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Discussione: Parole

  1. #16
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    Dolère, dal latino dolère, ovvero sentir dolore. Fa riferimento al corpo. Si parla di dolore fisico quindi. Soffrire, da suffèrre, sùb (sotto) e fèrre (portare), ovvero sopportare. Fa riferimento alla mente. Si parla di sofferenza mentale quindi.

  2. #17
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    Zefiro hai dato un buono spunto per aprire un thread sulle etimologie comparate!

  3. #18
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    Citazione Originariamente scritto da Zefiro Vedi messaggio
    Si dimentica una penna. Ci si scorda di un amico.
    Molto bella questa distinzione. Non so però quanto sia vera, sono andato a leggere e ho visto che il significato deriva dal fatto che gli antichi pensavano che la memoria avesse sede nel cuore, questo toglierebbe un po' di romanticità al significato di scordare, pensavo che avesse più a che fare col sentimento. Però bello lo stesso.

  4. #19
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    Citazione Originariamente scritto da Zefiro Vedi messaggio
    Simpatia, dal greco συμπάθεια (sympatheia), συν + πάσχω = συμπάσχω, soffrire insieme. Significato praticamente identico per compassione , dal latino, “cum patior”, di nuovo “soffrire insieme”. Simpatia e compassione etimologicamente sono la stessa cosa. Assumono poi in italiano significati di flavour diverso, ma entrambi rimandano intimamente all’idea di provare un sentimento “insieme” all’altro.
    Grazie Zefiro,non avrei mai ,attribuito lo stesso siglificato,a queste due parole.

  5. #20
    da sudovest
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    Predefinito l'ineffabile fascino del peso specifico

    Pensavo leggendo i commenti e gli spunti di questa discussione che l’idea di Apart di aprire la discussione sulle “parole” e sul loro etimo è bella davvero.

    Ho sempre pensato che le parole, o meglio certe parole, in ciascuno di noi, risuonano in modo particolare. Magari per le circostanze in cui sono state pronunciate, o per le persone che le hanno dette, o per qualsiasi altra ragione per cui alcune di esse sono importanti per noi nel momento in cui ci rimandano ad altro, sono cariche di altro, di un qualche metasignificato che tocca dentro qualcosa di nascosto e profondissimo.

    Beh.. cosa è in fondo l’etimologia se non la ricerca di ciò di cui l’umanità (e quindi un gran numero di persone come noi) nel tempo ha caricato le parole? Forse è questo che fa delle parole un materiale denso ed a peso specifico altissimo.

    Mi vien quasi da dire che il fascino di questa disciplina, l’ etimologia, sia tutto qui.

    Uff.. troppo noioso e serio. Rimediamo.

    Perché si dice “infinocchiare” per significare il “dare una fregatura” ? L’ho scoperto da poco e lo trovo interessante sebbene di rigorosamente etimologico ci sia ben poco.
    Oggi se si va in birreria con mezza chiara si mangiucchiano patatine, noccioline, olive ed anacardi. Gli osti romani invece, quando ancora c’erano le osterie, insieme al quartino avevano l’usanza di servire da sgranocchiare del finocchio che ha la proprietà di pulire bocca e predisporla in modo tale che qualunque vino bevuto a seguire sembra buonissimo, inclusi quelli di bassa qualità o annacquati. Provare per credere. Devo aggiungere altro?
    Ultima modifica di Zefiro; 12-03-2009 alle 07:09 PM.

  6. #21
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    Citazione Originariamente scritto da Zefiro Vedi messaggio
    Pensavo leggendo i commenti e gli spunti di questa discussione che l’idea di Apart di aprire la discussione sulle “parole” e sul loro etimo è bella davvero.

    Ho sempre pensato che le parole, o meglio certe parole, in ciascuno di noi, risuonano in modo particolare. Magari per le circostanze in cui sono state pronunciate, o per le persone che le hanno dette, o per qualsiasi altra ragione per cui alcune di esse sono importanti per noi nel momento in cui ci rimandano ad altro, sono cariche di altro, di un qualche metasignificato che tocca dentro qualcosa di nascosto e profondissimo.

