      I miei fiumi

      Questo è il Serchio
      Al quale hanno attinto
      Duemil’anni forse
      Di gente mia campagnola
      E mio padre e mia madre.

      Questo è il Nilo
      Che mi ha visto
      Nascere e crescere
      E ardere d’inconsapevolezza
      Nelle distese pianure

      Questa è la Senna
      E in quel suo torbido
      Mi sono rimescolato
      E mi sono conosciuto

      Questi sono i miei fiumi
      Contati nell’Isonzo

      Questa è la mia nostalgia
      Che in ognuno
      Mi traspare
      Ora ch’è notte
      Che la mia vita mi pare
      Una corolla
      Di tenebre

      Meravigliosa autobiografia del poeta declinata attraverso i fiumi che ha conosciuto nella sua vita. Ogni verso è una capolavoro. E' una preghiera, una meditazione, un immergersi nel contesto di vita che in quel momento era l'Isonzo, e che richiama alla memoria tutto il resto, con immagini suggestive, dolenti e sincere. Una delle poesie giustamente più famose del grande poeta.
    Bellissima e famosissima poesia.
    Commento con un commento dell'autore stesso...

    «L’allegria di Naufragi è la presa di coscienza di sé, è la scoperta che prima adagio avviene, poi culmina d’improvviso in un canto scritto il 16 agosto 1916 in piena guerra, in trincea, e che s’intitola I Fiumi. Vi sono enumerate le quattro fonti che in me mescolavano le loro acque, i quattro fiumi il cui moto dettò i canti che scrissi allora.
    I Fiumi è una poesia dell’allegria lunga; di solito, a quei tempi, ero breve, spesso brevissimo, laconico: alcuni vocaboli deposti nel silenzio come un lampo nella notte, un gruppo fulmineo di immagini, mi bastavano ad evocare il paesaggio sorgente d’improvviso ad incontrarne tanti altri nella memoria»

  7. #82
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    Predefinito Pellegrinaggio

    Valloncello dell’Albero Isolato il 16 Agosto 1916

    In agguato
    in queste budella
    di macerie
    ore e ore
    ho strascicato
    la mia carcassa
    usata dal fango
    come una suola
    o come un seme
    di spinalba

    Ungaretti
    uomo di pena
    ti basta un’illusione
    per farti coraggio

    Un riflettore
    di là
    mette un mare
    nella nebbia


    Un pellegrinaggio alla ricerca di una identità. Nel buio della guerra il poeta trova sempre una luce che permetta un'illusione.
    Bellissima l'immagine del riflettore che mette un mare nella nebbia

  8. #83
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    Predefinito Monotonia

    Valloncello dell'Albero Isolato, il 22 agosto 1926

    Fermato a due sassi
    languisco
    sotto questa
    volta appannata
    di cielo

    Il groviglio dei sentieri
    possiede la mia cecità

    Nulla è più squallido
    di questa monotonia

    Una volta
    non sapevo
    ch'è una cosa
    qualunque
    perfino
    la consunzione serale
    del cielo

    E sulla mia terra affricana
    calmata
    a un arpeggio
    perso nell'aria
    mi rinnovavo


    Monotonia come mancanza di vita, di armonia con il mondo e la natura.

  9. #84
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    Predefinito La notte bella

    Quale canto s'è levato stanotte
    che intesse
    di cristallina eco del cuore
    le stelle

    Quale festa sorgiva
    di cuore a nozze

    Sono stato
    uno stagno di buio

    Ora mordo
    come un bambino la mammella
    lo spazio

    Ora sono ubriaco
    d'universo

    Devetachi, il 24 agosto 1916

    Questa poesia mi fa venire in mente le notti in Groenladia, anche io mi sentivo ubriaca di universo


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  11. #85
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    Predefinito Universo

    Col mare
    mi sono fatto
    una bara
    di freschezza.


    E' incredibile come il poeta riesca a dare un'impronta completamente diversa alla possibilità della morte, così vicina a lui continuamente nei momenti della guerra. Bastano nove parole e si crea un mondo.

  12. #86
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    Predefinito Sonnolenza

    Questi dossi di monti
    si sono coricati
    nel buio delle valli

    Non c’è più niente
    che un gorgoglìo
    di grilli che mi raggiunge

    E s’accompagna
    alla mia inquietudine

    25 agosto 2016

    E' un momento particolare questo che vive Ungaretti, un istante, che lui riesce a cogliere e a descrivere, è il momento in cui sta per addormentarsi, il canto dei grilli e le emozioni che non gli permettono di addormentarsi, seppur stanco


  13. #87
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    Predefinito San Martino del Carso

    Di queste case
    Non è rimasto
    Che qualche
    Brandello di muro
    Di tanti
    Che mi corrispondevano
    Non è rimasto
    Neppure tanto
    Ma nel cuore
    Nessuna croce manca
    E’ il mio cuore
    Il paese più straziato

    Una delle poesie di Ungaretti più famose e più studiate a scuola . Racconta del dolore intimo e della distruzione interiore delle persone. Le case si ricostruiscono ma le persone distrutte interiormente dalla guerra chi le ricostruisce?

  14. #88
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    Predefinito La notte bella

    Quale canto s'è levato stanotte
    che intesse
    di cristallina eco del cuore
    le stelle

    Quale festa sorgiva
    di cuore a nozze

    Sono stato
    uno stagno di buio

    Ora mordo
    come un bambino la mammella
    lo spazio

    Ora sono ubriaco
    d'universo

    Devetachi, il 24 agosto 1916

    Talvolta capita in particolari momenti che la natura, la vita ci inebriano, ma solo Ungaretti sa dirlo così bene...

  15. #89
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    Predefinito Universo

    Col mare
    mi sono fatto
    una bara
    di freschezza

    Devetachi, il 24 agosto 1916


    Vita e morte vicine, non contrapposte ma quasi complementari.

  16. #90
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    Predefinito Attrito

    Con la mia fame di lupo

    ammaino
    il mio corpo di pecorella

    Sono come
    la misera barca
    e come l'oceano libidinoso

    Locvizza, il 23 settembre 1916


    Il desiderio e la realtà! pochissime parole per renderne il senso universale. Un genio.Un poeta che mi rende felice e mi commuove.

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