    Beh.. cosa è in fondo l’etimologia se non la ricerca di ciò di cui l’umanità (e quindi un gran numero di persone come noi) nel tempo ha caricato le parole? Forse è questo che fa delle parole un materiale denso ed a peso specifico altissimo.

    Mi vien quasi da dire che il fascino di questa disciplina, l’ etimologia, sia tutto qui.

    Uff.. troppo noioso e serio. Rimediamo.

    Perché si dice “infinocchiare” per significare il “dare una fregatura” ? L’ho scoperto da poco e lo trovo interessante sebbene di rigorosamente etimologico ci sia ben poco.
    Oggi se si va in birreria con mezza chiara si mangiucchiano patatine, noccioline, olive ed anacardi. Gli osti romani invece, quando ancora c’erano le osterie, insieme al quartino avevano l’usanza di servire da sgranocchiare del finocchio che ha la proprietà di pulire bocca e predisporla in modo tale che qualunque vino bevuto a seguire sembra buonissimo, inclusi quelli di bassa qualità o annacquati. Provare per credere. Devo aggiungere altro?
    Interessante!

  7. #22
    da sudovest
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    Citazione Originariamente scritto da SALLY Vedi messaggio
    Grazie Zefiro,non avrei mai ,attribuito lo stesso siglificato,a queste due parole.
    ...ehehehe... si Sally, la cosa ha sorpreso molto anche me...

  8. #23
    da sudovest
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    Predefinito l'inappagato desiderio di tornare

    "In greco «ritorno» si dice nóstos. Algos significa «sofferenza». La nostalgia è dunque la sofferenza provocata dal desiderio inappagato di ritornare. Per questa nozione fondamentale la maggioranza degli europei può utilizzare una parola di origine greca (nostalgia, nostalgie), poi altre parole che hanno radici nella lingua nazionale: gli spagnoli dicono añoranza, i portoghesi saudade. In ciascuna lingua queste parole hanno una diversa sfumatura semantica. Spesso indicano esclusivamente la tristezza provocata dall'impossibilità di ritornare in patria. Rimpianto della propria terra. Rimpianto del paese natio. Il che, in inglese, si dice homesickness. O, in tedesco, Heimweh. In olandese: heimwee. Ma è una riduzione spaziale di questa grande nozione. Una delle più antiche lingue europee, l'islandese, distingue i due termini: söknudur: «nostalgia» in senso lato; e heimfra: «rimpianto della propria terra». Per questa nozione i cechi, accanto alla parola «nostalgia» presa dal greco, hanno un sostantivo tutto loro: stesk, e un verbo tutto loro; la più commovente frase d'amore ceca: styská se mi po tobe: «ho nostalgia di te»; «non posso sopportare il dolore della tua assenza». "

    (da: L'ignoranza, M. Kundera)

    Sembra ce ne siano altri cui piace riflettere un po' sul significato delle parole..

  9. #24
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    Citazione Originariamente scritto da Zefiro Vedi messaggio
    "In greco «ritorno» si dice nóstos. Algos significa «sofferenza». La nostalgia è dunque la sofferenza provocata dal desiderio inappagato di ritornare. Per questa nozione fondamentale la maggioranza degli europei può utilizzare una parola di origine greca (nostalgia, nostalgie), poi altre parole che hanno radici nella lingua nazionale: gli spagnoli dicono añoranza, i portoghesi saudade. In ciascuna lingua queste parole hanno una diversa sfumatura semantica. Spesso indicano esclusivamente la tristezza provocata dall'impossibilità di ritornare in patria. Rimpianto della propria terra. Rimpianto del paese natio. Il che, in inglese, si dice homesickness. O, in tedesco, Heimweh. In olandese: heimwee. Ma è una riduzione spaziale di questa grande nozione. Una delle più antiche lingue europee, l'islandese, distingue i due termini: söknudur: «nostalgia» in senso lato; e heimfra: «rimpianto della propria terra». Per questa nozione i cechi, accanto alla parola «nostalgia» presa dal greco, hanno un sostantivo tutto loro: stesk, e un verbo tutto loro; la più commovente frase d'amore ceca: styská se mi po tobe: «ho nostalgia di te»; «non posso sopportare il dolore della tua assenza». "

    (da: L'ignoranza, M. Kundera)
    Molto bella questa...

    Vado con un'altra un po' più "leggera"...
    La parola alfiere ha un'origine su cui si è a lungo discusso, alcuni la vedevano provenire dalla radice germanica Halp- (soccorso, aiuto), ma manca l'aspirazione. Altri vi rintracciavano la base latina Ferens (che porta), ma sappiamo per certo che la parola è entrata in Spagna per mezzo degli arabi.
    Bisogna quindi risalire al pezzo degli scacchi: lo spagnolo alfil, corruzione di alfiro, viene direttamente dall'arabo-persiano al-fil, ovvero l'elefante. Infatti il gioco, nato in India e subito spostatosi in Persia, inizialmente rappresentava sulla scacchiera una tipica formazione di battaglia del luogo, con carri, fanteria, cavalleria e, appunto, elefanti.

  10. #25
    da sudovest
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    Predefinito un elefante camuffato da salvadanaio

    Citazione Originariamente scritto da Sir Vedi messaggio
    Molto bella questa...

    Vado con un'altra un po' più "leggera"...
    La parola alfiere ha un'origine su cui si è a lungo discusso, alcuni la vedevano provenire dalla radice germanica Halp- (soccorso, aiuto), ma manca l'aspirazione. Altri vi rintracciavano la base latina Ferens (che porta), ma sappiamo per certo che la parola è entrata in Spagna per mezzo degli arabi.
    Bisogna quindi risalire al pezzo degli scacchi: lo spagnolo alfil, corruzione di alfiro, viene direttamente dall'arabo-persiano al-fil, ovvero l'elefante. Infatti il gioco, nato in India e subito spostatosi in Persia, inizialmente rappresentava sulla scacchiera una tipica formazione di battaglia del luogo, con carri, fanteria, cavalleria e, appunto, elefanti.
    Uhm... notevole: qs non la sapevo. Grazie Sir...

    Non che si possa saper tutto ma tenuto conto di quanto mi piace giocare a scacchi mi chiedo perchè non mi sia mai venuto in mente di chiedermi la ragione del perchè si chiami "alfiere", l'unico tra i pezzi a ben pensarci ad avere un nome che non sia self evident visto che gli altri lo sono (cavallo, regina, torre, etc...)

    Uff.. Riflesso condizionato: quando mi sorprendo a non farmi domande sulle cose che mi interessano mi secca sempre un po'

    Caro alfiere, diciamo che è colpa tua: sei un elefante e ti travesti da salvadanaio... dico io...

    PS già...chissà perchè mai l'alfiere è rappresentato così... mah!
    Ultima modifica di Zefiro; 12-22-2009 alle 06:27 PM.

  11. #26
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    Predefinito il salvadanaio che era un vescovo

    Come dice Marzullo, fatevi una domanda e datevi una risposta.

    da Wikipedia: "L'alfiere viene spesso rappresentato con il copricapo da vescovo dato che nei paesi anglofoni è chiamato appunto Bishop (vescovo)".

  12. #27
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    Pagano - il termine viene dal latino paganus, contadino, e pagus, villaggio

    Martire - dal gr. mártyr, testimone

  13. #28
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    Visto che avete parlato di scacchi, ricordo che il termine scacco matto deriva dal persiano shah mat che significa il re è morto.

    Io ho un rapporto contraddittorio con la parola maieutica. La trovo fastidiosa da pronunciare, anche se nel farlo mi sembra di compiere comunque un buon esercizio per i muscoli facciali, e la trovo affascinante e appropriata quando con essa si indica il metodo di insegnamento adottato da Socrate.
    Secondo lo Zingarelli tale metodo consiste nel mettere in grado l'allievo, mediante il dialogo, di acquistare chiara coscienza delle conoscenze che si formano nella sua mente.
    Per la verità non mi appaga molto questa definizione, spero di trovarne qualcuna che mi soddisfi meglio nella spiegazione.
    Ciao

  14. #29
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    Predefinito l'ostetrico delle statue

    Citazione Originariamente scritto da luxi Vedi messaggio
    Visto che avete parlato di scacchi, ricordo che il termine scacco matto deriva dal persiano shah mat che significa il re è morto.

    Io ho un rapporto contraddittorio con la parola maieutica. La trovo fastidiosa da pronunciare, anche se nel farlo mi sembra di compiere comunque un buon esercizio per i muscoli facciali, e la trovo affascinante e appropriata quando con essa si indica il metodo di insegnamento adottato da Socrate.
    Secondo lo Zingarelli tale metodo consiste nel mettere in grado l'allievo, mediante il dialogo, di acquistare chiara coscienza delle conoscenze che si formano nella sua mente.
    Per la verità non mi appaga molto questa definizione, spero di trovarne qualcuna che mi soddisfi meglio nella spiegazione.
    Ciao
    Cito l’incipit di wikipedia alla voce “maieutica” :

    “Il termine maieutica viene dal greco maieutiké (sottinteso: téchne). Letteralmente, sta per "l'arte della levatrice" (o "dell'ostetricia"), ma l'espressione designa il metodo socratico così come è esposto da Platone nel Teeteto. L'arte dialettica, cioè, viene paragonata da Socrate a quella della levatrice: come quest'ultima, il filosofo di Atene intendeva "tirar fuori" all'allievo pensieri assolutamente personali, al contrario di quanti volevano imporre le proprie vedute agli altri con la retorica e l'arte della persuasione (Socrate, e attraverso di lui Platone, si riferiscono in questo senso ai Sofisti). Parte integrante di questo metodo è il ricorso a battute brevi e taglienti in opposizione ai lunghi discorsi degli altri - ovvero la brachilogia - e la rinomata ironia socratica.”

    Come spiegazione a me sembra buona, che dici?

    Una variante di questa idea, "tirar fuori da dentro" eliminando quanto di sovrastrutturale, fuorviante e non necessario, viene ripresa in tutt’altro campo, con le varianti del caso e con pesante reificazione di un qualcosa che per Socrate e Platone era affare prettamente inerente l’uomo, anche da Michelangelo nel suo modo di concepire la scultura. A suo parere la statua esiste già all’interno del blocco di marmo, è lì. Il compito dello scultore consiste nell’eliminare il marmo in sovrappiù che la nasconde.
    Ultima modifica di Zefiro; 01-07-2010 alle 12:33 PM.

  15. #30
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    Citazione Originariamente scritto da nicole Vedi messaggio
    [COLOR="DarkGreen"]Pagano - il termine viene dal latino paganus, contadino, e pagus, villaggio
    Riguardo a questo termine, c'è anche un'utile spiegazione.
    In tanti si sono chiesti com'è che dai contadini siamo arrivati ai miscredenti. L'ipotesi più accreditata è quella che ritorna agli esordi dell'espansione cristiana a Roma, dove la nuova fede si inserì per prima tra la nobiltà cittadina e solo dopo, molto dopo, riuscì a riunire tutti quelli che abitavano nelle campagne. Da qui l'equazione succitata, un uso così netto del termine viene anche dal fatto che i primi cristiani vedevano se stessi come una vera e propria milizia, una forza organizzata anche se non armata, in contrapposizione con la realtà del pagus.

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